Chantal Acda

Chantal Acda

Una forza fragile

intervista di Lorenzo Righetto

Cominciamo dall’inizio: i tuoi anni come Sleepingdog. Ciò che mi colpisce è una certa maturità, in un progetto agli inizi come quello. Cosa ti ha ispirato a creare Sleepingdog e cosa c’era prima?
Avevo una band chiamata Chacda. Adoravo suonare con loro, ma mi mancava qualcosa che fosse interamente mio. Allora ho iniziato Sleepingdog, ma essendo Adam Wiltzie il miglior amico il progetto si sviluppò naturalmente come duo. È stato un processo così stimolante lavorare con lui. La combinazione di cantautorato e ambient suonava davvero speciale.

Come descriveresti la tua evoluzione come artista e cantautrice durante gli anni di Sleepingdog? Come guardi a quell’esperienza dal punto di vista attuale di “Chantal Acda”?
Ho imparato molto, in quegli anni. Penso di aver lentamente sentito il mio bisogno, nel fare musica, di calmarmi. Di sentirmi a mio agio nel mondo. Adam è un musicista fantastico, che si lascia ispirare dai suoni. Questo era nuovo per me, essendo una musicista impulsiva. I suoi suoni atmosferici mi hanno calmato. Dopo un po’ mi sentii bloccata, però. Sentivo il bisogno di liberarmi. Per quanto amassi e ancora ami Sleepingdog, era anche piuttosto statico, in un certo senso. Sentivo il bisogno di essere libera e di suonare con altre persone improvvisando. Registrare momenti, invece di mesi di lavoro. Lavorare con più persone, meno overdub, più persone in una stanza che registrano canzoni. Mi serviva un approccio più spirituale alla musica. Liberare la mia voce e trovare la mia forza invece di nascondermi dietro una persona forte e bella come Adam. A questo punto ho iniziato a lavorare sul mio disco solista.

Quindi hai deciso di mettere Sleepingdog a riposo e hai iniziato un progetto veramente solista, con il tuo nome sopra. Cosa ha generato questa decisione?
Volevo lavorare con altre persone, ma non con una collaborazione 50/50. Volevo la musica e il processo ad essa connesso fosse un modo per abbracciare le mie emozioni, le mie lotte, la mia intensità e spiritualità. Io e Adam restammo coinvolti sentimentalmente e diventò difficile lasciarne fuori la musica. Tutto sommato, penso che dovessi trovare  la mia forza. E questo lo potevo fare solo abbracciandola totalmente invece di avere paura della mia fragilità.

Let Your Hands Be My Guide” è anche il risultato di molte collaborazioni. Come hai incontrato i collaboratori nel disco e come avete lavorato insieme?
Conoscevo Peter Broderick da lungo tempo e attraverso di lui ho incontrato anche Nils [Frahm, ndr]. Ho assistito a diversi concerti di entrambi e ho anche suonato in supporto a Nils in un concerto a Parigi. Suonò qualche canzone con me e durante la stessa settimana abbiamo iniziato a parlare. Di me che mi sentivo bloccata – divenne lentamente chiaro che avremmo lavorato insieme. Gyda [Valtysdottir, violoncellista dei Mùm, ndr] era una delle persone, insieme al mio ragazzo, che mi disse di essere imprigionata in una scatola. Fu la mia salvezza che mi mettesse davanti a questo fatto. Mi fece pensare. Ci incontrammo quando era in tour con A Winged Victory For The Sullen. Aprimmo con Sleepingdog e lei iniziò a suonare con noi. Shahzad [Ismaily, ndr] non doveva essere parte delle registrazioni. Doveva solo lavorare al missaggio. Ma la sua energia mi colpì molto. Nils, Peter e Gyda stavano bevendo caffè in un momento in cui mi esercitavo con una canzone. Shahzad entrò, afferrò la mia chitarra e iniziò a suonare. E allora Nils corse al banco di registrazione e iniziammo a suonare insieme. Mise tutto al posto giusto.

Ho adorato “Let Your Hands Be My Guide”, sicuramente uno dei dischi più commoventi di questi ultimi anni. Ho anche notato una certa differenza di tono rispetto ai tuoi dischi precedenti, una maggiore maturità e un modo più sobrio di comunicare la tua intensità emotiva. Consideri questo un risultato solo degli arrangiamenti o hai notato (o cercato) un cambiamento anche nella tua scrittura?
È molto toccante sentire che apprezzi così tanto il disco. Quello che sento è che sono in un posto diverso. Niente è sembrato lo stesso dopo le registrazioni. Davvero strano. Mi sentivo davvero liberata da una grande pietra che ho sempre avuto dentro, nel mio corpo. Penso che stessi lottando molto contro il mondo. Non mi sentivo a casa. In questi momenti, nello studio, il mondo ha cominciato ad avere senso. Mi chiedo ancora se altri musicisti hanno un’idea di quanto questo influenzi la mia vita quotidiana. È grandioso che questo si rifletta sulle persone che vogliono ascoltare il disco.

Come hai in programma di suonare “Let Your Hands Be My Guide” dal vivo? Nonostante sia così scarno, penso non sia facile da riprodurre del tutto… Andrai in tour con Peter o Nils?
Ho appena fatto i miei primi cinque concerti in Belgio. C’era Nils e abbiamo un batterista jazz pazzesco, Eric Thielemans, e un chitarrista, Gaetan Vandewoude. Sono riusciti a farmi tornare al posto giusto. Il mio obiettivo sarà quello di contenere la libertà acquisita in studio e sento di poterlo fare con loro, anche se sarà diverso, naturalmente. È importante non tentare di copiare la registrazioni e basta. L’unica cosa che conta è la spiritualità. La sensazione di poter essere così vulnerabile mi rende più forte che mai. Ha senso? A volte è difficile spiegare queste cose!

Rappresenti una parte importante della scena indipendente belga, come parte di Sleepingdog, True Bypass e ora come te stessa – sei stata anche negli Isbells. Puoi darci un rapido schizzo dell’ambiente musicale odierno in Belgio?
Il Belgio è un paese un po’ strano. C’è così tanto caos qui. Lo adoro. Molti musicisti si aiutano a vicenda. Mi piace il fatto che ci siano molte contaminazioni tra stili diversi. È qualcosa che mi mancava molto quando stavo in Olanda.

Puoi parlarci dei tuoi piani futuri dal vivo? L’Italia ne fa parte?
Ci stiamo lavorando. Ho un ragazzo davvero adorabile che ci sta lavorando. Faremo prima un tour in Germania e Belgio e so che sta lavorando a qualcosa in Italia in questo preciso momento. Per essere onesta, le reazioni in Italia sono state assolutamente commoventi e non vedo l’ora di suonare per tutte queste persone aperte e dolci. 

Discografia
 SLEEPINGDOG
 Naked In A Clean Bed (Muze, 2006)
 Polar Life (Zealrecords, 2008)
 With Our Heads In The Clouds And Our Hearts In The Field (Zealrecords/Gizeh, 2011)
  
 CHANTAL ACDA
Let Your Hands Be My Guide (Gizeh, 2013)
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Arms Up High
(da Let Your Hands Be My Guide, 2013)

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