Claudio Lolli

Claudio Lolli

Da una finestra sbagliata

intervista di Claudio Fabretti

Ti ricordi Michel? E gli zingari felici che si rotolavano in Piazza Maggiore? E starà ancora aspettando Godot? Il mondo di Claudio Lolli rivive sul palco, grazie a nuovi set live – in trio – inclusi reading delle sue poesie e dei suoi racconti, che costituiscono da tempo un’altra parte cospicua dell’attività artistica del cantautore bolognese. Un artista che – diciamolo - non ci meritiamo: troppe etichette stupide, troppa superficialità, troppa ignoranza hanno impedito per anni a questo professore bolognese dalla lunga barba bianca di essere riconosciuto per quello che è: uno dei maestri della canzone d’autore italiana. Ora, complice anche la riscoperta da parte di colleghi più giovani –  tra cui Luca Carboni e Riccardo Sinigallia che hanno ripreso la sua leggendaria “Ho visto anche degli zingari felici” – qualcosa finalmente si muove. Così, in occasione della sua data romana all’Auditorium, lo raggiungiamo per un’intervista. E scopriamo una persona garbata, autoironica, sensibile, che risponde pazientemente a tutte le domande. E che però i suoi sassolini nelle scarpe, in questi anni, li ha conservati tutti.

Anzitutto partirei da questo suo nuovo formato live, in trio: che tipo di performance è?
In realtà è da tempo che abbiamo questa formazione: un trio con una chitarra (Paolo Capodacqua), Nicola Alesini ai sassofoni e gruppi elettronici e poi ci sono io che però non faccio niente... canto, parlo e leggo qualche testo. È più un recital che un concerto pop-rock.

Finalmente sembra che le sue canzoni siano riscoperte anche dalle nuove generazioni. Luca Carboni e Riccardo Sinigallia, ad esempio, hanno realizzato insieme una cover di “Ho visto anche degli zingari felici”. Come vede tutto questo e cosa pensa, in particolare, di quella cover?
Sì, la cover mi è piaciuta, sia quella di Luca che quella di Riccardo. Ringrazio tutti, sono cose che fanno piacere.

Forse il tempo è davvero galantuomo... per troppi anni le sue canzoni sono passate sotto silenzio.
Eh, mi dispiace, forse anche più che a lei (ridiamo). Però le ultime produzioni, che secondo me sono anche di buona qualità, sono uscite per etichette indipendenti che naturalmente non si conquistano una gran visibilità, se non nel giro degli appassionati-sfegatati.

Claudio LolliParliamo di questa meravigliosa canzone: come nasceva e cosa significa ancora oggi, “Ho visto anche degli zingari felici”?
La canzone e l’album sono nati insieme: il concetto fondamentale era quello della piazza come la vecchia agorà, luogo di socialità, di incontri di ogni tipo, politici, amorosi... L’idea, senza presunzione, era quella di raccontare una generazione, la contemporaneità di quegli anni, filtrandole attraverso questo punto di vista della piazza. Nei lavori precedenti mi ero impantanato in un struttura un po’ troppo rigida, tipo che se non facevo cinque strofe mi sembrava che la canzone non fosse completa, e poi invece avevo anche molti pezzi più corti e mi piacevano, anche se non avevano la loro autonomia. Così ho pensato di acquisire maggiore libertà inserendoli in questo contesto unico e lungo. Anche musicalmente abbiamo lavorato molto con i miei amici e abbiamo registrato il disco dopo sei mesi di concerti, facendo tutto con molta gioia, con molto affetto tra di noi e voglia di divertirsi, e penso che sia un metodo di lavoro che paga sempre.

Quella piazza era anche Piazza Maggiore, Bologna, la sua città, che ha dato tanto al cantautorato italiano. Che rapporto ha con questa scena?
Sì, per motivi che non ho ancora capito, siamo tanti, o siamo stati tanti. Ho ascoltato molto le canzoni di questi miei colleghi e certamente mi è servito molto. A Bologna c’era indubbiamente un terreno molto fertile e ho sempre apprezzato molto Guccini, Dalla e altri. Ma in generale tutti gli anni Settanta – al di là di quello che si dice – non sono stati anni di piombo, ma di grande creatività. E non solo per il cantautorato italiano, ma per tutto il grande pop-rock: i miei figli ancora ascoltano Pink Floyd e Rolling Stones. E perfino i dischi degli anni 60 dei Beatles.

A proposito di Beatles, forse pochi sanno che lei è un loro grande fan. Mi spingerei perfino a dire che certe intuizioni melodiche delle sue canzoni lasciano trapelare questi ascolti.
Sicuramente: quello che si ascolta con piacere, con interesse, con amore in qualche modo lascia un seme che poi può germogliare. La loro forza è la creatività, la genialità e l’originalità delle loro canzoni. I loro pezzi restano incredibili, oggi come allora. Pochi hanno raggiunto questa capacità di innovare e di creare: ai miei tempi si usava dire: “I Rolling Stones vanno bene dal vivo, ma i Beatles vanno bene ovunque”.

La concezione più stereotipata vuole che lei sia uno dei cantautori più "politici” della sua generazione...
La ringrazio per lo “stereotipata”! (ridiamo)

Già, e la penso diversamente anch’io: tante sue canzoni sono introspettive e trattano temi come l'amicizia (“Michel”), la desolazione dell’individuo (“Un uomo in crisi”, “Canzoni di morte”, “Canzoni di vita”), problemi sociali e culturali (la stessa “Ho visto anche degli zingari felici”). Che cosa pensa di quelli che l’hanno sempre considerata così e magari sono gli stessi che processavano De Gregori negli anni 70 perché scriveva canzoni d’amore?
Io ho passato la mia vita a cercare di liberarmi dagli stereotipi. Prima sono nato come il cantante triste che istigava i giovani alla depressione e addirittura al suicidio. Poi il cantante politico, impegnato, qualcuno è arrivato persino a parlare di “fiancheggiatore delle Brigate Rosse”. Mi pare invece che a un ascolto attento si capisca che la varietà dei temi che tratto sia ben diversa.

E invece riascoltare proprio le sue canzoni più politiche che effetto le fa? Parlano ancora all’attualità o sono legate a un’epoca ormai irrimediabilmente superata?
Mah, è complicato da dire... Di certo questi anni mi sembrano molto più difficili da cantare in quel modo, ci riesce forse qualche rapper.

Curioso: anche Finardi mi ha dato la stessa risposta...
Davvero? Le premetto che sono poco informato, quindi posso dire delle stupidaggini clamorose, però mi sembrerebbe di sì. Oggi però il mondo è così confuso che mi sembra anche difficilissimo riuscire a trovare una posizione, volendo fare canzoni politiche: o si cade nello slogan, che è sempre abbastanza povero, oppure diventa veramente complicato.

A proposito di cantautori della sua generazione, invece, è nota la sua predilezione per De Gregori. Visto che ho avuto la fortuna di poter scrivere un libro su di lui, sono curioso: che cosa le piace di più di lui?
Francesco De Gregori ha scritto delle canzoni meravigliose, inarrivabili. Ma è straordinario anche quel suo modo di cantare. E poi è difficile sentire qualcosa di banale da lui. Nei suoi dischi ha affrontato qualsiasi aspetto della vita, dalle canzoni per Pasolini o per Tenco, alle ballate sentimentali. Pensi a un album come “Bufalo Bill”: che grandezza di concezione... oppure un altro che io adoro come “Titanic”, con “I muscoli del capitano” che mi fa venire i brividi ogni volta che la sento.

Della scena italiana più recente, invece, ho letto che le piaceva Samuele Bersani...
Sì, anche se lui ormai non si può più considerare un “nuovo cantautore”. In realtà non sono molto informato sulla scena italiana attuale, perché ascolto altri generi musicali, però Bersani mi sembra uno che abbia uno stile molto proprio e che rifugga - anche a volte con eccessiva ossessione - la facilità e la banalità. Ha uno stile che si riconosce immediatamente, insomma.

Claudio LolliAlla sua attività di cantautore ha affiancato negli anni anche quelle di scrittore, poeta e professore di liceo. Ci può dire qualcosa anche di questo suo mondo al di fuori della canzone?
Intanto posso dire che ho appena pubblicato un romanzo con Stampa Alternativa, “Lettere matrimoniali”, poi ho fatto uscire alcune raccolte di poesie e altri due libri di racconti. È un vizio assurdo, ma io non so resistere...
La mia attività di professore al liceo, invece, è terminata da poco tempo, ma mi ha lasciato moltissimo. È stato un bellissimo lavoro, i ragazzi sono meravigliosi, checché se ne dica, e tra l’altro mi hanno anche insegnato molto, ad esempio a vincere la timidezza, a imparare le tecniche di comunicazione: tenere svegli dei ragazzini cinque ore tutte le mattine non è facile.

Però avere per professore Claudio Lolli è anche una bella fortuna!
Nel tempo ho imparato soprattutto ad alternare i discorsi seri e profondi con le battute e gli scherzi: li facevo molto ridere.

Un altro suo classico è “aspettando Godot”. Secondo lei, lo stiamo ancora aspettando e cosa potrebbe essere Godot, oggi?
Finché non arriva, quella canzone resterà attuale! È il bello dell’attesa... Ero molto giovane, all’epoca, avevo 17 anni, così ho manipolato il capolavoro di Samuel Beckett e ne ho fatto un testo molto “pro-azione”. Però in realtà non è così: più "leopardianamente" è una canzone sul bello dell’attesa, l’unica cosa accettabile è aspettare, spesso anche l’unica speranza.

Ultima domanda: ha in programma nuovi dischi? L’ultimo, se non ricordo male, era “Lovesongs” del 2009...
Sì, era proprio quello. Ora sto lavorando a un nuovo album, tutto di inediti, questa volta, sto finendo, ma il mio problema non è scrivere nuove canzoni, è poi trovare qualcuno che me le pubblichi...

...il che suona veramente assurdo, ma io le auguro che il disco possa uscire e che magari, con l’occasione, qualcuno possa riscoprire anche le sue vecchie canzoni.
Mi piace il suo ottimismo... (ridiamo). Però lo spero anch’io!

(13 aprile 2014)

(Versione estesa di un'intervista pubblicata sul quotidiano "Leggo")

Discografia
Aspettando Godot (Emi/Columbia, 1972)
Un uomo in crisi. Canzoni di morte. Canzoni di vita (Emi/Columbia, 1973)
 Canzoni di rabbia (Emi/Columbia, 1975)
Ho visto anche degli zingari felici (Emi/Columbia, 1976)
Disoccupate le strade dai sogni (Ultima Spiaggia, 1977)
 Extranei (Emi, 1980)
 Antipatici antipodi (Emi, 1983)
 Claudio Lolli (Emi, 1988)
 Nove pezzi facili (Emi, 1992)
 Piazza... strade... sogni (antologia, Emi, 1995)
 Intermittenze del cuore (Thm/Tide Records, 1997)
 Viaggio in Italia (Hobo, 1998)
 Dalla parte del torto (Storie di note, 2000)
 Collezione (antologia, Emi, 2001)
La terra, la luna e l'abbondanza (live, Storie di note, allegato al libro omonimo edito da Stampa Alternativa, 2002)
 Ho visto anche degli zingari felici (Storie di note, live, con Il Parto delle Nuvole Pesanti, 2003)
 Made in Italy (antologia, Emi, 2004)
 La via del mare (live, 2005)
Studio collection (2cd, antologia, Emi, 2005)
 La scoperta dell'America (Storie di note, 2006)
 Claudio Lolli: The Best of Platinum (antologia, Emi, 2007)
 Lovesongs (Storie di note, 2009)
Il grande freddo (La Tempesta, 2017)
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