Ain Soph

Ain Soph

I cantori del Kali Yuga

intervista di Marco De Baptistis

I romani Ain Soph sono una delle realtà più sotterranee e atipiche della musica post-industriale italiana e internazionale. Vengono considerati i pionieri internazionali del "ritual-industrial" per i loro primi seminali lavori anni 80, sorta di colonne sonore per rituali esoterici con riferimenti più o meno occulti al pensiero di Aleister Crowley e Julius Evola. Album come “I”, “II”, “III” e “Ars Regia” spaziavano dalla cabala alla mistica neoplatonica, sino alla ricerca alchemica.
A partire dagli anni Novanta, con “Aurora” e “Октябрь”, gli Ain Soph si fanno propugnatori di una sorta di originale “neofolk" di stampo mediterraneo, unendo musica folk, rock psichedelico e influenze progressive con una visione negativa e pessimista del mondo moderno.
Con “Finis Gloriæ Mundi”, come ci raccontano in questa intervista i due attuali membri della band, Spectre ed Ezov, si apre una nuova fase per i nostri moderni cantori del kali yuga.

Gli Ain Soph nascono negli anni Ottanta come colonna sonora per rituali esoterici. Il vostro nome proviene dalla Cabala ebraica. Se non erro, אֵין סוֹף‎ (Ein Sof o Ayn Sof) indicava l’infinito della creazione. Potete dirci qualcosa sulla scelta di questo nome e sull’influenza della mistica ebraica e neoplatonica sul vostro lavoro passato e presente?
Il nome fu scelto solo perché suonava bene. Mentre per quanto concerne la mistica ebraica possiamo dirti che all’epoca ci interessava molto in quanto base per i rituali di magia cerimoniale che a quel tempo alcuni di noi praticavano. Studiando i riti della Golden Dawn o quelli di Aleister Crowley era quasi impossibile non imbattersi in nomi ebraici o in riferimenti alla cabala ebraica. Successivamente, lasciammo la magia rituale per orientarci su percorsi personali più affini alla cosiddetta “via secca” degli alchimisti. Essendo vie specificatamente personali e non di gruppo, ognuno di noi trovò la propria via, la propria strada.

A partire dagli anni Novanta, avete costruito una vostra via particolare al “neofolk”, fondendo cantautorato, musica folk, rock psichedelico e influenze progressive. Si potrebbe quasi parlare di un approccio “mediterraneo” al genere. Di fatto, mi sembra che il tutto sia molto lontano da un immaginario nordico a base di rune e paganesimo. Vi sentite molto distanti da gruppi come Death In June, Blood Axis e :Of the Wand & the Moon:?
È vero, non ci siamo mai sentiti a nostro agio in queste definizioni. Anche se musicalmente eravamo molto lontani dai gruppi da te citati, eravamo però a volte vicini alla loro visione del mondo e alle loro considerazioni sull'Occidente e sul suo declino.

All’estero vi considerano un po’ una leggenda, specie per i vostri primi lavori, forse i più conosciuti a livello internazionale. Gli Ain Soph vengono indicati, a torto o ragione, un po’ come i pionieri del ritual-industrial. Molti gruppi della Cold Meat Industry, emersi negli anni Novanta, vi devono sicuramente qualcosa. Anche oggi, act come Trepaneringsritualen sembrano portare avanti (almeno sul piano dei contenuti) una certa tradizione esoterica che voi avete esplorato sin dagli anni Ottanta. Vi riconoscete in questo ruolo di precursori? Seguite ancora questo filone musicale o non vi interessa più?
Non ci interessa più e sicuramente non ha mai interessato molto a qualcuno di noi. E comunque, se nella nostra recente ricerca musicale usiamo ancora rituali e preghiere, come anche nell’ultima parte di  Finis Gloriæ Mundi, l’approccio è concettualmente diverso dai nostri primi lavori.

Il vostro nuovo lavoro, “Finis Gloriæ Mundi”, si potrebbe considerare la terza parte di una trilogia critica e pessimista sul mondo moderno. “Aurora” era una sorta di concept sull’Italia del dopoguerra, quel Belpaese osservato dalla parte di chi aveva combattuto dalla parte perdente del secondo conflitto mondiale. “Октябрь” (October) narrava della rivoluzione bolscevica e dei suoi crimini. “Finis Gloriæ Mundi” si addentra invece in una visione apocalittica del nostro tempo, forse esplorando un po’ anche la crisi economica e spirituale del capitalismo neoliberista. Vi sentite un po’ i cantori del Kali Yuga? Avete fatto vostra una visione tragicamente e irrimediabilmente apocalittica del mondo contemporaneo?
Ci riconosciamo nella tua definizione di cantori del Kali Yuga. Ci piace. Quello che dici è vero, però vorremmo considerare “Finis Gloriæ Mundi” non come la fine di una ipotetica trilogia (che in realtà esiste, ma comprenderebbe in caso i lavori "Kshatriya", "Aurora" e "October"), bensì come il ritorno alla materia grezza della Magnum Opus alchemica. Durante la nostra storia siamo andati a ritroso, dalla più alta spiritualità (Rubedo – "Kshatriya") alla fase intermedia (Albedo –"Aurora") alla materialità più greve (Nigredo – "October"). Ora con “Finis Gloriæ Mundi” siamo all'origine del tutto, siamo dove tutto è cominciato, nel mondo delle potenzialità illimitate. Da qui si può procedere verso tutte le direzioni. Sia verso le vette illuminate della più alta spiritualità sia verso l'inferno della massa informe e indifferenziata.

Nel vostro nuovo lavoro c’è un brano, “Vanità”, ispirato al famoso testo dell'Antico Testamento attribuito a Qoelet, l’Ecclesiaste. È interessante come il tema del memento mori e della vanitas rispunti fuori ciclicamente ogni volta che siamo in presenza di momenti di crisi, in cui soprattutto le fasce più basse, frustrate e disperate della popolazione subiscono la fascinazione di una visione che è al contempo nichilista e moralizzatrice. Credete che sia tutto inutile e vuoto? Paradossalmente, non pensate che la vanitas sia, soprattutto nel mondo dell’Arte, un punto di vista sulla caducità ma anche (surrettiziamente) sui piaceri del mondano e dei suoi simulacri, delle sue illusioni?
Non siamo così sicuri che questo tema rispunti fuori solo in certi momenti e poi nelle fasce più basse (cosa sono queste fasce? E perché sono così disperate?). Qui non si tratta di “classi” né di aspetti “sociali”… qui si tratta di intuizioni di ordine superiore che si manifestano in taluni individui a prescindere dalla “classe” e dalle condizioni economiche. Intuizioni che possono nascere, è vero, in momenti di crisi individuale ma che possono anche manifestarsi per altri motivi. Per esempio, per rimanere nei nostri tempi, un Carlo Michelstaedter vi pervenne scrivendo una tesi di laurea e non possiamo certo considerarlo un appartenente alle fasce più basse. E che dire di Dostoevskij, La Rochelle, Evola…
Certo, una visione simile (tutto è illusorio, irreale, transitorio) può sfociare in una concezione nichilista e annientatrice, ma questo dipende da altri fattori. Qualcuno si orienterà verso la fede e la religione, altri si immergeranno completamente in questo mondo illusorio con tutte le sue attrazioni, altri, invece, prenderanno altre vie, compresa la via del distacco e del non attaccamento.

Piani futuri? Quanto dovremo attendere per un nuovo lavoro degli Ain Soph? Avete progetti su imminenti esibizioni dal vivo in Italia o all’estero?
Ci sono alcuni concerti che stiamo preparando. Finora, abbiamo avuto solo richieste dall’estero, ma sicuramente presto suoneremo anche in Italia. Per ciò che riguarda i nuovi lavori, noi da sempre siamo stati liberi dai vincoli e dalle tempistiche delle normali produzioni musicali, per questo motivo, non avendo scadenze, non sappiamo dirti se e quando ci sarà un altro album Ain Soph, perché, come spesso diciamo, avendo ognuno di noi svariati interessi complementari alle tematiche affrontate nel corso degli anni, abbiamo portato avanti altri progetti paralleli: dalla scrittura di Ezov alle varie esperienze artistiche di Spectre. Magari il prossimo lavoro Ain Soph, potrebbe essere un romanzo, un trattato, un nuovo album o addirittura un film… questo ancora non ci è dato sapere.



Discografia
 (Autoprodotto 1984) 
 II (Misty Circles 1985) 
 III (Misty Circles 1985) 
 Ars Regia (Nekrophile Rekords 1986) 
Kshatriya (Misty Circles 1988) 
 Ain Soph / Sigillum S (Cthulhu Records 1989) 
 Ain Soph (Staalplaat, Staaltape 1990) 
Aurora (Cthulhu Records 1992) 
 Октябрь (Old Europa Cafe, Misty Circles 2002) 
 Finis Gloriæ Mundi (Old Europa Cafe 2018) 
pietra miliare di OndaRock
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