Augustines

Augustines

Un modo naturale di progredire

intervista di Stefano Bartolotta
In occasione dell'uscita del terzo album "This Is Your Life" abbiamo inviato agli Augustines alcune domande via mail. Le risposte, a cura del batterista Rob Allen, evidenziano la convinzione da parte della band che il proprio percorso sia ancora coerente e naturale, senza alcuna modifica della natura del progetto, nonostante i tanti elementi di novità rispetto al passato presenti in questo disco.

Nel ritornello di "When Things Fall Apart", fondamentalmente, dite che state andando da un'altra parte. Non credo che riguardi la musica, però effettivamente avete fatto qualcosa di diverso dal punto di vista musicale in questo disco, quindi forse la scelta di questa canzone come primo singolo era una specie di avvertimento ai fan...
Non penso che questo singolo rappresenti un allontanamento così forte come sembra che invece la gente pensi. Nel corso della nostra carriera abbiamo usato tipologie diverse di piano, synth, archi e altre cose, solo forse non sullo stesso grado. Quindi, sicuramente è un pochino diversa, ma è sempre molto Augustines. Abbiamo scelto "When Things Fall Apart" perché pensavamo fosse la scelta giusta per dare alla gente una certa attesa sul nuovo album e siamo orgogliosi di come sia uscita la canzone.

E come ha iniziato a emergere l'idea di fare qualcosa di diverso dal passato?
Fare sempre la stessa cosa è noioso. Non si impara nulla e non si cresce. È naturale la voglia di ampliare i propri confini e sperimentare, almeno per noi. Per me questo è un modo di progredire naturale.

Avete detto che ci sono molte collaborazioni nel disco. E immagino che la cosa sia anche collegata con il fatto che avete esplorato nuovi territori musicali. Volevate collaborare con altri artisti fin dall'inizio o questa è stata un'idea arrivata dopo un po' che eravate impegnati nella realizzazione dell'album?
È una cosa che abbiamo sempre voluto fare, ma spesso non è facile trovare la persona giusta o il gruppo adatto per lavorarci insieme. Siamo sempre stati amanti della musica africana, e quando è giunta l'opportunità di lavorare con Pape et Cheikh non ce la siamo fatta sfuggire. C'è voluto tantissimo lavoro per far uscire ciò che ne è uscito, ma ce l'abbiamo fatta e ne è valsa la pena. Oltre a questo, non direi che ci sono state moltissime collaborazioni, ma siamo riusciti a lavorare con gente molto brava in questo disco.

Lo spettro sonoro è molto più ampio in questo album, ci sono più elementi e più armonie, sia vocali che strumentali. Vi siete affidati solo a queste collaborazioni per espandere il vostro suono o ci avete lavorato anche quando eravate solo voi quattro?
Per prima cosa, siamo ancora un trio. Abbiamo osservato noi stessi e la nostra musica e abbiamo fatto un'analisi su dove pensavamo di poter migliorare e con cosa avremmo potuto sperimentare. Le armonie vocali sono state certamente una cosa con cui ci siamo divertiti. Non le avevamo mai davvero fatte finora. Un'altra cosa è stata concentrarsi sul groove... voglio dire, è sempre stato lì naturalmente, ma ci abbiamo fatto un po' più di attenzione in questo album.

Spiegate il contenuto del disco per quanto riguarda i testi dicendo che "pone delle questioni su cosa significhi questa vita qui e ora, mentre andiamo avanti in un tempo di incertezza". Pensate che i vostri testi siano più profondi e ricchi di significato rispetto al passato, oppure secondo voi avevano molta importanza anche nei dischi precedenti?
Bill è un paroliere e ha molta naturalezza nel farlo. Se conosci la nostra storia, puoi capire che i testi nelle nostre canzoni hanno la massima importanza. Sono ricchi di significato e reali, presi da esperienze e sentimenti reali. Questo è uno dei nostri punti di forza come band e ci mettiamo tantissimo lavoro nel creare questi testi. Non credo che questo cambierà mai: Bill, io e Eric abbiamo molta passione su questo.

Molti fan saranno probabilmente sorpresi al primo ascolto dell'album, e forse a qualcuno non piacerà. Ci avete mai pensato o siete semplicemente andati avanti a fare quello che volevate fare, senza aver paura della reazione dei fan?
Sicuramente sarà così, ma ancora una volta dico che, per me, questo disco è un modo di progredire naturale. È ancora un album degli Augustines, secondo me. Ci vogliono molto lavoro e molta applicazione nello scrivere un disco, e tutto ciò che possiamo augurarci è che alla gente piaccia. Personalmente, lo ritengo il nostro lavoro migliore.

Sembra che siate più popolari nel Regno Unito che nel vostro paese, almeno a giudicare da dove suonerete prossimamente. Avete idea del perché o andate semplicemente dove avete una fanbase più ampia senza chiedervi il perché?
Per qualche motivo, la gente nel Regno Unito e in Europa si è appassionata di più alla nostra musica. Tieni a mente, comunque, che l'America è più grande dell'intera Europa, quindi c'è molto più terreno da coprire e un numero più ampio di persone. In alcune regioni del Nord America andiamo bene. Con il tempo siamo convinti che dappertutto la gente imparerà a conoscerci per come siamo.

Possiamo sperare in date nell'Europa continentale dopo il tour nel Regno Unito, magari addirittura in Italia?
Visiteremo l'Europa nel corso di quest'anno, e speriamo anche l'Italia. Teniamo le dita incrociate.

Discografia
 WE ARE AUGUSTINES

 

   
 Rise Ye Sunken Ships (Oxcart Records, 2011) 
   
 AUGUSTINES 
   
 Augustines (Caroline, 2014) 
 This Is Your Life (Caroline, 2016) 

 

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