Akron / Family

Akron / Family

Un vulcano attivo nel cuore di Brooklyn

intervista di Marco Pagliariccio
Gli Akron/Family sono una delle band più stravaganti e imprevedibili della scena underground contemporanea. Tanto imprevedibili che la mail con le domande di questa intervista, spedita oltre un mese fa, è tornata indietro con risposte allegate a firma del bassista Miles Seaton soltanto da qualche giorno. Il trio di Brooklyn è impegnato in un lungo tour di promozione del loro ultimo disco, "S/t II: The Cosmic Birth And Journey Of Shinju TNT", tour che li sta portando a spasso tra America, Europa (saranno in Italia per 4 date, tra il 23 e il 26 maggio, a Ravenna, Foligno, Roma e Padova) ed Estremo Oriente e probabilmente non avrà molto tempo per le distrazioni.

Partiamo dalla fine, almeno in ordine temporale. Che significato si nasconde dietro al titolo del vostro nuovo album, in particolare quel "Self Titled II" sembra indicare un sorta di rinascita per voi...

Questo album rappresenta una genuina rinascita per noi, a livello sì artistico, ma anche di energia. Sento come se noi tre fossimo più vicini al cuore pulsante della nostra ispirazione di quanto non siamo mai stati dall'inizio della nostra avventura. L'amicizia e l'amore che ci legano sono stati fondamentali in questo processo creativo e infatti ci sentiamo uniti come mai siamo stati.

Ascoltando l'album ho trovato un uso più ampio dell'elettronica che in passato, con un approccio musicale per certi versi affine a quello degli Animal Collective. Inoltre mancano i riferimenti all'amore, tematica così predominante in passato nei vostri testi. È cambiato qualcosa nel vostro modo di comporre, magari collegato alla dipartita di Ryan Vanderhoof (che ha lasciato la band per unirsi a una comunità buddhista, ndr)?

Abbiamo sempre usato l'elettronica e i computer per la nostra musica, ma in realtà in questo album il processo di registrazione è basato quasi interamente intorno a noi tre che suoniamo in una stanza insieme. Chitarra-basso-batteria e voce, tutto dal vivo. Ci sono dei passaggi totalmente elettronici, ma si tratta più che altro di vecchie tastiere Casio mixate con registrazioni sul campo di eventi naturali come la pioggia e il mare o dei nostri amici che suonano la tromba mixando il tutto con sample da nostre vecchie registrazioni... Come trovo molto interessante che tu ci senta una maggiore pervasività dell'elettronica, quando invece questo è l'album forse più "suonato" che abbiamo mai fatto. Molte tracce dei nostri primi dischi erano invece basate su campioni elettronici e il processo di registrazione era molto influenzato da computer e sequencer vari. Il fatto è che il nostro modo di comporre cambia di continuo, ci approcciamo a ogni lavoro in modo completamente diverso, penso sia il processo naturale dell'essere una band quello di evolversi di continuo, di crescere ogni giorno. E per questo anche i riferimenti all'amore sono cambiati nel corso dell'ultimo disco, proprio per questo stesso processo di evoluzione. Semplicemente, in questo disco non ci sono venute le stesse parole che ci sono uscite negli altri lavori, tutto qui.

La cultura giapponese vi ha fortemente influenzato nella composizione di questo ultimo disco. Come avete reagito alla tragedia che ha colpito il paese nelle scorse settimane?

Siamo molto tristi e dispiaciuti per quanto accaduto in Giappone di recente, infatti abbiamo anche partecipato a una fantastica compilation benefica al fine di raccogliere fondi per la ricostruzione. L'eruzione del vulcano in copertina, anche se non si tratta di un vulcano giapponese ma del Lengai, nella Rift Valley in Tanzania, indica proprio questo esplosivo traboccamento di ispirazione che abbiamo sperimentato in Giappone. Qui abbiamo incontrato straordinari artisti e toccato con mano l'incredibile generosità e dedizione con la quale si aprono all'arte. Non potevamo non restarne folgorati.

L'uscita dell'album è stata preceduta dalla circolazione di alcuni fake. Un divertissement o un test in vista di future evoluzioni musicali?

L'idea di far trapelare queste versioni "estreme" e "selvagge" (Miles usa i termini "extreme and wild", ndr) del disco è basata su una forte volontà di dare un seguito al processo creativo intorno a questo disco. Onestamente, credo che le persone che abbiano ideali più ambiziosi per la loro crescita artistica non possano fermarsi alla realizzazione di un album rock, pop o anche solo di free jazz sperimentale. Non è abbastanza. Credo che nella cultura "indie" manchi spazio per ambizioni che non vadano oltre il vendere il maggior numero possibile di dischi o l'avere più fan possibili. Non che questi aspetti siano deprecabili naturalmente, semplicemente non sono abbastanza soddisfacenti per un musicista.
Noi cerchiamo sempre di testare i nostri limiti, di imparare e crescere, così ogni giorno che invecchiamo e ampliamo i nostri interessi sentiamo con sempre maggiore forza la volontà di esprimerci in forma artistiche altre rispetto alla musica. Far circolare quella versione dell'album è stata una sorta di "scherzo artistico", un modo per spingerci oltre (la versione "drogata" è piuttosto estrema, alcune canzoni sono totalmente irriconoscibili) ed esplorare nuovi contesti per la nostra espressività. Di recente, poi, si è creata parecchia confusione intorno a queste diverse versioni, un fenomeno che ci siamo divertiti a seguire. Gente che ama il fake e odia il vero album e viceversa, è stato così divertente! Ma l'importante per noi è che vogliamo sempre sentire di essere riusciti a esprimere il lato giocoso e creativo di noi stessi, con la convinzione che seguire questo sentiero ci porterà alla più alta e autentica forma di espressione.

A proposito di libertà di espressione, questo è il vostro secondo lavoro dopo il passaggio alla Dead Ocean, dopo essere cresciuti sotto l'egida della Young God di Michael Gira. Pro e contro di questo passaggio?

Abbiamo imparato un mucchio di cose lavorando con Michael e stiamo ancora imparando molto dall'influenza che continua ad avere su di noi. È una persona molto alla mano e un grande amico per noi, ma alla Dead Ocean stiamo molto bene, tutti ci danno il massimo supporto ed è molto divertente lavorare con loro.

In un'intervista di qualche anno fa, Lisa Germano affermò che lei era costretta a lavorare in una libreria perché con la musica non riusciva a mantenersi. Una cosa che mi colpì molto, anche perché in Italia solo pochissimi musicisti, nella scena alternative, riescono a sopravvivere solo facendo musica. Ora, con la crisi economica e il continuo incremento del download illegale, per voi è difficile tirare avanti con i soli frutti della vostra arte?

È molto interessante questa cosa. Noi abbiamo sempre avuto lavori saltuari negli ultimi quindici anni, non vedo come potrebbe essere altrimenti. L'economia dell'industria musicale è in continuo cambiamento, ma la cosa più importante per noi è che i rapporti tra di noi siano sempre più saldi, così come quelli con chi ci ascolta, che per noi sono come dei collaboratori. Credo che una delle nostre ricchezze sia la nostra diversità, la gente si aspetta l'inaspettabile da noi così non ci sentiamo costretti a suonare per forza ogni volta le nostre hit per non deludere le persone. Semplicemente cerchiamo di tirare avanti giorno dopo giorno in modo da arricchire ogni giorno la nostra vita, senza per questo dover necessariamente diventare ricchi come altri.

In un'intervista di qualche tempo fa, hai detto che il tuo obiettivo è quello di connettere i sogni e il cuore. Quindi è questo il messaggio insito nei vostri testi e nella vostra musica? E la razionalità che ruolo gioca in questa connessione? Io sento un forte senso di gioia e relax ascoltando la vostra musica...

Citavo una delle mie canzoni preferite scritte da Seth (Olinsky, chitarrista, cantante e autore di gran parte dei brani degli Akron/Family, ndr) quando dissi quella frase. Una bellissima canzone, la cosa ironica è che la canzone stessa ha una particolare struttura ritmica, così il cervello è stimolato a seguire il tutto senza tralasciare nulla. La distanza perpetua tra cuore e mente, tra pensiero analitico e intuizione, tra interiorità ed esteriorità sono tematiche sempre presenti nella nostra musica.
Anche io sento un grande senso di gioia nel fare la musica che facciamo e vorrei incoraggiare chi ci ascolta a provare gioia. Spesso sembra che sentirsi bene sia quasi un tabù a livello sociale, quasi che sia meglio lamentarsi della vita anziché godersela. Le persone a volte si sentono impaurite o colpevoli di qualcosa solo per aver seguito il loro cuore o i loro sogni, come se non fosse "figo" o comunque positivo fare gli sciocchi o comunque lasciarsi andare ballando, cantando e sorridendo. Questo è un po' triste. Io ho il forte desiderio di fare un'arte e metterla in scena in un modo che incoraggi le persone a sentirsi bene con loro stesse e a seguire i loro sogni. So che può sembrare un modo di ragionare un po' new age nel cinico mondo indie contemporaneo, ma chi se ne frega! Siamo umani e va benissimo essere felici di essere vivi!

Come arrivate a comporre le vostre canzoni? Ci sono dei passi prestabiliti che seguite con rigore o il processo creativo è molto libero?

Ognuno segue un processo diverso e personale. Per questo ognuno di noi impiega un po' di tempo a lavorare sulle proprie parti da solo, prima di arrivare alla forma finale del brano. E per questo, dopo esser stata incisa, la canzone cambia totalmente rispetto a come era stata pensata. Ma spesso io tengo una melodia o un ritmo in testa, insieme a qualche parola e qualche sensazione che voglio mettere in musica e poi butto giù una storia. A volte sono alcune pagine di immagini dalle quali distillo e do forma alla storia. Cerco di pensare al protagonista che canta la canzone, a chi è lui nella vita, quali sono le sue esperienze, che luce c'è nella stanza nella quale si svolge l'azione, a chi si rivolge il personaggio cantando la canzone, e così via.

Avete ripetuto più volte che non è corretto definire la vostra musica con l'etichetta freak-folk. Come vi definireste, se è possibile definirvi?

Beh, di sicuro è interessante che la gente ci attacchi addosso un'etichetta musicale molto precisa. Per me la nostra è una musica in continua mutazione, anche se gli ultimi due dischi li vedo molto rock, in qualche modo. Il motivo per cui l'etichetta freak-folk mi pare inappropriata è che si tratta di una terminologia collegata a una parte molto ristretta della musica contemporanea, oltre a essere un genere che sinceramente non ho idea di cosa rappresenti... È una descrizione pigra e interessante solo a livello di mercato. Sebbene definire la musica è sempre strano, io amo descrivere la nostra musica come outsider psychedelic pop o qualcosa del genere. Io dico alla gente che siamo molto dinamici, che ci piace cantare e che ci piace divertirci con il pubblico.

Nel vostro album di debutto ("Akron Family", 2005) c'è una canzone dal titolo "Italy". Quali sono i vostri rapporti con il nostro paese?

Di tutti i paesi europei che ho visitato, l'Italia è di sicuro quello in cui mi eccita di più venire in tour. Naturalmente amiamo il vostro cibo, in particolare il vostro caffè espresso (forse perché tutti e tre siamo stati baristi per molti anni), ma anche la varietà dei paesaggi e le vostre bellissime città ci affascinano. Di solito chiudiamo la nostra visita in Italia suonando in location particolari, dove abbiamo sempre incontrato persone veramente speciali. Che altro posso dire... amo l'Italia!

Qual è la musica che ami di più? E la canzone che avresti voluto scrivere?

Premetto che se mi rifacessi queste domande la settimana prossima probabilmente risponderei in modo diverso! È molto strano, lo so... Ci sto molto dentro con la musica dub e reggae degli anni 60 e 70, ma amo molto anche la musica folk africana e del sud-est asiatico. Poi adoro Albert Ayler, Don Cherry, Pharoah Sanders e il Miles Davis elettrico. Ma ultimamente, in pulmino, sto ascoltando con molto piacere Kurt Vile e i War On Drugs. Riguardo alla canzone che avrei voluto comporre, beh, direi tutte quelle di Bob Dylan. Mi tolgono il fiato. Non riesco a capire come possa essere riuscito a immortalare con tale perfezione l'animo umano.

Da dove viene il vostro nome, "Akron/Family"? Voi non siete di Akron (città dell'Ohio, 200mila abitanti, sede della Goodyear, ndr), giusto?

Viene dalla parola greca "akron" che sta per picco, cima. Ma è in qualche modo collegato anche alla star del basket Lebron James, originario di Akron e fratello acquisito del nostro batterista Dana Janssen.

A parte il tour mondiale nel quale siete impegnati, quali altri progetti ci sono nel vostro futuro?

Chi diavolo lo sa! Io no di sicuro! Parlando seriamente, siamo molto eccitati per il tour in Giappone che faremo nel mese di luglio, poi stiamo già lavorando a diversi progetti interessanti, ma se te li svelassi andrebbe a finire che la gente ce li copierebbe!
Discografia
 AKRON FAMILY 
   
Akron/Family (Young God, 2005)

7,5

Akron/Family & Angels Of Light (Young God, 2005)

8

 Meek Warrior (Young God, 2006)

6,5

 Love Is Simple (Young God, September 2007) 7,5
 Set 'Em Wild, Set 'Em Free (Dead Oceans/Crammed, 2009)7
Akron/Family II: The Cosmic Birth And Journey Of Shinju TNT (Dead Oceans, 2011) 7,5
 Sub Verses (Dead Oceans, 2013)6,5
   
 MILES COOPER SEATON 
   
 Phases In Exile (Trovarobato, 2016)5,5
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