Aidan Knight

Aidan Knight

Echi e ombre dell'isola di Vancouver

intervista di Lorenzo Righetto

Dice che deve ancora trovare la sua vera voce, ma questo "Each Other" suona davvero come un punto di arrivo, per Aidan Knight, cantautore canadese. Suoni, atmosfere e dinamiche raffinate ma intense, una resa trattenuta ma imponente: tutti gli ingredienti per una personale pietra miliare espressiva e artistica. Gli chiediamo di come è arrivato a questo momento.

Allora, stai per iniziare un tour europeo piuttosto lungo e vasto. Come ti senti al riguardo? Con tutte le difficoltà che hai avuto nel registrare il disco, dev’essere una liberazione per te, nonostante l’ansia e così via.
Tutti sono piuttosto eccitati. Suonare queste canzoni di fronte al pubblico, in posti nuovi, mangiare cose nuove è ciò che vale la pena delle lunghe ore alla guida. Anche quando sei esausto e hai solo qualche minuto per te, poter condividere la tua musica con la gente, connettersi con loro è la cosa più bella in questo momento.

So che ci sono stati dei problemi all’inizio con la tecnica in presa diretta che avete usato per registrare i pezzi, poi due membri della band hanno dovuto lasciare la band. Ma il risultato, secondo me, è grandioso e ha la qualità di una “grandeur trattenuta” che mi ricorda grandi band come i National, o addirittura gli Wilco, con le dovute differenze. Il tuo produttore, Marcus Paquin, ha lavorato con alcune di loro. Come ha influenzato il tuo lavoro?
Marcus non solo è il tipo più simpatico che abbia mai incontrato, ma ha un orecchio fantastico. Sentiva cose che io non sentivo, spingeva me e la band in quel luogo meno confortevole che ci ha dato i migliori risultati. Non è stato facile, e non so come ci ritorneremo, ma ho amato la sfida di lavorare con lui.

Mi puoi dire quanto vicino e quanto lontano dalla tua idea iniziale è il risultato finale?
Stavolta? Molto lontano dall’idea iniziale, ma è più che altro perché ho iniziato con molto poco e ogni idea si può estendere in qualsiasi modo voglia. Nel passato, a volte uso una tavolozza specifica di suoni con la quale pensavo dovessimo lavorare e poi lascio ognuno esplorare gli angoli. A volte funziona, a volte… Beh, non arriva tutto. È bene tenere degli appunti.

Inoltre gli strumenti che appaiono in “Each Other” (sintetizzatore, xilofono, piano, fiati) sembrano diversi da quelli che hai usato in passato, anche se riesco a vedere la continuità dal precedente “Small Reveal”. È anche questo un risultato delle nuove collaborazioni?
Direi che si tratta piuttosto di un utilizzo diverso. Julia e Olivier hanno sempre suonato i fiati nella band, e abbiamo già manipolato i suoni di sintetizzatore, xilofono e pianoforte nei dischi precedenti. Ero in cerca di una certa oscillazione di tono, che abbimo trovato nel Roland Juno 60, che avevo comprato proprio prima di registrare. Quel gorgheggio oscillante è una parte importante di “Each Other”. È un suono bellissimo.

Mi chiedo quale è stato il ruolo della Full Time Hobby in tutto questo. Sono stati coinvolti nella scelta di una produzione e di uno stile diversi? Come è successo che hai firmato per loro?
La Full Time e io abbiamo iniziato a lavorare insieme dopo il missaggio del disco. Li avevo contattati per un aiuto con “Small Reveal”, e credo che semplicemente ci misero troppo tempo ad apprezzarlo per aiutarmi nel 2012. È un disco lento, quasi troppo sottile ma sono molto felice che ci abbiano sentito qualcosa. Prima che finissimo “Each Other”, credo poco prima del mastering, mandammo loro quel che avevamo. Si intuisce che quei tipi sono appassionati di musica, perché anche questo è un disco piuttosto trattenuto, imprendibile, e cionostante mi hanno proposto un contratto. Li adoro.

Sono anche piuttosto appassionato del tuo esordio, “Versicolour”. Possiamo aspettarci una ristampa?
Purtroppo, non ci sono piani di una ristampa di “Versicolour”. Forse lo rivisiterò, tra un po’.

Questi due dischi hanno in commune una brevità che apprezzo molto, personalmente. È una qualità rara oggi, quando album senza una tonnellata di bonus track sembra che non abbiano un mercato. Otto canzoni, in ogni caso, sono probabilmente il limite inferiore della tracklist di un Lp. Come guardi a questo aspetto quando pensi al tuo disco, e alla sua tracklist?
Mi piacciono i dischi brevi. Provo a fare dischi che mi piace ascoltare, e il formato di 30-35 minuti di musica in un Lp mi sembra un grande parametro se guardi alla fedeltà e all’attenzione. D’altra parte, provo sempre a salvare una canzone dal cestino, quindi molte volte ascolti tutta la musica sulla quale lavoriamo. Tipicamente, due canzoni non arrivano alla tracklist finale. E, dopo “Small Reveal”, una di quelle è entrata in “Each Other”. Spero di saldare il debito nel prossimo disco.

“Small Reveal” è anche un bel balzo, sotto certi punti i vista, da “Versicolour”. Davvero uno dei dischi di cantautorato più interessanti e pieni di sfumature che abbia ascoltato negli ultimi anni. Mi piace che sappia essere giocoso e malinconico, sperimentale ed emotivo allo stesso tempo. Ma mi sembra di avvertire una nuova maturità nella tua scrittura. Pensi che sia cambiato qualcosa nella tua scrittura tra il primo e il secondo disco?
La mia prospettiva sul cantautorato si sta ancora formando. Provare la mia mano nello scrivere molte cose diverse è parte della ricerca e parte della gioia di suonare musica. Il cambio che senti è me stesso e la band dopo aver suonato dal vivo molte volte, in molti tour, molti nuovi posti, nuove esperienze, capire meglio gli strumenti e l’attrezzatura, il contesto, e il suono. Se non facessi cose migliori e non maturassi, non funzionerebbe più, per me. Ho questo credo, da qualche parte in me, che voglio fare cose buone. Quindi finché riesco a farlo, con le persone di cui mi interessa, è quello che faremo.

Sei di Victoria, sull’isola di Vancouver. Essendoci stato di recente, posso immaginare in un certo senso come possa essere stata di ispirazione per te. Come pensi ti abbia condizionato, il posto in cui sei nato e cresciuto? Grazie per il tuo tempo.
Adoro essere canadese, venire da quell’isola. Non vedo l’ora di vederla di nuovo quest’anno per uno show in aprile, e vedremo se riuscirò a tirar fuori qualche altra ispirazione, o se la prenderò da qualche altra parte nel mondo. Sono curioso anch’io di vedere cosa mi aspetta. Grazie!



Discografia
 Versicolour (Adventure Boys Club, 2010)7
 Small Reveal (Outside, 2012)6,5
Each Other (Outside/Full Time Hobby, 2016) 7,5
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Jasper
(live session, da Versicolour, 2010)

Dream Team
(live session, da  Small Reveal, 2012)

A Mirror
(video, da Small Reveal, 2012)

All Clear
(video, da Each Other, 2016)

Each Other Full Play Live
(full album live session, da Each Other, 2016)

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Recensioni

AIDAN KNIGHT

Each Other

(2016 - Full Time Hobby)
La consacrazione del cantautore canadese, in un disco di ispirazione sobria ma pregnante

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