Mayhem

Mayhem

I padri del black-metal norvegese

di Lorenzo Pagani

Di poco successivi ai capostipiti Venom e Bathory, ma arrivati qualche anno prima della "seconda ondata" norvegese, i Mayhem sono l'anello di congiunzione tra l'old school black-metal degli Eighties e il movimento che, con i suoi estremismi e con le tragiche vicende di cronaca, sconvolse la scena metallica internazionale nel decennio successivo

Gli esordi: Euronymous, Necrobutcher e Manheim

Il nucleo iniziale dei Mayhem si costituisce a Oslo nel 1984; il gruppo prende il nome da un brano degli inglesi Venom ("Mayhem With Mercy") e ne fanno parte il chitarrista Oystein Aarseth (il cui alias ai tempi è "Destructor"), il bassista Jorn Stubberud ("Necrobutcher") e il batterista Kjetil Manheim (noto semplicemente come "Manheim").
I primi due costituiranno il "cuore" della band per gli anni a venire (il "sopravvissuto" Necrobutcher fino ai giorni nostri), mentre il drummer lascerà la band tre anni più tardi, dopo l'uscita dell'Ep "Deathcrush"; oggi è un apprezzato musicista in ambito noise, e può vantare anche una collaborazione (a nome "Big Robot", del 2009) con Conrad Schnitzler dei Tangerine Dream. Ma il musicista tedesco, come vedremo più avanti, ha legami ancora più antichi con questi metaller scandinavi.
Il trio (Aarseth e Stubberud si occupano anche delle vocals) registra nel 1986 il demo "Pure Fucking Armageddon", contenente una manciata di pezzi propri e una cover degli stessi Venom ("Black Metal"), tra i principali ispiratori del loro sound, unitamente a gruppi come Bathory o gli svizzeri Hellhammer.
L'assalto sonoro perpetrato dal gruppo, un thrash-metal assolutamente grezzo e primordiale, ci viene trasmesso senza il filtro di una registrazione professionale, scavalcando, e di molto, le soglie accettabili del lo-fi, ai limiti dell'ascoltabilità; ne risulta un lavoro dal valore esclusivamente documentaristico.

Nel frattempo Aarseth cambia il proprio pseudonimo in "Euronymous" (misspelling del termine greco Eurynomos, "Principe della morte") e il gruppo si mette alla ricerca di un cantante, rivolgendosi nell'ordine a Erik Norheim ("Messiah") e Sven Erik Kristiansen ("Maniac"); il primo, in particolare, sarà una vera e propria "meteora" nella storia della band, apparendo infatti esclusivamente in sede live, durante un concerto del 1986 a Ski. Vale la pena di spendere due parole in merito a questa esibizione dal vivo: un documento di assoluto valore e, nonostante la registrazione sia sempre amatoriale, decisamente più intelligibile del demo. Con ogni probabilità l'unica testimonianza in video di Euronymous on stage, una dozzina di minuti dove il gruppo suona soltanto delle cover: oltre alla "Black Metal" del demo ci sono "Procreation Of The Wicked" dei Celtic Frost e "Welcome To Hell", sempre di Cronos e soci.
Il posto di Messiah (che ritroveremo anni dopo alla voce del gruppo hc/oi Cockroach Clan) viene successivamente preso da Sven Erik Kristiansen, noto ai più come Maniac, un nickname spesso confermato in sede live, grazie alla sua attitudine autodistruttiva.

gliesordi_3_1_02Nel mese di agosto del 1987 esce l'esordio ufficiale, l'Ep Deathcrush (8 brani, 18 minuti) per la label Posercorpse, dello stesso Euronymous; a suo modo, una "pietra miliare" nella storia del metal, sebbene si tratti di un'opera decisamente eterodossa. A cominciare dall'intro, "Silvester Anfang", un brano di elettronica sperimentale opera del già citato Conrad Schnitzler: il chitarrista norvegese, suo grande fan, si era infatti letteralmente accampato sotto casa del compositore, e aveva avuto modo di entrare in confidenza con lui, al punto da richiedergli un pezzo per l'imminente esordio del gruppo. Una strumentale inviata l'ultimo dell'anno, "Silvester" in tedesco, da cui il titolo del brano. Due minuti scarsi di percussioni marziali e stranianti che lasciano presto il posto al riff essenziale ma killer della title-track: un veloce death-thrash memore della nwobhm "sporca" dei Venom e del black-metal primordiale di Bathory, con le urla lancinanti di Maniac - che tiene fede al suo nome - che estremizzano ulteriormente l'assalto sonoro dei Mayhem. Una voce "maniacale", protagonista anche nella lenta "Chainsaw Gutsfuck" e nell'ossessiva "Necrolust", brani dove la chitarra di Euronymous diviene una vera e propria "motosega".
In un paio di episodi, l'ennesima cover dei Venom ("Witching Hour"), e la caotica "Pure Fucking Armageddon" (preceduta dall'inquietante piano di "(Weird) Manheim") fa un breve ritorno anche la voce di Messiah.
Titoli e lyrics restano per ora affini al contemporaneo filone del death-metal, e pertanto concentrati su temi orrorifici e "scioccanti", a partire dalla copertina che illustra la macabra immagine di due mani amputate in Mauritania; in generale le tematiche del gruppo non verteranno quasi mai su temi "pagani" o "nordici", a differenza di molte altre realtà del filone, preferendo concentrarsi sugli abissi più neri della psiche umana.
Abissi oscuri in cui i Mayhem paiono ampiamente sprofondati, peraltro trovandosi a loro agio, a inizio Novanta, allorquando una serie di inquietanti interviste alla stampa specializzata inizia a far conoscere al mondo le vicende della nascente scena black-metal norvegese e del cosiddetto "Inner Circle". Ma prima il gruppo deve fronteggiare la perdita di due quarti della formazione.

L’arrivo di Dead

larrivodidead.000A inizio 1988 Manheim e Maniac abbandonano il gruppo; dopo essere stati brevemente rimpiazzati da Torben Grue e Kittil Kittilsen dei Vomit, vengono sostituiti in pianta stabile da Jan Axel Blomberg ("Hellhammer"), già nei Mortem/Arcturus, e dallo svedese Per Yngwe Ohlin, "voce" che lascerà un segno indelebile nella storia dei Mayhem e del metal tutto, con il nom de guerre di "Dead". Nei due anni precedenti Ohlin era stato il frontman dei Morbid, cult band death-metal (con all’attivo due soli demo) da lui stesso fondata, che annoverava nelle sue fila due futuri membri degli Entombed (Lars Göran Petrov e Ulf Cederlund).
Sebbene il sound del gruppo sia piuttosto diverso da quello dei primi Mayhem, l'alone "morboso” che ne permea le composizioni (dalle lyrics sospese tra l’horror e un primordiale satanismo), unitamente alla presenza del carismatico e versatile singer, lo rende un tassello importante nella storia del black-metal scandinavo.
Nei Morbid Dead impiega uno stile vocale influenzato appunto dal death-metal, anche se è già riconoscibile l’alone di sinistra oscurità che permeerà le screaming vocals impiegate successivamente con i Mayhem, memori del primo Bathory ma al tempo stesso pregne di personalità, inconfondibili.
Dead "importa" nei Mayhem il corpse paint, il trucco “cadaverico” rigorosamente in bianco e nero, già utilizzato dai brasiliani Sarcofago, altra band di culto, sulla cover del loro debutto "I.N.R.I."; la sua attitudine estremamente autodistruttiva "sposa" il nichilismo di Euronymous, ma il suo arrivo coincide con un periodo estremamente difficile per il gruppo: le ristrettezze economiche derivanti dallo stile di vita senza compromessi imposto dal chitarrista, nonché la sua estrema dedizione alla "causa", ai limiti del no profit, rendono ardua l'attività in studio per la band, che di volta in volta si trova costretta a cambiare "casa", arrivando ad avere difficoltà nel procurarsi il cibo per il proprio sostentamento.

I Mayhem sembrano trovare un po' di tranquillità e le risorse necessarie per l’incisione del primo full-length soltanto un paio d'anni dopo, come racconta lo stesso Euronymous in un'intervista al magazine norvegese "Slayer": "Stiamo lavorando duramente sui brani per il prossimo Lp (...) questa volta l'uscita non sarà ritardata ulteriormente, se non succede qualcosa di estremo, come una nuova sparizione di Hellhammer, Dead che si taglia troppo sul palco, o io che perdo il passaporto in Albania..."
Il leader della band ha una vera e propria fascinazione per i regimi totalitari, e in quel periodo vive una sorta di conflitto interiore: "Tutte le rivoluzioni che stanno accadendo in Europa orientale (sono gli anni della caduta del muro di Berlino, ndr) potrebbero provenire direttamente dagli scritti di Marx, Lenin e Mao, e il partito di cui faccio parte le supporta totalmente, perché comunismo significa libertà totale (...) ma d'altra parte sono affascinato, a livello personale, da nazioni come l'Albania, la Corea del Nord o la Cambogia, che hanno adottato una linea molto dura e si sono chiuse verso il resto del mondo (...)".
Ad ogni modo, le sue visioni politiche non devono entrare nei testi della band: "Non succederà mai. (...) Lascio che siano i punk a scrivere di quegli argomenti nelle loro lyrics. Al giorno d'oggi tonnellate di band scrivono testi "impegnati socialmente" e hanno il coraggio di definirsi death-metal. Stronzate! Io suono in una band death-metal, o probabilmente dovresti chiamarlo black-metal, e la cosa più importante per me è la Morte! Band che affermano di suonare death-metal e non sono addentro alla morte stessa, sono dei "fake”, e dovrebbero darsi al punk. (...) Questa gente può anche morire, hanno tradito la scena. Il death-metal è per gente brutale capace di uccidere, non per bambini idioti che vogliono avere un hobby divertente dopo la scuola".
Parole davvero sinistre, che suoneranno ancora più sinistre quando troveranno concretizzazione nelle drammatiche vicende che stanno per colpire il gruppo norvegese. Anche le dichiarazioni di Dead sono decisamente sopra le righe, ad esempio quando parla dei loro live: "(...) Avevamo delle teste di maiale impalate, e io mi sono tagliato sulle braccia con uno strano coltello e una bottiglia di Coca-Cola rotta. (...) La maggior parte dei presenti erano dei deboli e non volevano veramente guardare il nostro concerto! Prima che iniziassimo a suonare c'era un pubblico di circa 300 persone ma, dopo il secondo brano "Necrolust", abbiamo iniziato a lanciare teste di maiale. Solo 50 sono rimasti. La cosa mi è piaciuta! (...)".

La testimonianza più celebre di queste esibizioni è il Live In Leipzig, registrato nel novembre del 1990 (ma pubblicato solo nel 1993), durante un tour che aveva toccato l'Europa orientale e la Turchia. Ancora una volta una registrazione "non professionale" penalizza le potenzialità del sound dei Mayhem, ma non al punto da pregiudicarne la resa finale e l'efficacia: la ferocia delle esecuzioni ci viene presentata intatta e si tratta senza dubbio di uno dei migliori documenti della militanza di Dead nel gruppo norvegese, nonché di un capitolo importante della sua discografia. Oltre ai brani di Deathcrush iniziano a comparire le nuove composizioni, destinate a finire sul full-length d'esordio.
I Mayhem registrano con Dead soltanto due tracce in studio, dove le potenzialità di questa incarnazione della band emergono in tutta la loro devastante ferocia.: “Freezing Moon” e “Carnage”, che appaiono dapprima sulla compilation “Projections Of A Stained Mind” (1991) e vengono ristampate qualche anno più tardi, nel 1996, su di un 12’’. Anche la raccolta "Out From The Dark" è degna di nota:  sette tracce frutto di una sessione di rehearsal dalla qualità più che buona (brani di "Deathcrush" e del futuro "De Mysteriis Dom Sathanas").

Questa fase per i Mayhem si conclude in maniera decisamente prematura, così come la vita del cantante svedese, che l'8 aprile del 1991 si uccide con una fucilata alla testa, dopo essersi tagliato vene e gola.
Appena ventiduenne, lascia una nota che termina con l'emblematica frase "Excuse all the blood" e il testo del brano "Life Eternal" come suo ideale testamento; personalità estremamente introversa, le testimonianze di chi l’ha conosciuto trasmettono l'immagine di un ragazzo perennemente a disagio con la propria vita, ossessionato dalla convinzione di non essere davvero "vivo", un'ossessione frutto forse di un trauma infantile (la rottura dello sterno dovuta probabilmente a un episodio di bullismo).
Con il suo gesto Per Yngwe Ollin va ad affiancarsi alle celebri e numerose "morti giovani" del rock'n'roll, inaugurando la fase più cupa della storia della band norvegese e della scena black-metal locale; nel frattempo Aarseth ha aperto il negozio di dischi "Helvete", ad Oslo, che diventa da subito il luogo di ritrovo dei musicisti locali, alcuni dei quali (l'"Inner Circle") faranno in seguito parlare di sé per i roghi di chiese e altri fatti criminosi.

Euronymous si trova nuovamente a dover cercare un frontman, ma prima ha l'idea (di pessimo gusto) di immortalare il cadavere dell’amico, "riarrangiando" la scena del delitto; una macabra immagine che finirà addirittura sulla copertina di un bootleg, "The Dawn OF The Black Hearts" (un live registrato a Sarpsborg nel 1990); un’azione che, unitamente al pesante clima che circonda la band, porta Necrobutcher alla decisione di abbandonarla.

De Mysteriis Dom Sathanas

dmdsE' pertanto una formazione ancora una volta rimaneggiata quella che a fine 1992 entra in studio alla Grieg Hall di Bergen per registrare l’atteso esordio dei Mayhem. Dopo aver reclutato per un breve periodo il vocalista Stian "Occultus" Johanssen, che abbandona la band dopo pochi mesi (in seguito a una minaccia di morte da parte dello stesso Euronymous), il ruolo di cantante per le registrazioni di De Mysteriis Dom Sathanas viene affidato all'ungherese Attila Csihar, già in forze ai black-metaller della prima ora Tormentor e agli electro-industriali Plasma Pool.
Ben più travagliate sono le vicende che accompagnano la sostituzione del bassista, vicende che culmineranno in un tragico epilogo. Nella manciata di dischi pubblicati dalla Deathlike Silence Productions di Euronymous figuravano infatti i lavori di un giovane polistrumentista norvegese, Kristian "Varg" Vikernes, alias Count Grishnackh, alias Burzum; l'omonimo debutto (del 1992) e l'Ep "Aske", dell'anno successivo, avevano portato alla luce il talento del ventenne Vikernes, grazie a una formula influenzata dal primo Bathory, a base di minimalismo lo-fi e screaming vocals disumane.
Il contrastato rapporto tra i due, sul quale negli anni si è scritto di tutto (rivalità di vario tipo, problemi economici, reciproco desiderio di eliminare l'"avversario" nella scena) si concluderà il 10 agosto del 1993, quando Vikernes si reca a casa di Euronymous (in compagnia di Snorre Ruch, seconda chitarra in "De Mysteriis...") e lo uccide con una serie di coltellate. Il debutto sulla distanza dei Mayhem esce pertanto postumo alla scomparsa sia del chitarrista-fondatore che del frontman storico, nonché autore della maggior parte dei testi dell'album.
Album che parte in medias res con "Funeral Fog", una cavalcata dove la chitarra di Euronymous si rende subito protagonista, caratterizzata come sempre dal riffing in tremolo, sui cui incombe il timbro versatile e alieno di Attila Csihar, in luogo dell'ugola al vetriolo di Dead. I cambi di tempo, l'insolita pulizia sonora e la precisione della doppia cassa di Hellhammer dettano il tono generale del brano, un "pezzo di storia" del black metal norvegese, dal retrogusto squisitamente thrash-ottantiano (i tedeschi Sodom su tutti), che si conclude come era iniziato: col botto.
"Freezing Moon" è un pezzo assolutamente atmosferico pur in assenza di tastiere: lento e angosciante, non risparmia comunque le micidiali accelerazioni affidate al doppio pedale. La voce dell'ungherese spazia tra growl e vocalizzi laceranti cantando inni d'amore alla notte più nera, e corona una tensione in crescendo che deflagra, al minuto 4:23, in un solo lancinante, crudo ed essenziale, preambolo dell'ennesima esplosione lirica di Csihar.
La veloce "Cursed In Eternity" ingrana la quarta, detta i tempi ancora una volta la micidiale batteria di Hellhammer: un brano di true norwegian black-metal privo di compromessi e caratterizzato da micidiali stop-and-go, preludio a un finale epico ("The demon flies in the blackened starless skyes...") cui fa da contrappunto l'incipit esoterico e cadenzato della successiva "Pagan Fears", con i Mayhem che rievocano rituali cupi e remoti ("The past is alive"), e il quadro creato dalla furia dei cinque musicisti sembra quasi tratteggiare le sagome di oscure figure incappucciate, erranti sopra a un fiordo, uomini in nero appena illuminati dalla luce fioca della luna.
"A dream of another existence you wish to die a dream of another world you pray for death to release the soul": anche “Life Eternal” parte con un riff sinistro capace di avvinghiare l'ascoltatore, mentre il basso di Vikernes rimbomba tetro: strumento spesso in secondo piano nel black-metal, è qui (e in generale in tutto l'album) un protagonista di assoluto rispetto, mentre la voce di Csihar esplora gli anfratti più occulti dello spettro sonoro.
Segue un'accoppiata di brani molto aggressivi quali "From The Dark Past" e "Buried By Time And The Dust", caratterizzati dalle marcate influenze thrash-metal e dal timbro gutturale usato dall'ungherese; chitarre serrate come rasoi, batteria precisa e velocissima, vocals furibonde: tutto funziona alla perfezione in quella che di fatto è la formula dell'intero album.
La chiusura è affidata alla title track: una voce proveniente dagli abissi ("WELCOME!") invita l'ascoltatore verso mondi oscuri, e subito il brano decolla, ancora una volta nel segno del "metallo nero" norvegese, seppur declinato in numerose sfumature,  affidate alla voce di Attila e all'incredibile chitarra di Euronynous che ci consegna un "gran finale" dai toni agghiaccianti e magnetici.

I nuovi Mayhem

nuovimayhem.001Al funerale di Aarseth Hellhammer e Necrobutcher decidono non solo di dare alle stampe De Mysteriis Dom Sathanas (il batterista, contrariamente a quanto assicurato alla famiglia del chitarrista, non rimuoverà le parti di basso di Vikernes), ma anche di proseguire l'attività del gruppo; il nome dei Mayhem ricompare però solo a fine 1995, con una formazione sì rinnovata, ma non certo priva di volti noti: oltre a Hellhammer e Necrobutcher fa il suo ritorno Maniac alla voce, mentre il ruolo di chitarrista viene affidato a Rune "Blasphemer" Eriksen, degli Aura Noir.
I primi due lavori registrati in studio dalla nuova formazione sono l'Ep Wolf's Lair Abyss (1997) e il full-length Grand Declaration Of War (del 2000); tra i due viene pubblicato un live ufficiale ("Mediolanum Capta Est"), registrato questa volta in Italia, nel capoluogo meneghino, sempre con Maniac ma con un’apparizione della guest star Attila Csihar.
L'Ep è piuttosto fedele al Mayhem-sound, declinandone la consueta furia in una veste "lucida": una intro elettronica, marziale e futurista - in ideale continuità con il primo Ep e la sua Silvester Anfang - lascia spazio dopo due minuti all'assalto senza compromessi di "I Am Thy Labyrinth", brano dove spicca il nuovo stile di Maniac, memore della schizofrenia di  "Deathcrush" ma anche delle screaming vocals portate alla fama dai tanti gruppi che hanno seguito le orme dei Mayhem nei 90s. Compare anche un cantato “pulito", una contrapposizione tra voci inaugurata da Attila Csihar in De Mysteriis Dom Sathanas, album la cui aura oscura riemerge in questo nuovo lavoro, soprattutto nei passaggi più lenti, affidati al nuovo chitarrista Blasphemer. Il compito di sostituire Euronymous è ovviamente arduo, ma Eriksen è abile nel coniugare un passato dalle forti venature thrash-metal a un presente nel segno del norwegian black-metal; Hellhammer e Necrobutcher completano l'opera confezionando una sezione ritmica ancora una volta precisa e killer.

Tre anni dopo l'album Grand Declaration Of War suscita nella critica e nel pubblico pareri contrastanti: si tratta infatti di un lavoro che vede l'inserimento di diversi elementi "progressivi" nella musica dei Mayhem, nonché robuste iniezioni di elettronica ("A Bloodsword And A Colder Sun", "Completion In Science Of Agony"); Blasphemer, il membro più “giovane” della band, è paradossalmente il trait d'union più forte con il passato, grazie alla sua chitarra debitrice di quella di Euronymous ma al tempo stesso molto tecnica e personale.
"Grand Declaration Of War" è diviso in due parti, la II e la III: questo perché il precedente Ep ne costituisce la prima; la tracklist è in effetti piuttosto complessa, con i brani a loro volta divisi in più sezioni, come a voler rispecchiare i numerosi cambi di stile e di tempo che danno il tono a quello che è senza dubbio il lavoro più sperimentale del quartetto norvegese.
I tratti più "familiari", oltre che nelle parti di chitarra, si riconoscono nella batteria di Hellhammer, ancora una volta un vero e proprio "schiacciasassi" umano, il cui drumming non è privo di complessità, maturata negli anni assorbendo le influenze di generi come il jazz e la fusion.
Maniac spazia ancora una volta tra screaming e voce pulita, una sorta di spoken word che declama i testi di un concept-album a tema bellico e anti-cristiano.

La stessa formazione pubblicherà European Legions, nel 2001, una raccolta composta per metà da registrazioni live, e per l'altra metà dai demo di Grand Declaration Of War, secondo alcuni superiori - in virtù della loro natura più grezza e "spontanea" - alle versioni finite sull'album.

nuovimayhem.002_1Nel successivo Chimera, del 2004, Maniac affina (o forse sarebbe meglio dire "affila") ulteriormente le proprie tecniche vocali, registrando la sua prestazione migliore; si tratta di un lavoro più in linea con i "canoni" del black-metal, ma la voce di Sven Erik Kristiansen interpreta comunque il proprio ruolo in maniera feroce ed eclettica, nel segno della performance di Csihar sul primo full-length del gruppo. "De Mysteriis..." sembra in effetti il principale punto di riferimento anche per quest'album, che ne prosegue le intuizioni dopo la parentesi "sperimentale" del precedente lavoro; il "ritorno" dei Mayhem al black-metal coincide senza dubbio con uno dei migliori album del filone incisi a inizio anni zero.
E' invece un'eredità di Grand Declaration Of War la produzione dell'album, caratterizzata da un suono molto pulito, freddo, che avvicina "Chimera" a certo death-metal ultra-tecnico; l'album vede alternarsi passaggi più tirati (come l'iniziale "Whore" - ancora una volta una partenza "in quarta") ad altri lenti ed angoscianti ("Dark Night Of The Soul", "My Death"), all'insegna di un sound per l'appunto privo delle contaminazioni dell'album precedente: un lavoro senza compromessi, di cui emerge la spontaneità ma anche la grande attenzione verso i dettagli.
La sensazione di freddezza viene accentuata dal suono triggerato della batteria di Hellhammer, ma anche il basso beneficia della pulizia sonora e gli sono riservati momenti da protagonista, come in "Impious Devious Leper Lord; il chitarrista Blasphemer co-scrive (con Maniac) e produce l'album.
L'apporto creativo e la motivazione del cantante norvegese risultano però essere in calo, e la situazione venutasi a creare con la band dopo l'uscita di Chimera lo porta nuovamente all'abbandono (ricomparirà qualche anno dopo con il progetto doom-black metal "Skitliv"); ne prende il posto un rientrante Attila Csihar.

Ordo Ad Chao, uscito nel 2007, conferma il ritorno dei Mayhem alla formula black-metal tout court, pur tenendo conto delle “evoluzioni" intraprese dal gruppo nel decennio precedente, e ne diviene il maggiore successo discografico di sempre (dodicesimo posto nelle chart norvegesi), vincendo anche il premio "Best Metal Album" ai norvegesi Spellemanpreisen.
Rispetto a Chimera il disco suona più sporco, decisamente oscuro, anche grazie ad una produzione che ne enfatizza le frequenze più basse; si tratta indubbiamente di un metal “estremo” ma per nulla monocorde, in grado di spaziare dal blackened-thrash di "Wall Of Water" e "Great Work Of Ages" a “suite" angoscianti ed ossessive come "Illuminate Eliminate" (brano che dura ben nove minuti) e "Psychic Horns".
Il contributo di Blasphemer è ancora una volta fondamentale e in questa occasione fa addirittura gli straordinari, occupandosi della composizione e registrazione della maggioranza delle parti di basso; questo è però l'ultimo lavoro che lo vedrà suonare nelle fila dei Mayhem: nell'aprile del 2008 un suo comunicato annuncia la volontà di lasciare il gruppo (ritenendo di avere ormai detto tutto quello che aveva da dire con questa formazione) e di dedicarsi ad altri progetti personali, tra i quali i portoghesi Ava Inferi. Nelle interviste successive trasparirà, da parte degli altri componenti, l'impressione che il costante confronto con Euronymous, nonostante tredici anni di permanenza nei Mayhem, abbia pesato sulla decisione di Blasphemer.
Ordo Ad Chao è in ogni caso un ottimo biglietto d'addio per il talentuoso chitarrista: un album dove tutto funziona alla perfezione, in una sorta di "caos ordinato" o "lucida follia" che dir si voglia,  confermando l'elevato spessore artistico della band, che dà vita ancora una volta a un lavoro coeso, dagli ingredienti ben noti ma dai tratti marcatamente originali.
L'ennesima defezione vedrà alternarsi alla chitarra, negli anni a venire, alcuni session member, fino all'attuale formazione che include il norvegese Morten "Teloch" Iversen e - per i live - anche l'inglese Charles Hedger, già nei Cradle Of Filth (i Mayhem dal vivo utilizzano due chitarre).

Nell'estate 2013 la band comunica di essere in studio per la registrazione del suo nuovo Lp; ad aprile 2014 viene pubblicato "Psywar", il primo singolo che anticipa l'imminente Esoteric Warfare, quinto album in uscita a giugno: nel trentennale della fondazione, a oltre vent'anni di distanza dalla scomparsa di Euronymous e Dead, lo spirito oscuro dei Mayhem è ancora vivo.

Mayhem

I padri del black-metal norvegese

di Lorenzo Pagani

Di poco successivi ai capostipiti Venom e Bathory, ma arrivati qualche anno prima della "seconda ondata" norvegese, i Mayhem sono l'anello di congiunzione tra l'old school black-metal degli Eighties e il movimento che, con i suoi estremismi e con le tragiche vicende di cronaca, sconvolse la scena metallica internazionale nel decennio successivo

Mayhem
Discografia
 ALBUM  
   

De Mysteriis Dom Sathanas (Deathlike Silence, 1994) 
 Grand Declaration Of War (Season Of Mist, Necropolis, 2000) 
 Chimera (Season Of Mist, 2004) 
 Ordo Ad Chao (Season Of Mist, 2007) 
   
 EP E SINGOLI 
   
Deathcrush (Posercorpse, 1987) 
Freezing Moon (Black Metal Records, 1996) 
 Wolf's Lair Abyss (Misanthropy Records, 1997)   
   
 LIVE  
   
Live In Leipzig (Obscure Plasma, 1993) 
 Mediolanum Capta Est (Avantgarde Music, 1999) 
 European Legions (Season Of Mist, 2001) 
   
  DEMO E BOOTLEG (selezione) 
   
 Pure Fucking Armageddon (Self Released, 1986)  
 The Dawn Of The Black Hearts (Warmaster Records, 1995)  
 Out From The Dark (Black Metal Records, 1996)  
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