Misfits

La notte dei morti viventi

di Tommaso Franci

Zombie, mostri da Halloween e altre creature inquietanti popolano le "notti" horror-punk dei Misfits di Glenn Danzig, una delle band che più ha scavato nelle tenebre dell'angoscia. Ma senza mai rinunciare all'autoironia...

Motorhead/Misfits + Black Sabbath = Metallica. Già questo basterebbe a riservare a questa band un posto d'onore nella storia del rock. Posto tanto più meritato grazie a un pugno di brani memorabili. I Misfits si formarono nel New Jersey anno Domini 1977 (tre anni solo dopo i newyorkesi Ramones): Arthur Googy drums, Doyle guitar, Jerry Only bass, Glenn Danzig vocals. Erano degli epigoni dei Ramones, cioè dei Rolling Stones (quando fondevano blues) o dei Beach Boys (quando fondevano la surf music, a sua volta derivata dalla fusione dei "gruppi vocali", con il rock'n'roll) passati in una fonderia; o spinti a 1000 watt. E il processo di fusione, come già per i Ramones, era quello a mezzo il martellare di Stooges, New York Dolls e Dictators. Facevano quello che poi si sarebbe chiamato "hardcore" (nato prima ma codificato dopo e come ritorno di fiamma del "rumore" inglese, cioè del punk) e che insieme a Germs e Circe Jerks "scoprirono", dopo che lo avevano inventato i Ramones (incompresi e inascoltati dall'America di Patti Smith e Television; esplosi, come "immigrati in casa", subito dopo l'esplosione del punk inglese che indirettamente avevano causato).

Il punk è un fenomeno inglese; l'hardcore americano. Il punk è la spoliazione da una canzone rock di tutte le componenti blues, melodiche, armoniche, tecniche e di arrangiamento e il portare ciò che rimane di questa radice agli estremi di depravazione sonora, vocale e concettuale. L'hardcore è lo stesso; solo che compie lo stupro di questa radice rock con quello che poi verrà chiamato "heavy metal". Non a caso quest'ultimo genere nasce in America: dopo che in Inghilterra era nato il punk, tradotto nell'oltreoceano con hardcore; dopo che in Inghilterra era nato prima l'hardrock (Deep Purple) e poi il metal (Judas Priest, Motorhead, Iron Maiden).

Ci vollero 5 anni di urla sul palco (segnatamente quello del CGBG's), casse sfondate da brani fulminei, caotici e convulsi prima di giungere a un album che raccogliesse i feti di questi incesti sotterranei. E' il 1982 quando esce Walk Among Us (Rhino); dura 25 minuti, e sono senza respiro. Album generalmente considerato il migliore della band, risulta tuttavia penalizzato dalle pecche con le quali si è formato: il materiale e il modo (soprattutto) di esecuzione di questo materiale sono anni '70.

L'album risulta (da un punto di vista fonico specialmente) un nato-morto; datato prima ancora di uscire.

D'altra parte nessuno può andare a dire ai Misfits qualcosa in merito al genere che hanno inventato; il problema, ciononostante è che l'invenzione risaliva a quattro o cinque anni prima e che nel frattempo gli stessi inventori non l'hanno aggiornata, apparendo così, alla fatidica data dell'82, indietro e meno maturi dei suoi stessi figli, dell'hardcore di seconda generazione (Bad Brains, Minor Threat, Fear, Flipper) che nell'81 con Black Flag, Dead Kennedys, Adolescents, Descendents e T.S.O.L. appariva già istituzionalizzatosi, rendendo (storicamente) quasi superfluo il voler ribadire da parte dei Misfits. "20 eyes" (1':46'') esplode subito in una cantilena rapidissima e ciclicamente autoreferenziale, che si ripete, ripete e ripete sino a dissolversi o sciogliersi in un sole accecante. "I turned into a martian" (1':43'') cambia ritmo e passo ma non intensità: dà l'abbrivio a una delle tematiche più care al gruppo e poi più sfruttata dal genere: quella dell'alienazione infantilmente vista rappresentando il soggetto che ne è afflitto proprio come un marziano. "All hell breaks loose" (1':47'') è il primo capolavoro dell'album: ritornello mozzafiato, voce subliminalmente roca e pacatamente sgomenta, incedere beach/noir. "Vampira" (1':26'') muta ancora d'impianto: tematicamente mostra come i Misfits siano i Black Sabbath dell'hardcore; in effetto sonoro, lo stesso: nero, tenebre e notte finanche quando, a volte a sproposito (pur senza mai lasciar venir meno un certo afflato tragico), si autoindulge "mattacchionamente" a non prendersi sul serio. "Nike a go go" (2':16'') ad altri volumi potrebbe essere la "Arabian Knights" di Siouxsie and the Banshees. "Hatebreakers" (3':06) è la sintesi del bene e male del bello e del brutto dei Misfits: sezione ritmica ossessiva, chitarra scudisciante, voce sgomenta e vissuta (ora dall'aldilà) poi, purtroppo, il coretto liceale sbrigativo e stupido che invita a smemorarsi di tutto (e per prima di quella tragicità, quando è lei la sola a nobilitare) scherzare su noi stessi. È quest'ultima la componente più Ramones nei Misfits; quella componente goliardica e limitante che tuttavia ha fatto appassionare ai Ramones stessi milioni di persone. "Mommy can I go out & kill tonight", direttamente dalla platea di un fumoso concerto, dimostra quello che fosse in grado di fare Danzig in quelle stagioni e fa dei Misfits uno dei gruppi più coinvolgenti e grandi sul palco: come chi non ha paura di niente, ha perso tutto, e non gli rimane che giocarsi, in un ghigno autoflagellante, quest'ultimo niente. "Night of the living dead" (1':58'') merita il medesimo commento di "Hatebreeders" a cui però è inferiore. "Skulls" (2':00'') giunge come il secondo capolavoro dell'album: un'intonazione melodica con sottofondo caotico in una lievità tragica a cui non rimarranno indifferenti né i Pixies né i Mudhoney; sprofonda l'animo. "Violent world" (1':46'') cambia e ricambia posa perdendosi un po' in se stessa: sarà tuttavia, nella dinamica, ripresa da migliaia di gruppi. "Devils whorehouse2 (1':45'') è il terzo e ultimo capolavoro: sembra partire banale, poi giunge a una serie di ritornelli (scanditi da un metronomo che picchia in sottofondo) stile volo pindarico. "Astro zombies" (2'15'') più che per la forma (tuttavia ripresa pari pari dai Misfits collegiali anni '90) è importante per i contenuti: il tema dello zombie, che oggi fa sorridere, si istituzionalizzò (nel cinema come nella musica o nel vestiario dark/halloween) con brani come questo. "Braineaters" (56'') è una marziale cantilena da marinai in congedo senza scorza né contenuti.

Earth A.D./ Woolfsblood (Plan, 1983) fonicamente e a livello di missaggio, è ancora più menomato del precedente. Le composizioni, tuttavia, sono superiori. "Earth A.D.", se avesse trovato sfogo in una registrazione solamente media e non pessima (quel pessimo che tuttavia contribuisce a dare il fascino dell'oltretomba periferico alla musica dei Misfits), avrebbe potuto stare in "Kill'em all" dei Metallica. "Queen wasp" non è da meno. "Devilock" parte direttamente heavymetal: la voce di Danzig sarà (nel suo fioco controllato) un punto di riferimento per Hefield. "Death comes ripping" sembra dentro un fustino del detersivo ma è la briglia "tecnica" di cui dicevamo prima, che non elimina la violenza estrema ricercata a tutti i costi dal gruppo, che in ogni suo componente ricerca il massimo (di estremismo). "Green hell" è una delle canzoni più importanti della musica rock. Nessuno, nemmeno i Sex Pistols, aveva fatto niente di tanto violento; assale senza tregue; non fa né prigionieri né feriti. È un irresistibile salmo dell'autolesionismo. Quando ne rifaranno la cover i Metallica dovranno solo portarla e non aggiornarla (perché lo è già) al '97. "Wolfsblood" apre, tematicamente e programmaticamente, la saga dei lupi mannari e delle profanazioni di cimiteri nelle notti di un'America pre (o post)-industriale: furente e senza compromessi nei toni e nei tempi. "Demonomania" detta il tempo (1000 all'ora) con cui i Misfit (e tanti adolescenti di allora) vivevano le avventure sepolcrali notturne: e la velocità, naturalmente, al cervello, la danno le sostanze stupefacenti. "Bloodfast" è un inno sgomento e penoso. "Hellhound", invece di risollevare, cala sempre di più nelle tenebre dell'angoscia, ma un'angoscia tutta oggettivata ed esteriore; e in cui non siamo noi a scendere all'inferno, ma questo ad affacciarsi, tramite zombie, sulla crosta terrestre. L'irruenza della modalità in cui ciò avviene simula poi, lo strozzare di uno zombie sulla sua vittima di turno (che è andata per di più a stuzzicarlo al cimitero); la voce di Danzig (a tratti un pre/topo-in-gola) simula questo soffocamento. "Die, die my darling" è il manifesto universale dell'album e dei Misfits: nel tessuto melodico poteva essere un rock normale: nell'esecuzione Misfits diviene un rock/metal tanto sconvolto quanto coinvolgente l'ascoltatore, che non può far a meno di immedesimarvisi o prestargli un'attenzione esistenziale. Qui anche i cori si affrancano da ogni riduzionismo in una superiore unità tragica. "We bite" chiude, a mille (in un pre-trash), come era iniziato, l'album.

Dopo quest'album, Danzig se ne andrà dal gruppo e darà vita a una lunga carriera solista all'insegna del rock-metal. Vanamente Jerry Only riformerà il gruppo con Michael Graves alla voce pubblicando American Psyco (Geffen, 1997) e Famous Monster (Roadrunner, 1999).

Misfits

La notte dei morti viventi

di Tommaso Franci

Zombie, mostri da Halloween e altre creature inquietanti popolano le "notti" horror-punk dei Misfits di Glenn Danzig, una delle band che più ha scavato nelle tenebre dell'angoscia. Ma senza mai rinunciare all'autoironia...
Misfits
Discografia
 Evilive (Caroline, 1982)

 

Walk Among Us (Slash/Rhino, 1982)

8

Earth A.D./ Woolfsblood (Caroline, 1983)

7,5

 Legacy Of Brutality (Caroline, 1985)

 

 Die Die My Darling (Caroline, 1987)

 

 Satic Age (Caroline, 1995)

 

 American Psycho (Geffen, 1997)

 

 Famous Monsters (Roadrunner, 1999)

 

 Cuts From The Crypt (Roadrunner, 2001)

 

 Project 1950 (Misfits, 2003) 
 Fiend Club Lounge (Rykodisc, 2005) 
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