Laurent Garnier

House-music per notti aliene

di Alessandro Biancalana

Dagli epici rave parigini all'empireo dei club internazionali: l'irresistibile ascesa di Laurent Garnier, primo ambasciatore del "French touch" e figura-chiave nell'evoluzione della house-music dell'ultimo ventennio
La faccia bastarda dell'house. Il tocco sopraffino di un perfezionista. Catastrofi parigine per notti d'altri tempi. Musicista, produttore e compositore. Alieno e terreno. Delicato e cattivo. Se la lotta per la diffusione delle (nuove) sonorità elettroniche tra Francia e Inghilterra vede vincitrice la prima, lo dobbiamo proprio a Laurent Garnier. La sua è musica danzante e ondeggiante. Una musica che pare composta per attimi di pazzia, frangenti di instabilità. Scampoli di bellezza interplanetaria.

Nato nel 1966 a Boulogne Sur Seine nella Francia più oscura, il Nostro inizia già dalla prima adolescenza a ricamare suoni. Negli anni 80 è dj, prima a Londra, poi a Manchester, ma è nella decade successiva che riesce a evolvere sia come musicista puro, sia come animale da console. Con il passare del tempo, riesce a farsi conoscere nel giro che conta, fino a divenire uno dei più importanti disc jockey del mondo. Proprio la sua attività estroversa di Djing a Manchester (nel leggendario Haçienda club), durante la fine degli 80, influenzerà in maniera palese gruppi come Stone Roses e Happy Mondays, nel modo di miscelare ritmi rock con cadenze dance.
Agli inizi degli anni Novanta si sposta a Parigi e continua la sua attività al The Wake, sempre con una personalità impressionante.

Dopo questo apprendistato, utilissimo per la sua formazione, gli viene affidata la sezione dance della francese Fnac, dove vengono dati alle stampe i suoi primi lavori, insieme a quelli di gente come Ludovic Navarre, DJ Deep, Shazz. Da segnalare in questo periodo un piccolo Ep dal nome A Bout de Souffle. Ricami interstellari troppo vicini alla terra per essere considerati significativi, ma da ascoltare per comprendere l'evoluzione del suono garnieriano.
L'esperienza, gestita insieme al suo socio Eric Morand, che dura dal '92 al '94, porta il duo a creare una nuova etichetta: F Communications. French-Touch is now active. Da subito la suddetta si distingue per un grandissimo lavoro di sdoganamento del suono francese in giro per i club del mondo. Ancora prima del baraccone neo-disco di gente come Daft Punk, Cassius e via discorrendo.

Carriera discografia nell'olimpo dell'elettronica. Strabordante perfezione.
Connubio folgorante di deep-house, Detroit-techno, influenze ammorbanti acid/trance e una sorprendete vena jazzy. Sono paesaggi per anime erranti, battiti inumani e sangue gelido. Macchine al servizio del ballo. Musica per danzare sotto la luna e lasciarsi andare fino allo sfinimento. Tribalismi in una notte d'estate caldissima e soffocante, con il solo battito a smuovere una immobilità stagnante.
Prima vera prova sulla lunga distanza e siamo già nello spazio. Corre l'anno 1995.
Nonostante Shot In The Dark sia il suo primo lavoro, la fermezza con cui riesce a creare il groove giusto è impressionante. Collisioni techno con un contorno di bleep ossessionanti ("Shot In The Dark"), uno schianto di rumore abrasivo e scorticante ("Geometric World"), il tributo allo storico locale "Rex" con un andamento vagamente house ("Rex Attitude"). È un esordio da maestro che sfata il mito per cui Garnier sarebbe solamente un ottimo dj, ma non un produttore di qualità. Chapeau.

Lo stesso anno, il suo repertorio si arricchisce di un album transitorio: Mixmag Live!, Vol. 19. Nel frattempo si diverte a remixare mezza storia della musica elettronica e manda alle stampe Laboratoire Mix (1996). Green Velvet, Neil Landstrumm, Juan Atkins, Aux88, K Hand: sono solo alcuni dei nomi degli artisti "sfigurati" dalla sapiente mano di Laurent. Un pezzo essenziale della sua discografia ed uno dei migliori saggi della filosofia del mixing mai pubblicati.
Lo stesso anno l'etichetta Never pensa bene di pubblicare un best: Raw Works, che comprende un po' tutti i suoi primi classici. Da "Butterfly" a "Rex Attitude". Passando per "Orgasm", fino al cataclisma di "Aquarius".

Nel '97 il Nostro rilascia 30, un album diverso, influenzato dalla marea di nuove tendenze che nel frattempo hanno preso piede nella scena elettronica. Incursioni trip-hop, dub offuscato, emulazioni eccellenti, sketch azzardati. Un'opera coraggiosa, apprezzabile nelle sue "intenzioni", ma al tempo stesso contraddittoria e caratterizzata da frequenti alti e bassi. Il risultato risulta, nel complesso, fuori bersaglio.
Una delusione che si concretizza negli episodi più scialbi ("Deep Sea Diving", "For Max"), qualche colpo da club non manca mai ("The Hoe", "Flashback"), una serie di composizioni dubbie e incerte ("Sweet Mellow D", "Mid Summer Night"), la voglia di sperimentare senza riuscirci appieno ("Kall It!", "I Funk Up").
In conclusione ci troviamo davanti a un disco transitorio, ma fondamentale per l'iter artistico dell'artista. Si permette di sperimentare varie soluzioni e ne trae le proprie conclusioni. Consapevole della propria forza e dei propri limiti, proseguirà con una linea più coerente, immergendosi nel suo mondo di immagini aliene.

Anno ricco di uscite il '98. Ben due lavori. Le performance live come dee-jay di X-Mix-2: Destination Planet Dream (su !K7) e l'antologia dei suoi (primi) successi Early Works (su Arcade).
Estenuante la session di 70 minuti presente nel primo, con la presenza di: A.S.I.O., Robert Armani, Dea, H.M.C., Karl Kowalski, Kenny Larkin, Guillaume La Tortue, Brian Transeau. La completa padronanza della tecnica del mixing permette a Garnier di stravolgere in maniera irriconoscibile una miriade di mostri sacri, in un turbine cosmico di techno, house, acid e trance. Da segnalare, in particolare, il remix di Carl Craig, ovvero: come spaccare in due la natura di un pezzo e renderlo ancora più soffocante.
Come può suggerire il titolo, la raccolta su Arcade raccoglie invece i primi, preziosissimi lavori, composti da Garnier in età post-adolescenziale. Emergono già i tratti caratteristici del suo repertorio successivo. "Acid Eiffel" emana spore velenose d'ossessionante pericolosità e lascia un omaggio parigino alla mecca della techno: Detroit. "Wake Up" è un completo coacervo di stomp techno, classico dei primi anni 90, periodo magico per i rave europei. Una trance sinuosa e ipnotizzante connota pezzi come "Lost In Alaska" e "Virtual Breakdown". Ricami di colorata flessibilità house impreziosiscono l'ombrosa "Moonbeam". Strazianti battiti stellari in "Breathless".

L'anno dopo ('99) esce la stessa versione della raccolta con un solo cd, la selezione è praticamente la stessa, con l'aggiunta qua e là di qualche altro pezzo (splendida "Join Hands"). Qualunque sia la versione, rimane una raccolta essenziale.

Arriva il 2000. Nuovo millennio. E giunge anche il capolavoro assoluto di Garnier. L'album della maturità che doveva essere e non è stato 30. Poliedricità stilistica fuori da ogni steccato di genere.
Unreasonable Behaviour non è album. E' un miracolo. E' la colonna sonora delle notti del ventunesimo millennio. Club affollati. Miriadi di teste vaganti. Ballo e ascolto. Orgiastico movimento di corpi. Deteriorante battito per alieni. L'apocalisse si presenta con prepotenza ("The Sound Of Big Babou", "Greed", "Dangerous Drive"), atmosfere oscure e maledette, leggermente jazzate e frammentarie, sono inedite ma ben accolte ("The Man With Red Face", "Cycles d'Oppositions", "Last Tribute From The 20th Century").
Il disco segna una evoluzione decisiva nello stile del Nostro. Facendo tesoro delle lezioni impartite dal sound detroitiano, Garnier partorisce una delle miscele sonore più innovative dell'elettronica recente.

Passano tre anni prima che la sua attività discografica riprenda a macinare suoni, quando nel 2004 esce Excess Luggage. Mastodontica raccolta di remix e collaborazioni varie distribuita su quattro cd, riassume in maniera calligrafica ogni più piccola particolarità del suo modo di trattare la musica. Un filo conduttore unisce un miscuglio apparentemente confusionario di tendenze dance-pop, techno, house, trance e chi più ne ha più ne metta. C'è il rischio di perdersi un po' all'interno di quest'opera, ma con la dovuta cautela, comunque, si riuscirà ad apprezzarne appieno tutte le sfumature.

Arriviamo al 2005, anno d'uscita di due nuovi lavori: un'altra raccolta di remix e, più importante, l'ultimo album di studio.
Life: Styles raccoglie recentissimi successi remixati da Garnier con la sapienza che ormai lo contraddistingue. Dal quadretto dance-pop di "The End" di John Carpenter fino all'ammaliante "I Get Lifted" di George McRae.

Il più recente lavoro in studio sulla lunga distanza si intitola invece The Cloud Making Machine. Il solito Garnier, se vogliamo. Un disco di alti e bassi, tra pezzi di classe inarrivabile e delusioni sorprendenti.
"The Cloud Making Machine Part 1" è una proto-ambient scabrosa e misteriosa, che emana rumore e misticismo: voci sfigurate sembrano lamentarsi, tastiere irriconoscibili ricamano disegni sinuosi nell'aria. "9.01-9.06" sembra Idm plasmata house, ci pare di sentire vagiti di dub, ma s'intromettono campionamenti di contrabbasso che sanno di jazz. Poliedrico. Se "Barbiturik Blues" ipotizza una musica aliena, da proporre in ambienti solitari, "Huis Cois" è un pezzo che non ha niente da proporre, con partiture di piano/chitarra veramente sciatte e banali, e con un cantato altrettanto trascurabile. "Act. 1 Minotaure Ex." è una suite molto ben costruita e inspirata, tra organi synth-etici, campionamenti di strumenti ad arco e spezzettamenti che sanno di sperimentazione.
"First Reaction (V2)" è una sorta di abstract-hip-hop, con andamento ambient e beat trascinante: tastierine microscopiche lasciano piccole note puntigliose, un tappeto sonoro evoca lo spazio e le stelle. La voce è molto potente e sciorina rime e parole dolorose. Il complesso è compiutezza allo stato puro. "Controlling The House Part 2" è molto sommessa e appartata. Il ritmo non prende il largo e il contorno non contribuisce a (ri)creare un'atmosfera contagiosa. Sottotono. "(I Wanna Be) Waiting for My Plane" è una electro-clash scabrosa e tirata. Un pezzo da concerto rock per amanti della techno.
Tirando le somme fino a questo punto, il disco non contiene veri e propri "capolavori". Detto fatto. Ecco "Jeux D'Enfants". Voci di bambini sono sovrastate e sfigurate da un mare di battiti sconclusionati, in un marasma percussionistico aleatorio e casuale. Ancora un organo dilatato sembra delineare i vicoli oscuri del pezzo, il suono si riduce e si espande, prolifera ed esplode. Il finale è pace, dopo uno scontro di milioni palline da flipper contro le parete della nostra mente. Un bimbo ci canta una filastrocca.
Conclude "The Cloud Making Machine Part 2", continuando il discorso iniziato dalla prima traccia, con l'aggiunta di un violino pungente e triturante.

Il percorso termina, la faccia bastarda dell'house si ripone e si nasconde. Il perfezionista dell'elettronica arriva alla fine del 2005 con una consapevolezza: la certezza di essere ormai uno dei personaggi-chiave della scena internazionale.

Durante lo svolgersi del 2006, vengono rilasciate altre due raccolte di differente valenza. La prima, intolata Kings Of Techno, e la seconda Retrospective.

Nel primo caso, l'etichetta Rapster, dopo aver assoldato grandissimi nomi per la serie “The Kings Of..”: da DJ Premier per l’Hip-Hop, fino ai Masters At Work per la House, si cimenta nella compilazione di un capitolo Techno e non manca di mettere dietro ai piatti due dei personaggi che ne hanno fatto la storia: l’americano Carl Craig e, appunto, Laurent Garnier.
Prima parte affidata alle mani del transalpino che tiene fede alla mitica definizione “la techno è George Clinton e i Kraftwerk chiusi in ascensore” e prende il discorso alla lontana con “No Fun” degli Stooges per poi andare a sondare i terreni della black music con Aretha Franklin (“Rock Steady”), e i Temptations (“Plastic Man”), chiudendo proprio con i Funkadelic di Clinton e la loro “Bettinos Bounce”. Saltando un decennio siamo subito in sbornia da seconda ondata detroitiana con Jeff Mills (“Utopia”), Arpanet (“NTT Docomo”), D.I.E (“Get Up”) e BFC, un pseudonimo di Carl Craig, (“Galaxy”). Conclusione a sorpresa con il nuovo prodigio bianco dell’Hip-Hop Dabrye che fa da coda alla selezione con la sua “Game Over”.
Seconda parte con Carl Craig a selezionare i brani ed entriamo subito negli anni ottanta con “Frequency 7” dei Visage (conosciuti per la loro Hit “Fade To Gray”) e la splendida “It’s A War” di Kano per poi andare in giro attraverso l’Europa con Yello (“No More Words”), Art Of Noise (“Beat Box Diversion 1”), Nitz Ebb (“Join The Chant”) e il nostro Alexander Robotnick, con (“Dance Boy Dance”), per concludere con la coda di “Acid Eiffel” dei Choice.

Interessante l’intento “enciclopedico” di Garnier che però fallisce nel proporre, per metà brani che hanno influenzato sì la techno, ma con la sua storia vera e propria hanno attinenza molto relativa, e per un'altra metà, brani interessanti che, nonostante ciò, non prendono in considerazione il periodo di nascita della Techno, coincidente con la seconda metà degli anni Ottanta. Episodi senza un minimo di coesione e senza una logica che ci presentano la techno in maniera parziale. A suo discapito viene in soccorso il poco spazio a disposizione.
Craig invece ricerca un pochino di più e si concentra sul continente europeo, proponendo una serie di tracce di sicura importanza, ma che in una compilation con queste premesse risultano anche loro fin troppo superficiali e confusionari, senza una logica apparente se non quella di stupire con una selezione particolare.
Craig e Garnier “Kings Of Techno” lo sono davvero, non in questo caso però.

Nel secondo episodio, al contrario di quanto detto per "Kings Of Techno", i risultati sono ottimi.
Fra le raccolte rilasciate, e descritte in questa monografia, Retrospective è senza dubbio la migliore che si possa trovare sul mercato. Ciò è dimostrato dall'ampio raggio che essa propone, andando a ripescare i migliori pezzi di un album incerto come "30", tra i quali meritano menzione l'ossessionante "Crispy Bacon" e la remixata "Flashback", senza lasciar da parte la commovente "For Max".
Per quanto riguarda il capolavoro "Unreasonable Behaviour", si presentano, quando in versione originale, quando mixate, le terribili "The Man With The Red Face" (registrata dal vivo) e l'aliena "Downfall". Passando per il jazz marziano di "Greed", la domanda che tutti gli appassionati di Laurent si chiederanno, è :"The Sound Of The Big Babou" dov'è? Ebbene sì, questa è l'unica pecca della presenta raccolta. Probabilmente il più bel pezzo prodotto da Garnier non è stato incluso.
Magra inclusione dell'ultimo album in studio, "The Cloud Making Machine", di cui è presente quel che c'era da salvare da una prova tutto sommato deludente.
Le scomposizioni di "Jeaux d'Enfants" sono cose d'alta scuola, la stramba "Barbiturik Blues" si barcamena come può fra battiti che rimbombano e sibili digitali. Per quanto riguarda le "chicche", sono da annoverare la silente "10000 Leagues", uscita a suo tempo sotto il nome di Alex Attias Presents Mustang, di cui Garnier curò la fase di mixaggio. Grandissimo ripescaggio per la detonante "Demented", scritta da Carl Craig, su cui mise le mani sempre il nostro precisamente nel 2003.
Fra le primissime cose qui proposte abbiamo "Coloured City", uscita nel '98, "At Night", licenziata nel 2003, sotto il moniker Alaska (con Nic Britton), "Basic", un remix per Elegia coincidente sempre con gli esordi, infatti, siamo intorno al 1999.
Nel secondo cd, la raccolta racimola ancora qualche sorpresa, dando due riferimenti al suo primo album, "Shot In The Dark", attraverso "Astral Dreams" e "Raw Cut". Per ricordare che, nonostante l'inesperienza, Garnier era capace di grande cose anche agli inizi.
Conclude con appararente dolcezza la serafica "Le Voyage De Simone", e a noi, non resta che asserire l'assoluta importanza di un "documento" di tale portata per chi vuole anche solo avvicinarsi alla figura di Laurent Garnier.

Contributi di Michele Camerin ("Kings Of Techno")

Laurent Garnier

House-music per notti aliene

di Alessandro Biancalana

Dagli epici rave parigini all'empireo dei club internazionali: l'irresistibile ascesa di Laurent Garnier, primo ambasciatore del "French touch" e figura-chiave nell'evoluzione della house-music dell'ultimo ventennio
Laurent Garnier
Discografia
  ALBUM UFFICIALI

 


   

 


  Shot In The Dark (F COmmunication, 1995)

7

  Raw Works (Never, 1996)

7

  30 (F COmmunication, 1997)

5,5

  Early Works (Arcade, 1998)

7

Unreasonable Behaviour (F COmmunication, 2000)

8,5

  The Cloud Making Machine (Mute, 2005)

6,5

Retrospective (F Communication, 2006)

8

   

 


  EP E COLLABORAZIONI

 


   

 


  Laurent Garnier & Mix Master Doody - As French Connection (Arcade, 1991)

6,5

  Laurent Garnier - Stronger By Design (Ep, Import, 1992)

6

  Laurent Garnier - A Bout De Souffle (Ep, Arcade, 1993)

6,5

  Laurent Garnier - Planet House (Ep, Arcade, 1993)

6

  Laurent Garnier - Club Traxx (Ep, F COmmunication, 1995)

7

  Laurent Garnier - Coloured City (F COmmunication, 1998)

6

   

 


  COMPILATION E REMIX

 


   

 


  Laurent Garnier Presents X-Mix-2 - Destination Planet Dream (1994)

7

  Mixmag Live! Vol. 19 (1994)

7

  Laboratoire Mix (1996)

7,5

X-Mix-2: Destination Planet Dream (1998)

7,5

Classic And Rare - La Collection Chapter 3 (DJ MIX by Jori Hulkkonen and Laurent Garnier) (2002)

8

Excess Luggage (DJ MIX by Laurent Garnier) (2004)

7,5

  Kings Of Techno (DJ MIX by Laurent Garnier & Carl Craig) (Rapster Records, 2006)

5

 

 


  ALASKA (Laurent Garnier & Nic Britton)

 


   

 


  Lost In Alaska (1993)

6,5

  Deuxième (Ep, 1995)

7

  Choice (Laurent Garnier, Shazz & Ludovic Navarre) (Ep, 1993)

6,5

  Dune (Pascal Dardoufas & Laurent Garnier) (Ep, 1994)

7

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