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Bud Spencer Blues Explosion

Bud Spencer Blues Explosion

Anche l'Italia ha i suoi Blues Explosion

intervista di Claudio Lancia

I Bud Spencer Blues Explosion sono stati una delle rivelazioni musicali più acclamate del 2009, trascinati dal buon disco omonimo e da un'energetica esibizione al concerto romano del 1° maggio.

Una loro serata al Sottoscala Nove di Latina è l'occasione giusta per incontrare Adriano Viterbini (chitarra e voce) e Cesare Petulicchio (batteria e voce), i membri del promettente duo.


Iniziamo dal nome: quello che avete scelto è decisamente spiazzante, l'immagine di Bud Spencer e il fatto di voler parafrasare uno dei gruppi cardine della scena alt-rock degli ultimi vent'anni, fa pensare a una band di taglio demenziale. E invece ci si trova davanti un mondo inaspettato. Raccontateci i motivi della vostra scelta.

Il nome è nato un po' per caso. Volevamo un nome lungo come "Jon Spencer Blues Explosion" e da lì è nato il gioco di parole con "Bud". In questo modo, come nei film di Bud, anche noi abbiamo fuso l'Italia con l'America.


Il mondo inaspettato è basato su una forte matrice a base di vitaminico blues elettrico, una manciata di rassicuranti ballate acustiche, qualche riuscita virata elettronica ("Here I Am"), un occhio attento all'esperienza Verdena, insomma tanti begli ingredienti. Da dove vengono i BSBE? Attraverso quale percorso personale e artistico siete giunti a una sintesi del genere?

Adriano: Da ragazzino ascoltai la colonna sonora del film "Crossroad" di Ry Cooder (regalo di mio padre... dalla forte sensibilità artistica) e da li in poi e' cambiato tutto.

Ho cominciato a vivere in un mondo alternativo fatto di chitarre, blues, rock, pedali, amplificatori, slide. Nel frattempo al liceo ho conosciuto il punk, l'hardcore e il rap, e inevitabilmente mi sono innamorato anche del grunge.

Da lì le prime band, i primi concerti, poi intorno ai 20 anni ho iniziato a lavorare come session man e a suonare con molti artisti di diversa estrazione in tutta Italia.

Poi i tour con Raf e la sua band (da cui ho imparato tantissimo), i concerti con The Niro, le collaborazioni con Marina Rei e gli 8 Ohm, e un viaggio in America tre anni fa, che mi ha invogliato a creare una band, i BSBE, con l'intento di suonare live senza limiti, per sfogarsi e tirare fuori tutto.


Cesare: io sono cresciuto in Puglia, dove negli anni 90 c'erano due tipi di gruppi: le cover band anni 70 e, quelli più "alternativi" che attraverso cd comprati in qualche viaggio nel nord Italia, sperimentavano i nuovi suoni di Seattle.

Io fortunatamente ho avuto a che fare con entrambe le situazioni e questo mi ha sicuramente dato la possibilità di capire il mio strumento e l'importanza di creare uno stile personale.

Trasferitomi a Roma, ho iniziato a suonare con diversi cantautori come Enrico Pezza, Lorenzo Lambiase e attualmente con Valentina Lupi, grazie ai quali ho scoperto la magia del testo e la bellezza di poter comunicare attraverso una canzone.

Tutte queste mie esperienze si sono poi fuse nei BSBE.


Una delle prime cose che colpisce di voi è la formazione a due. Scelta obbligata o voluta?

Assolutamente voluta! Ispirati in particolar modo da formazioni come i Black Keys e da artisti blues dal sound minimale. Sul disco sono presenti anche il basso, alcune parti elettroniche e un'ospite femminile nella traccia conclusiva. Dal vivo continuiamo a preferire la soluzione a due, che ci permette fra le altre cose di improvvisare con maggiore facilità: sul palco basta un'occhiata e via...


Il progetto a due spesso funziona nel panorama "rock e dintorni": penso non solo agli ovvi White Stripes, ma anche ai Kills, coccolatissimi dalla critica in questi ultimi anni...

Si, ultimamente forse va un po' di moda. In realtà negli Stati Uniti c'è una lunga tradizione di gruppi chitarra e batteria. Ne abbiamo avuto conferma quando siamo stati negli Usa a suonare e ci è capitato di dividere il palco con altri gruppi di due elementi.

Lì è normale come per noi mettere in un gruppo un tastierista piuttosto che un violinista.


Dopo un primo lavoro autoprodotto, il disco di quest'anno possiamo considerarlo un vero e proprio battesimo del fuoco. Dentro ci sono riferimenti a mondi completamenti diversi, uno spettro musicale che parte dai Led Zeppelin e arriva sino ai Chemical Brothers. Eppure tutto convive in maniera naturale.

Il disco è molto spontaneo. Ci sono le cose che in quel momento ci piacevano di più, una fusione di diversi mondi.  Onestamente avevamo paura di non essere capiti con un disco così vario, siamo invece piacevolmente sorpresi dell'entusiasmo con il quale è stato accolto. Fra l'altro stiamo già lavorando al nuovo album, e stasera abbiamo intenzione di presentare al pubblico tre nuove composizioni, una specie di test.


A proposito dei Led Zeppelin: il riff che apre "Mi sento come se" è un omaggio voluto a "Celebration Day" oppure si tratta di un "plagio inconsapevole" causato da anni di amorevoli ascolti?

Adriano: Ahahahah! (ride a crepapelle) Più che altro pensavo a Johnny Winter quando scrivevo "Mi sento come se...". A proposito di omaggi, stasera oltre al pezzo dei Chemical Brothers faremo un altro paio di cover che rispecchiano un po' il nostro background: una di Lucio Battisti ed una di Jimi Hendrix, ovviamente affrontate secondo il nostro approccio.


Secondo il mio modesto parere, il vostro disco se la gioca con il Teatro degli Orrori, con gli Zu e con gli Zen Circus per diventare il disco di riferimento della scena alt-rock italiana del 2009. Come ci si sente in compagnia di questi signori?

Per noi è un onore poter essere nominati insieme a band di cui siamo fan!


Con quali band del circuito nazionale siete maggiormente in contatto?

Nessuna in particolare, almeno nel senso musicale. Poi logicamente capita di conoscersi in giro per locali o festival... Non ci è ancora mai capitato di "aprire" per band più importanti; è un'esperienza che ci piacerebbe fare, magari per i Verdena, prendo la palla al balzo visto che qualche minuto fa li hai citati (e ad Adriano brillano gli occhi, ndr)


In molti hanno scoperto la potenza del vostro suono e delle vostre idee soltanto dopo l'eccellente esibizione del 1° Maggio a Piazza San Giovanni. Che sensazione dà suonare davanti a così tante persone?

Quando sei sul palco e suoni, non ti accorgi di niente: il problema è prima e dopo l'esibizione, mai durante. La sensazione prevalente è un enorme flusso emozionale. Oltre alla gratificazione per tanti anni di lavoro.


Il lungo tour attualmente in corso vi sta portando in giro in lungo e in largo per lo stivale, da Biella alla Sicilia, dove vi siete fermati per ben sei date, in un'area tradizionalmente poco battuta dagli eventi musicali. Come reagiscono all'evento-concerto i giovani delle diverse regioni italiane?

Siamo davvero felici di poterci spostare a suonare ovunque e di poter portare la nostra musica in zone dove solitamente è difficile sentire musica dal vivo. Sinceramente siamo sorpresi e felicissimi del tanto entusiasmo che ci stanno esprimendo le persone che vengono ai nostri concerti, le quali non mancano di ringraziarci per esser andati a suonare nelle loro città.

A parte l'esperienza dal concerto del 1° maggio e la recente serata al Circolo degli Artisti di Roma, di solito suoniamo davanti a 150-200 persone, in locali che ci riservano una dimensione intima, la quale ci consente di respirare l'eccitazione che si sta creando intorno alla nostra proposta.

Tutto questo calore ci incoraggia e ci fa ben sperare per il futuro.


Cosa ascoltano in questo periodo i BSBE? Qual è la compilation ideale nel vostro I-Pod nei giorni del tour?

Adriano: Graham Coxon, Masterkraft, Blakroc, Son House, Queens Of The Stone Age.

Ho molto apprezzato anche il nuovo dei Sonic Youth, mentre la recente proposta dei Flaming Lips voglio ascoltarla con maggiore attenzione, non è un disco facile.

Cesare: per me in questi giorni in heavy rotation ci sono Black Crowes, Pearl Jam, Them Crooked Vultures, Zen Circus, Motorpsycho, Wilco.


Metto un po' di pepe: parliamo di altre band italiane, soffermandoci su nomi ormai affermati.

Cosa pensate della "svolta artistoide" dei Marlene Kuntz? E della "conversione" di Giovanni Lindo Ferretti? E degli Afterhours a Sanremo? E dei Giardini di Mirò che nel 2009 musicano un film attraverso sequenze musicali di una noia mortale?  

Ogni cambiamento è importante: se questi artisti hanno deciso di evolversi in qualsiasi direzione, ben venga!! 


Nel caso dei White Stripes la formazione a due ad un certo punto è diventata limitante per Jack White: il duo ha iniziato a ripetere sé stesso all'infinito e Jack ha messo in piedi una serie di progetti paralleli per dare pieno sfogo alle proprie idee. I BSBE come vedono il proprio futuro? Quali progetti ci sono in cantiere?

Suonare dal vivo finché non ci faranno male le braccia, portare a compimento il prossimo disco, migliorare nella scrittura, nella registrazione e nel taglio musicale, creare un sound che ci rappresenti, crescere e confrontarci.

Disponibili e diplomatici, molto più di quanto il loro sound possa lasciar immaginare, a tratti addirittura timidi, anche se sul  palco si trasformano in un micidiale generatore di energia. 
Sorseggiandoci un'ultima birra, non possiamo che augurare al duo le migliori fortune.