Labradford

Labradford

Il post-rock cosmico

di Claudio Fabretti, Filippo Pennacchio

Eredi dei Pink Floyd, ma anche della musica cosmica tedesca, gli americani Labradford hanno rappresentato l'ala più elettronica del movimento post-rock

All'inizio della loro carriera, erano stati definiti la reincarnazione americana dei Pink Floyd. In seguito, i Labradford si sono affermati come una versione da camera dei gruppi che nel decennio Novanta hanno trascinato il rock oltre i suoi classici confini, facendogli vivere una vera rivoluzione. In altre parole: "quelli del post-rock", dai Tortoise ai Dirty Three, dai Gastr del Sol ai June of '44. Di questa galassia, dai contorni vaghi e indefiniti, i Labradford rappresentano l'ala più elettronica e minimalista, quella che ha saputo raccogliere l'eredità dei Pink Floyd, ma anche dei maestri tedeschi Neu!, Tangerine Dream e Klaus Schulze, nonché del padrino dell'ambient-music Brian Eno, ricollegandola alla coeva scena inglese (la cosiddetta Bristol-psycho), portata avanti da gente come Flying Saucer Attack e Main.

D'altronde, il post-rock si è presto trasformato in una semplice attitudine, fondata sulle contaminazioni più varie tra rock, jazz, musica classica ed elettronica. Ed è riuscito a cambiare il gusto degli appassionati di rock. Basti pensare al piccolo successo di un disco come E Luxo So, interamente strumentale, senza titoli, minimalista e ripetitivo: un tempo sarebbe stato relegato nella ristretta nicchia dell'avanguardia, e guardato con diffidenza dai fruitori di chitarre e battute in 4/4. Un rock etereo, dalle fragili cartilagini, che vive di esili trame melodiche mandate in "loop" e di evanescenti divagazioni ambientali. Poche note, talvolta un semplice suono, vengono abbozzati e a partire da essi, attraverso un attento lavoro di sovrapposizioni strumentali, costruite impalcature sonore minime ma compiute.

I Labradford nascono a Richmond, Virginia, come un duo strumentale: Carter Brown (tastiere elettroniche) e Mark Nelson (chitarra e voce). Cominciano a suonare nel 1992, uniti dall'amore per i suoni più sperimentali e per il kraut-rock, la musica elettronica tedesca degli anni 70, che i due considerano "una vera e propria tradizione". La loro ricetta prevede l'uso contemporaneo degli strumenti tradizionali rock e delle moderne apparecchiature elettroniche.

Il monumentale Prazision, titolo inaugurale del catalogo Kranky, esce nell’ottobre del 1993, destando da subito l’attenzione di stampa specializzata e intellighenzia underground.
Registrato dai soli Carter Brown (moog, vocoder, synths) e Mark Nelson (chitarre elettriche e acustiche, tape loops, voci), il disco è un’escursione lunga undici tracce in territori che solo di sfuggita lambiscono i luoghi comuni del rock, adottando piuttosto soluzioni prossime all’avanguardia. "Listening In Depth", posta in apertura, è un ottimo esempio di quest’attitudine, attraversata da venti psych a lambire figure industrial che pulsano statiche per tutta la durata del brano. Così come avviene in "Experience The Gated Oscillator", costruita attorno a modulazioni noise o in "Sliding Glass", dove sparute note di chitarra sono sommerse a intermittenza da bordoni cosmici.
Altrove a dominare sono invece le atmosfere più pacate, quasi ambientali, vedi "Splash Down", con una voce appena sussurrata che si perde tra tocchi di synth e trame chitarristiche minimali; è il caso di episodi come "C. Of People", dell’eterea "Disremembering" o di "Soft Return". Melodie a tratti impalpabili, talvolta tangenti l’isolazionismo si alternano a momenti di segno opposto, in cui a dominare sono scenari post-industriali e atmosfere cupe, opprimenti, lynchiane. Suoni mai freddi o fini a se stessi, musiche sì d’ambiente ma dietro cui si celano le canzoni. A ribadirlo "Accelerating On A Smoother Road", una chitarra acustica, quasi shoegaze nell’insistere su pochi accordi, quasi un folk apocalittico nell’incedere, porta da sola avanti il pezzo, accompagnata da sospiri e da pochi inserti pianistici. E poi via di seguito fino alla conclusiva "Skyward With Motion", l’episodio più radicale del disco, un numero ambient-noise che si distende per oltre otto minuti prima di cedere spazio a un organo e poi, come da copione, al silenzio.

Il successivo A Stable Reference ("Album dell'anno" per molte riviste in Inghilterra) arricchisce la formula con effetti melodici in stile vagamente gotico e con cadenze ritmiche più accentuate, grazie anche all'innesto del bassista Bobby Donne. Smussati parecchi spigoli, la musica del trio diventa meno stratificata e più quieta. Echeggia, a tratti, il tema conduttore di "Twin Peaks".

Nel successivo e omonimo Labradford (1996) si compie un nuovo prodigio: la psichedelia, la musica industriale e quella ambientale vengono mescolate dalla band di Richmond attraverso l'umore del proprio tempo, ne consegue qualcosa di nuovo e inaspettato.
L'intento è dichiarato già dalla bellissima copertina, dove quei pilastri di metallo, forse un nastro trasportatore, risultano sfocati, come l'immagine onirica di un ricordo lontano sul punto di svanire per far posto alla veglia. E sono infatti degli anemici rumori d'acciaio ad aprire il disco, introducendo "Phantom Channel Crossing". Ciottoli e catene che si trascinano lentamente come trasportati da un vento cosmico, emesso da una cupa elettronica analogica. "Midrange", invece, si distende su territori armonici più usuali, ma soprattutto fa posto alla melodia e al canto, del tutto assenti nell'incubo precedente.
Il senso di dolore e desolazione si eleva su livelli quasi religiosi nella successiva "Pico". Un basso che pare il suono d'un orologio a pendolo prelude all'entrata di un tema d'organo salmodico, ma soprattutto di una voce che sembra recitare una preghiera, come a decretare il riposo eterno di una civiltà perduta. A dare il tempo i soliti ticchettii di orologio, metronomici e imperturbabili.
"The Cipher" è un altro incubo di devastazione psicologica, tra sibili intergalattici e palpitazioni sintetiche. La lunga processione di "Lake Speed" fa leva sempre sull'organo per esprimere il senso di martirio, accompagnato da una dissonanza intermittente. A rallentare il tutto, una chitarra svogliata e un basso abulico, insieme per segnare il passo di questa marcia deformata.
La dissonanza è la vera protagonista della successiva "Scenic Recovery", e quando si arriva alla conclusiva "Battered", si è sfiniti ma anche affascinati dal viaggio, giusto in tempo per apprezzare l'ennesimo capolavoro, degno testamento finale di un disco irripetibile. Una chitarra tremolante invade la percezione col suo suono informe, stesso proposito seguito dalla tastiera, che si insinua così delicatamente da non farci quasi avvertirne la comparsa. Un orologio al quarzo fa sentire di tanto in tanto la sua presenza, mentre la voce annega e si dissolve, ormai liquefatta, in questo sterminato gioco di dissolvenze. D'improvviso tutto si interrompe, per far posto a un languido gioco di chitarra-basso-batteria di chiara ispirazione post-rock, che accompagna l'ascoltatore sino al termine del disco.
L'album accredita i Labradford come band di punta del nuovo rock strumentale americano, grazie anche a un discreto battage pubblicitario.

Mi Media Naranja, disco quasi interamente strumentale, continua il percorso di abbandono dei riferimenti più rock della band. E il recente "E Luxo So", melodico ed evanescente, tanto da indurre in una sorta di trance onirica l'ascoltatore, si presenta come il compendio del loro repertorio, con pregi e difetti. Può essere considerato il manifesto ideale di questa sorta di "cosmic-post-rock". Ma può anche apparire la cristallizzazione, al limite del manierismo, di uno stile che sacrifica talvolta l'emozione in un vortice di loop, campionatori e trance cosmiche.

Nel 2001 i Labradford hanno realizzato l'Ep Fixed::Context, quattro brani di puro ambient-post-rock, a cominciare dall'iniziale "Twenty", diciotto minuti di una lenta digressione rumorosa, silenziosa a tratti, inquietante. In maniera simile, la conclusiva "Wien " mantiene quell'aspetto di leggera tensione emotiva tipica del gruppo, mentre i due brani centrali mostrano il volto più quieto dei Labrafdord.

Mark Nelson ha poi dato vita anche al progetto Pan American.

Contributi di Michele Mininni ("Labradford")

Labradford

Il post-rock cosmico

di Claudio Fabretti, Filippo Pennacchio

Eredi dei Pink Floyd, ma anche della musica cosmica tedesca, gli americani Labradford hanno rappresentato l'ala più elettronica del movimento post-rock
Labradford
Discografia
Prazision (Kranky, 1993-2007)

8

 A Stable Reference (Kranky, 1995)

7

Labradford (Kranky, 1996)

8

 Mi Media Naranja (Blast First!, 1997)

6

 E Luxo So (Kranky, 1999)

6,5

 Fixed::Context (Kranky, 2001)

5,5

pietra miliare di OndaRock
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Recensioni

LABRADFORD

Prazision LP (ristampa)

(2007 - Kranky)
La ristampa del folgorante esordio del duo, primo titolo del catalogo Kranky

LABRADFORD

Labradford

(1996 - Kranky)
Psichedelia, musica industriale e ambientale rielaborate al tempo del post-rock

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