Carpacho!

Carpacho!

Il reale e l'illusorio

intervista di Stefano Bartolotta.
Due album e due Ep non sono moltissimi in dieci anni di carriera, ma i romani Carpacho! hanno lo stesso voluto festeggiare il traguardo del primo decennio di vita, confezionando una selezione dal proprio repertorio che funga da guida introduttiva per chi non li conosce. la compilation, così come tutti gli altri lavori, sono liberamente scaricabili dal bandcamp. L'occasione si è rivelata propizia per mandare alla band una serie di domande che facessero il punto della situazione su diversi aspetti della vita della band e non solo. Ci ha risposto il cantante, Marco Catani.

Visto che di solito preferisco le raccolte in ordine cronologico, c’è un motivo in particolare che vi ha spinto a non rispettare la cronologia nella compilazione della tracklist? Tra l’altro, se fosse stata in ordine cronologico avrebbe mostrato che, nel corso del tempo, le vostre canzoni sono diventate sempre meno sbarazzine e sempre più equilibrate. Oppure non ritenete che il vostro percorso sia da descrivere solo in questi termini?
Abbiamo fatto la scaletta di "Non è più tempo di illudersi" provando a rendere scorrevole la successione dei brani. In questo senso abbiamo preferito non adottare una compilazione cronologica per non rischiare di trovarci con una scaletta poco unitaria e armonica.
Forse le nostre canzoni recenti sono meno sbarazzine, che è un attributo molto legato a una certa leggerezza dettata soprattutto dal dato anagrafico di chi scrive e compone. Probabilmente sono più equilibrate perché con maggiore esperienza si acquista un po' di metodo in più. Di sicuro equilibrate non nel senso di canoniche: ad esempio uno dei nostri ultimi brani "Pasticho", che chiude "la futura classe dirigente", ha una struttura arzigogolata, quasi progressive, che mai abbiamo azzardato in passato.

Mi viene anche da dire, ripensando alla successione dei vostri album, che progressivamente si sia affievolito il tocco british presente nel vostro stile e che, al contrario, si senta sempre di più l’italianità nel corso del tempo. Anche qui, cosa ne pensate?
Negli ultimi anni i nostri ascolti e le nostre fonti di ispirazione non hanno subito un drastico slittamento verso la musica italiana. In questo senso non pensiamo sia venuta meno l'influenza British.. siamo meno indie e più pop, e forse questo spostamento ci rende giocoforza più riconducibili a certe influenze italiane che comunque ci sono sempre state nei Carpacho! Ad esempio, abbiamo sempre amato Battiato e (molto meno) i Baustelle.

Per quanto riguarda, invece, la scelta dei brani in sé, sentite di aver escluso dei brani che in senso assoluto sono più belli di quelli inclusi ma che avrebbero svolto meno la funzione di rappresentatività, sulla quale è esplicitamente imperniata la raccolta?
Probabilmente alcuni brani rimasti fuori sono più belli di altri che invece abbiamo incluso nella raccolta. Per esempio "Maledetto il trucco" è una canzone che reputiamo tra le nostre migliori, ma che non ci sembrava adatta a un'operazione del genere. Con questa raccolta volevamo offrire una specie di guida ai Carpacho!. Abbiamo fatto una sintesi del nostro percorso e per forza di cose alcuni aspetti vengono rappresentati in maniera marginale. Per approfondire ci sono i dischi, anche quelli in free download sul nostro bandcamp.

Nel corso di questi dieci anni è cambiato il processo di realizzazione di una canzone, al di là dell’abbandono dei membri originari e dell’arrivo degli attuali? Se sì, potete dirci come? Se no, ci descrivete comunque il suddetto processo?
Il processo di realizzazione non è cambiato moltissimo. Si parte di solito da un'idea, più o meno completa e la si lavora insieme per raggiungere un risultato che ci soddisfi. La maggior parte delle volte l'idea originaria viene da Marco (Catani, cantante) che è anche artefice della quasi totalita dei testi, e qualche volta anche da Daniele (Little P, chitarrista). L'elettronica e gli arrangiamenti piu orchestrati sono senza dubbio il campo d'azione privilegiato di Pasquale Citera (synth) che non per niente è chiamato maestro, come Amedeo Minghi. E i pattern di batteria sono farina del sacco di Isidoro Galatro.

Ripercorriamo la fase dell’annunciato scioglimento e successiva reunion. Come la vedete, ripensandoci ora? Si può dire semplicemente che la reunion sia stato un rimedio di buon senso a una decisione troppo avventata? O c’è dell’altro?
All'epoca fu una decisine sofferta, ma ponderata. Marco e Isidoro si sarebbero trasferiti a Londra da lì a poco, si era appena chiusa l'esperienza con la nostra etichetta dell'epoca, la Sleeping Star, e c'era la netta sensazione di dover mettere la parola fine a un periodo della nostra storia. In realtà poi ci siamo resi conto che più che di un ritiro definitivo si trattava, appunto, della fine di una fase storica. Allora abbiamo ricalibrato il tiro e ci siamo lasciati traghettare in questa nuova fase dei Carpacho!, che ad oggi ha portato a un Ep e un disco. Anche prima dello scioglimento avevamo fatto un Ep e un disco. Forse siamo pronti addirittura per una terza fase Carpacho!... Tremate!

Ricordo una vostra intervista su Rockit in cui, in pratica, vi incazzavate contro coloro che avevano recensito troppo positivamente “La Fuga dei cervelli” rispetto a quello che, secondo voi, ne era il vero valore. Ci rimasi molto male perché io sono una di quelle persone. Siete ancora convinti che quelle critiche esageratamente positive siano stati più un male che un bene per voi?
Oh, si hai ragione. Ci fu molta attenzione verso "La fuga dei cervelli", l'impressione era che molte critiche fossero "acritiche", seguissero il flusso e basta. Sinceramente siamo sempre stati cauti nel leggere le recensioni, si parla di dischi "epocali" e poi vai ad ascoltarli e sono appena appena udibili. Ecco, essere dei recensori più cattivi avrebbe certamente fatto meglio a tutto l'indie. La questione ci era così a cuore che "Il reale mi dà l'asma" (canzone che apre la raccolta) parla proprio di ciò.

Tra l’altro, in quel caso, anticipavate un argomento che attualmente sta prendendo sempre più piede nei commenti degli appassionati in Rete, ovvero il problema delle troppe critiche positive, specialmente nell’indie italiano. Secondo la vostra esperienza decennale, quali danni, secondo voi, questo atteggiamento può fare sia alle band che ricevono tutti questi elogi che a coloro che, invece, non li ricevono?
Sono poche le persone che girano intorno ai siti e ai forum di musica indie italiana. La musica indie italiana è una nicchia, tra l'altro molto autoreferenziale e pensare di misurare il proprio valore in base agli elogi o all'indifferenza di poche centinaia di persone è una visione un po' nebulosa della realtà. Sono molto più indicativi, per misurare l'effettiva "presa" di una band, i numeri di visualizzazioni su youtube, che non il tenore delle recensioni dei siti specializzati online.

Scusate la mia insistenza su questo punto, ma ci tengo molto e ritengo che voi possiate dare una risposta interessante. Spesso si sente dire che se determinate band non avessero tutta l’attenzione mediatica di cui godono, altri nomi costretti a rimanere nell’ombra avrebbero più possibilità di emergere e quindi di avere un maggior seguito. Io personalmente non sono sempre d’accordo e ne faccio una questione di potenziale appeal: se un gruppo fa musica difficile e ricercata, non può arrabbiarsi perché chi invece fa cose più facili ha più attenzioni, date, incassi. Anche se chi fa cose più facili non esistesse, non ci sarebbe più gente che va a cercarsi le cose difficili, e se tu fai cose difficili, non puoi pretendere di avere più pubblico rispetto a un certo limite. Cosa ne pensate?
Che l'attenzione mediatica rivolta verso un gruppo X offuschi il gruppo Y è una stronzata colossale. Non c'è nessun motivo, suffragato da un minimo di logica, che porti a sostenere questa argomentazione. Casomai potrebbe avvenire il contrario, se esistesse davvero questo tipo di attenzione mediatica nei confronti delle band in Italia. Ma indipendentemente dal fatto che tu faccia cose facili o difficili, di gruppi nuovi che hanno goduto di vera attenzione mediatica negli ultimi anni ce ne ricordiamo davvero pochi. A meno che tu non parli di gente che esce fuori dai Talent Show.

Rimanendo in argomento, sentite, invece, che “La Futura Classe Dirigente” sia stato accolto troppo tiepidamente dalla critica?
A due anni dall'uscita riusciamo ad avere uno sguardo lucido su quello che accadde. Il disco ha ricevuto due "tipi" di recensioni quella "meraviglioso disco pop" e quella "potevano fare di più il disco non decolla mai". Il vero problema è che non avendo avuto un ufficio stampa, una etichetta (Pippola Music morì immediatamente dopo aver dato alle stampe il nostro disco) quel disco non fu praticamente recensito da nessuna testata. Comunque non entreremo nel merito delle colpe, non colpe e via dicendo… certamente ci saremmo aspettati qualcosa in più.

Scusate la domanda ovvia ma non posso evitarla. Come immaginate il secondo decennio di vita dei Carpacho! (non mi sono dimenticato il punto esclamativo)? Il fatto che stiano tornando anche i Micecars rischia di portare via tempo al membro che avete in comune, e quindi di rallentare un po’ tutto?
Ah, boh, davvero non ne abbiamo idea. E grazie per il punto esclamativo, apprezziamo.
Discografia
Funeral buffet  (autoprodotto, 2003) 7
La fuga dei cervelli (Sleeping Star, 2007) 7,5
 L'oracolo e il fardello (autoprodotto, 2009) 6,5
 La futura classe dirigente (Pippola Music, 2011) 6,5
Non è più tempo di illudersi (autoprodotto, 2013)  7
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