Virgin Prunes

Virgin Prunes

Rituali pagani dall'Irlanda

di Mauro Roma

Genuina espressione della Dublino punk e del collettivo del Lypton Village, i Virgin Prunes sono stati una delle più originali realtà della new wave. Il loro cabaret allucinato combinava un folklore atavico con suoni d'avanguardia, in bilico tra glam e gothic-rock. Un progetto culminato nell'epico album "...If I Die, I Die"

I Virgin Prunes di Gavin Friday (vero nome: Fionan Harvey, nato a Dublino nel 1959) sono stati una delle più originali realtà emerse dal calderone new wave, nonché una delle più sincere espressioni di ribellione al conformismo e alla "normalità" nate nell'era del punk. In realtà, la loro proposta artistica includeva il fatto musicale solo parzialmente, perlomeno all'inizio.
I Virgin Prunes erano prima d'ogni altra cosa teatro, un cabaret allucinato e aggressivo che mirava a far risaltare lo squallore metropolitano contrapponendolo a un visionario quanto blasfemo ritorno alla pura "naturalità" degli istinti.
Essendo la musica solo uno - e forse nemmeno il più importante - degli aspetti della loro avventura, la loro discografia può apparire a un primo sguardo scarna e confusionaria, e a un primo ascolto come un'accozzaglia di spunti poco o nulla legati tra loro, ora chiusi in oscuri avanguardismi, ora aperti al folk, al pop e alla canzone d'autore più demodé.

I Virgin Prunes diventarono noti internazionalmente con il loro primo Lp, ...If I Die I Die, del 1982, uno dei dischi culto del post-punk e del rock gotico. In realtà la loro avventura era cominciata ben prima, già nel 1977, attraverso un'intensa attività live, che per anni li aveva resi famosi, sebbene la loro fama rimanesse ancora confinata nella loro isola, come una scandalosa eccentricità. Il loro teatro grottesco, i loro rituali pagani, i loro incubi orgiastici erano ben più di semplice espressione artistica: erano anche uno stile di vita.

Il contesto nel quale a metà anni Settanta si forma l'embrione dei futuri Virgin Prunes è il Lypton Village, un collettivo di adolescenti dublinesi che tentavano di fuggire dal grigiore del sobborgo di Ballymun, da una vita quotidiana divisa tra scuola, religione (l'Irlanda, il paese nel quale citando le parole del regista Neil Jordan, "anche i cani si fanno il segno della croce") e squallore sub-urbano, rifugiandosi nella musica, nell'arte, nell'eccentricità dei modi e del look "glam". Due amici d'infanzia sono i "leader" del gruppo. Fionan Harvey e Paul Hewson, che in ossequio alla "politica" del collettivo di adottare strambi pseudonimi, si ribattezzano rispettivamente Gavin Friday e Bono Vox. Del "circolo" fanno parte anche i fratelli Evans, Richard e David. Mentre il secondo con il soprannome di The Edge darà vita insieme a Bono pochi anni dopo al più famoso gruppo pop-rock degli ultimi vent'anni, gli U2, il secondo - ribattezzatosi Dik Prune - si aggrega a Gavin Friday decretando così la nascita dei Virgin Prunes, che nel loro slang stava a indicare i "freak", i "diversi", gli emarginati che la gente "normale" rifuggiva o ignorava. Ma gli strani personaggi che vanno a formare la "cricca" di Gavin Friday non finiscono qui: ci sono altri due fratelli, Derek e Trevor Rowen, in arte Guggi e Strongman; e ancora Anthony "Pod" Murphy, Reggie "The Dog" Manuel (futuro manager del gruppo), e "Dave-id", ovvero David Watson, Danny Figgis che sceglie lo pseudonimo di "Haa Lacka Bintii" e infine Mary D'Nellon, che in seguito si aggiungerà alla bizzarra combriccola.

Tutti loro sono Virgin Prunes, e all'inizio (1977) mentre l'Inghilterra va a fuoco sotto le urla di Johnny Johnny Rotten (e l'Irlanda risponde da par suo alla chiamata alle armi del punk con i Boomtwon Rats di Bob Geldof e soprattutto con i mitici Stiff Little Fingers), e giù giù nell'underground più sordido i Throbbing Gristle diffondono il verbo dell'industrial, loro se vanno in giro mezzi nudi per le strade di Dublino, con i due piccioncini Gavin e Guggi a far bella mostra del loro look a metà tra il dandy e il cavernicolo, sostando come se nulla fosse davanti a chiese e altarini votivi. E iniziano anche a esibirsi e a shockare con i loro spettacoli, costellati di sangue, urla, sesso, danze tribali, rituali animisti e paganesimo assortito. Gavin e Guggi (con sporadici interventi di Dave-id) sono le star, i "cantanti", performer/attori/urlatori. Nell'ombra Dik e Strongman (ufficialmente chitarrista e bassista) provvedono alla colonna sonora, fatta di rumori, suoni torturati e deformati, oppure di selvagge galoppate condotte a ritmi forsennati (Pod e Bintii si alternano alla batteria), vagamente imparentate con il coevo dark-punk di Siouxsie. E, come obbligatorio di fronte a delle "Virgin Prunes" come loro, in tre anni di vita e di spettacoli, le reazioni dell'Irlanda si dividono tra lo sdegno, il rifiuto e l'ignoranza più totale; non così i colleghi artisti però: nel 1978 i Virgin Prunes aprono il concerto dublinese dei Clash, mentre il guru della musica industriale Genesis P-Orridge li sostiene e li appoggia. E poi ci sono gli U2, che nonostante il successo dei loro primi concerti e dei loro primi singoli (1979) non hanno certo dimenticato i loro vecchi amici. Ed ecco quindi i Virgin Prunes a dividere il palco con gli U2, all'Acklam Hall di Dublino nel 1980, proprio mentre Bono e compagni stanno per pubblicare il primo album "Boy".

Pochi mesi dopo, per la prima volta i Virgin Prunes mettono piede in una sala d'incisione, per incidere l'Ep Twenty Tens. Mettere ordine nella loro musica non è certo impresa facile: eppure i quattro brani di questo Ep si segnalano già per la loro unicità rispetto al panorama post-punk di quel periodo, a cui certo i Virgin Prunes possono essere accomunati (in particolare ai Pil e ai primi Einsturzende Neubauten), ma nel quale fin da ora la loro musica si ritaglia una nicchia tutta sua: "Twenty Tens (I've Been Smoking All Night Long)", su una ritmica fratturata e tempestosa, trasforma Devo e Pere Ubu in musica per sabba demoniaci; "Revenge" non è una canzone, è una seduta spiritica. E mette i brividi; "The Children Are Crying" prende il tema del primo (leggendario) successo degli U2, "11 O'Clock Tick Tock", lo rallenta e lo dilata all'inverosimile e lo affida al canto demenziale di Dave-id. E infine il delirio a metà tra tribalismo e musica ambientale di "Greylight".

Dopo un altro singolo, "Moments And Mine", i Virgin Prunes firmano per la Rough Trade e si imbarcano in un ambizioso progetto multimediale, A New Form Of Beauty, comprendente tre singoli (editi rispettivamente su formato: 7, 10 e 12 pollici), un live (su cassetta), un libro e un video che però non verrà mai realizzato. I tre singoli contengono nel complesso una confusione di spunti da cui emergono spesso idee geniali, come la suite rumorista in tre parti "The Slow Children", l'assurda, stralunata cantilena di "Sandpaper Lullaby" (con tanto di coretto "la la la"), e uno dei pezzi più suggestivi del loro teatro dadaista, "Sleep/ Fantasy Dreams". E che dire della spettacolare "Come To Daddy", 10 minuti condotti da un ritmo infuocato e catatonico, trafitto da ogni genere di dissonanza chitarristica da far invidia ai Sonic Youth, mentre Friday e Guggi urlano, rantolano e "dialogano" tra loro più deliranti che mai... Il live Din Glorious/A New Form Of Beauty 4 (1982) testimonia invece di un loro concerto tenutosi al Trinity College di Dublino nel novembre 1981, nel quale i loro brani sono mixati e deformati dai nastri secondo la prassi di avanguardisti come Nurse With Wound.

Il 1982, però, è prima di tutto l'anno della pubblicazione del primo album, …If I Die, I Die . Il fondamentale apporto del genio di Colin Newman alla produzione aiuta il gruppo a trovare il giusto modo di esprimere la propria vocazione teatrale in una dimensione che da ora diventa totalmente musicale, dimensione nella quale l'apporto dei membri più recalcitranti, specie Guggi e Dave-Id viene per forza di cose sacrificato. Ecco dunque che Gavin Friday si staglia ormai leader indiscusso, è lui a calamitare su di sé i riflettori, conducendo l'album tra cerimoniali occulti come quello straordinario recital spiritato che è "Decline And Fall", cupi melodrammi come "Bau-Dachong" e danze sfrenate come "Pagan Lovesong" (anche singolo) e "Baby Turns Blue", due autentici classici del rock gotico. I suoi testi visionari intonati dalla sua voce sgraziata, le atmosfere notturne e malate intessute nell'ombra da Dik e Strongman conferiscono a ogni brano un alone di autentico fascino "magico": sia che si tratti di un irresistibile, insensato, sdolcinatissimo brano pop come "Ballad Of The Man" (interpretato da Dave-id) sia che si tratti di un'invettiva violenta come "Walls Of Jericho", che con l'invasata "Caucasian Walk" e un'agghiacciante messa nera come "Theme From Thought" chiude l'opera sui toni grezzi, crudeli e incontrollati dei primi lavori.

Il momento d'oro del gruppo viene alimentato da due uscite collaterali che approfondiscono le atmosfere più arcane dell'album. Sono l'Ep The Faculties Of A Broken Heart e il mini-Lp Heresy, diviso tra una parte live e una parte registrata in studio: tra le perle che contiene, vanno citate almeno un'altra assordante istantanea dal loro teatro della crudeltà, l'infernale "Rhetoric", e il brevissimo siparietto ambient-folk "Nisam-Lo".

Segue un tour europeo, seguono apparizioni televisive, segue insomma un accenno di (relativa) fama. E poi? E poi il nulla, la dissoluzione, improvvisa. È il 1984 quando prima Guggi e poi il chitarrista Dik abbandonano il gruppo, sempre più creatura a immagine e somiglianza del solo Friday. Peccato, però, che le registrazioni del secondo album, Sons Find Devils, a cura di Dave Ball dei Soft Cell, si traducano in un clamoroso nulla di fatto, e tra vari problemi con le case discografiche l'album non vedrà mai la luce. Nel 1985 escono solo raccolte: il mini-album Over The Rainbow, antologia di rarità e pezzi inediti risalenti agli anni precedenti, come sempre spartito tra episodi decisamente sperimentali, il più riuscito dei quali è "Red Nettle", e follie pop come "King Of Junk": il video intitolato come l'album "fantasma" Sons Find Devils, che mostra frammenti live e backstage (il video di "Rhetoric" è firmato dai Coil, con i quali Friday aveva collaborato l'anno prima).

Nel frattempo Gavin Friday ha fondato una sua label, la Baby Records, e si è ormai convertito verso una canzone d'autore nostalgica e romantica. E il nuovo album dei Virgin Prunes, The Moon Looked Down And Laughed (1986) segue questa linea. Ma l'album è in pratica già un suo disco solista; lo scioglimento ufficiale dei Virgin Prunes non può più essere rimandato e viene annunciato infatti all'inizio del 1987, a dieci anni dalla loro nascita, dopo l'ultima loro pubblicazione, il live Hidden Lie.

Dik, Strongman, Dave-id e Mary D'Nellon proseguono per un po' con il nome di Prunes, all'insegna di un apprezzabile dark-pop, mentre Guggi si è dato alla pittura e Gavin Friday ha avviato una altalenante carriera solista, sponsorizzata soprattutto da Bono, tuttora suo amico fraterno, malgrado i percorsi radicalmente diversi avviati dai rispettivi gruppi. Collaborando inoltre con i musicisti Tim Simenon e Maurice Seezer, insieme ai quali Friday cura con successo le colonne sonore dei film "Nel Nome Del Padre" e "The Boxer", entrambi del regista Jim Sheridan. 

Un'avventura, quella dei suoi Virgin Prunes, che è stata una delle più originali e inimitabili della storia del rock: una eredità la loro difficile da raccogliere, troppo legati a quell'epoca (1977-1982) e alla loro terra natale per poter davvero sperare nell'apparizione di una band capace di raccoglierne il testimone. Motivo in più per cui il loro culto sopravvive intatto ancora oggi, a rafforzare il quale è arrivata la preziosissima opera della Mute che intorno alla fine del 2004 ha ristampato su cd il loro intero repertorio, irreperibile ormai da anni.

Virgin Prunes

Rituali pagani dall'Irlanda

di Mauro Roma

Genuina espressione della Dublino punk e del collettivo del Lypton Village, i Virgin Prunes sono stati una delle più originali realtà della new wave. Il loro cabaret allucinato combinava un folklore atavico con suoni d'avanguardia, in bilico tra glam e gothic-rock. Un progetto culminato nell'epico album "...If I Die, I Die"
Virgin Prunes
Discografia
VIRGIN PRUNES
   
Twenty Tens (1980, Ep)

 

 
Moments and Mine (1981, single) 
 
A New Form Of Beauty (1981/82)

 

…If I Die, I Die (1982)

 

Heresy (1982)

 

 
The Faculties Of A Broken Heart (Ep, 1982)

 

 
Over The Rainbow (anthology, 1985)

 

 The Moon Looked Down and Laughed (1986)

 

 
The Hidden Lie (live, 1987) 
 
 
GAVIN FRIDAY
   
Each Man Kills The Things He Loves (1989)

 

 
Adam and Eve (1992) 
 
 
THE PRUNES
   
 Lite Fantastic (1988) 
 
Nada (1989)

 

 
Blossom And Blood (1991) 
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Recensioni

VIRGIN PRUNES

...If I Die, I Die

(1982 - Rough Trade)

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