Allysen Callery

Allysen Callery

Un usignolo e la sua chitarra

intervista di Vassilios Karagiannis
Facciamo finta che incontri un amico di vecchia data, che non vedevi da moltissimo tempo. Gli dici che adesso sei una musicista, e ti chiede a quel punto di suonare un tuo pezzo. Quale suoneresti?
“I Had A Lover I Thought Was My Own”, sicuramente. Mi piace molto il picking di chitarra, così come la storia che sta alla base. Credo che mostri la mia intera estensione vocale e presenti tutte le mie qualità al loro meglio.

Quest'anno hai pubblicato “The Song The Songbird Sings”, il tuo quarto album. Puoi dirci qualcosa di più sulla sua concezione?
Nel luogo dove abito vivono molti uccelli. Ascolto il loro canto in sottofondo mentre registro i miei piccoli demo a casa. Ho finito con lo scrivere parecchi brani incentrati sugli uccelli, quindi il concept dell'album è venuto fuori abbastanza naturalmente. Inoltre, il soprannome che mi hanno dato alcune persone è proprio “Songbird” (usignolo).

Qualche aneddoto particolare che ha accompagnato la stesura e/o la registrazione dei brani?
Stavo lavorando all'album con il mio amico Bob Kendall, che ha curato la produzione e la registrazione di alcuni dei miei precedenti singoli e sessioni radiofoniche. Ha un capanno nel giardino di casa sua, un luogo semplicemente magico, che credevo essere perfetto per la registrazione del disco. A questo giro però Bob riteneva che fosse più opportuno che ci trasferissimo per la registrazione nello studio di un suo amico. Non appena siamo arrivati, sono stata lasciata da sola in questa stanza piena di batterie, mentre Bob si trovava dall'altra parte della finestra. Tutto sembrava così freddo, così solitario.... Alla fine anche Bob ha convenuto che era meglio tornare al capanno. Lì abbiamo registrato quasi tutti i brani in una sola sessione.

Cosa è girato nel lettore di Allysen Callery recentemente? Qualche ottimo musicista o band che potremmo esserci persi?
Ho ascoltato moltissimo Jessica Pratt di recente. La adoro, tutti dovrebbero recuperarla, specialmente il suo primo album. Sto scoprendo Joshua Burkett negli ultimi tempi. Compone folk sperimentale sin dagli anni 90 e mi invia tonnellate di cd e compilation. Stiamo discutendo di una possibile collaborazione in futuro.

Hai affermato spesso di essere stata una poetessa ben prima di diventare una cantautrice. Il modo con cui sviluppi i testi per i tuoi brani chiarisce tangibilmente questo aspetto del tuo passato. Cosa ispira i tuoi testi solitamente?
Sono motivata dall'amore, dalla brama di amore, dalla solitudine, dal desiderio, queste forme di incanto. Allo stesso modo trovo ispirazione dagli elementi della natura.

Qual è l'impatto che ha avuto sulla tua musica il fatto di essere una musicista autodidatta? Come hai sviluppato il tuo peculiare fingerpicking?
Credo che sia proprio questo il punto. Quando ti trovi da sola nella tua stanza, non c'è nessuno che possa dirti se quello che fai sia sbagliato o meno. È così che ho sviluppato il mio personale fingerpicking, che impiega soltanto quattro dita.

È cambiato in qualche modo il tuo songwriting nel corso del tempo?
Senz'altro. È piuttosto curioso: all'inizio scrivevo ben oltre le mie capacità, credo che originariamente le mie sequenze di accordi fossero molto più complicate, con la mano sinistra a essere dominante. Adesso utilizzo spesso accordature aperte e invento le mie sequenze. Non so leggere la notazione musicale, di conseguenza devo riprendermi di modo che possa ricordarmi quello che ho suonato. Quando ho cominciato a utilizzare accordature aperte, il mio fingerpicking è cambiato così tanto che adesso la mia mano destra supera quella sinistra.

Per quanto le tue canzoni siano curate e ottime anche nel loro sound attuale, hai mai pensato a un cambiamento stilistico? Qualche nuovo strumento, magari?
Sì. Ho incontrato di recente un'amica di una mia amica, che è venuta a un mio concerto a Cambridge. Mi ha chiesto se poteva accompagnarmi con il suo violino. Il modo con cui suonava, pieno di nuance orientali, era davvero incantevole. Se avessi mai composto musica con un violino, avrei voluto che suonasse proprio in quella maniera. Le ho chiesto se le sarebbe piaciuto registrare qualcosa con me, e ha accettato. Sono molto eccitata!

Ultima domanda: cosa possiamo aspettarci da Allysen Callery in futuro?
Ci sarà a breve un Ep intitolato “Princes Pine”, che uscirà per Reverb Worship. Ho già pronte anche le canzoni per il prossimo album, dovrei cominciare a registrarle nei prossimi mesi. Un domani vorrei registrare un Ep di cover di brani tratti dal canzoniere folk britannico, che mi ha tanto influenzato come musicista. Per l'inizio del 2017 è inoltre prevista la pubblicazione in vinile di “The Song The Songbird Sings”, edito da Jellyfant.
Discografia
 Hopey (self-released, 2007) 
 Hobgoblin's Hat (self-released, 2010)  
Winter Island (Woodland/Jellyfant, 2011)  
 The Summer Place (Woodland/Jellyfant, 2012) 
Mumblin' Sue (75 Or Less/Jellyfant, 2013) 
 Allysen Callery for Folk Radio UK 2014 (75 Or Less, 2014) 
The Song The Songbird Sings (self-released, 2016) 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Pea Green Boat
(live session, da Hopey, 2007)

The Huntsman
(live session, da The Summer Place, 2012)

Allysen Callery su OndaRock
Recensioni

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