Styrofoam

Styrofoam

Pop ed elettronica in cameretta

di Alessandro Biancalana

In grado di coniugare lo spirito pop con la sperimentazione elettronica di stampo berlinese d'inizio millennio, Arne Van Petegem in arte Styrofoam è riuscito a fondere due anime azzardando, mischiando generi e incantando con un tocco malinconico e nostalgico

Chi intorno all'inizio del nuovo millennio era animato da uno spirito alternativo e aveva deciso che il proprio destino sarebbe stato influenzato anche dalla musica – quella vera, emotiva e colma di suoni nuovi - non poteva non imbattersi nell'etichetta berlinese Morr Music. Un suono che ha segnato un decennio di musiche “altre”, forgiando generazioni di appassionati e artisti. Fra i primi a prendere parte a questa ondata, c'è sicuramente Arne Van Petegem, musicista belga che è stato letteralmente cresciuto dall'etichetta di Thomas Morr fin dal suo esordio.

La storia del suo sbarco nel mondo della musica è, soprattutto agli inizi, più complessa di quanto possa sembrare.
Intorno alla metà degli anni 90 l'artista belga, folgorato da tutto ciò che fluiva dai sottoboschi della musica rock, militò nella band Kosjer D. La formazione rilasciò un solo album (“Untitled” del 1995) e due singoli, ma nonostante la vita breve, riuscì a coltivare un discreto seguito a livello di fan, raggiungendo varie parti di Europa con concerti in Belgio, Olanda, Germania e Francia. Il loro picco di pubblico fu suonare come apripista per un concerto sold-out dei Fugazi il 19 maggio del 1995 a Gent. Il gruppo suonava la musica che andava per la maggiore in quel periodo fra i ragazzi underground: un ortodosso e ben eseguito hardcore con venature emo. Lasciata questa band, il suo percorso musicale prosegue sulla stessa falsariga con esperienze decisamente poco fortunate con altre due formazioni, gli Amber#2 (unico album “Dreams In Technicolor” nel 1998) e i Brassneck.
La folgorazione per la musica di My Bloody Valentine, The Wedding Present e Yo La Tengo era difficile da ignorare, ma da lì a poco le cose sarebbero cambiate.

Stanco di far parte di una band e di lavorare solo con strumenti acustici, Van Petegem si orienta sulla sperimentazione in ambito elettronico con strumentazioni differenti. Acquista un registratore a quattro tracce, alcuni sintetizzatori economici e uno dei primissimi campionatori, dando sfogo alla grande voglia di spaziare su di un territorio lontano dalle sue radici. Ed è così che nasce il suo primo progetto solista Tin Foil Star, nome scelto da un pezzo dei Versus, band indie-rock di fine anni 90. Il materiale pubblicato si racchiude tutto nel biennio 97/99 e comprende due album e quattro split/singoli.

I primi germogli della nuova avventura prendono corpo con un primo split fra Tin Foil Star e Azusa Plane e in seconda battuta con la registrazione effettuata in radio in un episodio della famosa serie Mort Aux Vaches. La musica contenuta nelle sei tracce divaga con una certa capacità intorno a un ambient dai sapori kraut: suoni ben posizionati, sintetizzatore corposo, approccio melodico gentile, lunghezza contenuta. La sperimentazione è solo all'inizio. In quel periodo Tin Foil Star supporta per tutta Europa il tour degli emergenti Hood.

Too Late Then, Too Late Now ha i primi embrioni della musica che poi sarebbe riuscita a raggiungere il definitivo compimento qualche anno dopo. Incentrato su una forma disturbata e dilatata di pop, l'album pubblicato nel 1998 non è di facile fruizione. Ascoltando sia l'iniziale “Leave Before We Start” che “Locked, But Not Hidden”, ci si confronta con un ambient-pop dilatato, disturbato da continui fendenti di chitarra, layer elettronici e synth distorti. Le aperture melodiche vengono negate anche nello strumentale “Distorted Home”, infatti il pezzo si regge su un riff di tastiera attorniato da sporchi corredi a fianco, mentre la più strutturata “Morning, Beatiful Morning” mette in fila un bel pattern ambient. “Strawberry Hips” inserisce timide linee vocali più simili a quanto proposto dall'artista in futuro. Il resto dell'album diluisce ulteriormente la formula con composizioni lunghe, ben sopra i nove minuti (“Not A Word To Anyone” e “On Your Ship Tonight (Excerpt)”). Il disco si perde e non ha un fuoco ben preciso: gira un po' a vuoto, ma funge da fondamenta per il suono dell'artista, che è ancora un cantiere aperto.

Nel seno di questa esperienza vengono poste le basi per il sodalizio fra Van Petegem e l'appena nata Morr Music di Thomas Morr.
Nel 1998 Arne sta lavorando nel negozio della piccola label Atomic Recordings quando viene pubblicato lo split fra Tin Foil Star e il duo Isan nel 1998. E' proprio quella l'occasione che permette alle due parti di iniziare a conoscersi a collaborare. Da lì in poi Arne decide di far confluire tutto il materiale fin lì prodotto per il progetto Tin Foil Star, chiudendo di fatto quel capitolo e dedicandosi totalmente al progetto Styrofoam, che deve la sua esistenza all'approdo all'etichetta berlinese.

Il disco di esordio si intitola The Point Misser, esce nel 2000 ed è composto da otto strumentali elettronici sulla scia delle produzioni del periodo. Il suono è screziato, poco definito anche a causa dei mezzi limitati, e ha un sapore meravigliosamente lo-fi che gli conferisce un tepore casalingo molto piacevole. Nonostante sia solo una prima prova, si riconoscono doti compositive notevoli. Ascoltando “Off Is Not A Speed”, come anche “It Was The Earth He Was Standing On That Was Moving”, non si può ignorare il perfetto colloquiare fra le varie componenti ritmiche e le melodie, oltre ai primi timidi inserti vocali. I gentili rintocchi di tastiera di “Dead Air” e i synth celestiali di “Words Never Spoken” sono un dolce cullare, mentre le nervose mosse scomposte della finale “Psychic Friends Network” hanno una spinta vivacità.
C'è una certa compostezza in alcuni frangenti che suona un po' scolastica (la drum-machine troppo statica di “The Sign That Points The Way”), in altri momenti il suono si abbarbica su territori più sconnessi (le screziature di “Heaven Is Burning Pt. 1”), ma è tutto perfettamente al suo posto quando il lato più dolce e colorato della musica viene fuori (la bellissima nenia “Future Debt Collector”). Il suono è in piena fase di definizione ma non embrionale, questo esordio non sembra per niente tale, tanta è la grande varietà di suoni e l'incanto dell'atmosfera.

Il percorso continua con il seguente A Short Album About Murder nel 2001 e la tavolozza sonora inizia a impreziosirsi sempre di più. L'aggiunta della componente vocale – elemento poi fondamentale da lì a poco - fa capolino già dall'iniziale “No Matter What”, mentre il resto continua a fare divagazioni sul tema con placide nenie sintetiche (la glaciale “Snowblind”, il beat downtempo “It's Just That We Don't Show It”), altri esperimenti con l'uso della voce (il bel canto sussurato di “Bad Night Is Falling” e “There Is No Rest”) e alcune tensioni ambient dal grande fascino (bella “If You Tell Me The Truth I Will Kill You”). I nove minuti di “By Anybody Else I Mean You” sono pura Idm declinata con una sensibilità che rende l'affresco variegato e spazioso.

Il vero centro da cui tutto gira, almeno per quanto riguarda la carriera di Styrofoam, giunge nel 2003 con I'm What's There To Show That Something's Missing in cui tutti gli indizi sulle direzioni intraprese dal gruppo iniziano a quadrare. Chitarra, glitch, cantato, Idm, indietronica: c'è questo e tanto altro. Al primo ascolto le due iniziali “The Long Wait” e “A Heart Without A Mind” lasciano di stucco. Beat chirurgici, sporcati da glitch minuscoli come pulviscoli millimetrici, si inseriscono fra solide strutture chitarra-voce e folate di synth, il tutto nel contesto di una canzone pop. Il taglio fortemente nebbioso e malinconico completa due canzoni che sono a tutti gli effetti due fra i migliori esempi di tutta la stagione indietronica, perfettamente paragonabile a un'altra vetta come “Scary World Theory” dei Lali Puna. L'inserimento deciso del lato lirico dona un'ariosità davvero efficace, come succede prima nell'emotiva “It Wouldn't Change A Thing”, poi nelle più crepuscolari “I Have To Keep Reminding Myself To Be Pleased” e “Blow It Away From Your Eyes”.
Il disco non finisce certo qui, con un mood notturno che intarsia ogni brano, fra arpeggi chitarristici (la splendida “You Pretend You Own This Place”), strumentali (i toni scomposti in “Forever, You Said Forever”) e una musica sfumata che lascia un segno ben deciso nella mente dell'ascoltatore (la conclusiva “If I Believed You”). Uno dei migliori esempi di musica pop elettronica dall'inizio degli anni Duemila e il punto più alto raggiunto nella carriera da Styrofoam.

Di quello stesso anno è l'Ep A Heart Without A Mind in cui troviamo, oltre alla canzone omonima già inclusa nell'album, la traccia "Fade Out Your Eyes" mai inserita in un disco ma assolutamente da recuperare: un'esplosione di clangori glitch-pop ispirata alla musica degli Slowdive, infatti è di un anno addietro la compilation "Blue Skied An' Clear" in cui si può trovare questa insieme ad altre tredici composizioni o cover ispirate alle note della storica band shoegaze/dreampop.

Il cammino corre serrato e prosegue con Nothing's Lost, che giunge a distanza di un solo anno e vede coinvolte diverse figure di spicco della musica alternativa del periodo. Il disco è registrato all'Ancienne Belgique di Bruxelles, grazie al direttore Kurt Overbergh, che, nell'occasione del venticinquesimo anniversario della struttura, la mette a disposizione di Arne come studio di registrazione. Alle nove tracce partecipano in varie vesti la cantante dei Lali Puna Valerie Trebeljahr, il cantante e frontman dei Postal Service e Death Cab For Cutie Ben Gibbard, il rapper Anticon Alias e Andrew Kenny di The American Analog Set.
Il disco presenta canzoni dal piglio melodico spiccato e con ritornelli ben ricordabili, aiutato da belle melodie e da una durata contenuta (solo otto tracce). Fin da subito, “Misguided” tira le fila proponendo una sorta di ibrido da pop e hip-hop con le due rispettive parti cantate dalla Trebeljahr e da Alias. Il connubio è un filo stridente, ma non si può dire che non funzioni, infatti la canzone scorre via veloce e rimane impressa soprattutto nel ritornello, recitato con il solito tono sommesso della tedesca. Notevole anche la successiva “Ticket Out Of Town” in cui i complicati intrecci elettronici vanno a stretto contatto con una chitarra elettrica, ed è uno splendido sentire, in quasi quattro minuti di modernariato pop ineccepibile. Sale in cattedra la indie-star Ben Gibbard in un altro centro che compone un trittico iniziale davvero ottimo: “Couches In Alleys”, infatti, è un altro pastiche electro-indietronico riuscito, perfetta colonna sonora per qualche serie tv alla "The OC".
I brani successivi prima abbassano i toni con risultati ragguardevoli (la piano song cibernetica “Your Eyes Only”), poi calano un po' di efficacia (le scialbe “Safe + Broken” e “Front To Back”) per riprendersi sul finale con la bellissima “Make It Mine” - quasi nove minuti di sconvolgimenti electro-pop – e il discreto motivetto pop “Anything”. Come vedremo negli anni a venire, l'apertura verso una forma più pop della sua musica – seppur sempre screziata da suoni e timbri fuori posto – non si fermerà a questo punto.
A corredo di questa esperienza viene pubblicato nel 2005 un album live intitolato semplicemente Live con alcune esibizioni registate durante il tour belga di Nothing's Lost.

Nel 2006 giunge il momento di omaggiare l'amore per l'hip-hop con The Same Channel, frutto di un'intensa sessione di collaborazione con il rapper americano Fat Jon, già componente di formazioni come Five Deez, Rebel Clique e 3582. La formula è molto semplice: le costruzioni electro-ritmiche di Styrofoam vengono fuse e modellate per il cantato, quando melodico quando rappato, costruendo una sorta electro-pop-hiphop. Sulla carta l'idea è di un certo stimolo.
"Acid Rain Robot Repair" parte subito con un rapping disturbato e veloce, incastri di synth e drum-machine, ritornello melodico. Sulla stessa falsariga troviamo il drumming di batteria in controtempo e una struttura non dissimile alla precedente in “Upgrade”. L'ascolto è gradevole e scorre con pastiche electro-hop (il singolo “Space Gangsta”), divagazioni ambient-pop (le aperture electro di “Bleed”) e bizzarri esperimenti jazz-hop (“Nervous Inaction”). “Runnin' Circle” infonde il flow crudo di Fat Jon di luce con scintille e ricami elettronici in un unicum seducente, mentre in “Scream It Out” fa un po' l'opposto con una bella soluzione di bleeps-chitarra-basso che viene appena screziata da alcune frasi rappate. Convincono anche le due tracce conclusive, “The Middle” e “Generic Genes (Spare Parts)”, solcate da delicate brezze elettroniche.
Nonostante resti un caso isolato nella carriera dell'artista, The Same Channel non sfigura e non ha apparenti difetti, risulta alla fine dell'ascolto frizzante, facile da ascoltare e ben prodotto. L'esperimento di coinciliare il rap con l'elettronica di stampo Morr è un tantino azzardato, ma tutto sommato apprezzabile. A questo punto della carriera è più che giustificabile dare sfogo ai propri vizi musicali, l'hip-hop è e rimarrà sempre uno dei grandi amori di Arne. Con questo album si conclude, però, la collaborazione fra Styrofoam e l'etichetta berlinese, chiudendo di fatto una vera e propria era.

L'evento coincide con un deciso cambio di approccio sonoro, rendendo A Thousand Words spiazzante fin dal primo ascolto. Infatti se fino a quel punto – eccetto il caso di The Same Channel – sottili nenie electro-pop l'avevano fatta da padrone, nel nuovo corso stilistico Arne vira verso un pop-rock elettronico dal deciso piglio ritmico. Nonostante il suo mondo rimanga inequivocabilmente legato a un immaginario un po' nerd, associato alle musiche indietroniche, la musica è più suonata, c'è una band dall'impostazione rock alle spalle, la malinconia viene sostituita da una carica che fin a quel punto non era un marchio di fabbrica del musicista belga. La nostalgia è anche un altro elemento-chiave della musica di Styrofoam. Nostalgia verso un'adolescenza vissuta ma che non sembra finire mai. Per usare delle figure tanto care agli informatici, si potrebbe dire che il nerd Arne stenta a diventare geek. Cosi le sue canzoni si mantengo ancorate all'idea di "pop elettronico con chitarre" già abbondantemente indagate nella sua corposa discografia. Canzoni ricche di uncini accattivanti e melodie che si ricordano fin dal primo ascolto, ma che si dimenticano altrettanto facilmente. Musica volutamente epidermica, prodotta per essere ascoltata in ogni momento della giornata, come il miglior pop dovrebbe essere. Arne cita spudoratamente i suoi amori adolescenziali, infarcendo le sue canzoni di riferimenti a Pet Shop Boys, The Smiths e New Order.
Danno una mano a diversificare la proposta musicale i numerosi interventi vocali degli ospiti presenti sul disco: da Jim Adkins dei Jimmy Eat World (presente su "My Next Mistake") alla bella Erica Driscoll delle Blondfire ("No Happy Endings"), da Blake Hazard dei Submarines ("Microscope") a Josh Rouse ("Lil White Boy ") e Lili De La Mora ("No Deliveries List "). Ed è proprio la presenza delle voci femminili ad arricchire il pop di Styrofoam di un'accattivante carica seduttiva, assente nei suoi precedenti lavori.
La prova risulta sì positiva, ma manca di empatia, si tratta essenzialmente di una raccolta di canzoni pop piacevoli.

Sulla stessa falsariga, il successivo Disco Synthesizers & Daily Tranquilizers. Il matrimonio con la Nettwerk, che da lì a poco sarebbe terminato dopo solo due album, prosegue con un electro-pop uptempo piacevole ma poco incisivo. Il terzetto iniziale “Carolyn”, “Get Smarter” ed “Extra Careful” è un bel biglietto da visita, infatti nonostante la stranimento per la forma, le canzoni hanno una forza melodica davvero contagiosa. I problemi arrivano dopo, quando il gancio melodico inizia a mancare (le insipide “The Only One To Curse”, “Looking Glass To Zero”) o il ritmo in 4/4 non è supportato adeguatamente da una costruzione del pezzo ispirata (la confusione di “Mile After Mile”).
Qualcosa torna ad avere un qualche interesse con la nebulosa e soffice “Am I The Ghost” ma le sorti dell'album non riescono a prendere una piega stimolante, in quanto le conclusive “What's Hot (And What's Not)” e “Believe Everything” non hanno motivo di interesse.
Risulta palese come questo nuovo corso riuscisse nel precedente A Thousand Words a far confluire le energie creative in una nuova veste, mentre in questo Disco Synthesizers & Daily Tranquilizers le idee sono poche e inefficaci. Come dichiarato nell'intervista rilasciata nel 2018, lo stesso Styrofoam ammette come quel periodo (si parla del 2010) fu un frangente di grande crisi dal punto di vista artistico e motivazionale, forse è questo il motivo per cui la sua musica ne ha risentito.
Da questo momento in poi il progetto Styrofoam viene messo in pausa ed eccetto qualche traccia pubblicata sporadicamente sul profilo Soundcloud, passeranno più di otto anni prima di poter rintracciare nuovi segni di produttività. Negli anni intercorsi l'artista belga è impegnato in attività di produzione per altri, oltre alla consueta attività come insegnante di composizione elettronica all'università di Anversa.

L'esilio dalla produzione musicale viene interrotto nel 2018, quando George Mastrokostas dell'etichetta Sound In Silence contatta Van Petegem per cercare di instaurare un rapporto di collaborazione. Nonostante questa lunga pausa, Arne ha continuato a lavorare su alcune sue idee, trovando nuovamente, anche grazie a questa opportunità, la spinta per riprendere a condividerle con il pubblico. Ed è così che è nato We Can Never Go Home, album che fin dall'inizio colpisce per il fatto di essere totalmente strumentale. Quelle flebili linee vocali che rendevano le sue prime produzioni dei gioielli di pop elettronico minimale vengono totalmente eliminate per ritrovare l'essenza della costruzione di un pezzo senza sovrastrutture. Ascoltando la forte malinconia catartica di “This Terribile And Beatiful World” o le ondate soniche di “Fully Present” sembra davvero di tornare indietro di circa vent'anni con pezzi quali “Off Is Not The Speed”. Si potrebbe dire che questa è musica già sentita e un po' nostalgica (in parte è pure vero) tuttavia è innegabile come le composizioni abbiano un certo fascino, basti ascoltare la title track o il bel tiro di “The Crook Of Your Elbow”.
Continuando l'ascolto del disco, è sempre più evidente come, con la nuova mutazione artistica, Styrofoam abbia voluto scarnificare la sua musica per un vero ritorno alle origini di quella “urgenza espressiva” che forse era venuta a mancare. Ed è nei virtuosismi sintetici che l'album si perde e si ritrova in un meraviglioso susseguirsi di giochi interstellari (la bella “Did Your Mouth Buy This Scar?”), splendide frustate electro (la più movimentata “Love Restores Almost Everything”) e un finale dal sapore magico (gli incanti quasi shoegaze di “Blind Spot Safety Procedure”). Ci sono tutti gli ingredienti perché questi otto brani possano piacere a un pubblico molto vasto, collocandosi in un mercato di mezzo fra elettronica d'ascolto ed electro-pop.
Non so se mai riusciremo a ritrovare le meraviglie di episodi come “The Long Wait” – da annoverare fra i migliori esempi mai partoriti da quella stagione - ciò che è certo che con questo We Can Never Go Home abbiamo ritrovato un talento creativo di cui la musica aveva davvero bisogno.

Contributi di Roberto Mandolini ("A Thousand Words")



Styrofoam

Pop ed elettronica in cameretta

di Alessandro Biancalana

In grado di coniugare lo spirito pop con la sperimentazione elettronica di stampo berlinese d'inizio millennio, Arne Van Petegem in arte Styrofoam è riuscito a fondere due anime azzardando, mischiando generi e incantando con un tocco malinconico e nostalgico
Styrofoam
Discografia
 TIN FOIL STAR
 
   
 Mort Aux Vaches (Mort Aux Vaches, 1999)

6

 Too Late Then, Too Late Now  (Noise Museum, 1999)

6

   
 STYROFOAM
 
   
The Point_misser (Morr Music, 2000)

7

 A Short Album About Murder (Morr Music, 2001)

7

 EP2 (Rocket Racer, 2001)

6

 Dntel Split (7", Rocket Racer, 2001)

7

 To Simply Lie Here And Breathe (7", A Number Of Small Things, 2002)

6,5

 A Heart Without A Mind EP (EP, Morr Music, 2003)

7

I'm What's There To Show That Something's Missing (Morr Music, 2003)

8

 Anything (singolo, Morr Music, 2004)
 6
Nothing's Lost (Morr Music, 2004)

7,5

 Live (Morr Music, 2005)

6

 The Same Channel (con Fat Jon, Morr Music, 2006) 6,5
 The Same Channel EP (EP, con Fat Jon, Morr Music, 2006)6,5
 A Thousand Words (Nettwek, 2008)
6,5
 Disco Synthesizers & Daily Tranquilizers (Nettwerk, 2010)5
We Can Never Go Home (Sound In Silence, 2018)7
   
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video
 

Space Gangsta
(videoclip, da The Same Channel, 2007)

 

Bright Right Helmet
(live, da A Thousand Words, 2008)

 

After Sunset
(videoclip, da A Thousand Words, 2008)

 

Other Side Of Town
(live, da A Thousand Words, 2008)

 

Carolyn
(videoclip, da Disco Synthesizers & Daily Tranquilizers, 2011)

  

Fully Present
(videoclip, da We Can Never Go Home, 2018)

 

This Terribile And Beatiful Worlds
(videoclip, da We Can Never Go Home, 2018)

Styrofoam su OndaRock
Recensioni

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We Can Never Go Home

(2018 - Sound In Silence)
Elettronica strumentale per il ritorno di uno degli assi del Morr Music sound d'inizio millennio

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A Thousand Words

(2008 - Nettwerk)
Arne Van Petegem cambia etichetta, ma non attitudine

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