Univers Zero

L'eresia del rock da camera

di Michele Chiusi

Attingendo da musica classica e jazz, i belgi Univers Zero hanno tracciato una peculiare via "europea" al rock, tra suite cupe e invenzioni bizzarre. Come nell'avanguardistico "Heresie", traguardo formale del loro progetto

Esiste una via primariamente europea al rock? Esiste una modalità espressiva che si mantenga rock nella dinamica e nell'impatto ma che sia svincolata "a priori" da qualsiasi influenza e da qualsiasi radice "blues", ma che piuttosto faccia riferimento alla tradizione classica del vecchio continente ? Il progressive nella sua attribuzione stilistica più comune è stato un tentativo di proporre qualcosa di simile, ma è stato un'eresia che si è sviluppata all' interno del sistema, come rifiuto di qualcosa di acquisito e consolidato e quindi è stato un tentativo "a posteriori" con l'inserimento di elementi idealmente classici su un tessuto già formato. Ma è possibile fare rock che realmente parta dalla tradizione classica e non che arrivi ad essa? Ad ascoltare la musica dell'ensemble belga degli Univers Zero, come di altri gruppi del cosiddetto Rock In Opposition la risposta sembrerebbe affermativa.

Gli Univers Zero si formano nella scena belga negli anni 70 coagulati attorno alla figura del batterista Daniel Denis, emulo di Christian Vander dei Magma, e proveniente dall'esperienza con un altro gruppo paraprogressive: gli Arkham.

La musica del gruppo si muove fin dall'inizio su alcune direttrici ben precise: anzitutto, la chiara ispirazione da alcuni autori del 900 come Bartok e Stravinsky. A tal proposito, molti critici hanno associato la musica degli Univers Zero anche ai King Crimson e ai Magma. Per quanto riguarda i primi, però, il parallelismo si ferma alla tendenza eversiva rispetto allo status quo musicale del tempo, essendo nello sviluppo completamente diverse come spirito e stile; più centrato invece il paragone con i francesi Magma per via di una certa oscura e drammatica cupezza di fondo. La musica dei Magma, però, avanza per granitici e caratteristici pattern ritmici e vocali che vengono ripetuti ciclicamente, mentre negli Univers Zero è caratteristica l'invenzione continua e spiazzante con una dinamica interna molto più ricca. I Magma inoltre, pur essendo una formazione originale, sono anche sicuramente un gruppo rock, definizione che agli Univers Zero va piuttosto stretta. Un riferimento invece assolutamente plausibile in ambito extra-classico sono senz'altro gli Art Zoyd di Thierry Zaboitzeff.

Altre caratteristiche peculiari degli Univers Zero sono: una strumentazione che associa una sezione ritmica ordinaria con viola, violoncello, clarinetto ecc.; un caratteristico drumming nervoso e spiazzante che ben asseconda le continue invenzioni degli strumenti armonici; la quasi totale assenza di improvvisazione; arrangiamenti ad incastro in cui i temi musicali si inseguono, si uniscono, si infrangono, si avviluppano (in tal senso un riferimento plausibile in ambito completamente diverso sono i Gentle Giant); una tensione cupa e irrisolta che caratterizza la quasi totalità dei brani; il tentativo ferocemente esplicito di creare un vero "rock da camera" (più che rock sinfonico), che mantenga del rock la dimensione spaziale mutuando dalla musica classica l'evoluzione temporale dei temi.

Gli Univers esordiscono nel 1977, anno potenzialmente poco propizio alla loro proposta, con un disco omonimo passato però successivamente alla storia con il titolo di 1313, presentandosi con una curiosa formazione a 7 elementi, anche se l'epicentro del gruppo è il batterista Denis, autore di 3 dei 5 brani. Fin dagli iniziali 14 minuti di "Ronde" fino alla conclusiva "Complainte" si definiscono le caratteristiche della musica del gruppo con viola, violoncello e clarinetto che dialogano ora in maniera serrata ora meditabondi, con la sezione ritmica ad ancorare i brani alla fisicità di un'estetica rock. Lo stile tende ad essere teso, a tratti aggressivo, per poi risolversi nella malinconia disturbata e inquieta di "Complainte". L'esordio presenta un ensemble forse un po' lezioso e autoindulgente ma di grandissima personalità, il riferimento alla musica classica è evidentissimo, mentre il rock, al cui pubblico gli Univers Zero si rivolgono, è richiamato dall'impatto e dalla strutturazione ripetitiva di alcune parti. In tal senso l'estetica del gruppo ha dei richiami antichi (Bartok, Stravinsky ma anche, perché no, Webern, Schoenberg e Berg) ma inseriti e vissuti in un contesto nuovo e inedito, creando una musica che ha riferimenti psicologici oltre che musicali, sia ancestrali sia avanguardistici.

Gli Univers si pongono fin dall' inizio come il paradigma di come si possa fare musica colta e complessa senza cadere nelle trappole della cacofonia, del caos innalzato a sistema e spacciato per atto creativo, nelle pastoie dell'avanguardia come sistema autoreferenziale e fine a se stesso, strada che il gruppo percorrerà fino ai giorni nostri assieme ai francesi Art Zoyd, con i quali ha diversi punti di contatto.

Nel 1979 esce il secondo disco, Heresie, meno tecnico di 1313 ma anche molto più evocativo, descrittivo, quasi pittorico. Un disco nel quale il gruppo indulge in un clima denso e tetro, quasi orrorifico; nell'iniziale "La faulx", che con i suoi 25 minuti occupa tutta la prima facciata, gli strumenti girano lentamente attorno a un oscuro punto di equilibrio, creando una tensione crescente ma incorporea, poi una voce accusatoria, urla disperate in sottofondo e il clarinetto che spezza il clima opprimente, dando il via a una cupa e disperata marcia verso il nulla. Impossibile non pensare a eretici verso il rogo o ad anime perse verso l'esilio in paludi miasmatiche. Il brano successivo, lo splendido "Jack The Ripper", fin dal titolo recupera i climi del brano di apertura mentre il brano finale "Vous le saurez en temps voulu", nella sua maggiore estroversione strumentale, risulta più legato all'estetica del disco d'esordio.

Passano altri due anni ed esce Ceux du Dehors, opera meno cupa e più estrosa di Heresie, ma anche un po' meno interessante e coinvolgente, anche se l'eclettismo e il continuo susseguirsi di temi dei due brani più lunghi del disco ("Dense" e "Combat", entrambi oltre i 12 minuti ) raggiungono una perfezione formale che farà da riferimento per tutta la successiva produzione. Ceux Du Dehors è un disco più estroverso e più legato ai parametri estetici di un certo rock avanguardistico. Certo comunque che le dissonanze della breve "La musique d'Erich Zann" e i cori lugubri di "La corne du bois perdus" non lasciano scampo.

Dopo un Ep (Crawling Wind, recentemente ristampato in cd) nel 1984 esce UZED che riprende il discorso del disco precedente, portandolo a perfezione e compimento in un grande capolavoro di scrittura e tecnica. Basterebbero i 10 minuti dell'iniziale "Presage": pochi accordi di piano costituiscono il centro di gravità su cui ruotano tutti gli altri strumenti, poi il basso e una batteria mai così rock spingono il brano nella folle corsa di un violino impazzito; quindi mille temi si rincorrono in un brano straordinario per compattezza e raffinatezza d'arrangiamento. Il resto non è da meno (dalla romantica "Celesta" alla lunga e splendida "Emmanations"), per un lavoro molto più esplicito e ricco di sfumature dei precedenti, la cui musica può essere rapportata a una sorta di rock cameristico iperstutturato.

Nel 1986 esce Heatwave, con la novità di un uso massiccio di sintetizzatori, già timidamente presenti nel precedente, che danno una dimensione più estraniante alla musica del gruppo. Tra i 4 brani, si staglia la progressione in crescendo dei 20 minuti di "The funeral plain", con un drumming forse mai così fantasioso ed efficace. Heatwave è un disco ottimo, che ripercorre le varie anime del gruppo ma risulta forse un po' freddo e manieristico.

A questo punto gli Univers Zero si sciolgono, rimanendo un mitico gruppo di culto fino al 1999, quando un po' a sorpresa esce The Hard Quest, disco che recupera appieno il loro preziosissimo stile, risultando però alla fine accademico, poco avventuroso e coinvolgente nel suo ripetere un po' pedissequamente gli stilemi delle opere precedenti.

Denis e compagni finiscono nel dimenticatoio dei grandi gruppi che non hanno più niente da dire, fino a quando, tre anni dopo, esce Rhythmix (2002), che si pone degnamente a fianco dei grandi classici del combo belga. L'inizio è confortante ma stilisticamente un po' scontato, "Terres Noires", infatti, è un brano magistrale ma anche già sentito: ritmica spiazzante, a strappi, linee melodiche vagamente balcaniche ecc. Il seguito del disco invece riserva sorprese, il clima dei brani è spesso sospeso, indeterminato, alcune parti sono vicinissime a certa musica classica contemporanea non aleatoria, il rock spesso è solo sullo sfondo e i Magma, spesso citati a sproposito quando si parla degli UZ, sono lontani anni luce. Raffinatissima la sezione ritmica e non solo per merito di Denis, bellissime le parti dell'oboe, a volte quasi struggente, e degli altri strumenti a fiato, equilibratissimi e forse mai così complessi gli arrangiamenti.
Gli Univers Zero si confermano un gruppo esemplare nel fare musica colta e a suo modo cerebrale senza cadere nei facili tranelli della cacofonia, dell'improvvisazione tipo "una botta e via" e del caos spacciato per anticonvenzionalismo, e questo disco esemplifica ed esalta in modo mirabile tali caratteristiche.

Nel 2004, con Implosion, gli Univers Zero giungono al loro ottavo album in studio e al loro terzo dopo la reunion del 1999, e appare chiaramente ormai come il gruppo sia una emanazione di Daniel Denis, da sempre il compositore principale, che qui oltre che la batteria suona tutte le tastiere. La strumentazione si mantiene corposissima con oboe, corno inglese, sax, cello, clarinetto, violino ecc..
Il sound permane inconfondibile, pluristratificato, spesso giocato su continuo gioco referenziale e autoreferenziale tra fiati (in primo piano come non mai il clarinetto di Dick Descheemaeker), piano, batteria (Denis mantiene il suo drumming ad alto coefficiente di inventiva) e cello (Aurelia Boven), sempre alta la dinamica interna e la iperstrutturalità.
Rispetto al disco precedente, si notano però alcuni cambiamenti. Innanzi tutto si è parzialmente ridotta una certa ricercatezza e astrazione che portavano il gruppo verso forme colte di musica contemporanea, preferendo un impatto in parte più fisico e diretto, poi, se possibile, si è accentuato ancor di più il clima oscuro, tetro, ossianico della loro musica (ad esempio gli archi sepolcrali in "La Mort De Sophocle", il delirio percussivo e avant-garde di "Partch's X-Ray"), in terzo luogo appaiono diverse brevi digressioni improvvisate, a volte quasi rumoriste ("Suintement", "Miroirs", "Ectoplasme", "Bacteria", "A Rebours"), che forse, a dire la verità, hanno senso nel contesto, ma appaiono dei riempitivi. Inoltre, alcuni brani sono fin troppo tipici, apparendo forse come meri esercizi di stile (ad esempio le danze sghembe di "Falling Rain Dance" e "Rapt D'Abdallah").
In conclusione: un disco meno avventuroso e interessante di molti altri del gruppo e un passo indietro rispetto al precedente, anche se siamo sempre su livelli eccellenti e non sarà difficile restare rapiti dall'accoppiata "Temps Neufs" e "Mellotronic", tra le cose più vicine al progressive mai prodotte dal gruppo, dalla tetra malinconia di "La Mort De Sophocle" o dai 9 minuti di arabeschi cameristici di alto ingegno della conclusiva "Meandres".

Chi conosce un po' gli Univers Zéro ormai sa cosa aspettarsi da un nuovo album: un sound unico, teso e avvolgente - ricami di archi e fiati tanto forbiti quanto inquietanti, incastri ritmici figli di Stravinsky, tagli di chitarra rari e obliqui.
Clivages è esattamente questo, come d'altra parte gli ultimi dischi della band da qualche decennio a questa parte. Scegliere l'uno o l'altro è essenzialmente questione di gusti. Quel che più penalizza l'album, però, è il mixing particolarmente pulito: i suoni non formano quell'amalgama torpido e bruciante che per gli UZ è da sempre l'asso della manica.
Qualche bell'episodio comunque c'è, specie tra quelli più Holstiani ("Warrior") e sghembi ("Scubresauts", a un passo dai Thinking Plague). Qua e là, torna in vita la negromanzia che fu.

Gli Univers Zero si confermano agli apici della contemporaneità: un gruppo attualissimo, ancora una volta pietra di paragone per un avantgarde-rock pieno di creatività ed emozione.

Contributi di Marco Sgrignoli ("Clivages")

Univers Zero

L'eresia del rock da camera

di Michele Chiusi

Attingendo da musica classica e jazz, i belgi Univers Zero hanno tracciato una peculiare via "europea" al rock, tra suite cupe e invenzioni bizzarre. Come nell'avanguardistico "Heresie", traguardo formale del loro progetto
Univers Zero
Discografia
  Univers Zero - 1313 (Atem, 1977)

 

Heresie (Cuneiform, 1979)

 

Ceux Du Dehors (Cuneiform, 1980)

 

  Recommended Record Sample (Cuneiform, 1982)

 

  Crawling Wind (Cuneiform, 1983)

 

  Uzed (Cuneiform, 1984)

 

  Heatwave (Cuneiform, 1986)

 

  The Hard Quest (Cuneiform, 1999)

 

  Rhythmix (Cuneiform, 2002)

 

  Implosion (Cuneiform, 2004)

 

  Live (live, Cuneiform, 2006)  
 Clivages (Cuneiform, 2010)
 
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disco consigliato da OndaRock

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Recensioni

UNIVERS ZERO

Clivages

(2010 - Cuneiform)
Ritorno deludente per le anime oscure del chamber-prog

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Implosion

(2004 - Cuneiform)

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