New Order

New Order

Il nuovo ordine del synth-pop

di Stefano Aicardi

Reduci dall'avventura dei Joy Division e dalla tragedia del loro leader, i superstiti New Order, insieme alla tastierista Gillian Gilbert, hanno dato vita a una variante oscura del synth-pop, capace di proiettare l'ombra della new wave fino all'era dei rave, della techno e di Trent Reznor
I New Order prendono le mosse da un patto tra i quattro componenti dei Joy Division: se uno di loro fosse uscito dal gruppo, i rimanenti tre avrebbero dovuto cambiare nome e genere musicale. Le cose non sono così semplici. Il 18 maggio 1980, alla vigilia della partenza per il primo tour americano, il cantante Ian Curtis si impicca nel bagno di casa. Peter Hook, bassista, Bernard Sumner, chitarrista, e il batterista Steve Morris decidono di combattere lo shock ripartendo quasi da zero, con una manciata di demo incisi poche settimane prima della morte da Curtis. Cercano una nuova voce, ma dopo aver provato tutti e tre decidono di assegnare le parti vocali a Sumner, che però è piuttosto incerto: non ha la presenza di Curtis e ha in più problemi a suonare e cantare contemporaneamente. Inciso il singolo di debutto, "Ceremony", che risente ancora notevolmente del suono dei Joy Division, il gruppo prende una forma definitiva solo dopo vari concerti condotti col nome "New Division" e con l'ingresso della fidanzata di Morris, Gillian Gilbert, che avrà un ruolo decisivo nello spostare l'asse del gruppo verso il synth-pop.

Il primo album dei New Order, Movement, esce nel 1981 con un'accoglienza fredda sia della critica sia del pubblico. I fan dei Joy Division trovano gli approcci con la drum machine di "Truth", "Senses" e "ICB" (quest'ultimo titolo è un acronimo per "Ian Curtis buried", Ian Curtis sepolto) più deboli rispetto al potenziale elettronico che le ultime cose dei Joy Division avevano mostrato (pezzi come "Komakino", "Isolation" o "She's Lost Control"), e biasimano l'evidente tentativo di un Sumner spaesato di imitare il tono di voce profondo e le cadenze drammatiche di Curtis. Il disco, pur essendo fin dal titolo emblematico un'opera di ricostruzione più che un lavoro compiuto, a un ascolto spassionato risulta però già nettamente diverso dai Joy Division, più vicino alle nevrosi dei primi Ultravox, con una maggiore capacità di sintesi, un senso drammatico meno incalzante e assai più riflessivo. Il disco è una sostanziale ricapitolazione del suono dei due album realizzati dai Joy Division, recupera il tono metallico dei riff di "Unknown Pleasures" in "Denial" e "Dreams Never End", e il tono da processione funebre di "Closer" nelle lentissime "Him" e "Doubts Even Here"; ma il riverbero delle voci, il mixaggio volutamente approssimativo, l'utilizzo rovesciato rispetto alla tradizione rock di bassi e chitarre ritmiche, e soprattutto una costruzione molto meno scandita dei brani, meno geometrica e più distesa, sembrano prefigurare una rottura non completamente riuscita con il passato. Quello che può sembrare il disco più vicino ai Joy Division in realtà lo è solo superficialmente: se l'elettronica si farà spazio nei dischi successivi e le idee di Sumner e Hook si chiariranno, in realtà la loro scrittura si alternerà sempre tra brani volutamente registrati alla bell'e meglio in studio e altri dalla struttura calibrata fino all'eccesso.
I New Order saranno capaci di alternare atmosfere elettroniche degne di Brian Eno (la mini suite "Elegia" su Low Life) e rock sporchi, brutali, ma anche di scaraventare dalla finestra la pulizia kraftwerkiana, trasformare semplici brani disco in lunghe ondate caotiche (le due versioni del 1983 e del 1987 del singolo "Confusion" sono assai indicative), dialoghi e insulti tra gli stessi membri del gruppo, per approdare infine a un rock-pop abbastanza convenzionale.

In generale, i primi lavori del gruppo verranno rinnegati dai quattro negli anni successivi: Bernard Sumner dichiara di non aver mai posseduto una copia di Movement, e i suoi brani non verranno praticamente mai eseguiti dal vivo. E' un disco doloroso la cui difficoltà creativa viene lasciata però presto alle spalle in modo poderoso: il 1982 è l'anno dell'Ep Dreams Are Over, contenente brani come "Temptation", "Confusion", "Cries And Whispers", "Mesh", un passo in avanti clamoroso anche a livello commerciale: i New Order del periodo si aprono al pop, ma a modo loro: contaminando le origini punk con l'atteggiamento marziale dei Kraftwerk, si attirano, come già per i Joy Division, accuse di fascismo; i concerti durano non più di 40 minuti, non ci sono bis né parole tra i musicisti o rivolte al pubblico; il tono è insieme svogliato e rigoroso, come le impenetrabili parti vocali di Sumner. I loro stessi singoli sono ricercatissimi, ma difficili da trovare; la netta preferenza per il nuovo formato esteso, il 12", rispetto al più breve 7" permette di arrivare più facilmente al loro suono distintivo, fatto di una implacabile intercambiabilità tra drum-machine e batteria tradizionale, impasti sonori particolarmente densi e ripetitivi, riff trasferiti di peso dalla chitarra al sequencer.

Nello stesso tempo d'altra parte sono proprio i New Order a creare un caposaldo sonoro degli anni 80, "Blue Monday/586" (1983): lungo oltre sette minuti, il brano si basa esclusivamente sui sample della celeberrima drum-machine Oberheim DMX, dalla quale Steve Morris preleva e sovrappone in un crescendo di complessità le più svariate soluzioni ritmiche disponibili. Il contrappunto tra i violenti beat dal tono più plastico e grave e il colpo di frusta dei rullanti, il basso galoppante di Hook e le atmosfere gregoriane del Minimoog creano un tono epico, che il canto glaciale, quasi parlato, di Sumner, invece di distruggere, rende ancora più solenne; Gillian Gilbert interviene nel finale creando lo spettro di una melodia e lasciando che il brano si dissolva nel nulla, prima di riprendere nella sua versione strumentale (il B-side "The Beach", che di fatto rende il brano lungo oltre 15 minuti). Con estrema intelligenza, Sumner scrive un testo riferito alla guerra delle Falkland che riflette perfettamente la sensazione dell'ascoltatore di venire frustato dall'incedere della batteria: "How does it feel/ to treat me like you do/ when you've your hands upon me/ and told me who you are" diventa una delle strofe più celebri del decennio.

"Blue Monday" è fino all'avvento del cd il 12" più venduto della storia. Power, Corruption And Lies, uscito a fine '83, è il disco più innovativo del gruppo, già talmente solido nella definizione delle sue mini-suite da potersi permettere anche divagazioni country ("Age Of Consent") e accenni quasi sperimentali, che saranno più evidenti nel successivo Low Life (1985).
La maggior parte dei brani gira comunque attorno alle sonorità di "Blue Monday" ("586" è di fatto il demo originale del pezzo, "Ultraviolence", "Ecstasy" e "The Village" sono altre lunghe cavalcate ipnotiche, inframmezzate dalle frasi incerte di Sumner), pur senza raggiungerne la pulizia, la perfezione da vero classico. Spiccano soprattutto gli arrangiamenti, capaci di coniugare i caldi battiti "disco" ad atmosfere glaciali e sintetiche nel solco dei Kraftwerk. Ma la vera peculiarità del disco sta nell'alternanza tra composizioni di stampo prettamente chitarristico, scarnificate ed essenziali, e altre di marca elettronica, costruite quasi solo su tastiere e programmazioni.

Tutti i componenti del gruppo fanno un uso abnorme di droghe e la loro creatività ne è influenzata soprattutto nella produzione degli album: Low Life viene registrato nel corso di una sola notte, con effetti penalizzanti sulla produzione e sulle stesse parti vocali di Sumner. Anche questo disco si basa per la maggior parte dei pezzi sulla formula del singolo di successo del periodo, "Subculture", prodotto da Arthur Baker, allora deus ex machina della scena disco newyorkese; meno omogeneo dei due dischi precedenti, naviga a vista tra una formula ormai solida (il paranoico singolo "Perfect Kiss" e la almondiana "Sooner Than You Think), un po' più di chitarra (la bellissima "Sunrise", assai vicina ai Cure furibondi di "Pornography"), e alterazioni chimiche assortite (la conclusiva, delirante "Face Up", che è allo stesso tempo un saggio di come far convivere nello stesso ristretto spazio un techno-pop quasi da cartone animato e una chitarra abrasiva alla Faust).

Low Life prepara la strada soprattutto per i discepoli Primal Scream, nei suoi salti d'umore e nella capacità di nascondere dietro l'apparente catatonia e irrilevanza dei testi, un ghigno satanico degno di Jack Nicholson, una gioia paranoica che conduce alla perfezione le convulsioni fisiche e musicali di Ian Curtis dentro il clima di rinnovamento musicale spasmodico dei primi anni 90; se i Pet Shop Boys sono portatori di un'ironia caustica, ma nascosta dietro strutture pop irreprensibili, i New Order, in apparenza più ermetici, sono in realtà assai più concreti e sanguigni, architetti che procedono senza un piano di base e inclini a distruggere sistematicamente tutto quello che hanno (già) fatto: il celeberrimo singolo del 1987 "True Faith/1963", contenuto nell'antologia Substance di quell'anno, ne è un esempio evidente. Prodotto da Stephen Hague, che aveva lanciato il duo di "West End Girls", e accompagnato da un video altrettanto celebre (i pupazzi di gomma che si schiaffeggiano), "True Faith" è un techno-pop impressionista, dalla sincerità raggelante e dalla melodia trascinante, le cui tastiere si spingono continuamente verso l'alto seguendo i tentativi di Sumner di "cercare il giorno" e la luce, che però si rivela essere la luce del mattino, quella più fredda. C'è dentro tutto il Curtis della vecchia "Decades", e la brillantezza delle tastiere della Gilbert e di Morris è completamente priva di ogni ironia. Altrettanto sorprendente è il retro "1963", un'altra melodia fatata e trascinante, avvolta in sinuosi tappeti di tastiere.

Substance è un grande successo che compensa il flop del nuovo album uscito nello stesso anno, il mediocre Brotherhood: presentato come un tentativo di ritorno alle origini, è senza dubbio il disco peggiore del gruppo. Distinto in due parti nette, una di jam-session marcatamente rockeggianti e una di brani più elettronici ("Bizzarre Love Triangle" diventa un altro classico del decennio e raggiunge un notevole successo in Italia), ancora una volta prodotti in modo piuttosto sciatto. Brani come "Weirdo" e "Way Of Life" sono quasi indistinguibili gli uni dagli altri; aprono però la strada ai nuovi New Order, meno sperimentali e portati a una divisione più netta tra le due anime del loro suono.

Technique, registrato nel 1989 tra Ibiza e Manchester in mezzo a litigi ed eccessi crescenti, è una risposta al predecessore in chiave acid-house e techno, con una qualità di scrittura assai superiore e una produzione più rifinita. "Fine Time" è un brano esemplare della stagione techno-pop che va a chiudersi, dove per la prima volta i New Order si lasciano andare a qualche scherzo, campionando un gruppo di pecore e prendendosi gioco di Barry White ("you know/ I had a lot of cool chicks/ but I never had a girl/ with all of her teeth") "Mr.Disco" è un capolavoro di elettronica applicata al funk, "Vanishing Point" riprende "True Faith" raddoppiandone la velocità; si respira un clima di allegria forzata, di sbornia che sta per finire male. I New Order, quasi controvoglia, sono tra i portabandiera della "summer of love" e dell'esplosione del consumo di ecstasy. In Technique, alcuni riempitivi acustici un po' noiosi, come "Run", sono però indicativi di una semplificazione del suono che rispecchia le crescenti tensioni interne al gruppo. Sumner forma con Johnny Marr degli Smiths, l'ex Kraftwerk Karl Bartos e con gli stessi Pet Shop Boys un supergruppo, gli Electronic, attivo sporadicamente tra il 1989 e il 1998 e fautore di un pop-rock non molto innovativo, nonostante i grandi nomi.
Hook se ne distacca maggiormente formando i Revenge, dal suono più rock, e poi i Monaco, ibrido non molto interessante, ma che vende di più rispetto agli stessi Electronic. "What Do You Want From Me" e "Sweet Lips" sono buoni successi, anche se il cantante David Potts è un clone di Sumner. La Gilbert e Morris formano i The Other Two, lavorando su varie colonne sonore.

Il poco convinto Republic (1993) viene realizzato dai New Order di fronte al tracollo finanziario del loro club di Manchester, l'Hacienda, che negli anni Ottanta era stato a lungo il locale di riferimento per tutta la scena musicale inglese, non solo quella mancuniana. Nonostante il chiaro riferimento ai New Order da parte di gruppi alla moda come Stone Roses o Primal Scream, i nostri sembrano ormai finiti di fronte allo scontro di personalità dei due leader. "Regret", con un video girato a Roma, è il singolo estratto dall'album, che scorre però via abbastanza anonimo attraverso le sciatte "World", "Ruined In A Day", "Young Offender", l'orchestrale "Avalanche". E' il momento più basso per il quartetto, i cui membri riprendono presto le attività da solisti e sembrano sul punto di avviare lotte in tribunale in stile ultimi Pink Floyd.

La morte del manager Robert Gretton è il primo passo, nel 1998, verso il riavvicinamento dei due leader. Alcune performance trionfali a Reading e Glastonbury spingono i New Order verso un nuovo lavoro in studio, pubblicato nel 2001: Get Ready riesce là dove aveva fallito Brotherhood, nel tentativo di riallacciarsi al suono dei Joy Division. Il singolo "Crystal", che ricorda un po' "A Forest" dei Cure, ottiene un buon successo, ma non è l'episodio migliore del disco. Bobby Gillespie e Billy Corgan prendono senza molto mordente il posto della Gilbert, uscita dal gruppo per gravi problemi di salute della figlia avuta con Morris. Pochissime tastiere, quindi, nel disco, i bassi hookiani suonati su tonalità altissime e le chitarre abrasive di Sumner come non si sentivano dal 1981; il lavoro, nell'insieme, è però piuttosto prolisso e risente della mancanza delle capacità melodiche della Gilbert. L'unico brano vicino al synth-pop anni Ottanta, "Vicious Streak", vale però da solo l'acquisto del disco. A Get Ready è seguita una collaborazione con i Chemical Brothers, per il singolo "Here To Stay".

Nel complesso, i New Order sono una sintesi delle sonorità, solo apparentemente conciliabili nel calderone synth-pop, di Depeche Mode e Pet Shop Boys, con una crescente vicinanza a questi ultimi. La loro importanza sta soprattutto nei primi due album, che hanno anticipato il concetto di "techno-rock" senza perdere la capacità melodica propria di Ian Curtis. Quest'ultimo è un fantasma che per anni i membri del gruppo hanno cercato di allontanare dalla propria musica, ma col quale alla fine sembrano scesi a patti, dopo essersi rifiutati per anni di eseguire dal vivo i brani dei Joy Division.
Se la qualità dei pezzi è talvolta diseguale, il suono dei New Order è comunque imprescindibile: l'abilità tecnica di Morris e il suono unico del basso di Hook, la vera mente musicale del gruppo, hanno dato una spinta decisiva alla sopravvivenza della new wave fino all'era dei Prodigy e di Trent Reznor. Il pop industriale dei New Order, partito non solo dai Joy Division, ma anche dalle pagine più accessibili di gruppi come Throbbing Gristle e Coil, ha messo in discussione le logiche discografiche e produttive che nello stesso tempo contribuiva a creare (la loro Factory è stata una delle più importanti etichette degli anni Ottanta e ha imposto, ad esempio, la strategia di album praticamente privi di indicazioni, come la celebre copertina di "Blue Monday" ricavata da uno dei primi floppy disk - il design dei loro dischi è curato dal celebre grafico Peter Saville). L'immagine misteriosa e sfrontata che filtrava dai testi di Sumner negli anni Ottanta si è fatta col tempo più accessibile al pubblico e il suono si è sostanzialmente diluito in un pop-rock non troppo eclettico, meno aspro e originale, ma con un'importanza storica crescente, che si è autocelebrato con il box-set Retro del 2001.

Waiting For The Sirens' Call (2005), realizzato con il contributo di produttori diversi e prestigiosi, dallo storico John Leckie a "mr Madonna" Stuart Price, è il primo vero album dei New Order dal 1989, in cui finalmente il gruppo invece di scindere nettamente pezzi rock e pezzi dance riesce a recuperare la formula crossover che lo ha fatto brillare negli anni '80 e ad aggiornarla per una fase storica in cui simili sperimentazioni sembrano poter di nuovo funzionare (basta pensare agli ultimi arrivati Infadels e ai loro richiami espliciti al gruppo di Manchester). C'è una scorrevolezza che mancava al ripetitivo Get Ready, e quel gap compositivo-melodico che sembra essere sempre mancato rispetto ai cugini Pet Shop Boys appare paradossalmente colmato in ottimi episodi come "Dracula's castle", "Turn" e la title track. Ci si permette anche qualche concessione rispetto all'abituale "austerità", come le aperture pop-reggae di "I Told You So" (non a caso il 2005 ha visto anche una collaborazione, peraltro pare finita male, con la sensazione pop Gwen Stefani) e l'insolito kitsch del singolo "Jetstream" (in cui appare non a caso Ana Matronic, vocalist dei vistosi Scissor Sisters). Il disco si chiude con una sorpresa, la stoogesiana "Working Overtime" che suggella una ritrovata libertà, uno stato di grazia inaspettato.

La lunga storia dei New Order sarebbe potuta finire una volta per tutte dopo la separazione burrascosa da Peter Hook avvenuta nel 2007. Tutto è rimasto in standby per molto tempo, con il bassista alle prese con tour celebrativi e cause in tribunale per inibire agli ex-compagni l'uso dell'insegna storica, Gillian Gilbert a sfidare un cancro al seno e Bernard Sumner preso dal side project di modesti riscontri Bad Lieutenant e dalla stesura dell'autobiografia "Chapter and Verse".
I primi dieci anni di attività sono stati oggetto di ristampe da molti criticate per la scarsa cura nei dettagli e alcuni vistosi difetti di mastering successivamente corretti, poi un'antologia di dubbia utilità ha messo in fila le hit di maggior successo subito dopo una manciata di classici dei Joy Division ("Total"). A far terminare il limbo è stata la malattia dell'amico di lunga data della band Michael H. Shamberg, che proprio grazie al video di "True Faith" ricevette una nomination ai Brit Awards nel 1988: una serie di concerti è stata allestita per raccogliere fondi per le cure del videomaker, che però purtroppo alla fine non ce l'ha fatta.

La soap opera che precede l'uscita di Music Complete (2015), insomma, non ha fatto intravedere troppa luce in fondo al tunnel. E invece eccoli, freschi di contratto stipulato con l'etichetta Mute di Daniel Miller dopo un glorioso passato con la Factory (poi assorbita dalla London) e due più recenti capitoli - tre, se si considera la tutt'altro che disprezzabile collezione di outtake Lost Sirens - con la Warner Music a consegnarci un disco che più neworderiano di così non si può. Ci sono tutti gli elementi che li hanno resi unici nell'arena affollata del synth-pop anni Ottanta e che ancora oggi li rendono un gruppo rilevante non solo agli occhi di un pugno di irriducibili, inguaribili nostalgici, bensì per un'indie crowd assolutamente multi-generazionale: le chitarre ora graffianti, ora ruffiane, i sintetizzatori, la voce distaccata di Bernie, l'alone di mistero nei testi. Non c'è più molto spazio per le jam session, l'imperativo è creare tutto con i computer. E c'è bisogno di nuove leve cui drenare linfa vitale. Quello con Elly, ad esempio, è un match made in heaven: se nella moroderiana "Plastic" ha un ruolo di complemento con Denise Johnson, nota per il suo lavoro con i Primal Scream, in "Tutti Frutti" riesce a ritagliarsi uno spazio da co-protagonista analogo a quello che fu dieci anni fa della sorella-forbice Ana Matronic in "Jetstream", e in "People On The High Line", da furba e divertita complice, si lascia trasportare sulla pista da ballo da un funky sensuale à-la Nile Rodgers.
La lista dei collaboratori è solo all'inizio. La nuova formazione, che oggi comprende anche Tom Chapman - sodale di Bernard già in "Never Cry Another Tear" - e quel Phil Cunningham che sostituì Gillian nel penultimo lavoro del gruppo mancuniano, ha unito idoli e discepoli operando una sintesi encomiabile che non riusciva così bene dai tempi di "Technique": il cameo in italiano di Giacomo Cavagna regala un tocco kitsch a "Tutti Frutti" che si può perdonare - il brano è un tour de force che unisce una base in forte odore di Daft Punk e archi che fanno da sfondo a un ritornello che ricorda, volente o nolente, "The Night You Murdered Love" degli Abc. Una serata noiosa trascorsa a fare zapping ha spinto Bernard a scrivere la poesia che è diventata poi il testo recitato da Iggy Pop in "Stray Dog", il brano che più di tutti rievoca lo spettro di Ian Curtis su una base che sa di "She's Lost Control" dall'inizio alla fine. Il feeling tra i New Order e i Chemical Brothers è collaudato, e qui Tom Rowlands mostra di saper mettere le mani nei pezzi giusti ("Singularity" e la travolgente "Unlearn This Hatred", quasi un anthem estivo fuori stagione), Stuart Price mette a disposizione un po' della sua polvere magica in "Superheated" e Brandon Flowers, che deve ai New Order anche il nome della sua band ("The Killers" era la band fittizia che compariva nel video di "Crystal"), si conferma il mattatore pop di sempre appoggiandosi a una melodia per cui oggi gli Erasure ucciderebbero.

Alla grande festa manca lui, Hooky. Non è facile rimpiazzare uno dei bassisti dal suono più riconoscibile degli ultimi quattro decenni, eppure il lavoro di Chapman è egregio in ogni brano del lotto. Il titolo dell'album scherza sulla musique concréte, la copertina di Peter Saville (uno di famiglia, lo sappiamo bene) richiama i tableau degli anni Venti di Piet Mondrian ma il suono è quanto di più fresco e accessibile ci si potesse aspettare. Al contempo squisitamente passatista e incastrata alla perfezione nel presente, Music Complete è la solita summa magistrale di riff dolceamari, beat irresistibili, energia creativa e un po' di sano mestiere che viene in soccorso quando si tratta di rendere meno insipido un brano come "Restless". I New Order sono di nuovo tra noi, e se i risultati sono questi, conviene tenerceli stretti.

Contributi di Alessandro Liccardo ("Music Complete")

New Order

Il nuovo ordine del synth-pop

di Stefano Aicardi

Reduci dall'avventura dei Joy Division e dalla tragedia del loro leader, i superstiti New Order, insieme alla tastierista Gillian Gilbert, hanno dato vita a una variante oscura del synth-pop, capace di proiettare l'ombra della new wave fino all'era dei rave, della techno e di Trent Reznor
New Order
Discografia
 Movement (Qwest, 1981)

7

 Dreams Are Over (Ep, 1982)

6,5

Power, Corruption And Lies (Qwest, 1983)

8,5

Low-Life (Qwest, 1985)

7

 Brotherhood (Qwest, 1986)

5

Substance (anthology, Qwest, 1987)

8

 Technique (Qwest, 1989)

6,5

 Peel Sessions 1 (Strange Fruit, 1990)

7

 BBC Radio 1 Live In Concert (Import, 1992)

6

 Republic (Qwest, 1993)

4

 Best Of/Rest Of (Qwest, 1994)

6

 Peel Sessions 2 (Varese, 2000)

6

 Get Ready (Warner, 2001)

4,5

 International/Retro (box-set, Warner, 2001)

 

 Waiting For The Sirens' Call (Warner, 2005)

7

Music Complete (Mute, 2015)

7,5

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(videoclip, 1988)
Fine Time
(videoclip da Technique, 1989)
World In Motion
(videoclip, 1990)
Regret
(videoclip, da Republic, 1993)
Crystal
(videoclip da Get Ready, 2001)
60 Miles An Hour
(videoclip da Get Ready, 2001)
Krafty
(videoclip, da Waiting For The Sirens' Call, 2005)
Ceremony
(live in Glasgow)
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(live in Glasgow)
Restless
(videoclip, da Music Complete, 2015
)
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