Alice

Alice

Le canzoni di Carla

intervista di Claudio Fabretti
Un disco indipendente, nato nel tempo libero. Nei fine settimana, per l’esattezza. Come da titolo: "Weekend". “Erano i momenti in cui ci riunivamo con i produttori Francesco Messina e Marco Guarneri, per tirare le somme”, racconta Alice, occhiali con robusta montatura nera a incorniciare lo sguardo vivace di sempre. La ritroviamo più serena di qualche anno fa, visibilmente soddisfatta della sua nuova creatura, che esce a due anni da “Samsara”. In un bell’appartamento romano con vista Montemario, ci concede una piacevole chiacchierata, in cui l’entusiasmo del presente si mescola ai ricordi del passato.

Partiamo da questo ottimo singolo, “Tante belle cose”, cover di un brano di Françoise Hardy datato 2004, tanto bello quanto sconosciuto. Come l’avete scoperto?
È stato Francesco Messina a scoprirlo. Mi fece ascoltare questa “Tant de belles choses”, che mi colpì subito. Così è nata l’idea di far riadattare il testo a Franco Battiato, che ha fatto un grande lavoro. E devo dire che preferisco gli arrangiamenti di questa versione, che è arricchita anche dalla tromba di Paolo Fresu nel finale. È stata una grande scoperta, così come “Christmas” dei Blue Nile di Paul Buchanan, un pezzo che avevamo trovato sul web in forma ancora di provino, senza una realizzazione ufficiale: ne abbiamo fatto la nostra versione e poi abbiamo anche visto che nel frattempo era stato pubblicato come bonus track in una deluxe version di “Hats”.

Tornando a Battiato, lui è stato una guida fondamentale per te a inizio carriera, poi però c’è stato un lungo periodo in cui non vi siete più incrociati. Come vi siete ritrovati adesso?
Nella vita ci sono dei cicli, le cose vengono da sé... Già su “Samsara” Franco aveva scritto un brano (“Eri con me”), e si era così aperta di nuovo la collaborazione, che è continuata naturalmente in questo nuovo disco, in cui ha prodotto e realizzato due pezzi, “Veleni”, scritto insieme a Sgalambro, e “La realtà non esiste” di Claudio Rocchi, in cui canta insieme a me. Ritrovarsi è stato facile. Ci ha aiutato il fatto che siamo sempre rimasti amici in tutto questo tempo, io stessa ho continuato a cantare le sue canzoni e alcune le ho anche registrate su disco, come “È stato molto bello” in “Viaggio in Italia”, del 2003. Oggi non siamo più quelli di allora, siamo due persone diverse, ma in qualche modo ci si corrisponde di nuovo, ed è stato bello tornare a lavorare insieme.

In "Weekend" c’è un altro ospite, forse meno prevedibile: Luca Carboni. Com’è nata la vostra collaborazione?
Visto che il brano in cui è presente (“Da lontano”, ndr) prevede questo scambio, è stato naturale per me pensare a Carboni, con il quale avevo già cantato in “Farfallina”, nel suo album di duetti, “Fisico & politico”, uscito un anno fa. Mi sono trovata benissimo con lui e la sua voce era perfetta per questo brano.

In questo disco torna a spiccare anche la tua voce, che è sempre stata un discorso a parte. Cosa pensi delle voci femminili dell’attuale scena italiana? A me sembra ci sia un appiattimento tremendo...
Sì, lo penso anch’io. Ma credo che queste artiste attuali, molte delle quali uscite dai talent, abbiano molte più possibilità di quante ne possano esprimere attraverso le canzoni che cantano. Gli autori che scrivono sono sempre quelli: c’è uno standard globale che provoca questo appiattimento e questo non fa bene alla musica.

“Weekend”, al contrario, è molto eterogeneo, viste anche le tante menti che lo hanno concepito...
Sì, e questo è molto importante perché mi dà l’opportunità di esprimermi in una gamma molto ampia, cosa che non riuscirei a fare scrivendo tutto da sola. Avevo proprio il desiderio di tirare fuori tutte le sfaccettature delle mie interpretazioni in un disco solo.

C’è un filo rosso che unisce brani e racconti così diversi?
C’è soprattutto il tema esistenziale, della vita, nelle sue varie sfaccettature, domande, inquietudini o certezze. Che poi è il tema conduttore da sempre delle mie canzoni. Anche in un pezzo apparentemente leggero come “Chan-son egocentrique” del 1982.

Negli anni 80 la Emi ti affidò a uno staff straordinario, con gente tipo Battiato, Messina, Carrara, Giusto Pio, per non parlare dei musicisti con cui hai lavorato dopo, da Manzanera (Roxy Music) a Jansen/Barbieri (Japan)...
Beh, anzitutto tengo a precisare che prima ho fatto anch’io la mia lunga gavetta, anche se in pochi conoscono quei dischi e io stessa li ho un po' rimossi... (ridiamo)

AliceÈ vero, li avevo rimossi anch’io... Ma negli anni 80, di certo, non ti sono mancati i mezzi e il sostegno della casa discografica di allora, la Emi.
Sì, certo, in quegli anni si puntava davvero sugli artisti, circondandoli sempre di collaboratori e musicisti importanti. All’inizio ero quasi intimorita: fu il mio produttore Francesco Messina a propormi questi nomi. Io non avrei mai immaginato che potessero accettare, e invece... Sono stati fondamentali, mi hanno aiutato a crescere e a confrontarmi.

E oggi come si fa a crescere?
Oggi è tutto cambiato: le case discografiche non investono più sui nuovi artisti. Nel 2009 il direttore generale di una importante etichetta mi confessò candidamente che ormai non lo fanno più e puntano solo sui talent: se un brano funziona bene, altrimenti finisce così. Per i giovani è molto più dura, insomma, ma c’è almeno il vantaggio di avere una tecnologia che permette di realizzare facilmente dei dischi e il web come grande vetrina per proporli al pubblico.

Così a un certo punto ti sei stancata delle case discografiche e hai deciso di autoprodurti...
Sì, è successo circa vent’anni fa, nel 1995. Quando ho visto che la mia casa discografica non era interessata a supportarmi nei miei progetti, nel mio modo di fare musica, ho pensato di gettare le basi per poter continuare a lavorare in modo autonomo e fortunatamente ci sono riuscita, anche se è molto impegnativo.

Quali sono i tuoi dischi ai quali ti senti più legata?
Sono particolarmente legata ai primi dischi, quelli dal 1980 in avanti: “Park Hotel”, che per me è una pietra miliare, così come “Il sole nella pioggia”...

...che è una pietra miliare anche di OndaRock!
Ah, davvero? Mi fa molto piacere, era proprio un bel disco, in effetti. Ma tra i lavori a cui sono più legata citerei anche “Mélodie passagères”, “God is my dj”, “Viaggio in Italia”... È difficile comunque scegliere. Non ce n’è uno che mi ha cambiato la vita, tutti hanno segnato un momento preciso, sia dal punto di vista esistenziale, sia da quello artistico.

Rimpianti ne hai?
No, perché me lo chiedi?

Mah, più che altro pensavo che forse li può avere la scena italiana nei tuoi confronti, ad esempio per non aver valorizzato certi tuoi lavori più recenti...
No, io credo che le cose si muovano così perché così devono andare... Io mi concentro per realizzare un disco, un progetto, un tour, dando il massimo: è quello il senso del mio lavoro, tutto quello che poi arriva e viene dopo è solo un “di più”. Mi considero comunque fortunata ad avere la possibilità di essere ancora qui oggi, dopo tanto tempo, a poter realizzare e produrre quello che sento, e ad avere dei collaboratori preziosi, senza dei quali non potrei riuscirci.

Tra questi lavori un po' sottovalutati c'è anche "Mélodie passagères": tornerai a lavorare sulla musica classica?
C’è un progetto che ho nel cassetto da tanti anni: dopo “Mélodie passagères”, avevo concepito una sorta di prosieguo di quell’album, ovvero “Art & Décoration”, con brani eseguiti dal vivo insieme all’orchestra Toscanini di Parma. Un repertorio bellissimo, sempre tra fine Ottocento e  primi Novecento. Però ad oggi non sono riuscita a realizzarlo, ma è sempre lì che aspetta la sua ora e spero prima o poi di riuscire a concretizzarlo.

Ci sarà un tour per promuovere “Weekend”?
Sì, in primavera, nella seconda metà di marzo. Farò dei concerti nei teatri, sicuramente a Roma, Milano, Genova, Padova... Proporrò i nuovi brani più qualche vecchio classico, dipende da come mi gira...

In che senso?
Ho un rapporto particolare con alcuni miei brani. Per esempio sono stata almeno vent’anni senza riproporre “Per Elisa”, da qualche tempo sono tornata a cantarla.

(14/11/2014)

Versione estesa di un’intervista originariamente pubblicata su “Leggo”

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Le canzoni di Carla

di Claudio Fabretti

Una splendida carriera tra pop etereo, collaborazioni prestigiose e una passione per la musica sacra. Con due fermate a Sanremo e un successo inesauribile, quasi più in Germania che in patria. A colloquio con Carla Bissi alias Alice, interprete e autrice tra le più raffinate della canzone italiana.

Mantenendosi sempre a distanza di sicurezza dal grande circo della musica, Carla Bissi, alias Alice, ha aperto la strada a una nuova generazione di artiste italiane: non più semplici cantanti o mascotte, ma cantautrici complete. Paradossale, quindi, che sia stata proprio l'istituzione della canzonetta nostrana, il festival di Sanremo, a segnare la sua carriera. Un debutto con vittoria nel 1981, con "Per Elisa" (seguito poi da un gradito ritorno nel 2000, con "Il giorno dell'indipendenza"). "Sanremo è stata un'esperienza molto positiva - racconta - Il ricordo della prima volta mi ha sempre accompagnato, ma oggi il mio atteggiamento è cambiato, sono molto più serena". Nel frattempo, ci sono stati i successi, quelli del suo "Personal Juke Box", una raccolta di sedici classici del suo repertorio più tre inediti, tutti ricantati e riarrangiati, con una versione di "Chanson Egocentrique" realizzata insieme ai Bluvertigo.

Alice è sempre esile, nervosa, e maschera con la dolcezza del sorriso la tensione di una personalità difficile. Una personalità che è entrata più volte in rotta di collisione con la macchina discografica. Ma oggi la cantautrice di Forlì non ha problemi ad ammettere: "Sì, è stata la mia etichetta a chiedermi di partecipare al Festival, ma ho accettato volentieri. È stato divertente, ed è servito ad allargare la mia visibilità, un po' penalizzata dalle mie ultime scelte artistiche". Scelte che l'hanno portata, di recente, a interessarsi alla musica sacra, con una serie di concerti nelle chiese e un album, "God Is My Dj", concepito con Francesco Messina. "Il progetto è nato durante la rassegna della Musica nei cieli, a Milano. Non è dedicato alla musica sacra, ma alla ricerca del sacro nella musica. D'altronde, è stato proprio in chiesa che ho cantato per la prima volta. Avevo quindici mesi, ed ero rimasta colpita dal presepio e dalle canzoni natalizie, così mi sono messa istintivamente a cantarle. Tutto è cominciato così...".

Come il suo amico e maestro Franco
Battiato, Alice ha posto la spiritualità al centro della sua esistenza: "Sono alla ricerca dell'aspetto spirituale in ogni cosa. Mi ritiro a meditare per mezz'ora anche prima di un concerto: ho bisogno di trovare un contatto interiore per poter andare incontro agli altri". E di concerti Alice ne ha fatti molti, non solo in Italia. "Fin dal 1981, ho cercato di puntare sul mercato internazionale. E sono riuscita a far conoscere la mia musica in Europa e anche in Giappone. In Germania, in particolare, ho sempre venduto più dischi che in Italia". Una dimensione internazionale che le è valsa nel 1987 il Goldenen Europa alla carriera, nonché diverse collaborazioni di prestigio: Phil Manzanera (Roxy Music), Steve Jansen Richard Barbieri e Mick Karn (Japan), Dave Gregory (Xtc), Trey Gunn (King Crimson), Peter Hammill, California Guitar Trio. Ma c'è un artista a cui Alice si è ispirata? "In realtà, non ho mai avuto degli idoli. Forse il compositore che ho amato ed apprezzato di più è Peter Gabriel, ma non penso che mi abbia influenzato musicalmente".

Sono tanti i brani della cantautrice romagnola ad aver lasciato il segno, da "Il vento caldo dell'estate" a "Una notte speciale", da "Azimut" a "Il tempo senza tempo", da "Nomadi" a "Visioni". Ma proprio il pezzo dell'esordio e del successo sanremese, "Per Elisa", è rimasto il suo classico per eccellenza. "Elisa", nell'immaginario collettivo, è diventata la droga, che "ti lascia e ti riprende solo quando vuole lei" e "riesce solo a farti male". Un tema forte? Lei sorride e rivela: "Non l'ho scritta pensando alla droga. Eppure ho ricevuto lettere meravigliose di ragazzi che mi hanno scritto di aver smesso di drogarsi dopo aver ascoltato la mia canzone. Può sembrare strano ma, in fondo, perché dubitare che fosse vero? Un brano può essere stato scritto con una certa intenzione ed essere poi letto in un altro modo. È il bello della musica: significa che qualcosa è riuscita a passare attraverso di te".

Alice sa di aver attraversato una fase cruciale della canzone italiana, anticipandone, in un certo senso, l'evoluzione: "Quando ho iniziato a cantare, nel 1980, c'era il dogma della fedeltà al canone tradizionale italiano, e l'ambiente era molto più diffidente verso le cantautrici. Oggi, se vuoi essere competitivo, devi essere attento a quello che succede nel mondo. E c'è più spazio anche per le donne". Ma a Carla Bissi (questo il suo vero nome) la musica leggera va sempre più stretta. Ha tenuto concerti con l'orchestra sinfonica Arturo Toscanini, ha cantato melodie di Satie, Fauré e Ravel, accompagnata dal piano di Michele Fedrigotti. E dice di ascoltare ormai quasi solo musica classica. Ma non sa ancora che cosa succederà nel suo futuro: "L'importante è non ripetersi. È per questo che amo le collaborazioni: ti aprono la mente".

(Roma, 1999)




Discografia
 ALICE VISCONTI

 

  

 

 La mia poca grande età (Cbs, 1975)

4

 Cosa resta... un fiore (Cbs, 1978)

4,5

  

 

 ALICE

 

  

 

Capo Nord (Emi, 1980)

7

Alice (Emi, 1981)

7

 Azimut (Emi, 1982)

6,5

 Falsi allarmi (Emi, 1983)

6

 Gioielli rubati (Emi, 1985)

6

Park Hotel (Emi, 1986)

8

 Elisir (Emi, 1987)

6

 Mélodie passagères (Emi, 1988)

6,5

Il sole nella pioggia (Emi, 1989)

8

 Mezzogiorno sulle Alpi (Emi, 1992)

6,5

 

Il vento caldo dell'estate (antologia, Emi, 1994)

 

 Viaggiatrice solitaria - Il meglio di Alice (antologia, Emi, 1995)

 

 Charade (Wea, 1995)

5

 Alice canta Battiato (antologia, Emi, 1997)

6,5

 Exit (Wea, 1998)

5

 I primi passi (antologia, On Sale Music, 1998)

 

 God Is My Dj (Wea, 1999)

6,5

 Personal Juke Box (antologia, Wea, 2000)

 

 Viaggio in Italia (Nun Entertainment, 2003)

6

 Made In Italy (antologia, Emi, 2004)

 

 The Best Of Platinum (antologia, Emi, 2006)

 

 Lungo la strada (live, Arecibo, 2009)

 

The Platinum Collection (triplo cd, antologia, Emi, 2011)

 

 Samsara (Arecibo, 2012)

5

Weekend (Arecibo, 2014)

7

pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Il vento caldo dell'estate
(esibizione tv, da Capo Nord, 1980)

Per Elisa
(esibizione tv, da Alice, 1981)

Una notte speciale
(esibizione tv, da Alice, 1981)

Azimut
(da Azimut, 1982)

I Treni di Tozeur
(duetto con Franco Battiato, videoclip, 1984)

Nomadi
(videoclip da Park Hotel, 1986)

Il senso dei desideri
(da Park Hotel, 1986)

Il sole nella pioggia
(videoclip da Il sole nella pioggia, 1989)

In viaggio sul tuo viso
(esibizione tv, da Mezzogiorno sulle Alpi, 1992)

Open Your Eyes
(duetto con Skye dei Morcheeba, videoclip da Exit, 1998)

Tante belle cose
(videoclip da Weekend, 2014)

Alice su OndaRock
Recensioni

ALICE

Weekend

(2014 - Arecibo)
Ritorno in bello stile per una delle voci più preziose della musica italiana, che ritrova Battiato ..

ALICE

Samsara

(2012 - Arecibo)
Nuovo disco di inediti dopo 14 anni per una delle più grandi interpreti della canzone italiana ..

ALICE

Il sole nella pioggia

(1989 - Emi)
Il disco della consacrazione internazionale di Alice, attorniata da un cast stellare

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