Baustelle

Baustelle

Storie di giovinezza e di fantasmi

intervista di Claudio Lancia e Veronica Rosi

 

Dieci anni di canzoni e sguardi sul reale

di Claudio Lancia

Giusto dieci anni fa, in un momento di stasi della scena musicale indipendente italiana, un lampo di genio si stagliò all'orizzonte. Quattro ragazzi della provincia senese, con uno strano nome di origine tedesca, diedero alle stampe un fulminante esordio che si affermò rapidamente come una sorta di concept sull'adolescenza e la giovinezza in generale. Il rapido passaparola rese le dieci canzoni che formavano "Sussidiario illustrato della giovinezza" (d'ora in poi abbreviato per comodità in "Sussidiario") dei veri e propri inni generazionali, e l'album andò esaurito in poco tempo.
Una serie di beghe contrattuali hanno finora reso impossibile qualsiasi ristampa, e le copie originali sono diventate oggetti di culto ricercatissimi, in grado di raggiungere quotazioni considerevoli. Nel frattempo la creatura Baustelle è cresciuta, ha pubblicato altri quattro fenomenali dischi, più una colonna sonora, ha ricevuto importanti riconoscimenti e il quartetto si è trasformato in trio. Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini oggi sono considerati fra gli artisti pop italiani più importanti della nostra epoca. In questi giorni il "Sussidiario" viene finalmente ristampato in una duplice veste: la prima identica all'originale, la seconda in formato deluxe, in un cofanetto speciale che farà la gioia dei fan più sfegatati. Così dopo aver completato una parte del loro percorso artistico, che li ha condotti pochi mesi fa a realizzare il disco più adulto e maturo ("I mistici dell'occidente"), i Baustelle tornano a relazionarsi in maniera forte con i propri esordi. È tempo di bilanci per il trio di Montepulciano.
Abbiamo raggiunto telefonicamente Francesco Bianconi, cantante e principale autore dei Baustelle, per una chiacchierata cordiale e articolata...


Ciao Francesco, oggi ci troviamo a parlare della ripubblicazione del "Sussidiario". Queste canzoni, che furono straordinariamente efficaci dieci anni fa, trovi che oggi si possano confermare altrettanto forti e attuali?

Trovo che le canzoni del "Sussidiario" siano ancora forti e attualissime. Lo riscontro personalmente ai nostri concerti, attraverso l'ottima costante risposta da parte del pubblico. Tutti chiedevano la ristampa del disco e oggi finalmente la cosa si è resa possibile.

Il "Sussidiario" si affermò come una sorta di concept sull'adolescenza e la giovinezza in generale. Quanto e come si sono evoluti i giovani in questi primi anni del nuovo millennio?
Forse sono un po' cambiati, noi li osserviamo sia attraverso la nostra esperienza professionale, sia attraverso la normale quotidianità. Il "Sussidiario" li raccontava in modo romantico e universale.
Sicuramente sono cambiati nel modo di fruizione della musica: oggi è un trionfo di file trasferibili in formato mp3 mentre dieci anni fa i dischi si vendevano ancora abbastanza. Trovo che i giovani d'oggi siano musicalmente vittime della cultura del sottofondo, che li conduce ad approfondire sempre meno.

Nel "Sussidiario" c'è una bella carrellata di personaggi molto ben caratterizzati. Martina (la protagonista della seconda traccia dell'album, ndr) oggi è cresciuta. Come potrebbe essersi evoluta la sua storia?
Magari si stupirebbe davanti al triste spettacolo proposto da governatori cha vanno a trans con le auto blu e presidenti che saltano con nonchalance da un'escort all'altra? So che ti piace parlare di questi argomenti...
Martina è cresciuta: oggi potrebbe essere una trentenne indignata. Oppure potrebbe essere diventata lei stessa una escort, in una società che non è in grado di trovarle niente da fare. La società l'ha trasformata lentamente in qualcosa che lei non desiderava.

Anche i ragazzi usciti dal riformatorio (il riferimento è al tema de "La canzone del riformatorio", la traccia numero 7 del "Sussidiario", ndr) trovano davanti ai propri occhi una realtà difficile che potrebbe condurli a commettere nuove sciocchezze...

Sì, sono completamente d'accordo. Viviamo in un paese dove c'è urgente bisogno di restaurazione. (Si tratta dello stesso concetto che Francesco espresse la scorsa estate dal palco del Roma Rock Festival, in una delle poche frasi che rivolse al pubblico presente: è evidente che si tratta di un concetto al quale tiene molto, ndr).

Il tuo consolidato gusto per il citazionismo ti ha portato spesso a indicare espliciti riferimenti cinematografici nelle tue canzoni. Dacci tre titoli chiave di film che consideri imprescindibili, o che ti senti di consigliare ai fan dei Baustelle.

(Bianconi appare decisamente soddisfatto per la domanda, mettendo in mostra una sconfinata competenza in materia cinematografica, ndr). Beh, dovendo scegliere, vorrei citare tre titoli che in qualche modo abbiano a che vedere con le storie raccontate nel "Sussidiario". Anzitutto il ciclo di Antoine Doinel, il personaggio inventato da François Truffaut e interpretato dal giovane Jean-Pierre Léaud. Si tratta di cinque pellicole, si potrebbe iniziare cronologicamente dalla prima, "I quattrocento colpi", con la quale il cineasta francese si aggiudicò il Premio per la Migliore Regia al Festival di Cannes del 1959. Questo ciclo si collega molto bene ai nostri primi lavori in quanto si basa su tematiche riguardanti l'adolescenza.
Poi una pellicola di Dario Argento del 1970, "L'uccello dalle piume di cristallo", che rappresentò il suo esordio e la prima parte della cosiddetta "Trilogia degli animali". Segnalo questo film in quanto "Sadik" (la traccia numero 3 del "Sussidiario", ndr) ne contiene un'espressa citazione. Infine "La dolce vita" di Federico Fellini, visto che ci sono evidenti richiami in "Cinecittà" (la traccia numero otto del "Sussidiario", ndr).

Tu e Alberto Ferrari dei Verdena (con tutte le differenze del caso) siete visti dai fan come una sorta di messia delle nuove generazioni. Siete un po' quello che Manuel Agnelli e Cristiano Godano rappresentarono nel decennio precedente per i giovani fruitori di musica. Tu in particolare per certi aspetti, presso una folta schiera di fan, ho la sensazione che stai assumendo le sembianze di una sorta di Eddie Vedder di casa nostra. Come vivi questa situazione? Con paura? Con il tremendo peso della responsabilità?
In tutta sincerità vivo la mia vita senza problemi, senza sentirmi un portavoce generazionale. Poi il pubblico è libero di considerare un musicista nella maniera che ritiene più opportuna. L'importante è non sentirne il peso, non venirne stritolati. Io molto semplicemente scrivo nelle mie canzoni quello che ho dentro, senza compromessi. Ovviamente mi fa piacere se in queste canzoni viene rintracciato un messaggio che qualcuno decida di portare come esempio.

Nel repertorio dei Baustelle quali sono le due canzoni che preferisci, quelle a cui tieni di più? E quale quella che cancelleresti?
Dalla discografia dei Baustelle non cancellerei niente. Per quanto riguarda le mie preferite, beh, devo dire che cambiano in continuazione. In quest'ultimo periodo, se proprio devo scegliere due titoli, punterei su "Il sottoscritto" e "L'indaco" (entrambi contenuti nel recente "I mistici dell'occidente", ndr).

Ci aspettiamo allora di riascoltarle nel tour che sta per iniziare?
Questo tour è stato concepito per promuovere la ristampa del "Sussidiario", quindi la scaletta sarà incentrata su quelle canzoni. Poi ci sarà spazio anche per altre cose, ma non posso assicurarti che queste due saranno presenti. E non voglio darti troppe anticipazioni.

Bene, ci vediamo il 1° dicembre all'Atlantico di Roma.
Parliamo ora della scena indipendente italiana, la quale sta conoscendo una nuova stagione importante. Voi siete da tempo con una major, mi chiedo se continuate a seguire con attenzione quello che accade nel "sottosuolo". Quali artisti di questa scena hanno attirato maggiormente la vostra attenzione/ curiosità nell'ultimo periodo?
(Qui Bianconi sorprenderà tutti coloro che continuano a immaginarlo perso fra classicismi alla Beethoven, barbosi cantautori italiani e sonorità retrò, ndr). Seguo la scena con grande attenzione e devo dire che mi piacciono tantissime cose nuove. Se devo scegliere un nome, c'è un artista italiano nella quale opera prima trovo parecchie analogie con il nostro esordio. Ti parlo di Vasco Brondi (Le luci della centrale elettrica), del quale proprio in questi giorni esce il secondo lavoro. Il clamore intorno al suo primo album mi ha ricordato quello che successe a noi con il "Sussidiario". Spero che questa analogia gli porti fortuna.

Stanno scaturendo anche collaborazioni interessanti nella scena indipendente italiana. Voi invece date l'impressione di voler restare sempre un po' in disparte...
Il collaborazionismo a tutti i costi non mi piace, non è nelle mie corde. A volte è meglio dire le proprie cose da soli. Collaborare deve essere un fenomeno naturale, non cercato in maniera forzata. Non credo che si debba per forza vedere la scena indipendente italiana come una grande cerchia di amici. Magari questo nella vita privata di ognuno di noi può anche accadere, anzi sarebbe una cosa benvenuta e auspicabile. Ma poi, professionalmente, ognuno deve percorrere la propria strada.

E fra gli artisti a livello internazionale chi ti ha colpito di più ultimamente?
Ho ascoltato molte cose, e fra le più recenti ho trovato "Halcyon Digest", l'ultimo disco dei Deerhunter, davvero molto bello. Complimenti a loro.

Ricevi molti demo da band emergenti?
Ricevo tantissimi demo, soprattutto ai nostri concerti. Purtroppo non ho il tempo necessario per ascoltarli tutti. Oggi la tecnologia aiuta molto i giovani musicisti: con sforzi economici contenuti ci si può attrezzare bene per registrare la propria musica, Un pc, una buona scheda audio, e il gioco è fatto. Ma il proliferare esagerato di piccole band rende improponibile l'obiettivo di poter seguire, ascoltare e giudicare tutto.
Io posso ascoltare una parte dei demo che ricevo, ma la mia unica possibilità è esprimere un giudizio sui contenuti. Posso dire se mi piace o meno, ma non posso fare nulla di più. È possibile che alcuni si aspettino un aiuto da parte mia, magari per essere introdotti a un contatto, anche solo iniziale, con una casa discografica. Ma io posso al massimo esprimere un giudizio personale, soprattutto in questi tempi di crisi del disco.

C'è un fenomeno singolare ma diffusissimo che volevo approfondire con te, che riguarda proprio le giovani leve musicali. All'inizio del loro percorso le trovi un po' ovunque, su MySpace, su Facebook, vorrebbero dialogare con tutti, cercano più contatti possibili sia con gli addetti ai lavori che con i potenziali fan. Poi chi raggiunge anche un minimo successo, inizia un processo che definirei di diradamento della propria presenza. Non credo si tratti soltanto di un problema legato al tempo...
È giusto il contatto con il pubblico, ma va mantenuta una certa distanza, altrimenti alla fine la situazione ti si ritorce contro. Occorre mantenere una giusta comunicazione con i fan, essere il più possibile disponibili, ma sempre entro certi limiti. La comunicazione è un campo che oggi reputo fondamentale per mantenere dei rapporti sani e corretti. Diverso il discorso per superstar del livello di Zucchero e Vasco Rossi, i quali rischiano una costante violazione delle rispettive privacy, con migliaia di fan che potrebbero presentarsi a gettare sassi contro le loro finestre. Certi personaggi di così forte dominio pubblico devono in qualche modo proteggere la propria vita personale e la propria incolumità, costantemente minata da gesti dei fan che potrebbero travalicare qualsiasi potenziale ragionevolezza.

Oggi Francesco Bianconi si considera finalmente un "Modern Chansonnier"?
Ti ringrazio per la citazione di "Il musichiere 999" (la traccia numero 10 del "Sussidiario", ndr). Io ci aspiro ancora. Probabilmente lo sono diventato, secondo l'opinione di alcuni lo sono diventato, ma tuttora continuo a scrivere canzoni e a cercare un percorso virtuoso. Tuttora comunque non mi sento di poter ritenere la missione compiuta.

Hai intenzione di rinnovare i tuoi impegni come scrittore conto terzi?
Senz'altro, se capiteranno le situazioni giuste.

Sempre disponibile alla realizzazione di colonne sonore?
Ah, lo scrivemmo persino in una noticina posta sul retro del libretto cha accompagnava il "Sussidiario" ("Baustelle è disponibile per colonne sonore", una frase che oggi appare tenera e profetica, ndr). Dopo la felice esperienza con "Giulia non esce la sera" vorremmo rimetterci alla prova. Quindi la risposta è sì, assolutamente.

Toglimi una curiosità: com'è andata a finire la diatriba con il sindaco di Follonica?
La diatriba per me è finita, la considero conclusa, anzi la considero come nemmeno iniziata. L'abbiamo affrontata senza mai fornire alcuna risposta.

Come vi rapportate nei confronti dell'ormai annosa questione del download illegale?
Sono contrario al download illegale. Qualora dovesse proseguire la cultura dell'illegalità, tutti i musicisti resterebbero senza lavoro. Resterebbero sulla scena soltanto musicisti "hobbysti", intenti a fare musica per passione, a tempo perso, e la conseguenza sarebbe la drastica riduzione della qualità media. Tutto ciò lo trovo decisamente sbagliato.
Certo che i cambiamenti tecnologici non li puoi fermare. Occorre che vengano prese serie iniziative a livello governativo, con campagne di sensibilizzazione ben mirate e adeguati sovvenzionamenti. La musica va pagata, così come si paga un libro. Va sensibilizzata la cultura del downloading legale, magari anche imponendo prezzi tendenti al gratis.

Direi che l'esperimento del bel box celebrativo per il "Sussidiario" sia un modo intelligente per eludere l'illegalità, un modo per ritornare al culto dell'oggetto...
Certo; esiste tutto un discorso a parte da fare sul mercato "deluxe", indirizzato a coloro che ritengono possa valere la pena possedere una confezione speciale, con un bel libretto iper-curato e delle belle foto. Una confezione del genere non puoi scaricarla, puoi soltanto acquistarla. Noi con la ristampa del "Sussidiario", che contempla una versione base e una più lussuosa, abbiamo fatto esattamente questo.

Cosa dobbiamo aspettarci domani dai Baustelle?
A questa domanda non saprei proprio risponderti. Al momento non sto scrivendo, visto che nell'ultimo periodo siamo stati completamente concentrati sull'ideazione e la promozione del ritorno del "Sussidiario".

Il successo dei Baustelle ha fatto riappropriare la musica italiana del gusto di raccontare piccole storie in maniera didascalica.
Attingendo allo sterminato patrimonio del cantautorato italiano avete creato un tipo di approccio alla materia musicale del quale potete essere considerati precursori e moderni punti di riferimento...

Non so. Quando nel 2000 uscì il "Sussidiario", i Baustelle venivano visti come i nuovi Marlene Kuntz o i nuovi Afterhours, per via di una certa attitudine e per la similitudine di alcuni suoni. Poi con il passare del tempo ci siamo ritagliati una nostra precisa identità. Se nuove band oggi decidono di ispirarsi a noi, e vederci come punti di riferimento, vuol dire che abbiamo lavorato bene, che abbiamo comunicato bene con il nostro pubblico. Se è così, posso ritenermi soddisfatto, almeno sotto questo aspetto.

Termina così il piacevole incontro telefonico con uno degli autori italiani più sensibili degli ultimi anni, che è riuscito nell'intento di suonare musica retrò in modo moderno, conquistando unanimi consensi da parte di critica e pubblico. Un artista che ha ormai abbandonato i temi prettamente giovanilistici, così ben espressi nei primi album dei Baustelle, per passare a trattazioni più mature.

Non resta che seguirli nel breve tour che accompagnerà la ripubblicazione del "Sussidiario" e attendere le prossime mosse artistiche della band, che di certo non deluderanno le attese.


***


In fuga dal lo-fi


di Veronica Rosi

Intervisto Francesco Bianconi dopo un concerto da tutto esaurito, dove in un'ora e mezza di esibizione i Baustelle sfoderano tutti i migliori pezzi del nuovo album "La Malavita", un paio singoli dal precedente "La Moda Del Lento" e, a grande richiesta di un pubblico indie che li conosce molto bene, molte canzoni dell'album culto "Il Sussidiario Illustrato Della Giovinezza".


Ciao Francesco, complimenti per l'esibizione. Ti va, nonostante la stanchezza, di raccontare un po' la storia dei Baustelle fino ad oggi?
I Baustelle sono un gruppo di Montepulciano, provincia di Siena. Ci siamo formati più o meno nel 1997. La formazione è un po' cambiata nel corso del tempo, ora come ora della "vecchia guardia" siamo rimasti io, Rachele e Claudio (il chitarrista, ndr). Il primissimo disco, "Sussidiario Illustrato Della Giovinezza", è uscito per la Baracca&Burattini. E' stato distribuito abbastanza male, si è diffuso col passaparola in maniera quasi sotterranea...

Ma il "Sussidiario" è un disco abbastanza celebre e soprattutto molto amato.
Celebre forse lo è adesso. All'epoca è stato comprato da pochi, che però, come dici tu, lo hanno amato parecchio.

Cioè se la situazione fosse stata differente, il disco non sarebbe così?
Suonato oggi, il Sussidiario sarebbe diverso, certo. Forse più simile a La Malavita. E¹ una cosa naturale. All¹epoca di Sussidiario eravamo molto inesperti come musicisti, era la prima volta che entravamo in uno studio di registrazione. Amerigo Verardi è stato bravissimo a far suonare tutto in maniera originale ed efficace. Ci ha aiutato parecchio. La cosa buffa è che molti giornalisti hanno scritto di ³fascino naif² parlando di quel disco, come se fosse una cosa voluta. In realtà la naiveté e l¹estetica lo-fi di molti dischi è molto spesso dovuta a carenze tecniche e povertà produttive. Quando hai pochi soldi, fai un disco lo-fi più per forza di cose che per scelta estetica.

Al contrario de "La Malavita"...
Per La Malavita abbiamo avuto un budget un po¹ più alto rispetto ai due precedenti lavori. Parliamoci chiaro: è un disco costato il giusto, sono gli altri due che sono stati registrati con pochi spiccioli e grossi sacrifici personali. Stavolta abbiamo potuto far suonare I Baustelle come avremmo desiderato suonassero anche in Sussidiario e Moda. Microfoni e preamplificatori migliori, un bel banco analogico, un'orchestra d¹archi vera.

E de "La Moda Del Lento" che ne pensi?
Trovo che sia un disco con ottime canzoni, ma complessivamente inferiore agli altri due. Credo che invecchierà meno bene rispetto agli altri.

"La Malavita" è musicalmente molto diverso dai dischi precedenti dei Baustelle. Quanto questo fattore è dipeso dalla produzione di una major come la Warner?
Come dicevo prima, dipende dalla Warner solo per il fatto della qualità del suono. La Malavita è un disco hi-fi. Lo volevamo così. Volevamo che suonasse bene, perché a mio parere il suono dei Baustelle è valorizzato da una produzione finalizzata alla ricerca delle sfumature. Un disco di blues o di rock and roll primitivo può suonare molto bene (anzi, forse dovrebbe essere sempre così) anche registrato in presa diretta con un solo microfono scassato. Per quanto riguarda le canzoni, gli arrangiamenti, la parte creativa insomma, è una cosa che non ha proprio niente a vedere col passaggio alla Warner. Mai nessuno dell¹etichetta è venuto in studio a vedere cosa stessimo combinando. Abbiamo consegnato loro il disco già fatto.

Parliamo un po' di uno dei punti di forza storici dei Baustelle, le liriche. Devo dire che sei tra i parolieri più originali in assoluto, direi una specie di Garinei-Giovannini-Kramer incrociato con Fausto Rossi , come ci riesci?
Grazie per il paragone con Fausto Rossi. E'uno che insieme a pochi altri (Battiato, Garbo, Camerini) ha portato in Italia un modo nuovo di scrivere I testi delle canzonette. Un modo influenzato da un'estetica postmoderna. La canzone abbandona la narrazione in senso classico e parla sputando detriti, frammenti, citazioni. Per quanto mi riguarda, non so rispondere alla domanda "come fai a scrivere quello che scrivi". Non ci riesco proprio. Le parole mi scappano, come la pipì.

Infatti hai detto che "La Malavita" è un album "pessimista".
E'un album che contiene tanti ritratti di vita nella società occidentale moderna. E, per quello che vedo, la società occidentale moderna è in profonda crisi. Per non parlare dell¹Italia. Stiamo vincendo il premio Nobel per la pochezza culturale e per la volgarità intellettuale. Quello che vedo mi fa seriamente venire voglia di andare a vivere altrove. Abbiamo creato una nazione di liberisti, oscurantisti, veline e manager scalatori.

Si può dire che alla fine l'essenza del pop è proprio riuscire a comunicare queste cose con le cosiddette canzonette?
Il pop è sintesi. Dire cose nei tre minuti di una canzonetta. Riguardo al cosa dire, ai contenuti, ognuno è libero ed è bello così. Puoi parlare di politica, di amore, di morte, del tuo vicino di casa.

Sempre a proposito dei testi, una cosa molto particolare delle tue liriche è l'uso dell'iconografia cattolica, messo lì in modo assolutamente naturale, come fosse una cosa di tutti i giorni...
Sì, è vero... Beh, ho ricevuto come tanti italiani un'educazione cattolica. Da piccolo ero abbastanza ossessionato dalla figura di Gesù in croce, la disegnavo continuamente. Ho fatto il chierichetto per anni... Non sono credente, ma sono affascinato dalla potenza narrativa dell¹immaginario simbolico legato alla Bibbia. E'un libro che, più o meno consciamente, ha influenzato parecchia gente: pensa a Leonard Cohen, Dylan, Nick Cave...

Quali artisti italiani ti piacciono della scena contemporanea?
Me ne piacciono moltissimi, tra cui Afterhours, Perturbazione, Morgan... Sono un fan di Federico Fiumani da sempre, è un poeta e un outsider splendido. Aspetto con ansia il nuovo disco di Amerigo Verardi con I Lotus. Gli Offlaga Disco Pax hanno fatto un bel disco, I Northpole pure. Mi piacciono I Non Voglio che Clara, Goodmorningboy, gli Egokid. Ma il disco più bello di quest¹anno è Ardecore degli Ardecore. Emozionante, lo consiglio a tutte le persone a cui voglio bene.

Il disco migliore dei Baustelle?
Sicuramente "La Malavita".

***


INTERVISTA A FABRIZIO MASSARA


Ecco invece quello che ci ha raccontato Fabrizio Massara, ex componente dei Baustelle, su "La Malavita", l'ultimo album che ha visto la sua partecipazione.


Ciao Fabrizio, per chi non ti conosce, facciamo il punto della tua storia con i Baustelle: come sei entrato nel gruppo?
Ho conosciuto Francesco (Bianconi, ndr) nel '94 circa, all'Università di Siena. Cercavo dei musicisti per suonare assieme e nacque un'amicizia. Condividevamo, come è ovvio, l'interesse per la musica, io mi sono proposto come aiuto tecnico di produzione e registrazione per il gruppo di Francesco di allora, avevo un piccolo registratore quattro piste casalingo e da lì mi sono ritrovato a lavorare sulle canzoni del "Sussidiario" ("Il Sussidiario Illustrato della Giovinezza", ndr) e dell'Ep che lo precedeva, aggiungendo anche del mio ed entrando a far parte del gruppo, con tastiera e computer.

Raccontami meglio di come vi giostravate nel comporre, tu e Francesco.
Beh, io ero un po' lo smanettone del gruppo, mi piacciono molto sonorità new wave, più fredde e acide rispetto a quelle di Francesco. Lui ama un certo cantautorato pop anni 60-70, Phil Spector e autori americani per intenderci, e ne "La Malavita" ha cercato di sintetizzare proprio questo.

Giacché hai nominato il nuovo disco, parliamo un po' di quello, che ti vede autore formale ma che ha segnato anche la tua dipartita dai Baustelle, come tutti sanno.
Sai, è facile ora saltare sul carro del vincitore... Secondo me i Baustelle meritavano già da vari anni di essere conosciuti dal grande pubblico. In Italia c'è una mentalità abbastanza provinciale, per la quale finché sei un "povero sfigato" al massimo ti danno una pacca sulla spalla e invece se ti produce una major hai automaticamente un certo carisma, e un certo budget, ovviamente.

Puoi spiegarti meglio?
La scelta di fare un disco più chitarristico, con l'utilizzo di una apparato sinfonico più consistente, grazie anche alle maggiori disponibilità economiche della Warner, sono assolutamente volute e anche ben riuscite, io stesso ho partecipato a definire le linee di archi. Certo, personalmente avrei preferito usare quelle possibilità in altro modo, forse più sperimentale, usando allo stesso tempo più inserti elettronici e piu' strumenti acustici, meno elettrici insomma. Vero è che il disco è stato registrato a Torino e io non ero sempre lì, quindi in sede di produzione molte mie scelte sono state cassate per quelle
anteriori, già registrate in fase di preproduzione oppure per scelte di editing (per esempio una sezione su "Perché una ragazza", arrangiamenti sui ritornelli di "A vita bassa", "Un romantico a Milano", e un po' di programmazioni su vari pezzi). Comunque, ci tengo a dire che, per quanto ho avuto modo di vedere, la Warner ha lasciato piena discrezione al gruppo, sia sui testi sia sulle musiche. E' normale che in sede di produzione si operino certe scelte.

Io però ti devo confessare che ti sento pochissimo su questo disco nuovo, a livello di presenza, di "tocco" negli arrangiamenti, soprattutto rispetto a "La Moda Del Lento".
E' vero che questo è il disco dei Baustelle su cui io ho lavorato meno, sia per ragioni contingenti sia perché mi sentivo sempre meno dentro lo spirito dell'album e del gruppo man mano che il lavoro andava avanti. La decisione che ho preso è stata molto difficile per me, e inaspettata per gli altri, infatti non ascolto volentieri "La Malavita", ma se devo darti un parere oggettivo, la mia opinione è che si tratta certamente di un buon disco, che conferma e cristallizza una serie di tratti tipici dei Baustelle degli anni passati. Lo fa con una produzione più costosa e professionale (quindi il disco suona bene secondo gli standard della gente comune), e con una semplificazione di scelte rispetto ai dischi precedenti. Non a caso, sia le parti elettriche che elettroniche sono molto più lineari, il tutto è anzi sin troppo lineare, prevedibile, con dei modelli in testa sin troppo precisi ed evidenti.

Se ho ben capito, quindi, questo nuovo "momento Warner" dei Baustelle ha influito sulla tua decisione di lasciare il gruppo.
Alla fine io sono uno che si diverte e si è sempre divertito con le piccole trovate, i dettagli, e su questo disco non ne trovo granché. Anzi, per alcune cose, come "Il Nulla" che è uno dei pezzi co-scritti da me, sono assolutamente insoddisfatto di come sia stata portata avanti la produzione. Purtroppo, una volta verificata la totale incompatibilità fra il mio essere e la mia figura e quella del produttore di questo album, che godeva invece del pieno supporto della band e della struttura manageriale, ho preferito fare due passi indietro per il bene della band e della "stabilità".
Rimane, comunque, un disco di grandi canzoni pop dal gusto "retroattivo", con i testi di Francesco che meritatamente vengono spesso citati più del lavoro sottostante. Va bene così, era ora che la gente si accorgesse dei Baustelle e se non succedeva con l'esposizione attuale... E' solo che io non mi sentivo più tanto felice nel gestire quel tipo di approccio che guarda come riferimenti e modelli a cose che a me intrigavano poco o niente (mi riferisco alla generazione Strokes et similia) e volevo provare nuove cose, lontane anche dalla forma tipica del gruppo rock batteria-basso-chitarra, lontane dal riempimento continuo degli spazi e delle frequenze disponibili.

Insomma, "La Malavita" ti piace o no?
"La Malavita" è un po' il compendio dell'attività decennale dei Baustelle, ma non è quello che voglio fare.

E cos'è che vuoi fare?
Ah, forse per ora so più quello che non voglio fare che quel che voglio fare! Mi piacciono sonorità più nude rispetto a quelle ho lavorato in questi anni. Sto sperimentando varie cose, e suonando molto il pianoforte, sia acustico che elettrico (grazie anche a emulazioni di classici strumenti del passato come il CP80 Yamaha, fra gli altri). In generale le cose su cui sto lavorando hanno un ideale elettroacustico: mi piacerebbe coniugare timbri e approcci molto contemporanei con cose appunto più acustiche. Ho in mente idee da sviluppare con certi strumenti, quindi non escludo, quando avrò le idee più chiare, di lavorare con altri musicisti.

I Baustelle ti mancano? Non vorresti essere in tour con loro?
Sai, in fondo per me i Baustelle hanno rappresentato un grande "love affair" artistico, soprattutto fra me e Francesco e le nostre chimiche diverse. Vedevo però che tutto questo si stava sfilacciando, a causa appunto dei nuovi/vecchi "desideri" sonori, nonché dei cambi di equilibri interni del gruppo, e quindi era per me necessario allontanarsi.

I tuoi attuali progetti quali sono?
Ora sto lavorando da solo, alla ricerca di un ipotetica terra di mezzo fra la forma-canzone tradizionale e qualcos'altro, spazi un po' più dilatati, qualcosa di sicuramente più intimo e meno "loud and macho" di alcune cose recenti dei Baustelle. Come ti dicevo prima, c'è l'amore per le piccole bellezze, e la voglia di confrontarsi con il vuoto, con il silenzio, con i sussurri. Le cose che faccio ora sono idee molto spontanee, armonicamente più aperte e "ricercate" rispetto a quelle precedenti, con spunti e accordi in qualche modo jazzati che derivano dagli ascolti di questi ultimi due anni... Penso a Bill Evans, per esempio, ma anche a un certo soul e Brasile di decenni fa.

Ah, bene, dimmi un po' i tuoi ascolti preferiti...
Fra le cose ascoltate di recente ti direi: Gutevolk, Vashti Bunyan, vecchie cose di Terry Callier, Debussy, alcune cose di Messiaen. Ho scoperto poi alcune "songs" di Tchaikovsky, delle microsinfonie che spesso non conoscono nemmeno quelli del Conservatorio. Anche Max Richter mi piace, è un compositore inglese con delle idee molto belle. E poi concordo con i tuoi apprezzamenti su Murcof, ha fatto un gran bel disco.

L'ultima domanda: la tua canzone preferita in "La Malavita".
Mi è piaciuto riprendere in mano "I Provinciali", che, come sai, vengono dal materiale del "Sussidiario". L'originale era molto diverso, sono piuttosto contento del risultato.

Discografia
 BAUSTELLE 
   
Il Sussidiario Illustrato Della Giovinezza (Baracca & Burattini/ Edel, 2000)

7,5

La Moda Del Lento (Bmg, 2003)

7,5

 La Malavita (Warner, 2005)

6,5

 Amen (Warner, 2008)

7

 Giulia non esce la sera OST (2009)

6

 I mistici dell'Occidente (Atlantic, 2010)

6,5

Fantasma (Warner, 2013)

7,5

 Roma Live! (live, Warner, 2015)

5

 L'amore e la violenza (Warner, 2017) 7
   
 RACHELE BASTREGHI 
   
 Marie (Warner, 2015) 6
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