Buster Blue

Buster Blue

La brigata del cowboy immaginario

intervista di Gabriele Benzing

Cacciatori di fantasmi e musicanti vagabondi: con un nome suggerito in sogno da un misterioso cowboy, i Buster Blue potrebbero essere benissimo i protagonisti di qualche vecchia canzone folk. Una gang di amici d’infanzia che ha trovato la propria casa in un’America infestata dagli spiriti della tradizione. Dopo l’uscita del nuovo disco della band di Reno, “Sleep Less Where The Heart Is”, abbiamo chiesto a Bryan Moses Jones di raccontarci qualcosa di più a proposito dell’avventura dei Buster Blue.

 

Sul vostro sito vi presentate come una “family band”. Ci racconteresti qualcosa degli inizi del vostro percorso musicale nella cittadina di Gardnerville?

Abbiamo tutti un background musicale diverso, ma abbiamo trovato un legame comune nell’amore per le marching band e le garage band. Venire da una piccola città ti costringe a concentrare l’attenzione o in una direzione distruttiva o verso qualcosa di migliore.

 

Quando e come avete avuto l’idea di dare vita a una band?

Ho scritto una canzone intitolata “Moonlight” (inclusa originariamente in “This Beard Grows For Freedom” e poi ripubblicata in una nuova versione sull'Ep “Still On Conway”, n.d.r.) per una mia amica d’infanzia che era morta dopo che mi ero diplomato alle superiori. Era il mio modo di dirle tutto quello che avrei voluto. Non avevo mai amato molto la musica folk prima di allora, ma mi sono ritrovato a scrivere in quello stile e a scoprire la mia voce di songwriter. Mi è parso logico chiedere ai miei amici d’infanzia di partecipare. Non credo di aver mai pensato di fare audizioni o cose del genere.

 

Una curiosità: da che cosa deriva il nome della band?

Da un cowboy di nome Buster Blue, che mi dava consigli e idee per le canzoni in sogno.

 

Accanto al nucleo storico del gruppo (Andrew Martin, Rachael McElhiney e Brendon Lund), si sono aggiunti alcuni nuovi elementi. Com’è nata la formazione attuale della band?

Il nostro batterista precedente, “The Drum Panda”, ha lasciato il gruppo l’inverno scorso per tornare a casa a sposarsi con una gentile signora. Billy Dohr, che prima era stato il nostro tour manager, ha accettato la sfida di imparare lui stesso a suonare la batteria. Filly Corbitt, un altro nuovo componente, era il mio vicino di casa quando siamo cresciuti. Si alternano tra batteria, percussioni, banjo, chitarra, ecc.

 

Il vostro disco precedente, “When The Silver’s Gone”, è stato registrato sul palco dello storico Piper’s Opera House nella città fantasma di Virginia City, in Nevada. Pensi che i luoghi in cui ti trovi a suonare possano avere un’influenza sulla tua musica?

Penso che i luoghi influenzino decisamente l’atmosfera. Devi avere abbastanza rispetto nei confronti della musica per cercare e trovare la giusta ambientazione per la registrazione. Registrare il nostro nuovo album in una vecchia casa è stato perfetto per le canzoni che Andy ed io avevamo scritto, sia dal punto di vista sonoro che da quello dei testi.

 

C’è qualche fantasma che ti sarebbe piaciuto incontrare durante quelle sessioni di registrazione?

Ho avuto davvero un’esperienza con i fantasmi durante la registrazione di “When The Silver's Gone”. Una finestra si è aperta e chiusa da sola nella mia camera d’albergo. Credo che fosse in cerca del whisky che avevo lasciato sul tavolo. Non si può essere troppo schizzinosi rispetto ai fantasmi che si incontrano. Sarebbe un piacere trovarne qualcuno on the road.

 

Bryan Moses JonesCom’è stata la registrazione e la produzione del nuovo album?

L’abbiamo prodotto da soli e uno dei componenti della band, Brendon Lund, ha fatto da ingegnere del suono. È stato veramente liberatorio essere in grado di lavorare sulle cose per quanto tempo volevamo. Può anche essere una maledizione quando non c’è nessuno a dirti di andare avanti. Ho imparato davvero un sacco lavorando con Zak Girdis e Kevin Bosley come produttori in precedenza, ma sento che siamo diventati tutti musicisti migliori dovendo reggere il timone da soli.

 

“Sleep Less Where The Heart Is” suona più intimo ed essenziale. Che differenza pensi che ci sia rispetto al vostro disco precedente?

Non vogliamo mai ripeterci. Questo pugno di canzoni suonava meglio servito con più attenzione alle parole e alla storia. Penso che, per quanto riguarda i testi, sia il nostro album più denso di sempre.

 

Le canzoni di “Sleep Less Where The Heart Is” hanno spesso a che vedere con sonno, sogni e incubi… C’è un tema comune che percorre il disco?

Sia Andy che io abbiamo attraverso esperienze simili viaggiando con la band. Anche se lo stile del songwriting è diverso, credo che abbiamo trovato un gruppo di canzoni con un tema comune in grado di esprimere quello che sentivamo. Ognuno ha la propria interpretazione del significato dell’album. Personalmente mi piace pensare che parli di qualcuno che reimmagina la propria vita in modo fantastico mentre si trova in una casa vuota.

 

Che cosa ne pensi della scena folk/Americana attuale? Senti di farne parte?

Ho qualche esitazione ad attaccarmi a qualunque cosa che possa essere considerata trendy. Fino a un paio di anni fa non era sempre cool suonare il banjo. Penso che i veri musicisti siano più preoccupati di scrivere grandi canzoni e non si interessino di come vanno e vengono i trend.

 

C’è qualche artista che apprezzi in particolare?

Sono sempre stato un grande fan di Langhorne Slim. Tanto della sua musica quanto della sua tenacia. Ho ascoltato il suo consiglio dopo un concerto a proposito di mettere tutto in gioco per seguire la musica. Devo ammettere che l’ho proprio ascoltato.

 

Nel 2011, la vostra cover di “Rex’s Blues” di Townes Van Zandt è stata inclusa nel volume del nostro progetto OndaDrops dedicato all’outlaw country. Secondo te qual è la chiave per fare proprio un brano altrui?

In generale la gente racconta storie in maniera differente uno dall’altro. Suonare la canzone di qualcun altro è un’opportunità di raccontare la storia con la propria voce musicale.

 

I vostri concerti vengono descritti come molto teatrali: che cosa preferisci in una performance dal vivo?

Il legame con il pubblico durante un concerto è la cosa più importante. La musica ha la capacità di abbattere le barriere con persone sconosciute. Credo che il fatto di dare tutto in un concerto serva a rompere il ghiaccio per trovare un legame profondo tra il pubblico e i componenti del gruppo, sia sul palco che fuori.

C’è qualche storia che vorresti condividere con noi a proposito della vita in tour?

Ci piace andare a caccia di fantasmi. Abbiamo passato un sacco di nottate on the road cercando i cari estinti. Abbiamo avuto la fortuna di stare in un bel po’ di luoghi infestati.

La volta in cui una prostituta si è proposta di fare sesso con "Drum Panda" a Denver, anche il Colorado è stato divertente…

 

Nei Buster Blue spesso vi scambiate gli strumenti. Qual è il tuo preferito da suonare?

Il mio potrebbe essere il banjo o la chitarra elettrica. Mi scopro a sorridere la maggior parte del tempo quando li imbraccio. A volte però sono geloso del fatto che Brendon suoni le catene.

 

Avete realizzato “Sleep Less Where The Heart Is” con una campagna su Pledge Music. Dai social media al crowdfunding, che cosa ne pensi delle opportunità offerte agli artisti dall’era digitale per promuovere la loro musica?

Secondo me un artista ha un’opportunità di riuscita per qualunque cosa, se ce la mette tutta. I social network hanno dato una voce a gruppi che altrimenti avrebbe avuto molte difficoltà. È come una stanza in cui tutti sono autorizzati a parlare ad alta voce allo stesso tempo. Devi sapere esattamente quello che vuoi dire per far arrivare qualcosa a qualcuno.

 

Se potessi collaborare con un altro artista, del presente o del passato, chi sceglieresti (e perché)?

I Neutral Milk Hotel hanno cambiato la mia prospettiva sul significato della bellezza nella musica. Dubito che vorrebbero suonare le mie canzoni, ma anche solo organizzare una festa di compleanno insieme sarebbe abbastanza per me.

 

Che piani avete per il futuro?

Siamo all’inizio di un lungo tour. Il mio obiettivo attuale è scrivere il più possibile lungo la strada e tornare a casa pronto per qualunque avventura capiti dopo.

 

Discografia
 This Beard Grows For Freedom (self released, 2009)

7

When The Silver's Gone (self released, 2010)

7,5

 Still On Conway (self released, 2012)  

7

 Sleep Less Where The Heart Is (self released, 2013)

7

pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Damascus
(live, da "This Beard Grows For Freedom", 2009)

Rise Up
(live, da "When The Silver's Gone", 2010)

Hallucinating In C# Minor
(live, da "Sleep Less Where The Heart Is", 2013
)

Bryan Jones su OndaRock
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(2009 - self released)
L'esordio di una "chain gang" dal viscerale animo folk

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