Anathema

Anathema

L'enigma silenzioso

intervista di Matteo Meda

Incontriamo Vincent Cavanagh dietro il palco principale dell'Alcatraz, circa quattro ore prima della performance milanese degli Anathema. Personaggio curioso: ci accoglie seduto su un divanetto con un sorrisone stampato in faccia, che stona decisamente con la vistosa cicatrice che porta sul sopracciglio. Per un momento, mi balena nella testa l'idea di rompere il ghiaccio chiedendo come se lo sia fatto: giusto il tempo di ripensarci e rimandare la domanda alla fine, salvo poi dimenticarmene. A fare il primo passo ci pensa invece lui: "sei qui per OndaRock, vedo! Vi chiamate così per diletto ma non trattate solo di quella musica, vero?".
Quello che Vincent inscena di lì in poi, dopo candida rassicurazione sulla varietà musicale ospitata dal sito, è un autentico show diviso tra risate e risposte scocciate, rivelazioni (scopriremo essere lui il responsabile degli arrangiamenti elettronici della seconda metà dell'ultimo disco, e non la coppia Douglas-Cardoso come ipotizzavamo in sede di recensione), lunghe digressioni e domande esaurite a monosilalbi: si capisce fin da subito che ha voglia di chiacchierare e non di rispondere ai soliti quesiti. Tanto che la prima domanda la fa lui:

"Qual è la tua band preferita?"
"Che razza di domanda, non potrei mai scegliere! Di sicuro gli Anathema sono fra le mie band preferite!"
"Uhm, sì, ti capisco... Effettivamente non avresti potuto dare risposta più paracula..."
"Giuro che non ti conto balle, altrimenti non sarei qui! Ultimamente le interviste le faccio tutte via mail..."
"Bello schifo, dai ma come fai? Manco sai se è davvero l'artista a risponderti, magari è qualche fottuto ufficio stampa pagato con dei fottuti soldi da qualche fottuto snob per dirti le solite quattro stronzate che pubblicherai sul solito articolo uguale a mille altri che lanciano il disco o il tour..."

E come dargli torto? Dalla regia ci dicono che abbiamo tutto il tempo che vogliamo, fino a quando non sarà lui a farci capire di levare le tende: in tutto resistiamo mezz'ora, rischiando di farci cacciare dopo metà tempo per un flashback poco gradito. Dire che ne è valsa la pena, però, è puro eufemismo.


Beh, dai, parto col chiederti questo: ho letto in giro che in alcune interviste avete affermato che "Distant Satellites" è il disco di cui siete più orgogliosi, quello in cui avete messo davvero tutti voi stessi...
Dove l'hai letto questo?

Non ho qui la fonte, in realtà, ma di sicuro era un sito in lingua inglese. Ho recuperato parecchie interviste vostre per scrivere una monografia su di voi insieme all'amico e collega Michele Bordi!
Monografia? Wow, da "Serenades" addirittura? Io non avrei mai avuto voglia di fare un lavoraccio simile... Comunque, questa storia di "Distant Satellites" non è assolutamente vera.

Ecco, arrivo al punto: volevo chiederti appunto se fosse vero e se siete d'accordo nel vederlo come un punto d'arrivo della ricerca che avete intrapreso da "A Natural Disaster" in poi...
No, no. Più banalmente è un punto d'arrivo naturale del suono che abbiamo sviluppato da "Seranades" a oggi. Il nostro suono si evolve su una linea unica, non ci sto a vedere nessun tipo di strappo. La strada è una sola e ci ha portato fino a qui, oggi. Del disco sono abbastanza soddisfatto, ma quel che mi esalta davvero è poterlo suonare oggi dal vivo: è un disco imperfetto come tutti i dischi, che col senno di poi potevamo fare meglio come sempre avviene. Ma è proprio dal vivo che questo arriva ad avere un senso: se c'è qualcosa che sai di aver sbagliato su disco dal vivo lo correggi, se senti che avresti potuto andare in una direzione diversa dal vivo lo puoi fare. Sono soddisfatto delle canzoni ecco, questo sì. E credo sinceramente che quella di questo tour sia la miglior setlist che abbiamo mai avuto e che potremmo avere oggi. Di questo sì, che sono soddisfatto. Se vuoi sapere qual è il disco di cui sono più soddisfatto, allora ti dico "We're Here Because We're Here". E subito dietro "Weather Systems".

...che è il mio preferito, ti confesso.
Anche uno dei miei, ti "confesso" anch'io. Ma il punto è che ogni disco dev'essere, secondo me, uno stimolo a fare meglio. Ha tutto a che fare con il processo che porta al disco: le canzoni sì, ma anche l'affiatamento con chi lavora con te, la velocità nel registrarlo, l'imparare dai propri errori...

...questo credo sia un discorso che vale anche al di fuori dell'ambito creativo!
Assolutamente, senza dubbio, vale sempre nella vita! Credo valga anche per te quando scrivi un articolo, anche se lì hai sempre una giustificazione nell'opinione: tutto è soggettivo. Non leggo mai le recensioni, e sai il perché? Perché non me ne frega niente. Io ho un'opinione, tu ne hai un'altra, ciascuno ha la propria e fine della storia. Non ho mai capito perché molte persone facciano fottutamente fatica ad accettare che le cose stanno così, e pretendano di considerare le loro opinioni come più importanti o corrette di quelle altrui. Le uniche recensioni di cui mi freghi qualcosa sono le mie.

A mio parere, in "Distant Satellites" è cambiato parecchio a livello atmosferico rispetto ai lavori precedenti. C'è un mood più oscuro, malinconico, per certi versi forse adulto. A cosa è dovuta questa svolta umorale?
Effettivamente i testi parlano di cose piuttosto profonde, sono pieni di riferimenti a persone che hanno a che fare da vicino con le nostre vite personali. Su "We're Here Because We're Here" e "Weather Systems" c'era una componente spirituale che aveva però poco a che fare con il concreto, si riferiva a cose più astratte e lontane da noi. Credo per altro che stavolta Danny abbia raggiunto il top a livello di songwriting: preferisco decisamente quando parla con il cuore piuttosto che con la mente, quando scrive di emozioni piuttosto che di stereotipi. Che so, preferisco decisamente il testo di una "One Last Goodbye" che quello di una "Everything", non c'è proprio paragone. Sicuramente è anche più oscuro, nel complesso, ma non chiedermi di spiegarti il perché. Non siamo una di quelle band che si mette attorno a un tavolo e dice "beh, ecco, nel prossimo disco vogliamo fare questo". Noi andiamo dove ci va di andare in un preciso momento, ci lasciamo trasportare dall'ispirazione che stavolta è andata in quella direzione. Semplicemente oggi siamo arrivati qui e chissà dove e come cambieremo domani: di sicuro cambieremo, ma non ci sforzeremo di farlo.

Mi è sembrato che abbiate puntato parecchio sugli arrangiamenti orchestrali e sugli archi, rispetto al passato, specie nella prima parte del disco. Come mai? Come siete arrivati a inserire l'orchestra nella vostra musica?
La prima volta è stato durante il tour di "A Natural Disaster", anche se in realtà quella volta suonammo con una violoncellista. Però fu il primo approccio. Poi la prosecuzione di quel percorso fu "Hindsight": lì ci accorgemmo che la nostra musica poteva davvero trarre nuova linfa, se suonata interamente in acustico. In "We're Here Because We're Here" invece non c'è nulla del genere, perché volevamo un'orchestra autentica ma sarebbe costata troppo, e quindi ci siamo arrangiati registrando delle parti e inserendole poi in fase di missaggio. In generale quel tipo di suono ci è piaciuto tanto, così tanto da portarci a realizzare un disco interamente orchestrale come "Falling Deeper", ma è qualcosa che non possiamo permetterci a tutti gli effetti. L'altra occsasione in cui abbiamo suonato con un'autentica orchestra è stato il concerto a Plovdiv, quello registrato su "Universal", altra esperienza meravigliosa ma che difficilmente potremo mai ripetere. Quindi sì, su "Distant Satellites" gli elementi orchestrali ci sono ma sono tutti a livello di fondale sonoro, non abbiamo suonato con nessuna orchestra. Ci piace questo dialogo tra quei suoni, i suoni tipicamente rock di chitarra, basso, batteria e tastiere e l'elettronica. Questa è un po' la ricetta di "Distant Satellites".

Effettivamente la veste elettronica della seconda parte del disco mi ha sorpreso parecchio, in positivo ovviamente. Come vi siete avvicinati a quei suoni?
In realtà è tutto molto meno nuovo di quello che credi. Ascolto musica elettronica da quando ero un ragazzino, avevo vent'anni scarsi quando ho scoperto Aphex Twin rimanendone folgorato. Effettivamente non abbiamo mai fatto questo tipo di musica in passato, forse perché banalmente non avevamo gli strumenti necessari: non avevamo sintetizzatori, né drum machine e nessuno di noi sapeva come usare un software. Siamo riusciti a comprarci una drum machine quattro anni fa, e da allora abbiamo cominciato a lavorarci, prima ci era proprio impossibile. Una grossa spinta credo di averla data personalmente, perché appunto ho sempre amato quel tipo di elettronica piena di intrecci ritmici, tempi complessi, frenesie, musica sì elettronica, ma in grado di trasmettere comunque sentimenti. Non sopporto tutte quelle robacce fatte col computer che sembrano solo ottusi taglia-incolla infiniti delle stesse strutture. In ogni caso nell'ultimo album abbiamo raccolto una ricerca seminata già da qualche anno in studio.

Infatti già in "Weather Systems", due anni fa, la strofa della prima metà di "The Storm Before The Calm" era costruita tutta sul ritmo di una drum machine. Quel pezzo tra l'altro era scritto da John (Douglas, ndr): ha avuto un ruolo anche lui nel vostro avvicinamento all'elettronica?
Vuoi la verità? John ha scritto quel pezzo nel 2005, solo che per i motivi che ti ho spiegato prima non eravamo pronti a pubblicarlo. Ti dirò di più: "Distant Satellites" (la title track del disco omonimo, ndr) risale addirittura agli anni Novanta! Solo ora però abbiamo gli strumenti per poter lavorare su quei suoni, e sappiamo esattamente come vogliamo usarli. Gran parte della musica che ascolto oggi è totalmente elettronica: non mi piacciono le band, il rock, non lo sopporto (ride). A parte i Trail Of Dead, ovviamente. Amo i Trail Of Dead. Ma preferisco di gran lunga gli artisti che lavorano per conto proprio. E molti di questi fanno musica elettronica, per esempio Jon Hopkins...

...che effettivamente secondo me si sente molto sulla title track di "Distant Satellites"!
Davvero? Beh, non mi sorprende, perché credo proprio che avessi "Immunity" in loop sul lettore cd nel periodo in cui ho lavorato all'arrangiamento di quel brano. Però è anche vero che nessuno nella band conosceva Jon Hopkins... Lui o altri che ho fatto conoscere io a Danny e agli altri. Per esempio mi piace molto James Blake, e come lui tutti quei ragazzi che stanno facendo meraviglie con la bass music. Mi piace Trentemøller, o forse è meglio dire "mi piaceva", perché adesso sta facendo tutte quelle cose coinvolgendo musicisti indie... Che sì, sono carine per Dio, ma io preferisco "The Last Resort", non c'è proprio paragone. Poi mi piace... beh, mi piace un sacco la musica strumentale. Io la chiamo soundtrack music, che è sbagliato, in giro la sento chiamare modern classical ma mi fa ancora più schifo come definizione. Mi riferisco a gente come Clint Mansell, Jóhann Jóhannsson, Max Richter...

... che mi dici di Nils Frahm?
Uh, l'ho sentito nominare ma ancora devo approfondire, ho sentito solo un pezzo recente fatto interamente con synth e pianoforte e mi ha intrigato parecchio (si riferisce a "Says", ndr). Ah, e poi adoro David Wingo, che ha composto la colonna sonora per "Take Shelter", il film da cui prende il nome l'ultimo brano di "Distant Satellites". Insomma tutta gente che fa musica da sola, l'unica band a cui mi dedico e che amo è la mia! E i Trail Of Dead...

Ma perché questa passione per i Trail Of Dead, se posso?
Ma perché questa passione per gli Anathema, se posso? (ride)

Una mia curiosità: come vi trovate rispetto al fatto di suonare tutti in famiglia, tre fratelli più due?
Beh, è un aspetto importantissimo, forse il vero motivo per cui suoniamo insieme! Siamo una grande famiglia, nel senso che anche John è mio fratello e anche Lee è mia sorella! Siamo sempre insieme, anche quando non facciamo musica, è la nostra caratteristica più importante come band. Soprattutto per quel che riguarda me, Danny e John: prova a prenderci e tenerci lontano l'uno dall'altro, o farci suonare separatamente, e vedrai che non ne siamo in grado. Sarebbe come se ciascuno perdesse una parte di sè.

L'importanza di John, anche a livello umano, è effettivamente poco nota a chi vede un "nucleo-Cavanagh" nella band. Ricordo addirittura di aver letto che nel periodo in cui lui abbandonò la band (tra il 1997 e il 1998, ndr) sia tu che Danny faceste molta fatica a trovare un equilibrio...
Sì, è vero, ma fortunatamente durò poco e fu molto tempo fa. In quel periodo semplicemente John non ce la faceva. Tutti noi ce la si stava spassando, era il momento di ascesa dei club e andavamo spesso a ballare, John si lasciava andare e a una certa età ha iniziato a prendere droghe. Principalmente ecstasy. Presto la cosa gli è sfuggita di mano e per una serie di mesi capitava che lo si vedesse solo il sabato sera e il venerdì, e il resto dei giorni li passasse in casa a dormire. Dormiva sempre (ride) ma quando si è rimesso ed è rientrato l'abbiamo riaccolto subito come niente fosse successo. Alla fine era giusto così, ognuno ha i suoi momenti no e lui è parte della band da quando avevamo sedici anni, ritrovarlo dopo quel periodo è stato come quando un fratello ritorna a casa: sei talmente felice di riaverlo che nemmeno ti ricordi di quanto sia stato lontano o del perché. Ma questo avvenne negli anni Novanta, eh... (primi segni di disappunto)

Comunque di momenti difficili ne avete passati parecchi, in quegli anni, da quel che mi risulta. Anche assorbire la perdità di Duncan non dev'essere stato facile...
Duncan? Che c'entra ora? Che hai da dirmi su di lui? (tono visibilmente stizzito)

Nulla, ho solo detto che dev'essere stato un altro momento piuttosto complesso da gestire per voi. Alla fine lui...
Ma va. A parte che è stato lui ad andarsene, nessuno l'ha cacciato. Nessuno è andato a dirgli "hey bello, levati dalle palle", è stato lui a dirci "hey belli, mi levo dalle palle". Di sicuro non poteva andare avanti a scazzare con Danny tutti i giorni come stava facendo: erano diventati insopportabili, peggio di due suocere, sempre lì a discutere e battibeccare per qualsiasi fottuta stronzata. Si volevano bene eh, ma hai presente quando ti stufi della ragazza e anche se magari l'ami ancora o le vuoi bene anche il suo respiro ti fa saltare i nervi? Ecco, era una cosa così. Per cui Duncan se ne andò e fine della storia, noi già avevamo intrapreso un'altra strada. Fu lui a volersene andare e quindi per noi non ci fu niente da gestire né da superare. Ma poi, cazzo... (pausa, qui la stizza raggiunge il culmine)... stiamo parlando di sedici anni fa, sedici fottuti anni fa. Tu quanti anni avevi sedici anni fa? Tre? Quattro? Ecco, giusto per farti capire quanto cazzo di tempo è passato. Perché stiamo parlando oggi di questo? Chi se ne frega? A me non frega niente di parlare del passato, un passato in cui siamo stati costretti a ingurgitare sacchi di merda di continuo. Tutte esperienze importanti che non rinneghiamo, quelli eravamo sempre noi. Ma poi? Poi si va oltre! Capisci? Si-va-oltre! (scandito a mo' di spelling). E ora noi siamo altro, perché dobbiamo parlare di allora? Siamo ancora qui, no? Questo conta, cazzo, nient'altro. Siamo ancora qui! Siamo-ancora-qui! (come prima) E vuoi sapere perché siamo ancora qui? Perché ce ne siamo fottuti, ok? Dei soldi, del successo, delle minchiate nostre, di tutto! Siamo andati avanti dritti per la nostra strada! E se non fosse stato così, oggi non staremmo parlando! E tutto quel che vogliamo fare ora è continuare per quella strada, godendoci l'oggi, forti dello ieri e senza pensare al domani! Ma essere forti dello ieri significa anche averlo superato, e non stare a parlarne come fosse qualcosa di attuale. Non lo è, cazzo, non lo è.

Parliamo di setlist: ho notato che nei concerti di quest'estate avete recuperato un tot di materiale dai dischi passati, perfino "Sleepless" dal primo, mentre in quelli di questo tour vi siete concentrati esclusivamente sugli ultimi tre lavori. Come mai?
Quest'estate stavamo facendo le prove generali per capire che pezzi mettere nella scaletta del tour, eseguivamo più pezzi vecchi in una stessa serata per vedere un po' come reagiva il pubblico, coscienti che ne avremmo scelto al massimo uno. Ma la vera risposta da darti è un'altra... aspetta, che giorno è oggi? (la stizza muta lentamente in sarcasmo...). Il 6 ottobre 2014, giusto? Beh, ti sei risposto da solo: che senso ha suonare oggi roba del 98?

E allora perché diamine avete fatto "Sleepless" quest'estate?
L
'abbiamo fatta una volta sola, in Australia, era la prima volta che andavamo in Australia e abbiam provato a fare "Sleepless" che non facevamo da anni. La gente s'è scazzata, in quattro gatti c'hanno ascoltato e sembrava stessero per vomitare la cena del giorno prima. Abbiamo deciso che non la faremo mai più. (...pausa...) Credo che non sia giusto continuare a suonare pezzi che non rispecchiano quel che siamo. Rispecchiano quel che eravamo, d'accordo, sono nel nostro cuore. Ma a quarant'anni ti vedi uguale a come ti vedevi quand'eri un ragazzino? No, eppure sei sempre tu. Ecco, questo è quanto, oggi noi siamo quel che suoniamo. E infatti stasera faremo anche "Fragile Dreams" perché alla gente continua a piacere, ma non potrà andare avanti così. Sarà la prossima a uscire dalle scalette e non si dovrà aspettare la fine di questo tour perché accada.

E non pensate che questo possa indisporre i fan di vecchia data?
Vecchia data. Oh, l'hai detto tu eh, mica io. Vecchia data significa che amano il ricordo di noi, non noi. Chi ci ama davvero, ci ama per come siamo oggi; chi ama il nostro passato, semplicemente non ci ama più. E credo sia anche giusto. Poi mai dire mai eh, può darsi che un giorno ci venga voglia di fare un tour speciale apposta per rispolverare tutto il vecchio repertorio. Alla fine amiamo ogni nostro pezzo, dal migliore al peggiore, da "...And I Lust" (il primo brano dell'Ep di debutto "The Crestfallen", anno 1992, ndr) a "Take Shelter" (l'ultimo di "Distant Satellites", ndr), quindi un comeback potrebbe anche divertirci. Però sarebbe un concerto degli Anathema del 20XX che rifanno gli Anathema dei Novanta, di una cover band di noi stessi quindi. Ai ragazzi potrebbe anche piacere l'idea forse, a me non piacciono le cover band... Già non mi piacciono le band, poi le cover band ancor meno...

Ho visto che da quest'estate avete iniziato a scambiarvi spesso le posizioni e gli strumenti sul palco... Come mai?
Mah, semplicemente perché tutti suoniamo strumenti diversi: sia io che Danny suoniamo le tastiere, a John piace trafficare con le drum machine e le percussioni elettroniche, Daniel suona qualsiasi cosa, solo Jamie ha il basso e quello si tiene... Abbiamo provato una volta e ci siamo trovati bene a variare un po', è più stimolante e più divertente, anche se non possiamo ovviamente farlo troppo. Poi è pur vero che dopo vent'anni ti stufi di fare sempre la stessa cosa: Danny sono vent'anni che suona la chitarra, John sono vent'anni che sta dietro la batteria, e via dicendo... Grazie all'ingresso di Daniel abbiamo oggi la possibilità di fare più cose e avere un assetto più dinamico, e ci piace parecchio.

Parlando ora finalmente un po' del futuro: ho sentito che Danny l'anno prossimo farà alcuni concerti con Annekke Van Giesbergen, forse pure un nuovo album di cover... Ne sai qualcosa?
In realtà no. Boh, chiedilo a lui!

Chiudo chiedendoti qualcosa riguardo l'Italia, visto che suonerete qui tra poche ore...
Beh, amo l'Italia e amo gli italiani. Mi piace il fatto che siano persone molto solari e aperte. La nostra esperienza qui risale al '98, abbiamo registrato "Judgement" in Italia (per la precisione ai Damage Studios di Ventimiglia, ndr). Poi ti posso dire che è un posto dove pranzo sempre volentieri perché il cibo è fantastico e... beh, che i posti sono bellissimi, che la gente canta bene, avete un sacco di ottimi cantanti, specie voci femminili, e che mi piacciono le persone. L'ho già detto che mi piacciono le persone? (ride)

Sì, e io ti ringrazio, anche se a dirla tutta non mi sento molto italiano...
Ah, perché, tu credi che io mi senta inglese? Sì, sono nato a Liverpool, bella merda... Posso dire di sentirmi europeo, occidentale, quel che ti pare, ma non mi sento inglese. Per come li vedo io gli inglesi sono... lavoro... calcio... alcol... zero interessi, zero passione. Io non sono così, dannazione, non sono così proprio per un cazzo. E comunque vivo da anni a Parigi, e noi viviamo tutti in posti diversi: John e Lee stanno ancora a Liverpool, Daniel vive in Portogallo, Danny a Londra dopo tanti anni in Norvegia e Jamie in Olanda. Siamo europei, e forse nemmeno quello.

A fine intervista, salutiamo Vincent dandoci appuntamento alla sera stessa. Prima di uscire, gli chiedo se a suo parere l'intervista sia durata troppo:
"Ti ho rotto tanto le palle?"
"Ma va, a me piacciono le interviste. Perché?"
"Qualcuno dal tuo management mi ha suggerito di fermarmi qualora avessi colto che ti stavi rompendo le palle..."
"Che gran stronzata. Sicuro che non si sia confuso con Danny? Io sono tranquillo alla fine, tranne dopo i concerti, dopo i concerti ho bisogno di bere una birra e non fare niente per un paio d'orette, perché durante i concerti metto davvero tutto me stesso. Danny invece è più lunatico, di solito è più gentleman di me, ma prova ad averci a che fare dopo che ha dormito male una notte... Fai meglio a stargli alla larga, parecchio alla larga".

Discografia
 ANATHEMA
  
 CD & LP
  
 Serenades (Peaceville, 1993)
The Silent Enigma (Peaceville, 1995)
 Eternity (Peaceville, 1996)
Alternative 4 (Peaceville, 1998)
Judgement (Music For Nations, 1999)
 A Fine Day To Exit (Music For Nations, 2001)
A Natural Disaster (Music For Nations, 2003)
 Hindsight (raccolta, Kscope, 2008)
We're Here Because We're Here (Kscope, 2010)
 Falling Deeper (raccolta, Kscope, 2011)
Weather Systems (Kscope, 2012)
Universal (live, pubblicato come Untouchable nella versione 2xLP, Kscope, 2013)
 Distant Satellites (Kscope, 2014)
 The Optimist (Kscope, 2017)
  
 EP
  
 The Crestfallen (Peaceville, 1992)
 Pentecost III (Peaceville, 1995)
  
 ANTOLOGIE & DVD
  
 A Vision Of A Dying Embrace (video+live Dvd, Peaceville, 1997)
 Resonance (antologia, Music For Nations, 2001)
 Resonance 2 (antologia, Music For Nations, 2002)
 Where You There? (live DVD, Music For Nations, 2004)
 A Moment In Time (live DVD, Metal Mind/Hellium/Hicarus, 2005)
 Universal (live CD+DVD, Kscope, 2013)
  
 CASSETTE
  
 An Iliad Of Woes (ltd, autoprodotto, 1990)
 All Faith Is Lost (ltd, autoprodotto, 1991)
  
  
 DANNY CAVANAGH
  
 A Place To Be (Strangelight, 2004)
 In Parallel (with Anneke Van Giersbergen, Angelic, 2009)
  
  
 LID
(Danny Cavanagh & Eric Wagner)
  
 In The Mushroom (Peaceville, 1997)
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Sweet Tears
(videoclip, da Serenades, 1993)

The Silent Enigma
(videoclip, da The Silent Enigma, 1995)

Restless Oblivion
(live, dal live Visions Of A Dying Embrace, da The Silent Enigma, 1995)

 

Hope
(videoclip, da Eternity, 1996)

Pressure
(videoclip, da A Fine Day To Exit, 2001)

Mine Is Yours
(videoclip, da Resonance 2, 2002)

Dreaming Light
(videoclip, da We're Here Because We're Here, 2010)

Thin Air
(l
ive da Untouchable, 2011, da We're Here Because We're Here, 2010)

Kingdom
(videoclip, da Falling Deeper, 2011)

Untouchable, Part I
(videoclip, da Weather Systems, 2012)

Untouchable, Part II
(live da Universal, 2013,  da Weather Systems, 2012)

Distant Satellites
(trailer dall'album Distant Satellites, 2014)

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(2003 - Music For Nations)
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