Caravan Of Thieves

Caravan Of Thieves

La vita un carnevale gitano

intervista di Gabriele Benzing
L'immagine che i Caravan Of Thieves usano per descrivere la loro musica parla chiaro: "Se Django Reinhardt, il cast di "Stomp" e i Beatles facessero un party a casa di Tim Burton, chiamerebbero a suonare i Caravan Of Thieves". Cresciuta intorno al duo marito/moglie formato da Fuzz e Carrie Sangiovanni, la band del Connecticut mette in scena un irresistibile baccanale fatto di atmosfere gitane, echi swing e suggestioni macabre. Dopo la pubblicazione del loro secondo album, "The Funhouse", abbiamo chiesto a Fuzz e Carrie di raccontarci la personalissima filosofia dei Caravan Of Thieves.

I Caravan Of Thieves sono nati come un duo acustico: ci raccontate qualcosa del vostro periodo di vita bohémien?
Stavamo cominciando a conoscerci, sia personalmente che musicalmente. Avevamo appena iniziato a uscire insieme, ma sin da subito la nostra era una relazione seria ed eccitante. Per cui c'era un sacco di passione e di emozione nella musica, ci divertivamo molto a suonare insieme. Saremmo andati dappertutto, fuori nei parchi, per le strade, ai festival, in ogni luogo possibile, semplicemente per suonare. Eravamo sempre in mezzo alla gente e questo influenzava il modo in cui scrivevamo ed eseguivamo la nostra musica, cercando sempre di coinvolgere in qualche maniera gli spettatori.

Che cosa avete imparato dalla vostra esperienza di performance di strada?
Abbiamo imparato come attirare rapidamente l'attenzione della gente di passaggio, sia attraverso quello che abbiamo sperimentato per presentarci, sia da quello che facevano gli altri artisti di strada accanto a noi. Alcuni erano veramente grandi, soprattutto i ballerini di breakdance a New York.

Com'è nata la formazione attuale del gruppo?
Ci esibivamo all'Università di Hartford, nel Connecticut, e Ben Dean suonava il violino nell'altro gruppo della serata. Gli abbiamo chiesto di unirsi a noi per un paio di canzoni, poi per qualche spettacolo e da lì le cose sono andate avanti. Una volta concepita l'idea dei Caravan Of Thieves, abbiamo chiesto a Ben di entrare a far parte del gruppo. Pensavamo anche che fosse essenziale avere un solido ed energico contrabbassista e Brian Anderson era un musicista che avevamo conosciuto nella scena locale del Connecticut, quindi gli abbiamo chiesto di unirsi alla band. È subito scattato qualcosa tra noi quattro.

Quando vi siete appassionati ai suoni della "swing era" e alla musica gitana?
Fuzz: Ormai sono quindici anni che sono un fan del swing degli anni Trenta e del gypsy-jazz. Ma prima dei Caravan Of Thieves suonavo soprattutto la chitarra elettrica in gruppi R&B, blues, rock e funk, per cui la mia passione musicale non era mai stata rilevante fino a quattro anni fa, quando abbiamo iniziato questo progetto. Una volta che Carrie ed io abbiamo deciso di tenere un formato acustico e di aggiungere il violino e il contrabbasso per avere una strumentazione simile all'Hot Club De France, ci siamo tuffati molto di più in questo stile... swing, musica gitana, eccetera.
Carrie: Anche se avevo sentito questa musica nei film e in giro, mi sono veramente appassionata solo quando Fuzz mi ci ha introdotto dopo che ci siamo conosciuti e ancora di più quando abbiamo deciso di usarla come influenza principale nella nostra scrittura.

FuzzCom'è stato il processo di registrazione del vostro nuovo album, "The Funhouse"?
Siamo entrati in studio con l'intenzione di catturare l'energia e le sensazioni della band dal vivo e ci pare di esserci riusciti. Ma abbiamo anche sperimentato un po' e abbiamo aggiunto alcuni nuovi suoni e idee che non facevano parte delle nostre performance dal vivo. Ukulele, banjo, resonator guitar, pentole, secchi, tutti aggiunti al colore complessivo. Abbiamo anche invitato in studio fan, famiglie e chiunque potessimo per ricreare qualcosa dell'atmosfera live dei nostri spettacoli, per cantare, battere i piedi e le mani, specialmente in brani come "Raise The Dead".

Che differenza pensate che ci sia rispetto al vostro disco d'esordio, "Bouquet"?
Con "The Funhouse" ci pare di aver portato il nostro suono, il nostro songwriting e la nostra performance a un nuovo livello rispetto a quando abbiamo registrato "Bouquet". "Bouquet" cattura il nostro concept originale nella sua prima forma (lo abbiamo registrato quando eravamo una band solo da otto mesi), per cui ha comunque una certa magia. Ma cerchiamo sempre di rifinire e migliorare quello che facciamo e "The Funhouse", sia dal punto di vista poetico che da quello musicale, ci sembra più tagliente, più colorato e con un suono più compiuto.

Nel nuovo disco c'è anche un'orchestra di accessori da cucina: qual è la cosa più strana che avete usato (o che vi piacerebbe usare) come percussione?
Il nostro strumento preferito probabilmente è stato un poggiapiedi che compare nel chorus di "Eat You", con il tipo di suono di una marimba o di un wood-block.

Il concept di "The Funhouse" riguarda la vita come un parco di divertimenti, in cui la felicità e la paura sono sempre mescolate. Per voi come è possibile vivere senza avere paura di essere vivi?
Ci piace vivere ogni giorno come se fosse l'ultimo, accettare questa verità, accettare la morte come inevitabile. Ma non ci dilunghiamo mai troppo su questo. C'è così tanta bellezza nel mondo, bisogna solo sapere dove trovarla. Non è nelle cose che ci vengono vendute tutti i giorni, non è nei soldi, nel successo, nel potere o nella fama. È nei nostri cuori e nei cuori degli altri, nella natura, nel mondo reale fuori delle città e dello sviluppo umano, per quel poco che ne resta.

Nelle vostre canzoni ci sono molte immagini macabre e humour nero. Le storie horror possono essere una sorta di metafora della vita?
La vita per noi conterrà sempre tanti momenti piacevoli quanti momenti di orrore. Per cui, che la si voglia considerare una metafora o un fatto, la realtà continua sempre a esistere. Ma lo humour nero o l'approccio satirico sono il modo in cui la rendiamo interessante da ascoltare. È il modo in cui la vediamo attraverso l'arte. È la nostra interpretazione degli orrori della vita. Sì, sono qui in mezzo a noi. Non possiamo evitarli, ma possiamo almeno fissarli negli occhi e ridergli in faccia.

Parlando di mistero, se poteste evocare il fantasma di un artista del passato, chi scegliereste?
A quanto pare ne abbiamo un po' da evocare di volta in volta... Frédéric Chopin, Django Reinhardt, Duke Ellington, Emily Dickinson... ne abbiamo diversi tra le nostre chiamate rapide.

Vi siete divertiti a girare il video di "Raise The Dead"?
Sì, è stata davvero un'esperienza divertente e unica. È stato bello vedere tutti i sostenitori che si sono uniti a noi durante la lavorazione. Non solo sostenitori della nostra band e della nostra musica, ma sostenitori del concept, dell'idea di travestirsi, di essere creativi ed entrare nella parte dei propri personaggi. Molti dei costumi, del design, del make-up, eccetera erano tutti fatti dai nostri fan, amici e famiglie che avevamo portato sul set. E poi il cimitero con trecento anni di storia e il teatro vaudeville di fine secolo che abbiamo usato come location erano magnifici.

CarrieI vostri spettacoli sono molto teatrali, sul palco indossate anche dei costumi vecchio stile... Come vivete il vostro rapporto con le performance dal vivo?
Ci piace considerare il palco e la performance come un luogo in cui tirare fuori i nostri alter-ego, le nostre fantasie. Pensiamo che il palco dovrebbe essere sempre un'esagerazione della vita, più grande, più forte, più colorata, persino più ridicola a volte. È quello che lo rende interessante. Qualcosa che vorresti andare a vedere.

Le vostre canzoni cambiano spesso dal vivo. Vi piace reinventare la vostra musica?
La musica, il suono, il concept, le canzoni per noi sono costantemente in corso di revisione. Mai finite. Pensiamo che sia un approccio artistico sano non avere paura di cambiare o scartare delle idee, anche dopo che sono state registrate e mandate in giro per il mondo. In più, essere a un concerto o ascoltare un album con le proprie cuffie sono due esperienze molto diverse. Quello che facciamo in studio non si traduce sempre sul palco e viceversa. Una sala piena di gente, quell'energia... Quello che la gente vuole sentire dal vivo di solito è più dinamico, interattivo, emotivo e visuale, per cui dobbiamo modificare gli arrangiamenti per fare in modo che quegli elementi entrino maggiormente nel quadro. Ed è quello che facciamo.

Vi piace suonare cover inattese, come "Bohemian Rhapsody" dei Queen o "Thriller" di Michael Jackson. Qual è la canzone di un altro artista che preferite suonare? E per voi qual è la chiave per appropriarsi davvero della canzone di un altro?
Ci piace molto suonare "Psycho Killer" dei Talking Heads. Principalmente perché abbiamo una relazione stretta e personale con due di loro (Tina Weymouth e Chris Frantz). In più per noi il riarrangiamento del brano che abbiamo fatto è molto divertente dal punto di vista musicale e i versi della canzone sono cupi ma a tratti anche comici.
Di solito ci mettiamo a fare una cover di una canzone con l'idea che dobbiamo cambiarla drasticamente. È per questo che scegliamo canzoni che suonano così diverse da noi. Quantomeno la maggior parte. Per cui abbiamo l'opportunità di fare grossi cambiamenti: tempo, atmosfera, accordi, a volte persino melodie. Le canzoni di cui scegliamo di fare una cover devono comunque avere qualche elemento in comune con i Caravan Of Thieves, un testo un po' cinico, un'armonia classica o jazz, cose del genere. Impariamo ogni aspetto della canzone, quindi cominciamo a smontarla pezzo per pezzo e rimetterla insieme con un'atmosfera swing, un'atmosfera gitana, un arrangiamento per quartetto acustico, il violino, eccetera.

Se poteste usare una macchina del tempo, che anno (e luogo) scegliereste?
Vivere a Vienna tra la fine del Settecento e i primi dell'Ottocento sarebbe un tempo e un luogo ideale per la musica e per l'arte. Sarebbe bello incontrare Beethoven, anche se ci trattasse male.

Che piani avete per il futuro?
Fare un nuovo album, in qualche momento nei prossimi sei o dodici mesi. Creare uno spettacolo più grande e più bello sul palco, con più cianfrusaglie da usare come percussioni! E andare di più in tour, possibilmente al di fuori degli Stati Uniti, in Europa, magari in Italia?
Fuzz: Io ho dei legami familiari in Italia, i miei nonni sono arrivati a New York da Napoli e dalla Sicilia, forse potrei trovare qualche lontano parente perduto!

In attesa di poterli accogliere prima o poi anche nei lidi italici, i Caravan Of Thieves hanno accettato di regalare ai lettori di OndaRock la loro imprevedibile cover di "Bohemian Rhapsody" in download gratuito: il miglior invito nel loro parco dei divertimenti infestato di fantasmi.

Caravan Of Thieves - Bohemian Rhapsody (Queen) [download]

(11/06/2012)
Discografia
 Bouquet (United For Opportunity, 2009)

6,5

 Mischief Night (United For Opportunity, 2010)

6,5

The Funhouse (United For Opportunity, 2012)

7

 Kiss Kiss (Buskaroo, 2015)

6,5

pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video
  

Raise The Dead
(da "The Funhouse", 2012)

Eat You
(live, da "The Funhouse", 2012)
Dead Wrong
(da "Kiss Kiss", 2015)
Home
(da "Kiss Kiss", 2015)
Caravan Of Thieves su OndaRock
Recensioni

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(2012 - United For Opportunity)
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