Claudio Simonetti

Claudio Simonetti

Un brivido lungo la tastiera

intervista di Claudio Fabretti
Pochissimi musicisti italiani sono riusciti a legare indissolubilmente il loro nome a un suono e a un'epoca, reinventandosi al contempo in nuove e disparate esperienze musicali. Tra questi c'è senz'altro Claudio Simonetti, compositore, arrangiatore, tastierista e produttore, nato a San Paolo del Brasile, ma romano a tutti gli effetti. Il suo percorso è una sfida continua: dagli esordi all'insegna del prog sinfonico con Il Ritratto di Dorian Gray alla consacrazione rock con i Goblin, in una magica sequenza di colonne sonore al fianco dell'amico Dario Argento ma anche di altri maestri del brivido. Con una incursione ad effetto nella discomusic tricolore e un ritorno di fiamma tra le tenebre nel gotico metallico dei Daemonia. Il tutto sorretto da un talento scritto nel Dna familiare, ma forgiato alla dura scuola della Classica e del Conservatorio. Dopo un lungo pedinamento, lo abbiamo raggiunto per un'intervista a tutto campo. Sulle tracce di una storia ormai quasi quarantennale, all'insegna della preveggenza e dei continui colpi di scena.

Hai una formazione classica, ma è con il rock che hai fatto conoscere al pubblico il tuo talento di musicista e compositore. Com'è nata questa passione? Avevi qualche idolo rock all'inizio della tua carriera?
Ho appunto cominciato a studiare il pianoforte a otto anni, anche se poi, anche grazie al periodo dei Beatles e Rolling Stones, mi sono avvicinato di più alla musica suonando la chitarra nei complessini dell'epoca e contemporaneamente verso i 12 anni mi sono iscritto al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma dove ho studiato pianoforte e composizione. Ho avuto parecchi gruppetti ma Il Ritratto di Dorian Gray è stato il mio primo vero gruppo. Abbiamo avuto due formazioni.
Inizialmente eravamo: Roberto Gardin e Fernando Fera alle chitarre; Walter Martino alla batteria; io all'organo Hammond e Luciano Regoli, era il cantante. Suonavamo cover di vari gruppi dell'epoca quali Deep Purple, King Crimson, Yes ecc. e abbiamo partecipato al Festival Pop di Caracalla del 1971. Poi il gruppo si è sciolto, ma io e Walter abbiamo chiamato il bassista-cantante Massimo Giorgi e abbiamo riformato Il Ritratto di Dorian Gray nella formazione a tre (tastiere, batteria e basso). Siamo stati tra i primi a proporre il rock sinfonico nel nostro paese ispirandoci soprattutto ai  Nice e agli Emerson, Lake & Palmer.

Ci puoi raccontare come cominciò il tuo sodalizio con i Goblin, agli inizi degli anni Settanta?
Prima di chiamarci Goblin avevamo una band chiamata Oliver, da me formata insieme a Massimo Morante nel 1973, era originariamente una band di rock progressive, ci siamo anche noi ispirati a gruppi quali Genesis, Yes, Elp, Gentle Giant ecc. Dopo essere stati a Londra per quasi un anno, nel 1974, e avere registrato alcune demo con brani miei e di Morante, siamo tornati in Italia e grazie a mio padre Enrico, abbiamo firmato un contratto con la Cinevox Record.

Claudio Simonetti con Dario ArgentoCon il lavoro sulle colonne sonore di Dario Argento - e altri maestri del genere (Bava, Lenzi, Deodato etc.) - avete stravolto i cliché delle musiche da thriller/horror: si è scoperto che nuovi tipi di sonorità - dall'elettronica al rock e al prog - potevano essere un perfetto accompagnamento per quelle sequenze-assoli da brivido. Come maturò quel tipo di progetto, e, in generale, che tipo di esperienza è stata collaborare con Argento?
Dopo essere stati in Inghilterra nel 1974 per quasi un anno con i Goblin (allora ci chiamavamo Oliver) siamo tornati in Italia per registrare il nostro album (uscito in seguito con il nome di Cherry Five). Fu proprio in quell'occasione che Dario Argento, grazie al nostro produttore Carlo Bixio, ascoltò la nostra musica e decise, visto che cercava un gruppo rock, di farci registrare la colonna sonora di "Profondo Rosso". Inizialmente dovevamo solo eseguire e arrangiare a nostro modo le musiche di Giorgio Gaslini, il quale dopo aver discusso con Argento durante la lavorazione, lasciò il film, e quindi Dario richiese di finire il film con le nostre musiche. Sono così nati i brani "Profondo Rosso", "Death Dies" e "Mad Puppet", lato A dell'album, mentre nel lato B ci sono le musiche di Gaslini eseguite da noi più un paio di suoi brani con l'orchestra.
Le nostre musiche e il nostro stile, che già avevamo da alcuni anni, si sono presto abbinati bene al genere horror, grazie anche al coraggioso Argento, che all'epoca era già un mito, che ebbe l'intuito e il coraggio di scegliere una nuova band composta da giovanissimi musicisti (io ero il più grande con soli 23 anni). Eravamo poco più che ventenni e ci siamo trovati davanti a un grande regista, allora Dario era all'apice della sua carriera, però abbiamo subito legato perché comunque era una persona semplice, anche con Daria Nicolodi, allora sua compagna, abbiamo subito fatto amicizia.
La mia amicizia e il mio sodalizio con Dario dura tuttora e supera ormai i 30 anni.

Il "terrore" in musica è un concetto complicato. C'è sempre il rischio di cadere nell'eccesso, nel caricaturale, nel ridicolo... Quali sono, per te, i segreti per riuscire a tradurre in modo efficace suspence e brividi sul pentagramma?
Non ci sono regole o segreti per la composizione di musiche da film, di qualsiasi genere esso sia.
Normalmente la musica che scrivo è finalizzata al film e quando la compongo cerco sempre di essere il più vicino possibile alle scene. Istintivamente penso a quello che potrebbe provare il pubblico in quel momento e cerco di trasmettere quindi le mie emozioni sperando che gli spettatori provino le mie stesse emozioni. La musica da film nasce come supporto al racconto e, anche se qualche volta diventa protagonista al di fuori dallo schermo, come è successo per "Profondo Rosso", vi rimane sempre e comunque legata. Però, quando scrivo le colonne sonore, cerco di immaginare la mia musica anche come fine a se stessa e cerco di farne poi un cd che, preso da solo, si possa ascoltare piacevolmente anche senza per forza aver visto il film.

Il tema di "Profondo Rosso" è stato il vostro più grande successo. Come è nato? E' vero che fu influenzato da "Tubular Bells" di Mike Oldfield? E ti aspettavi che ricevesse un'accoglienza così entusiastica da parte del pubblico?
Dario voleva proprio un'atmosfera alla "Tubular Bells" e noi ci siamo avvicinati allo stile, anche se il nostro brano non è decisamente uguale a quello di Mike Oldfield.
D'altronde anche John Carpenter ha dichiarato di essersi ispirato a "Profondo Rosso" (1975) per il suo tema principale di "Halloween" (1979), però, anche questo, non è per niente uguale al nostro, lo può ricordare e basta.
Quando abbiamo scritto la colonna sonora per "Profondo Rosso" non avremmo mai neanche lontanamente immaginato il successo che avrebbe avuto in futuro e che sarebbe diventata una musica cult, addirittura imitata in tutto il mondo.
Ancora oggi sono sorpreso e meravigliato, calcolando che all'epoca eravamo delle mosche bianche, visto che erano gli anni dei Cugini di Campagna, degli Alunni del Sole, di Baglioni e Cocciante e della musica estremamente commerciale... eravamo proprio dei marziani! Vai a capire il pubblico...

I cultori delle vostre musiche, però, hanno quasi sempre un "debole" per altri tre album, "Suspiria", "Roller" e "Tenebre". Per quest'ultimo ci fu anche un problema di copyright, tanto che uscì a nome Simonetti-Morante-Pignatelli. Ci puoi parlare di questi tre progetti, che sintetizzano al meglio la vostra anima più sperimentale?
Effettivamente "Suspiria" è il lavoro migliore che abbiamo fatto con i Goblin, sicuramente più personale e innovativo rispetto a "Profondo Rosso". Ci siamo sbizzarriti nella scelta degli strumenti, negli arrangiamenti e nelle composizioni, che erano molto avanti rispetto a quegli anni, e ancora oggi questa colonna sonora conserva il suo magico sound.
"Roller" è stato il nostro primo album strumentale non appartenente a una colonna sonora, non ebbe proprio un grandissimo successo rispetto a "Profondo Rosso", ma piacque molto a tutti i nostri fan.
Argento, nel 1982, chiese ai Goblin di scrivere la colonna sonora per "Tenebre", però Pignatelli aveva continuato, dopo lo scioglimento della band, a mantenere il nome con un'altra formazione e aveva appena realizzato l'album "Il Volo", quindi fu impossibile uscire col nome Goblin e allora usammo semplicemente i nostri nomi Simonetti-Morante-Pignatelli, senza il batterista perché la colonna sonora è stata realizzata con la batteria elettronica, tranne i timpani orchestrali suonati da Walter Martino. In "Tenebre" si sente molto la mia mano, viste le mie esperienze dance dell'epoca. Il rock negli anni 80 era momentaneamente in "declino" rispetto agli anni 70 e la musica "dance" spadroneggiava dappertutto, nelle discoteche e anche nei cinema (sull'onda di film come "La Febbre del Sabato Sera", "Grease", "Flashdance" ecc.) e quindi realizzare una colonna sonora che avesse quel sound, anche se di un film thriller, poteva essere una buona idea. Il brano "Tenebre" nasce proprio da questa voglia di cambiare, niente più batteria vera ma elettronica e sintetizzatori più in evidenza, miscelati con le chitarre distorte. "Tenebre" è stato anche suonato nelle discoteche, però devo dire che con l'arrangiamento fatto con i Daemonia il pezzo è stato "riabilitato" nei ranghi del canone rock.

Moog, mellotron, primi synth... che emozione c'era, in quegli anni, nell'accostarsi a questo armamentario "futurista" e quanto è stato importante nella vostra musica?
Quando iniziai a suonare avevo un organo Duo Compact della italiana Farfisa, poi acquistai il mio primo Hammond, un L122 con il Leslie a valvole.
Comunque i miei primi synth furono il Minimoog e il Mellotron, che non è un synth, ma una tastiera che legge dei nastri preregistratri, un antenato del campionatore. La mia vera epoca elettronica è iniziata nel 1977, quando comprai il Roland System 100, il primo synth che aveva un sequencer a 24 note con il quale abbiamo realizzato "Il Fantastico Viaggio del Bagarozzo Mark" e "Zombi". Poi, agli inizi degli anni 80, cominciarono ad arrivare le prime tastiere midi, la mia prima fu la "mitica" DX-7 della Roland. Era l'inizio di una nuova era ed ero molto curioso, essendo un "futurista" di natura, di provare nuovi suoni e nuovi tipi di arrangiamento che poi, con l'arrivo del computer, mi diedero la libertà di realizzare cose impensabili fino ad allora.

Siete stati tra i cardini del prog italiano anni Settanta, un genere nobile della nostra storia musicale, che però oggi viene spesso etichettato come bolso, pomposo, pretenzioso etc. Pensi che sia stata un'esperienza legata strettamente a un'epoca o qualcosa che ancora oggi mantiene la sua attualità musicale? E lo ascolti tuttora?
Ogni tanto ascolto qualche vecchio disco prog degli anni d'oro e vi trovo ancora qualcosa di geniale, creativo e originale, anche per i tempi attuali. Certo, non tutti i dischi erano belli e perfetti, però c'era molta più inventiva e creatività rispetto a quelli di oggi, d'altronde non avevamo la tecnologia dalla nostra parte, dovevamo davvero inventarci di tutto... Insomma, non è vero che appartengono ormai a un'era superata e dimenticata. Basta vedere e ascoltare i gruppi odierni: in molti tendono a ricopiare quelle "vecchie" sonorità, magari spacciandole per nuove e approfittandosi del fatto che le nuove generazioni non le conoscono. Addirittura sono tornati i vestiti e i tagli di capelli di quell'epoca, e le chitarre Fender Stratocaster e la Gibson Les Paul con l'amplificatore a valvole Marshall sono sempre intramontabili cavalli di battaglia.

Che cosa ti ha spinto a uscire dai Goblin e cosa ne pensi della formazione attuale?
Ho lasciato il gruppo nel 1978 perché non andavamo più d'accordo sia musicalmente che umanamente. La musica stava cambiando e il periodo rock degli anni 70 era alla fine e lasciava il campo alla nuova ondata spensierata della dance music, che arrivava nelle discoteche con il sound dei Bee Gees, di Giorgio Moroder ecc.
Dopo aver lasciato i Goblin, ho incontrato il produttore Giancarlo Meo, con il quale ho iniziato una serie di produzioni di musica dance che hanno avuto un grande successo e che mi hanno dato grandi soddisfazioni. Poi ho ripreso a lavorare con il cinema e con Argento come solista ("Dèmoni", "Phenomena", "Opera" ecc) e con altri registi quali Lucio Fulci, Lamberto Bava, Ruggero Deodato, Sergio Martino, Enzo G. Castellari, Salvatore Samperi e anche con Castellano e Pipolo per il film "College" e la relativa serie tv diretta da Federico Moccia.
La formazione attuale dei Goblin mi sembra una formazione perfetta o quasi, visto che manco io... Gli elementi sono sempre gli stessi tranne il tastierista che è Maurizio Guarini, che comunque è un ex-Goblin a tutti gli effetti, visto che ha suonato con noi per due anni e realizzato l'album "Roller". Non li ho visti attualmente dal vivo ma sulla loro bravura non ho dubbi, sono sempre musicisti di Serie A e sempre lo saranno.

Claudio Simonetti con i DaemoniaChe cosa è cambiato, invece, con il nuovo progetto dei Daemonia?
Dopo numerosi concerti fatti in tanti anni con varie formazioni, ho trovato, alla fine degli anni 90, i musicisti giusti per fare un progetto nuovo e creare una band vera e propria. Ognuno di loro aveva avuto esperienze diverse ma molto affini fra di loro e, in fondo, anche se c'era un notevole divario generazionale fra me e loro, il nostro linguaggio e le nostre influenze "rock" non erano poi così lontane. Con questi giovani musicisti ho avuto gli input giusti per ritornare come ai "vecchi" tempi e cioè ricominciare a suonare in "cantina" e dal vivo nei vari locali.
Con i Daemonia è cambiato il mio modo di suonare e di proporre, con una veste nuova, i miei brani e quelli dei Goblin, gli arrangiamenti sono più moderni e accattivanti. Anche perché c'è un grande interesse all'estero per la musica da film di genere italiana, specialmente per quella mia e dei Goblin, e quindi con i Daemonia mi è capitato di fare molti concerti all'estero (New York, Los Angeles, Tokyo, Londra ecc.) e abbiamo sempre trovato molti fan che avevano tutti i nostri dischi e che amavano molto i film di Argento. Forse perché all'estero esiste una cultura diversa dalla nostra e sono più propensi ad avvicinarsi a un certo tipo di cinema e musica.

Da indiscusso maestro delle tastiere, ci puoi dire quali sono i tuoi tastieristi preferiti, di oggi e di ieri?
Di oggi non lo so, perché la tradizione del tastierista rock si è un po' persa nel tempo e quei pochi che ci sono si assomigliano tutti e tutti fanno lo stesso assolo con lo stesso suono... Dei "vecchi" posso citarti i miei preferiti, che erano Keith Emerson, Brian Auger, Matthew Fisher (Procol Harum), Rick Van Der Linden (Ekseption), Rick Wakeman (Yes) e Tony Banks (Genesis).

Che tipo di musica ascolti oggi? Condividi la tesi che il rock - italiano e internazionale - stia attraversando una fase di decadenza?
Oggi ascolto veramente di tutto, non ho un genere in particolare da prediligere. Posso ascoltare tranquillamente i Dream Theater o i Metallica, come Celine Dion o i Coldplay, come i Nightwish, Shania Twain o i Cradle Of Filth e Slipknot, di tutto veramente e non ti nascondo che amo molto la musica elettronica techno, anche quella "ignorante" e da discoteca!
Devo dire che comunque, in quasi tutti i generi, ormai nessuno ha più niente di nuovo da dire o da proporre, d'altronde è stato quasi tutto fatto e la tecnologia oggi sta appiattendo e ammazzando la musica, internet poi ha dato il colpo di grazia alla discografia.

Da ex-bambino degli anni Settanta, cresciuto con "Gamma" e con i temi musicali di tuo padre Enrico, non posso non chiederti qualcosa di lui. Che ricordo ne hai? E cosa provi, oggi, a vedere una nuova generazione scoprire su YouTube le sue musiche?
Sono stato molto felice di avere avuto un padre come il mio, da lui ho imparato e preso veramente molto, umanamente e musicalmente. Purtroppo non aveva molto tempo, visti i suoi numerosissimi impegni, per insegnarmi a studiare musica e a suonare, però mi ha sempre assecondato in tutto lasciandomi libero sia di suonare con le band nelle cantine sia di studiare poi la musica seriamente al Conservatorio. Mi dispiace che sia scomparso prematuramente a soli 54 anni, avrei voluto passare più tempo con lui, imparare tante cose e condividere tutte le soddisfazioni che ho avuto nella mia vita dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 1978.

Mi ricordo anche un Claudio Simonetti molto presente nei programmi televisivi dell'epoca. Oggi non appari più perché non ti interessa farlo o non ti piace più la televisione che si fa in Italia?
La televisione italiana odierna non offre molto spazio alla musica e, sinceramente, non mi va di andare in tv a dirigere l'orchestra per qualche squallido programma inutile e mettere a repentaglio la mia carriera costruita in tanti anni anche di rinunce e sacrifici.

Sicuramente meno nota, ma non certo secondaria, è la tua anima "dance" e "italodisco", che si è concretizzata soprattutto con gli Easy Going, ma anche nelle collaborazioni con Cecchetto, Vivien Vee e altri nomi di quella scena. Un fenomeno che oggi sta vivendo un inaspettato revival soprattutto all'estero, mentre in Italia, paradossalmente, è sempre trattato con un po' di puzza sotto il naso. Che ricordo conservi di quella realtà?
Il mio periodo "dance" è stato sicuramente il più felice e creativo della mia carriera. Dopo lo scioglimento dei Goblin e l'incontro con il produttore Giancarlo Meo, mi sono dedicato completamente alla disco music, allora tutta fatta di arrangiamenti realizzati con orchestre vere.
Eravamo agli inizi degli anni 80 e la gente ormai voleva divertirsi e scrollarsi di dosso i precedenti difficili e "roventi" anni 70. Il decennio 80 è stato, musicalmente parlando, tutto dedito al divertimento e al ballo in discoteca. Allora nascevano anche nuovi generi musicali, che avevano un po' messo in disparte il rock degli anni 70, e nuovi gruppi, quali Duran Duran, Depeche Mode, Spandau Ballet ecc., e venivano alla ribalta grandi artisti pop del calibro di Michael Jackson e Madonna, che stravolgevano un po' la figura delle rockstar degli anni precedenti.
Si mischiava l'elettronica con strumenti veri, si sperimentavano nuove sonorità, insomma, è stato un decennio di grandi cambiamenti nella musica moderna.

Un discorso parallelo si può fare sul cinema di genere italiano degli anni Settanta (horror, poliziesco, thriller): apprezzatissimo all'estero, venerato persino da un maestro come Tarantino, ma ancora guardato con diffidenza qui. Tu che con le tue musiche hai dato un contributo importante a certa filmografia italiana del periodo, cosa pensi abbia rappresentato quella stagione e cosa ne resta oggi?
Penso che  tutto il genere di cinema italiano, dagli anni 50 fino agli inizi degli anni 90, abbia lasciato un segno nel panorama del cinema mondiale.
Molti registi stranieri, come Tarantino, hanno un grande ricordo e rispetto per il cinema italiano degli scorsi decenni. Mi è capitato proprio a Parigi di parlare con il regista Cristophe Gans ("Il patto dei lupi", "Silent Hill") che mi chiedeva come mai non facessimo più film del genere e che era molto dispiaciuto, è stato difficile per me rispondergli, in realtà non c'è un motivo preciso per cui il nostro cinema si sia arenato. Credo che dipenda molto dalle difficili distribuzioni, ormai le sale cinematografiche sono tutte nelle mani delle grandi major straniere, che decidono tutta la programmazione. Una volta i cinematografi erano tutti indipendenti e quindi i gestori potevano fare una programmazione di loro piacimento, cosa ormai impensabile oggi, naturalmente tutto a discapito del cinema italiano, soprattutto quello di genere. Tutto questo comporta che i cineasti italiani non riescono più a trovare i finanziamenti per i loro progetti.
Sono contento, però, di aver vissuto un periodo felice e di aver in qualche modo contribuito a lasciare un segno che venga ancora oggi ricordato e apprezzato.

Ho letto che - insieme a tua sorella Simona - hai diretto un cortometraggio, "The Dirt". Un'esperienza isolata oppure vedi un futuro per te anche dietro la macchina da presa?
Si tratta di un thriller psicologico scritto da mia sorella Simona, che ha poi realizzato la sceneggiatura insieme a Lynn Swanson. Il cortometraggio è stato girato a Roma all'inizio del mese di dicembre 2007 e le riprese sono durate circa quattro giorni. Nel cast, Coralina Cataldi-Tassoni, famosa per aver recitato in diversi film di Dario Argento e Lamberto Bava, che è la protagonista, Robert Madison, Urbano Lione e Beatrice Arnera Gavarotti. Coralina interpreta la parte di una donna con un mondo interiore pieno di segreti, forse tanti quanti i segreti che vivono dentro una pianta che si trova nel suo salone. Il trucco e gli effetti speciali sono stati curati dall'amico Sergio Stivaletti. Io ho montato il corto e scritto la colonna sonora. Direttrice della fotografia è Roberta Allegrini. Lo stiamo presentando nei vari festival, dove ha sempre trovato ottimi consensi (compreso quello di Argento). Sono molto soddisfatto, soprattutto perché è la prima volta che lavoro con mia sorella Simona, con la quale spero di continuare a realizzare produzioni cinematografiche. Lo produce Salvatore Corazza (marito di mia sorella e mio ex-batterista negli anni 80) insieme a Sergio Stivaletti, l'autore degli effetti speciali. Abbiamo potuto realizzare questo corto anche grazie al finanziamento dell'I.M.A.I.E.
Non so se continuerò nella regia, però mi piace molto fare il montaggio video, è un hobby che coltivo da tempo, infatti ho montato il corto "The Dirt" e il Dvd "Daemonia Live in Los Angeles" nel 2002, e ora sto per iniziare il montaggio del concerto dei Daemonia fatto alla Stazione Birra lo scorso febbraio 2009.

Quali sono i tuoi registi preferiti oggi?
Ci sono tantissimi registi ormai, anche sconosciuti, che sono molto bravi, molto difficile oggi sceglierne uno. Basta vedere la serie "Lost" (la mia preferita) dove quasi ogni episodio è diretto da un regista diverso, tutti con la stessa mano e bravura.
Tra i grandi e famosi registi posso citarti Roman Polanski, Steven Spielberg, Alfred Hitchcock, Dino Risi, Blake Edwars, Woody Allen, William Wyler, Ridley Scott, Dario Argento (naturalmente) e tantissimi altri.

Su "La Terza Madre" hai per la prima volta (oltre ai due episodi di "Masters Of Horror") usato un grande coro con l'orchestra sinfonica. Che esperienza è stata? E a cosa ti stai dedicando, in particolare, in questi ultimi anni?
Devo ammettere che inizialmente ho avvertito una grande responsabilità nel comporre le musiche de "La Terza Madre" soprattutto calcolando che era un film molto atteso e importante e che aveva già due illustri precedenti: "Suspiria" e "Inferno" (tutti e due con grandissime e famose colonne sonore). Superato questo momento iniziale, mi sono poi dedicato completamente, con grande entusiasmo e soddisfazione, a questo lavoro, durato quasi quattro mesi tra pre-produzione e registrazione.
Questa volta ho messo da parte il mio pionierismo, anche perché oggi è difficile percorrere nuove strade rispetto a 30 anni fa. Anzi, questa volta, ho fatto un ritorno al passato. Visti i miei studi al conservatorio, sono tornato al mio primo amore, la musica classica. Quindi questa volta niente musica rock o elettronica, ma solo musica con grande orchestra e cori (anche se ho infilato alcuni suoni elettronici qui e là). Non c'è nessun riferimento al passato, nessun richiamo né alla musica dei Goblin né a quella di Keith Emerson. C'è sicuramente qualche riferimento alla musica classica del passato, d'altronde è anche quella che ha condizionato quasi tutti gli attuali musicisti di colonne sonore che provengono da studi classici (John Williams, Jerry Goldsmith ecc.). Oltre tutto la tipologia del film richiedeva proprio questo tipo di musica e devo dire che anche Dario ha condiviso questo pensiero con me al 100% fin dall'inizio. Un'esperienza orchestrale molto bella, iniziata con "Jenifer" nel 2005 e "Pelts" nel 2006.
Ora sto per iniziare la colonna sonora di "The Darkside", diretto dal francese/tedesco Geràrd Diefenthal, già creatore di effetti speciali e qui al suo debutto come regista. Sono suoi gli effetti speciali della serie "Taxi" di Luc Besson e dello spot della Citroen che diventa un robot e balla. Inoltre sto continuando la realizzazione del nuovo album dei Daemonia, che spero di pubblicare agli inizi del 2010. Nel frattempo, a fine anno uscirà un Dvd live dei Daemonia, realizzato alla Stazione Birra di Roma lo scorso febbraio.
Discografia
 GOBLIN
 
   
Profondo rosso (Cinevox, 1975)

8

Roller (Cinevox, 1976)

7,5

Suspiria (Cinevox, 1977)

8,5

 Il Fantastico viaggio del bagarozzo Mark (Cinevox, 1978)

6

 La via della droga (Cinevox, 1978)   6,5
Zombi (Cinevox, 1978)

7

 Amo non amo (Cinevox, 1979) 
 Patrick (Cinevox, 1979) 
 Squadra Antigangsters (Cinevox, 1979) 
 Greatest Hits (antologia, Cinevox, 1979) 
 Blu Omega (Cinevox, 1979) 
 Squadra antimafia (Cinevox, 1979) 
 Contamination (Cinevox, 1980) 
 Volo (Cinevox, 1982)

5

 Il Ras del quartiere (Cinevox, 1983)  
 Notturno (Cinevox, 1983) 
Phenomena (Cinevox, 1984)

7

 Greatest Hits (antologia, Cinevox, 1987)  
 La Chiesa (Cinevox, 1989) 

6

 Solamente Nero (Lucertola Media, 1995) 
 The Goblin's Collection 1975-1989 (antologia, Cinevox, 1995) 
 The Original Remix Collection Volume 1 (antologia, Cinevox, 1998) 
 Non ho sonno (Cinevox, 2000)    6,5
The Fantastic Journey Of Goblin Vol. 1 (2xcd, antologia, Cinevox 2000) 
  Back To The Goblin 2005 (BackToTheFudda, 2005)

5

The Best Of Goblin (2xcd, antologia, Cinevox 2006) 
 The Fantastic Voyage Of Goblin The Sweet Sound Of Hell (antologia, Bella Casa, 2007) 
   
 SIMONETTI-PIGNATELLI-MORANTE 
   
Tenebre (Cinevox, 1982)

8

   
 CHERY FIVE 
   
 Cherry Five (Cinevox, 1974)  
   
 REALE IMPERO BRITANNICO  
   
 Perché si uccidono (Cinevox, 1976)  
   
 CLAUDIO SIMONETTI 
   
 Claudio Simonetti (Banana Records, 1981) 
 Sanremo Dance (Gale Italiana, 1983) 
 Skywalker (Gale Italiana, 1985) 
 Del Mio Meglio (antologia, Fontana, 1988) 
 Evil Tracks (Rca, 1991) 
 Simonetti Horror Project (Discomagic Records, 1991) 
 Days Of Confusion (Discomagic Records, 1992) 
 Music From Dario Argento's Horror Movies (Vivi Musica, 1993) 
 X-Terror Files (Polygram Italia, 1996) 
 The End Of The Millenium (Self Distribuzione, 1997) 
 Aenigma/ Conquest/ Morirai A Mezzanotte (Beat Records Company, 1998) 
 1990 : I Guerrieri Del Bronx/ I Nuovi Barbari (Beat Records Company, 2000)

 

 Conquest/ Amulett Des Bösen (CMV Laservision, 2003)

 

 Demoni (Deep Red, 2003)

 

 La Terza Madre (Deep Red, 2007)

 

   
 DAEMONIA 
   
 Dario Argento Tribute (Sony, 2000)  
 Live...Or Dead (Cinéfonia, 2003) 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Daemonia su OndaRock
Recensioni

DAEMONIA

Zombi/Dawn Of The Dead

(2013 - Black Widow)
Ritorno orrorifico per Simonetti & C. tra i passi degli zombie e il respiro sintetico della morte ..

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.