Anna Aaron

Anna Aaron

La neuromante di Basilea

intervista di Michele Bordi e Vassilios Karagiannis
In quel di Praga c’è un clima inaspettatamente mite e il soundcheck per il concerto di stasera al Palac Akropolis, piccolo ma vivissimo club perso nella vicina periferia, è da poco terminato.
Anna Aaron, tra le più interessanti artiste che hanno esordito negli ultimi tempi, è una piccola star in Germania e ovviamente nella sua Svizzera. La timida semplicità con la quale mi accoglie nel suo backstage è però spiazzante. Decido quindi di rompere il ghiaccio così:
“Piacere Anna. Sai, nella redazione di OndaRock siamo disperati per il fatto che non verrai a trovarci nel nostro Paese in tour!”
Lei, già apparentemente stupita da questa irruzione, sgrana gli occhi azzurri ribattendo:
“Sei italiano? Devi davvero perdonarmi, avevo immaginato che fossi anche tu svizzero - ovviamente della parte italiana. Ma come sei finito qui?”
“Beh, se Maometto non va alla montagna…”
L’anti-divismo del soggetto in questione non ci impedisce - anzi favorisce - di scoprire una personalità forte e ben puntata sull’obiettivo. L’interessante chiacchierata che ne consegue ci dice molto sulle tematiche dei suoi lavori e di come questi abbiano visto la luce.

Anna, perdona la banale curiosità, ma qual è il significato sotto il tuo nome d'arte?
Non ha un vero significato, ho sempre chiamato me stessa Anna, nella mia testa. E' sempre stato il mio nome segreto. Beh... ora temo che non sia più un segreto (ride, ndr).

Forse ora quello segreto è Cécile Meyer. Ma riguardo Aaron, ha per caso a che fare con Aronne?
No, in verità no. Volevo un nome di uomo e uno di donna e ho scelto quelli.

Avevo dato per scontato che anche il tuo pseudonimo fosse ispirato alla Bibbia, come fu per "Dogs In Spirit".
E' vero che "Dogs In Spirit" ha dei riferimenti alla Bibbia ma non al punto da ritenerlo un disco primariamente influenzato da essa, ci sono alcuni elementi ma non così tanti. Per esempio, in "Fire Over The Forbidden Mountain" mi riferisco alla montagna di Mosè, che in effetti era il fratello di Aronne, ma è una pura coincidenza.

Parliamo del tuo ultimo lavoro "Neuro": come specificato nella recensione di Vassilios Karagiannis, che ha pure collaborato a questa intervista, il suo titolo è ispirato da "Neuromancer" di Gibson, autore fondamentale del cyberpunk. Ne deduco che ti piaccia particolarmente il genere.
Sì, lo amo. Il bello è che non lo conoscevo finché non lo ho deliberatamente cercato, iniziando a leggere libri di fantascienza come fonte di ispirazione. Arrivare a Gibson è stato un passo naturale perchè lui è un maestro nel genere.

E come mai per questo album hai voluto così fortemente e caparbiamente seguire questo filone, al punto da praticamente studiarlo?
Sai, "Dogs In Spirit" non era molto, per così dire, "urbano": deserti, montagne... tutte cose che in ogni caso non fanno parte del mio ambiente naturale. Insomma, non vivo in un deserto! Quello che percepisco come mio ambiente sono le grandi città - tipo Manila, una città immensa - e quindi preferivo seguire quel vocabolario.
Quello che ho scoperto con "Neuromancer", o con film come "Blade Runner" e "Ghost In The Shell", è una cosa in un certo senso divertente: nella science-fiction la protagonista è la tecnologia ma ci sono anche temi spirituali per me davvero emozionanti. Ad esempio, "Ghost In The Shell" è un film davvero commovente.

E nello specifico quali aspetti hai particolarmente a cuore?
Il connubio tra tecnologia e anima. Io immagino nella nostra epoca un nuovo concetto di magia. Abbiamo l'elettricità e il mondo digitale. Nel medioevo vi erano i concetti di corpo e anima ben distinti, con quest'ultima molto distante dalle persone in quanto patrimonio esclusivo di alcune categorie sociali, come la Chiesa, e soprattutto perché invisibile. Ciò che era visibile e tangibile era solo il corpo. Oggi abbiamo tre livelli: quello fisico, quello spirituale e il digitale! Trovo toccante questa cosa.
Io vivo il digitale e il virtuale, nella mia personale prospettiva, come qualcosa che ha in sé della magia, anche se ovviamente so bene che è frutto di scienza, matematica e informatica.

Immagino tu abbia letto anche Arthur Clarke (autore del romanzo "2001: Odissea Nello Spazio", nonché sceneggiatore dell'omonimo kolossal cinematografico di Kubrick)! Famosa è la sua frase "ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia".
Sono d'accordo, è anche uno dei miei film preferiti.

Leggevo in un'intervista del periodo di "Dog In Spirit" che dichiaravi di avere un particolare feeling con il tema del corpo. "Neuro" mi fa pensare che tu ti stia spostando più verso temi extra-corporei: la virtualità e la percezione della realtà in primis. C'è un cambiamento in atto o in fondo avevi sempre seguito questa strada?
Credo che non lascerò mai l'aspetto corporeo. Le tematiche dei miei album possono evolversi e cambiare ma sul palco il mio approccio resterà sempre molto fisico. Cerco di spingere i miei limiti al massimo, ovviamente in primis con l'energia della mia voce; cantare è un atto così potente! Talvolta penso addirittura che sia un tratto della femminilità, questa potenza vocale che percepisco come taumaturgica. Non ho nessun fondamento su cui basarmi, non ho letto nulla a sostegno di questa tesi, fa tutto parte di qualcosa che sento di intuire.
Ti devo confessare una cosa: quando sono a casa e mi occupo del mio giardino, se vedo che le cure per le mie piantine falliscono inizio a cantare per loro!

Tanto per tornare al concetto di magia!
Si, o della disperazione! (ride, ndr).

Insisto sul discorso tecnologico: ti sarai resa conto che solo da qualche anno, principalmente per mezzo della diffusione degli smartphone, la tecnologia ha avuto un'espansione quasi violenta. C'è tecnologia ovunque e sopratutto alla portata di chiunque, indipendentemente dalle estrazioni sociali, culturali o in buona parte da fattori anagrafici. Siamo tutti connessi, per citare uno slogan abusato, e certi scenari previsti dai vari Gibson e Philip Dick si stanno effettivamente concretizzando. Come vivi questa cosa, vista la tua sensibilità verso l'argomento.
Penso che forse tra un millennio il nostro ego sarà dissolto, perché saremo così connessi da perdere noi stessi. La tecnologia ci influenza tutti i giorni, tutto il giorno, e questo non mi piace affatto. Io stessa dopo un po' di tempo che sono al pc, cliccando qua e là, inizio a star male.
Non ho uno smartphone, ho solo il mio computer, la mia scrivania, e quando ho chiuso sono offline, sono fuori. Questo è estremamente importante per me.

Conosco bene la sensazione. Soprattutto se lavori in certi ambiti diventa estremamente difficile tenere le distanze di sicurezza.
Già. E bisogna considerare che c'è anche il bisogno umano di distruzione. E questo non ha nulla a che fare con l'essere connessi. Le aziende ci dicono "è bello essere connessi", quello che non dicono è che la mente umana è facilmente soggetta ad assuefazione; e ama la distruzione. Questa è una debolezza dello spirito umano, ma se ne guardano bene di parlare di questo, quando ci presentano il web. Parlano solo dei benefici.

Ascoltando i tuoi due album noto molti cambiamenti. Immagino che il suono più tagliente, freddo e spigoloso di "Neuro" sia una naturale conseguenza del cambio di tematiche. Ma credo che anche il tuo modo di cantare sia notevolmente in evoluzione. Nel tuo primo disco assumevi spesso un cantato graffiante, ruvido, come in "Where Are You David?" o "Sea Monster". In questo nuovo lavoro sento che sei maggiormente alla ricerca del registro alto, con una voce più squillante. Sei d'accordo?
Sì. Penso sia dovuto a un cambiamento nella mia personalità. Ho ammorbidito alcuni miei aspetti, mi capita più spesso di commuovermi. C'è una frase che adoro, nel film "Stalker" di Tarkovskij, che dice: "Quando un uomo è appena nato, è debole e flessibile. Quando muore, è rigido e insensibile. Quando un albero cresce, è tenero e malleabile. Ma quando è secco e duro, muore".
Ho lavorato per eliminare queste barriere, queste rigidità che erano in me, forse per questo posso aver perso un po' di asprezza. Chiaramente sei più vulnerabile, ma sono contenta di questo cambiamento.

Riguardo invece al suono, come dicevo lo trovo più tagliente e algido, con tutti quei synth che hai adottato. Ciò è anche dovuto a David Kosten (produttore di "Neuro" e, tra gli altri, di Bat For Lashes, ndr)?
No, in verità sono state del tutto mie personali scelte. Molti suoni sono stati presi addirittura dai demo che avevo. Ma volevo fortemente David per questo progetto, proprio perchè sapevo ciò che volevo realizzare.

Come lo hai incontrato?
Gli ho semplicemente mandato i demo, mi sono detta: "Proviamoci!". E ho incrociato le dita. Alla fine rispose, e fu un sì. E' stato il giorno più bello della mia vita! (ride, ndr)

E com'è lavorare con lui?
Grandioso. Davvero grandioso. E su più livelli. Musicalmente è magnifico: i suoni crescevano, così... come dal nulla! Non so come fa, in cinque minuti tira fuori delle cose...
Ma anche a livello personale è fantastico, ci siamo apprezzati moltissimo entrambi.

Come nascono le tue canzoni? Parti dal testo e costruisci il resto intorno ad esso, o il contrario? Oppure le cose procedono di pari passo?
Normalmente vanno avanti insieme. Compongo con il mio piano, ma anche con software vari, tipo Pro Tools.

Ho apprezzato molto le versioni acustiche di alcuni tuoi brani. "Labirinth" è pazzesca piano e voce! Ti attira l'idea di tentare qualcosa di completamente acustico, magari per il prossimo lavoro?
Sì, piace molto anche a me suonare così. La scorsa settimana ho fatto un concerto solista in Svizzera. Alcune canzoni funzionano davvero bene così, hanno un'energia diversa.
L'unico problema è che tanta libertà rende difficile smettere e porsi un limite, le idee possono sovrastarti!

Puoi parlarmi degli artisti che trovi più influenti, o che semplicemente apprezzi?
Non credo di avere molte influenze musicali, mi sento più ispirata da film e registi. Al momento sto seguendo molto Alejandro Jodorowsky, un autore cileno. Non è solo un regista ma anche uno scrittore, un fumettista, un designer... Quando sono a casa mi piace ascoltare principalmente Kate Bush e David Bowie. Ah! E i Talk Talk! Quando penso a "The Spirit Of Eden"... (alza le mani al cielo in segno di devozione, ndr).

In generale, c'è qualcuno con cui vorresti lavorare in futuro?
Non ci ho mai pensato. Ora come ora penso solo a David Kosten! (ride, ndr)

E quando verrai a trovarci in Italia? Dimmi che stai valutando qualche data.
Eh, spero molto presto! Ma penso che al momento il problema stia nel capire se possa avere un'audience. Al momento sto spingendo molto in Germania, dove ho un bel riscontro. Magari l'anno prossimo, chissà!
Discografia
 CD & LP 
   
Dogs In Spirit (Two Gentlemen, 2011)8
Neuro (Two Gentlemen, 2014)7
   
 EP 
   
 I'll Dry Your Tears Little Murderer (Irascible, 2009) 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Sea Monsters
(videoclip, da Dogs In Spirit, 2011)

Labyrinth acoustic
(videoclip, da Neuro, 2014)

Stellaring
(videoclip, da Neuro, 2014)

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