Una splendida carriera tra pop etereo, collaborazioni prestigiose e una passione per la musica sacra. Con due fermate a Sanremo e un successo inesauribile, quasi più in Germania che in patria. A colloquio con Carla Bissi alias Alice, interprete e autrice tra le più raffinate della canzone italiana.
Mantenendosi sempre a distanza di sicurezza dal grande circo della musica, Carla Bissi, alias Alice, ha aperto la strada a una nuova generazione di artiste italiane: non più semplici cantanti o mascotte, ma cantautrici complete. Paradossale, quindi, che sia stata proprio l'istituzione della canzonetta nostrana, il festival di Sanremo, a segnare la sua carriera. Un debutto con vittoria nel 1981, con "Per Elisa" (seguito poi da un gradito ritorno nel 2000, con "Il giorno dell'indipendenza"). "Sanremo è stata un'esperienza molto positiva - racconta - Il ricordo della prima volta mi ha sempre accompagnato, ma oggi il mio atteggiamento è cambiato, sono molto più serena". Nel frattempo, ci sono stati i successi, quelli del suo Personal Juke Box, una raccolta di sedici classici del suo repertorio più tre inediti, tutti ricantati e riarrangiati, con una versione di "Chanson Egocentrique" realizzata insieme ai Bluvertigo.
Alice è sempre esile, nervosa, e maschera con la dolcezza del sorriso la tensione di una personalità difficile. Una personalità che è entrata più volte in rotta di collisione con la macchina discografica. Ma oggi la cantautrice di Forlì non ha problemi ad ammettere: "Sì, è stata la mia etichetta a chiedermi di partecipare al Festival, ma ho accettato volentieri. È stato divertente, ed è servito ad allargare la mia visibilità, un po' penalizzata dalle mie ultime scelte artistiche". Scelte che l'hanno portata, di recente, a interessarsi alla musica sacra, con una serie di concerti nelle chiese e un album, God Is My Dj, concepito con Francesco Messina. "Il progetto è nato durante la rassegna della Musica nei cieli, a Milano. Non è dedicato alla musica sacra, ma alla ricerca del sacro nella musica. D'altronde, è stato proprio in chiesa che ho cantato per la prima volta. Avevo quindici mesi, ed ero rimasta colpita dal presepio e dalle canzoni natalizie, così mi sono messa istintivamente a cantarle. Tutto è cominciato così...".
Come il suo amico e maestro Franco Battiato, Alice ha posto la spiritualità al centro della sua esistenza: "Sono alla ricerca dell'aspetto spirituale in ogni cosa. Mi ritiro a meditare per mezz'ora anche prima di un concerto: ho bisogno di trovare un contatto interiore per poter andare incontro agli altri". E di concerti Alice ne ha fatti molti, non solo in Italia. "Fin dal 1981, ho cercato di puntare sul mercato internazionale. E sono riuscita a far conoscere la mia musica in Europa e anche in Giappone. In Germania, in particolare, ho sempre venduto più dischi che in Italia". Una dimensione internazionale che le è valsa nel 1987 il Goldenen Europa alla carriera, nonché diverse collaborazioni di prestigio: Phil Manzanera (Roxy Music), Steve Jansen Richard Barbieri e Mick Karn (Japan), Dave Gregory (Xtc), Trey Gunn (King Crimson), Peter Hammill, California Guitar Trio. Ma c'è un artista a cui Alice si è ispirata? "In realtà, non ho mai avuto degli idoli. Forse il compositore che ho amato ed apprezzato di più è Peter Gabriel, ma non penso che mi abbia influenzato musicalmente".
Sono tanti i brani della cantautrice romagnola ad aver lasciato il segno, da "Il vento caldo dell'estate" a "Una notte speciale", da "Azimut" a "Il tempo senza tempo", da "Nomadi" a "Visioni". Ma proprio il pezzo dell'esordio e del successo sanremese, "Per Elisa", è rimasto il suo classico per eccellenza. "Elisa", nell'immaginario collettivo, è diventata la droga, che "ti lascia e ti riprende solo quando vuole lei" e "riesce solo a farti male". Un tema forte? Lei sorride e rivela: "Non l'ho scritta pensando alla droga. Eppure ho ricevuto lettere meravigliose di ragazzi che mi hanno scritto di aver smesso di drogarsi dopo aver ascoltato la mia canzone. Può sembrare strano ma, in fondo, perché dubitare che fosse vero? Un brano può essere stato scritto con una certa intenzione ed essere poi letto in un altro modo. È il bello della musica: significa che qualcosa è riuscita a passare attraverso di te".
Alice sa di aver attraversato una fase cruciale della canzone italiana, anticipandone, in un certo senso, l'evoluzione: "Quando ho iniziato a cantare, nel 1980, c'era il dogma della fedeltà al canone tradizionale italiano, e l'ambiente era molto più diffidente verso le cantautrici. Oggi, se vuoi essere competitivo, devi essere attento a quello che succede nel mondo. E c'è più spazio anche per le donne". Ma a Carla Bissi (questo il suo vero nome) la musica leggera va sempre più stretta. Ha tenuto concerti con l'orchestra sinfonica Arturo Toscanini, ha cantato melodie di Satie, Faure' e Ravel, accompagnata dal piano di Michele Fedrigotti. E dice di ascoltare ormai quasi solo musica classica. Ma non sa ancora che cosa succederà nel suo futuro: "L'importante è non ripetersi. È per questo che amo le collaborazioni: ti aprono la mente".
