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Discografia |  |
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| | | | | QUICKSILVER
MESSENGER SERVICE | | | | | |
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Quicksilver
Messenger Service (Capitol, 1968) | 7,5/10 |
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• | Happy
Trails (Capitol, 1969) | 9/10 | | | | | | QUICKSILVER | | | | | |
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Shady Grove
(Capitol, 1969) | 7/10 |
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• | Just
For Love (Capitol, 1970) | 5/10 |
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• | What
About Me (Capitol, 1971) | 6/10 |
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• | Quicksilver
(Capitol, 1971) | 6/10 |
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• |
Comin'
Thru (Capitol, 1972) | 4/10 |
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Anthology
(anthology, Capitol, 1973) | 7,5/10 |
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Solid Silver
(Capitol, 1975) | 4/10 |
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• | Maiden
Of The Cancer Moon (live, Psycho, 1983) | 6,5/10 |
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• | Peace
By Piece (Capitol, 1986) | 2/10 |
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• | Sons
Of Mercury 1968-1975 (anthology, Rhino, 1991) | 7,5/10 |
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ShapeShifter
(Pymander, 1996) | 3/10 |
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Lost Gold &
Silver: Unreleased Quicksilver Messenger Service (live, Collectors' Choice,
1999) | 6/10 |
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| | pietra
miliare di Onda Rock | | | disco
consigliato da Onda Rock | 
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Generalmente
i più trascurati nella classica triade dei protagonisti del rock psichedelico
di San Francisco, a vantaggio dei "rivali" Grateful
Dead e Jefferson Airplane,
i Quicksilver Messenger Service presentano tratti non meno affascinanti di quelli
dei loro più fortunati colleghi, per lo meno nella fase iniziale della
loro carriera. I Quicksilver Messenger Service nascono verso la metà
degli anni 60, per iniziativa di quei musicisti che gravitavano attorno al cantautore
Dino Valenti (vero nome Chester Powers, famoso per essere stato l'autore di brani
come "Hey Joe" e "Let's
Stick Together"). La prima formazione stabile è costituita da
Valenti stesso, i due chitarristi John Cipollina e Gary Duncan, il bassista David
Freiberg e il batterista Greg Elmore. Ma proprio quando il gruppo è vicino
a ottenere un contratto discografico, Valenti finisce in galera per possesso di
marijuana. Cipollina e soci decidono di continuare lo stesso e partecipano al
festival di Monterey nel 1967: il contratto finalmente arriva (con la Capitol)
e la band si mette al lavoro per registrare il suo primo album. Duncan e Cipollina
si alternano ora alle parti vocali. Quando,
nel maggio del 1968, esce Quicksilver Messenger Service, tardivo debutto
della band (Grateful Dead e Jefferson Airplane sono già sul mercato rispettivamente
dal 1967 e dal 1966), per i fan della band è una mezza delusione: come
nel caso dei Grateful, l'album in studio non sembra in grado di riproporre le
emozioni dell'esperienza live. Si tratta comunque di un ottimo lavoro, ricco di
spunti e del miglior materiale mai inciso in studio della band, fin dall'indimenticabile
singolo "Pride Of Man", cover di un brano country di Hamilton Camp,
attraverso le atmosfere vellutate di "Light Your Windows" e l'easy
listening di "Dino's Song" (scritta da Valenti), fino alla jam
studiata di "Gold And Silver", uno dei temi più classici della
band, strutturato come un intreccio tra le chitarre di Cipollina e Duncan. "The
Fool" è una lunga suite psichedelica nella quale il gruppo
mette in mostra la propria abilità tecnica attraverso una serie di cambi
di ritmo e parti (almeno in apparenza) improvvisate. Si sente benissimo, in ogni
solco del long playing, che le redini, almeno dal punto di vista artistico
sono tenute da Cipollina, imponente personalità, chitarrista audace e tecnicamente
impeccabile. Dal vivo si sfoga in inebrianti e apocalittiche jam di blues-rock,
successioni eteree di assoli senza fine, quasi una versione rude e disincantata
del rituale dei colleghi Grateful Dead. Testimonianza
di ciò è il secondo album del gruppo, nonché il loro capolavoro:
Happy Trails (1969), registrato in parte dal vivo. Non è sempre
facile capire quale parte, e che cosa invece sia stato aggiunto in studio, ma
di fronte a un disco del genere, questa è una cosa di scarsa importanza. La
prima facciata è occupata da una versione-suite di circa 25 minuti di "Who
Do You Love" di Bo Diddley, trasfigurata in un tour de force di duelli
chitarristici e assoli taglienti e urticanti, il manifesto del sound dei
Quicksilver e uno dei capolavori della psichedelia californiana. Anche il lato
B (presumibilmente in studio) accoglie l'ascoltatore con l'inconfondibile ritmo
sincopato tipico di Diddley: si tratta di "Mona", a cui viene riservato
un trattamento simile a quello di "Who Do You Love" nella prima facciata,
ma per una durata più breve. Presto, infatti, la grintosa cover sfocia
nella grandiosa "Maiden Of The Cancer Moon", un brano chitarristico
al vetriolo. "Calvary" è invece la gemma di Duncan, che rallenta
il ritmo per sferrare vere e proprie flagellazioni sonore su un tappeto cupo e
ossessivo. A stemperare il clima provvede la buffoneria tipica del gruppo
(la stessa che aveva partorito il singolo "Bears"), con la title-track,
una breve rilettura di un brano country di Roy Rogers e Dale Evans. Il trionfo
del gruppo è suggellato, e questo rimarrà il punto più alto
della produzione della band, picco del loro periodo migliore. Nel
1969 esce anche Shady Grove, che si fa forte della collaborazione di Nicky
Hopkins al piano (già nella Steve Miller Band e nei Rolling Stones) e fa
a meno di Gary Duncan (che si è chiamato momentaneamente fuori dal gruppo).
Il sound, che presenta i tratti svolta verso il country-rock simile a quella,
contemporanea dei Grateful Dead, è però pesantemente influenzato
dall'apporto di Hopkins, che firma il capolavoro del disco: "Edward The Mad
Shirt Grinder". Altri episodi degni di nota sono la title-track (cover
di un canto tradizionale pellerossa), la meravigliosa "Flute Song",
il blues scatenato di Cipollina "3 Or 4 Feet From Home" e la fantastica
"Joseph's Coat", dalla struttura melodica atipica. I Quicksilver Messenger
Service ora diventano semplicemente Quicksilver (per far prima). Dino
Valenti intanto è uscito di prigione e ha avviato una breve carriera solista.
Nel 1970 decide di riappropriarsi di quella che in fondo è la "sua"
band, i Quicksilver. Nell'arco di una serie di sedute di registrazione, il prolifico
cantautore ha il tempo di comporre (con gli apporti di Cipollina, Freiberg, Hopkins
e Duncan che è appena tornato nel gruppo) e registrare con la sua band,
due interi album: Just For Love, uscito nell'agosto dello stesso anno e
What About Me, uscito nel gennaio dell'anno dopo. Dopo la registrazione
di questi due lavori, Cipollina lascia la band per avviare una sfortunata carriera
solista. Per quanto riguarda il
primo di questi due album, il più influenzato dal ritorno di Valenti, suona
ricoperto di una patina dolciastra spesso insopportabile (come nel logorroico
folk psichedelico di "The Hat" o nelle due title-track) e il
tono si alza in pochi momenti: "Cobra", un esempio di un Cipollina curiosamente
convertito alla cocktail music e "Fresh Air", l'unico momento
in cui Valenti si fa valere. Il
secondo album è invece più aperto come struttura e non è
monopolizzato da Valenti: così hanno la possibilità di stupirci
Freiberg ("Won't Kill Me"), Cipollina ("Local color") e Hopkins
(la magnifica "Spindrifter"). Dal canto suo anche Valenti dà
il meglio su questo album: la title-track, un piccolo inno al sogno hippie
in frantumi e "Subway", un rock-blues energico con un riff che ricorda
i Cream. Il
songwriting forse un poco ingenuo di Valenti ha preso il sopravvento e
d'ora in poi, dopo la dipartita di Cipollina (forse scontento della nuova direzione
della band) e Freiberg (che entra nei Jefferson
Starship) diventerà il tratto caratteristico del sound del gruppo.
Il successivo Quicksilver, uscito nel novembre 1971, è praticamente
un disco di Valenti e Freiberg, ricco di canzoni pop fresche, come "Hope",
la risposta di Valenti a "Eve Of Destruction" di Barry McGuire e l'epica
"Fire Brothers" e un po' meno fresche come "I Found Love"
di Duncan (che ricorda da vicino "Cathy's Clown" degli Everly Brothers)
e "Don't Cry My Lady Love" di Valenti, adagiata in un mood paludosamente
malinconico. Comin' Thru,
del maggio 1972, è il tentativo di Valenti di portare novità nel
sound un poco stagnante della sua band: una sezione fiati viene aggiunta
a fare un gran baccano e poco più. Le canzoni, meno ispirate che mai, sono
stavolta dei guazzabugli r&b di scarso interesse. Si salvano il singolo
"Doin' Time In The U.S.A." e la discreta "California State Correctional
Facility Blues", mentre i tentativi più azzardati, come il quasi funk
"Mojo", naufragano miseramente, insieme alle varie banalità (la
ballata "Changes", ad esempio). Nel
1973 il gruppo si scioglie. Esce un'antologia per commemorare l'attività
della band fino a quel punto. Curiosamente non vi figurano brani di Comin'
Thru. Cipollina, forse frustrato
dallo scarso successo della sua carriera solista, acconsente nel 1975 a partecipare
a una reunion del gruppo che avrebbe fatto meglio a rimanere nel cassetto.
Solid Silver, l'album che ne viene fuori, è un noioso e stagnante
disco di country rock, con dalla sua parte solo la ballata stile-Eagles
di "Cowboy on the run" e la efficace "I Heard You Singing".
Dopo questo scarso exploit, il gruppo si scioglie di nuovo. Nel
1986 Gary Duncan riprende possesso del nome della band per registrare un orrendo
disco di rock sintetico senza alcuna ispirazione, Peace By Piece, a cui
collabora anche Freiberg. La morte
di Cipollina, nel 1989, segna la fine per i fan di ogni possibile speranza di
reunion della formazione originale; intanto le compilation escono
senza interruzione. La più completa è, come al solito, quella compilata
dalla Rhino, Sons Of Mercury 1968-1975, uscita nel 1991, che ha l'unico
neo di non contenere che una versione ridotta (il single edit) di "Who
Do You Love", per evidente mancanza di spazio sul doppio cd. Nel
1996 Duncan ritorna a nome Quicksilver Messenger Service con un altro disco ugualmente
esecrabile, accompagnato dal solito Freiberg e da alcuni sessioner di lusso:
Greg Errico (Sly & The Family Stone) e Lee Oskar (War) tra gli altri. Nel
1999 esce un doppio disco, mezzo live e mezzo raccolta di inediti, consigliato
solo agli appassionati. Qui termina
l'epopea dei Quicksilver Messenger Service (nonostante Duncan tenti in continuazione
di sporcare il nome del gruppo con dischi inutili). Abbiamo distinto dunque, nella
loro produzione, tre periodi fondamentali: il primo, con Cipollina alla leadership,
e i capolavori del disco di esordio e, soprattutto di Happy Trails; il secondo,
con il ritorno di Valenti e l'assemblaggio di album eterogenei ed esotici come
What About Me; il terzo guidato dal solo Valenti, con dischi folk-pop e
pruriti r&b, sempre conditi da una certa patina melensa, caratteristica fissa
dello stile del cantautore. Con
Cipollina, i Quicksilver Messenger Service hanno regalato alla musica psichedelica
californiana due grandi capolavori, più che degni di essere paragonati
alle opere dei più quotati colleghi Jefferson
Airplane e Grateful Dead.
Il loro stile era più vicino al blues sporco delle origini e ai riti tribali;
l'ego chitarristico di Cipollina non aveva pari né nell'intellettualismo
blues acido di Kaukonen, né nella sfrontata naturalezza di Garcia. Consegnarono
alla storia un'opera immortale, prima di venire travolti dalla melassa e dall'usura
del tempo. Per questo sono un gruppo da rivalutare assolutamente e da conoscere
per avere una cognizione completa della musica rock californiana degli anni Sessanta. |  |