At Swim Two Birds

At Swim Two Birds

Diario di un killer sentimentale

intervista di Francesco Amoroso, Raffaello Russo

Roger Quigley, musicista di lungo corso, membro dei Mongolfier Brothers e deus-ex-machina di At Swim Two Birds, ha la fama di essere un artista introverso e riflessivo, votato alla malinconia e al tagliente e a volte cinico sarcasmo. È con un po' di timore, quindi, che ci prepariamo ad affrontare l'intervista con Roger, in una fredda e piovosa serata invernale.
Accade, invece, ciò che non sarebbe stato lecito attendersi: la persona che ci troviamo di fronte, nel poco illuminato e piuttosto rumoroso locale romano, si rivela molto lontana dal
cliché del musicista deprimente e depresso. Affabile, brillante, pieno di voglia di comunicare e di aprirsi, in compagnia della giovane violoncellista Sophia, Quigley, in una lunga intervista, concessa in esclusiva ad Onda Rock, si racconta e racconta la sua musica, le sue idee e i suoi progetti (uno dei quali, "Before You Left", è ora realtà).

Il nome del tuo progetto è tratto dall'omonimo romanzo di Flann O'Brien: qual è la ragione di questa scelta?

Il fratello di mio padre insegna in Irlanda e per qualche motivo capitava spesso che portasse dei libri irlandesi a mio padre e tra questi c'erano anche quelli di O'Brien. In realtà non li ho mai apprezzati finché il mio migliore amico, Richard O'Brien, che gestisce l'etichetta Vespertine & Son, non mi ha spinto a leggerli dicendomi che si trattava di romanzi fantastici. Così ho letto diversi titoli, "The Poor Mouth", "The Hard Life", "The Third Policeman" - secondo me il migliore - "The Dalkey Archive". Ma "At Swim-Two-Birds" mi ha ispirato, se avessi chiamato la band "The Third Policeman" forse non saremmo diventati famosi... scherzo! At Swim Two Birds sembrava funzionare, richiama il nome di un luogo, alla lettera vuol dire "presso Swim-Two-Birds". Ha qualcosa di strano è abbastanza difficile da pronunciare ma facile da capire e ci è piaciuto, Swim-Two-Birds, però sembra funzionare, pur essendo un'espressione strana, ma a me piace, visto che mi piacciono le cose difficili.

Al di là dell'origine letteraria del nome At Swim Two Birds, vi sono altri autori che ti hanno in qualche modo influenzato?
Certo, anche se mi confondo sempre con i nomi. "A Kind Of Loving" di Stan Barstow, naturalmente. Ma lo ricordo più per la serie televisiva e per il film tratti dal romanzo. Mi piacciono i libri di John Braine, "Life At The Top" e "Room At The Top". Quando c'è stata la nouvelle vague noi avemmo il "kitchen sink drama" (da tutti e tre i romanzi citati furono tratti film che rientrano in questa definizione, n.d.r.). C'erano un sacco di bei film in quel periodo e ne ho visti molti, più che leggere libri. In genere, in effetti, sono più attento agli aspetti visivi e quindi più influenzato da film che non da libri. Ah, amo molto anche i romanzi di Magnus Mills.

Un'ultima domanda a base letteraria: la citazione greca che si trova sul frontespizio del romanzo "At Swim-Two-Birds" recita "for all things change, making way for each other". Ti sentiresti di condividere questo pensiero?
Decisamente, credo che sia questo libro che dica che "tutti i libri possono avere una fine diversa", penso che sia la stessa cosa. Tutti possiamo avere, e io ovviamente ne sono l'esempio, la possibilità di vivere la vita che pensiamo di dover vivere. Ci sono cosi tante scelte possibili...a differenza delle donne, che mi sembrano più aperte, ho l'impressione che gli uomini, crescendo, si sentano come "oh, devo fare le mie scelte da solo". E lo fanno chiudendosi gli occhi e le orecchie in un certo senso, facendo le proprie scelte solo per se stessi.

In una tua intervista di qualche tempo fa dicevi, tra l'altro, di riuscire a raccontare sempre le cose dal tuo punto di vista, di avere sempre i tuoi suggerimenti per la difesa, di non essere mai l'unica persona presente "sulla scena del crimine", di essere sempre colpevole quanto l'altro per la fine di una relazione, con l'unica differenza che sei tu quello che ha scelto di parlarne pubblicamente: è questa la ragione per cui scrivi musica? È l'origine della tua poetica?
In un certo senso né l'uno né l'altro : il modo in cui lavoro assomiglia più ad un diario, quindi scelgo di aprirlo a chiunque possa esservi interessato. Penso che ognuno di noi, io e voi che siete qui, abbiamo delle cose che non dovremmo dire a nessuno, ma io sono abbastanza stupido per scriverle e cantarle. Quello che potrei definire il grande amore della mia vita è stata una musicista: lei ora è tornata in Svezia, ma per me è interessante notare che, mentre io lavoravo su "Returning To  The Scene Of The Crime...", anche lei stava scrivendo un disco; quindi sono sicuro che un giorno uscirà un ottimo album in Svezia, nel quale la sua musica mostri l'altra faccia della medaglia, il suo punto di vista.
Per me è come una benedizione poter cantare il mio diario mentre sono qui a Roma o quando vado in Spagna o in Svezia o in tanti altri luoghi.

Qualche anno fa in un'altra intervista hai detto che donne e uomini non sono fatti per stare nella stessa stanza. L'intervista è di quattro anni fa: lo pensi ancora o qualcosa è cambiato nel frattempo?
Probabilmente sono io a non dover stare nella stessa stanza con una donna! Non saprei, se pensi a libri come "Room At The Top" o "Life At The Top", parlano di persone rose dalla voglia di arrivare, di raggiungere il vertice. Io, invece, non ho mai avuto ambizioni, queste cose fortunate semplicemente continuano a capitarmi. Ho ormai quarant'anni, e lascio che le cose accadano, se ci avessi provato davvero artisticamente forse sarei arrivato al punto in cui sono ora a 28 anni. Ma non mi importa, mi sto godendo lo svolgersi delle cose e credo sia la stessa cosa nelle mie relazioni con le donne, sono molto aperto al mondo femminile, vorrei davvero che tutto andasse bene ma allo stesso tempo potrei non avere la volontà profonda per fare in modo che queste relazioni funzionino fino in fondo. Credo di aver detto per questo che non sono fatto per stare nella stessa stanza con una donna, a meno che io non fossi lì proprio per scriverci su un album.

Le tue canzoni sembrano spesso rivolte al passato, alla nostalgia di qualcosa che non c'è più, a relazioni morte e finite: ritieni la malinconia e la sofferenza sentimentale preliminari alla creazione di un'opera d'arte?
Questo è certamente valido per me: non potrei scrivere nulla mentre sono felice. Mentre sono felice in una relazione penso solo a ciò che sta accadendo al momento, ma forse quando stanno per finire comincioo a sentire la malinconia, quello è lo sprone, ed è quello il momento in cui posso sedermi per sezionarle e rimettere insieme i pezzi. Ho bisogno di quella malinconia per scriverne e penso che per moltissimi artisti sia la stessa cosa, anche se mi augurerei il contrario per loro.

Eppure, non sembra esserci dolore acuto nelle tue canzoni, ma piuttosto una serena accettazione di una sofferenza che consideri inevitabile.
È vero, è anche perché ho ascoltato un sacco di musica country western, in cui non c'è rabbia o amarezza, è quasi il semplice racconto di una storia. Sono cresciuto, purtroppo non letteralmente, con Morrissey, quindi mi piace dire sempre le stesse cose. È una questione di empatia, Morrissey non aveva bisogno di dire "cosa abbiamo fatto, sono disperato stanotte" o cose del genere; è sapere che qualcun'altro potrebbe aver vissuto lo stesso stato d'animo. O mi ispiro anche attingendo dalla collezione di dischi di mia madre, Charley Pride, Chip Taylor e altri simili.

Perché hai deciso, prima di scrivere un nuovo album, di riarrangiare e reinterpretare i tuoi brani più risalenti? Hai un approccio diverso alla musica ora rispetto a quando le hai scritte?
No, è solo che sono più grande. Puoi leggere un libro quando hai sedici anni, quando lo rileggi a venti vedi cose diverse. Se apri un vecchio diario e leggi quello che scrivevi a vent'anni ora magari pensi "Oh...no way!".
Succede perfino quando si compone musica e si rifà la melodia...continuo ad usare l'esempio di "In Bed With Your Best Friend", che all'inizio è molto gioiosa, quasi una sorta di commedia, ma poi diventa monotona. Non c'è rabbia, ma diventa cupa e ripetitiva.

Rispetto alle prime interpretazioni molti brani suonano più tristi, forse perché sei cresciuto...
Sì, esatto succede così. Non so, magari vai a vedere suonare Morrissey e speri che suoni "Barbarism Begins At Home". Poi magari la fa per davvero, ma la suona malissimo e tu dici "noo, sarebbe stato meglio che non l'avesse riarrangiata", ma lui deve farlo, è impossibile col tempo non dare una nuova veste alle cose scritte tempo prima.

In "Returning To The Scene Of Crime..." ci sono vecchie canzoni, ma suonano molto attuali, forse perché gli argomenti delle tue canzoni sono eterni: la rottura di una relazione non passa mai di moda; forse perché non parli di qualcosa che è accaduto nel passato ma di qualcosa che continua ad accadere?
Non so, non ho registrato pensando "voglio che suoni moderno". La strumentazione che ho usato è cambiata, fumo molto e forse anche la mia voce è cambiata, è più profonda.
Comunque non ho cercato di modernizzare, ancora una volta è una sorta di reazione, un processo di arricchimento dei brani mentre ne ascoltavo i demo. Ho pensato che fosse un buon modo di muoversi da "Quigley Point" al nuovo album, che è molto 50's-60's, abbastanza cupo. Anche in questo caso c'è molto della collezione di dischi di mia madre e "Returning To The Scene Of Crime..." è una sorta di ponte tra i due suoni. Non ho mai pensato di dare una sfumatura di modernità, tutto è arrivato da registrazioni su registrazioni che, letteralmente, hanno portato allo sviluppo del suono in questa direzione.

Le parole delle tue canzoni sono sempre in prima persona, ma ci sono altri argomenti a parte la tua vita? Parli mai della vita delle altre persone?

L'unica cosa che mi viene in mente è nella traccia "I Need Him" in "Quigley Point". Questa canzone è basata su un biglietto che ho ricevuto da una mia ex, che iniziava con "I need him more than I want you" o "I want him more than I need you". Le parole erano quasi perfette, e non mi importava se le parole non rimavano, mi è bastato lavorarci poco e ne ho fatto una canzone. Ma a parte questa sono tutte in prima persona, o forse c'è n'è qualcun'altra, che però non riesco a ricordare.
Quella era una lettera che mi ha scritto la stessa ragazza, ma penso che tutto il resto sia in prima persona; penso... potrei sbagliarmi!

C'è ancora una relazione tra l'evoluzione degli stili di vita e la pop music? Negli anni 50 e 60 la pop music era molto vicina ai comportamenti delle persone ma ora non sembra essere così. Pensi che ora nella musica pop sia tutto più legato alla sfera personale?
Credo si tratti di qualcosa di ciclico in realtà. Perché forse negli anni 50 e 60 la diffusione e la vendita dei dischi erano piuttosto marginali, puoi immaginare ad esempio quanto fosse complessa la situazione negli States. Perciò suonare dal vivo era molto importante. Le persone erano più coinvolte. Pensa a gente come Elvis, sempre in tour. Grazie a questo è diventato molto popolare. E ora, per motivi differenti, sta accadendo la stessa cosa, la vendita dei dischi non è più così importante, suonare dal vivo sì, il che ci riporta un po' al passato riguardo all'approccio della gente alla musica. Ci saranno sempre un sacco di band come me, che suonano cose molto introspettive, come lo shoegaze, o comunque musicisti che "vedono tutto nero", ma per ogni artista come me ci saranno trenta o quaranta altri che faranno musica leggera, allegra o musica da ballare. In un certo senso è giusto che accada, ci saranno sempre gruppi che suonano musica allegra e altri che suonano cose tristi. Ci sarà sempre musica per socializzare e musica per starsene da soli!

I tuoi arrangiamenti sono semplici ma molto ricchi e curati, oltre che perfettamente adatti ai tuoi brani: come lavori su questo aspetto della tua musica?
È alquanto strano perché, per esempio, per i brani dei Mongolfier Brothers, Mark Tranmer mi da un pezzo musicale o più di uno - magari venti - e io scrivo le parole. Quando lavoro da solo scrivo come in un mosaico: a piccoli pezzi, mentre guardo un film, o fumo una sigaretta, o bevo un caffè, mi viene in mente una frase per una canzone e da queste parole comincio a sviluppare una storia. Non penso subito alla musica, non provo neanche a pensare alle due cose insieme. In un secondo momento potrei cominciare a pensare alla melodia, potrei avere in mente due cose diverse che lentamente si avvicinano e si fondono.

Così non hai un metodo preciso...
No, le cose semplicemente accadono.

Lo strumento principale è la chitarra, di solito.
La cosa principale sono le parole, che sembra stupido ma...tiro ancora una volta in ballo il cinema: quando compongo è come se pensassi a girare un film. Non penso subito a chi reciterà, a chi si occuperà delle scene e quale sarà la musica in sottofondo: la storyline è la materia prima, non riesco a prendere la chitarra e, suonando un po', provare a buttare giù le parole adatte alla musica, non funziona per me. La storyline è la parte principale, la musica è una conseguenza.

Le strade soliste tue e di Tranmer differiscono abbastanza tra loro: lui sembra più votato alla ricerca di una sperimentazione sonora che non disdegna l'elettronica. Tu invece prediligi suoni in prevalenza acustici, eppure nel tuo ultimo tour hai suonato con il supporto di un pc: qual è il tuo rapporto con l'elettronica?

Lo trovo essenziale in questo momento suonando dal vivo. Solo io chitarra e voce, Sophia Lockwood al violoncello, senza gli strumenti elettronici si perderebbe molto. In "Before You Left" abbiamo composto la musica in modo diverso e quindi dovrà essere suonata dal vivo in un altro modo: non usiamo il computer e ci saranno una chitarra e una voce in più.
Ma nell'ultimo tour non avremmo potuto suonare così queste canzoni, perciò ci siamo affidati al laptop...che comunque è molto utile se si lavora senza essere vicini. Sophia vive a cinque miglia da me a Manchester e, mentre registravamo il nuovo album e si scrivevano le parti del violoncello insieme, il computer era necessario.

Come descriveresti le differenze tra le canzoni dei Montgolfier Brothers e At Swim Two Birds? Scrivi in modo diverso?
Penso che l'unica differenza sia che le parole dei Montgolfier Brothers si direbbero alla propria mamma, con At Swim Two Birds le parole sono per un'amante o per un migliore amico cui si racconta tutto.

Dopo l'uscita del nuovo album di At Swim Two Birds hai ancora dei progetti con i Montgolfier Brothers?
Mark è molto contento del lavoro che sta facendo con Gnac, farebbe uscire un disco nuovo ogni cinque giorni! Come Montgolfier Brothers si pensava di fare una specie di "best of", perché è abbastanza difficile trovare i nostri vecchi dischi, e forse includere due live strani uno a San Paolo e uno da qualche parte in Australia.

E cosa ci dici del tuo nuovo album, oramai in uscita?

Tutto è basato su un album di Frank Sinatra orchestrale chiamato "Man Alone". Un album più "orchestrale". E non ci sono canzoni con la batteria... no scusa questo nell'album successivo al prossimo... si, sono un tipo ottimista!

Come riesci a trovare la "melodia" nei tuoi inusuali giri di chitarra? E quale è la tua nota ‘guida'?
Domanda complessa. Forse l'accordo A minor (la minore, n.d.r.). Se ascoltate una qualsiasi canzone del secondo periodo dei Cure, per esempio, loro usano A minor, come in "A Forest". Scrivo la musica più velocemente di quanto scriva le parole, ci impiego molto a scrivere le parole, mentre come avete già detto la musica è molto semplice. Uso molto spesso i temi ricorrenti, in maniera vagamente simile a quella di Phillip Glass o Michael Nyman. Registro una linea di chitarra e poi continuo riascoltando e riempiendo gli spazi, provando a mettere gli archi, riascoltando e provando ancora, non direi che è matematico ma è... si può dire che semplicemente io muova le mani qua e là...

Nelle tue canzoni ogni frase sembra nuova, le parole non obbediscono a una struttura, quindi come fai a dare una struttura al suono?

Come ho già detto non impiego molto tempo, a volte le parole rimano, a volte si possono leggere come fossero in un libro. Non faccio affidamento su una struttura, non ho un libro con le parole che rimano più facilmente. A volte lo faccio con un semplice sguardo al testo, a volte ci lavoro un po' su. Mi piace a volte che la rima si trovi, magari, cinque versi più tardi e in questo forse si vede l'influenza di Flann O'Brien. Mi piace che la struttura del brano porti a qualcosa.

Ti piace suonare dal vivo, ti senti a tuo agio su un palco? Un altro musicista, credo Bobby Wratten dei Trembling Blue Stars ha detto che invecchiando è sempre più difficile stare sul palco, senza sembrare sempre più un perfetto idiota.

Personalmente, crescendo mi piace sempre di più suonare dal vivo. È piuttosto strano, forse cinque anni fa non era così e non so cosa sia successo, forse sto diventato sfrontato, o più adulto...ma mi piace stare sul palco. Mi rende ancora un po' nervoso, ma mio fratello è un attore e mi chiedo se alla fine non mi abbia influenzato con il suo amore per il palco. Trovo che sia incredibile che la gente venga ad ascoltare le cose che io scrivo.

Ti ho visto suonare a Benicassim con i Montgolfier Brothers, cinque anni fa e mi è piaciuto quel live, ma tu mi eri sembrato molto timido.
Credo che quello sia stato uno dei peggiori live che abbiamo fatto, in termini di suono, c'era troppo feedback. Avevamo fatto un ottimo soundcheck ma una volta sul palco c'era un feedback terribile che mi ha innervosito parecchio dato che quella sera erano venuti a vedermi gli amici storici del bar di Manchester vicino casa mia!

Hai anche detto che non ascolti più musica, tranne quella che Otto Smart e Mark Tranmer ti hanno dato. Ancora adesso non ascolti musica? Questo influenza il tuo modo di scrivere?
No, accade il contrario in realtà, sono estremamente influenzabile ed è per questo che non ascolto musica. Quando siamo in giro in macchina o in tour Sophia ha il suo Ipod e ascolta musica che non ho mai sentito! Cosa che mi fa davvero sentire vecchio!

Riesci ancora a vivere solo di musica? Ora che non incidi più per Poptones le cose vanno meglio o peggio?
Ho fatto pochi soldi con la Poptones! No, ho ancora un lavoro part-time in Inghilterra e riesco ancora a tenere la testa fuori dall'acqua. Anche per Sophia è la stessa cosa e ci sta bene riuscire a fare entrambe le cose, se avessimo un lavoro full-time non potremmo permetterci tutto questo andare in giro.

I Sodastream hanno dovuto lasciare la musica perché non potevano permettersi i tour in Europa e hanno dovuto rinunciare. Dispiace sentire questo, perciò tenete duro!
Ci proviamo!

Traduzione a cura di Enrica Chimienti

Discografia
  QUIGLEY  
     
  A Kind Of Loving (Ep, Croissant Neuf, 1996)
  Spring Will Be A Little Late This Year (Ep, Vespertine, 1996)  
  If I Could Fly (singolo, Acetone, 1997)
  1969 Til God Knows When (Acetone, 1998)
 The Vespertine (singolo, Bad Jazz, 1999)
 In Bed With Your Best Friend (singolo, Acetone, 1999)
     
  AT SWIM TWO BIRDS  
     
  Quigley's Point (Vespertine & Son, 2003) 7,5
  Returning To The Scene Of The Crime... (Green Ufos, 2007) 8
  Before You Left (Vespertine & Son, 2009) 7,5
     
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