DaCast

DaCast

Un labirinto progressive-mathcore

intervista di Francesco Nunziata

Una chiacchierata con i parigini DaCast, autori, appena un anno fa, dell'eccellente "Dédale", lavoro in cui riuscivano a coniugare visceralità math-core e intellettualismo progressive.

Bene, Abdel, vuoi dirci un po’ com’è cominciata la vostra avventura?
Abbiamo formato la band nel 2002. Sylvain (chitarra) e Thibaut (basso) si incontrarono in una scuola di musica di Parigi, l’Atla. Poi, siamo arrivati io (voce) e Drixxe (batteria) e abbiamo incominciato a registrare un demo con un quattro tracce. Era un periodo, quello, in cui suonavamo una specie di crossover metal. Dopo aver registrato "Dédale", è entrato in formazione un altro chitarrista, Adrien, potenziando il nostro sound.

Ma, prima dei DaCast, avevate avuto altre esperienze nel campo musicale?
Thibaut stava suonando musica con alcuni amici conosciuti proprio all’Atla. Sylvain aveva una band metal chiamata Peryoem e anche lui studiava all’Atla. Drixxe, invece, era il batterista della band death-metal Whispering Tears. L’ultimo arrivato, Adrien, aveva suonato con varie band, tra cui i Third Arm, Sickbag, Hellbats, Hangman's Chair, etc. Per quanto mi riguarda, infine, non avevo avuto alcuna esperienza musicale, salvo cantare in qualche karaoke o sotto la doccia…

Nel definire il vostro sound, avranno sicuramente contato molto le vostre diverse influenze... Quali sono state le più importanti e significative?
Condividiamo qualche influenza comune, come, per esempio i Dillinger Escape Plan o i Converge. Tuttavia, ognuno di noi ha avuto la sua formazione, così, ad esempio, per me sono contati molto Mike Patton, Radiohead, Candiria, Guru, Meshuggah, Tool, Job for a Cowboy, mentre per Sylvain, invece, ci sono band come i Comity, i King Crimson o i Behold… The Arctopus. In ogni caso, ascoltiamo molta musica, sempre alla ricerca di una nuova canzone o di una nuova band capace di scuotere il pavimento! Dunque, ogni volta che suoniamo le cose possono, in un modo o nell’altro, subire variazioni. Anche i vecchi film degli anni Cinquanta e Sessanta ci hanno molto influenzato, così come i documentari che evidenziano le pecche del capitalismo o quelli sul futurismo o sull’Egittologia.

La vostra prima produzione è stata "The Undertown Experiment", un demo rilasciato nel 2003, un anno dopo la vostra nascita. Poi, nel 2008 è arrivato l’Ep "Smoot As A Riot" e, quindi, il vostro primo disco sulla lunga distanza, "Dédale". Durante questi anni, com’è cambiato il vostro sound?
Il demo "The Undertown Experiment" rappresentò per noi essenzialmente un modo per conoscerci e per cercare di capire cosa avremmo potuto fare insieme. A quell'epoca avevamo appena imboccato la strada dell'hardcore (soprattutto grazie ai Converge), arrivando dal metal tradizionale (il death, anche quello più melodico e la fusion). In seguito, abbiamo iniziato a comporre il materiale per il nostro primo Ep, "Smooth As A Riot", con cui volevamo orientarci maggiormente verso il metalcore, superando la fase crossover e orientandoci verso qualcosa di più duro e di più originale. Nel frattempo, scoprimmo alcune strane band che facevano cose bizzarre e interessanti e, così, finimmo per raccogliere anche la loro lezione. Dopo un po’ di concerti, ci dedicammo, quindi, alla realizzazione di "Dédale".

Dédale" è un disco eccellente. Un lavoro selvaggio, appassionato e creativo. Un disco autoprodotto, tra l’altro. Nessuna label ha voluto pubblicarlo?    
In Francia, le persone in generale e i produttori in particolari sono “follower” piuttosto che “leader”. Insomma, tendono ad investire il denaro solo se si rendono conto che stai già avendo successo. E, naturalmente, ci si mette anche l’ambiente “oscuro” dell’industria musicale, che non aiuta per niente…

Mi è sembrato di capire che "Dédale" possa essere "letto" come una sorta di concept album...
Se intendi con questa espressione il fatto che un disco possa essere diverso dalla media delle produzioni o che possa gravitare attorno a una particolare idea, be’, allora lo è. Se, invece, ti riferisci alla possibilità che possa essere stato interamente pensato e lavorato intorno a una precisa idea, allora ti rispondo di no. Si tratta, in definitiva, di un lungo viaggio che, speriamo, possa durare ancora a lungo.

Trovo che la copertina sia veramente bella. Di cosa si tratta?
E' un collage che raccoglie diverse cover di vecchi film degli anni Cinquanta. Li abbiamo messi insieme a rappresentare un dedalo, un viaggio irto di insidie, un moderno labirinto in cui alcuni di noi restano bloccati per lungo tempo.

Siete passati dal crossover degli esordi, al metalcore della fase intermedia, per giungere, quindi, a una liberatoria forma di progressive math-core. A conti fatti, come definiresti il suono dei DaCast?
Un mix di post-hardcore, noise, jazz, prog e altri stili/generi che possono essere suonati a tutto volume, qualcosa che ti arriva direttamente in faccia! (Ma suonatelo sempre due volte prima di ascoltare…).

Cosa significa DaCast?
(Sylvain) Significa “il cast”, scritto alla fine di un film. E' un nome che può indicare anche la lista delle persone che prendono parte a una pièce, così come può far pensare a una sorta di gang, una brigata, un clan da un punto di vista cinematografico.
 
Vi sentite parte di una particolare scena parigina?
Certamente. Una piccola parte della sotterranea scena hardcore. Stiamo lentamente, ma con decisione, scavando il nostro piccolo cantuccio.

Di solito, quando intervisto le band o gli artisti, chiedo sempre loro di farmi una lista di dieci dischi senza cui non potrebbero vivere, dischi che, magari, hanno anche influenzato le loro scelte musicali. Vi va di partecipare a questo "gioco"?
(Abdel) Ah, certo! Allora:
Meshuggah - "Nothing"
Candiria - "300 Percent Density"
Dillinger Escape Plan - "Calculating Infinity"
King Crimson - "Lark's Tongue In Aspic"
Nostromo - "Ecce Lex"
Converge - "Jane Doe"
Miles Davis - "Bitches Brew"
Sun Ra - "Space Is The Place"
Moonchild - "Songs Without Words"
Peter Brotzmann - "Machine Gun"

Cosa ci dobbiamo aspettare dalle prossime mosse dei DaCast? Avete nuovo materiale pronto?
(Sylvain) Be’, allo stato attuale è difficile dirlo, perché alcuni dei membri della band sono molto impegnati con un’altra formazione, i Cowards. Sono spesso in tour, così i DaCast, al momento, sono per lo più fermi e il materiale nuovo latita, abbiamo solo parti di brani ancora da definire. Comunque, nel caso dovessimo scrivere nuovi brani, non saranno più così lunghi come le due parti di "Dédale"… anzi, saranno di breve durata e più “densi”.

Quali sono i temi principali delle vostre liriche?
(Sylvain) Dipende: ogni disco ha i suoi temi. Quelli di "Dédale", per dire, riguardano una vita particolarmente tempestosa, l’esilio, i conflitti interiori, la lotta contro il sistema; in "Smooth As A Riot", invece, ci concentrammo più sulla ribellione contro la nostra società consumistica, la manipolazione “visuale”, la violenza e i pregiudizi. Insomma, non abbiamo delle tematiche precise, ma ci piace confrontarci un po’ con tutte le questioni che ci stanno a cuore.

Che tipo di feedback avete avuto dopo la pubblicazione di Dédale?
(Sylvain) La maggior parte delle recensioni sono state molto positive, alcune, invece, mostravano di non aver apprezzato il disco, forse perché non hanno voluto approfondire, chissà… E ci sono alcuni paesi dove siamo stati accolti molto bene, come in Italia, per esempio. Tuttavia, non avendo avuto modo di suonare granché dal vivo, finora nessuna label si è fatta avanti per proporci la produzione di un nuovo disco.

Sulla vostra pagina Facebook ho visto che avete caricato un lungo movie clip dedicato a "Dèdale"…
Quel video è stato curato da un nostro amico. E un lungo collage di vecchi film in bianco e nero, più o meno kitsch, più o meno disturbanti. Normalmente, questo dovrebbe essere proiettato su uno schermo mentre si suona in concerto, ovviamente sincronizzando il tutto con la musica. Diciamo che è una sorta di risposta al collage di colori della copertina di Dédale.

Ritenete che la musica, oggi come oggi, dovrebbe avere un certo impatto politico?
Non credo che la musica dovrebbe avere un impatto politico. Ci sarà sempre un altro modo per esprimere tanti diversi sentimenti, mentre con la musica c’è bisogno di divertirsi o semplicemente ascoltare e godere; la musica può anche rappresentare uno sbocco per la rabbia, per i sentimenti di rivolta. Bene, oggi come oggi, penso sia sempre più difficile utilizzare la musica per esprimere posizioni politiche, perché le etichette più importanti scelgono soltanto le band “politically correct”. D’altra parte, quando una band cerca di raggiungere un pubblico più vasto, cerca sempre di evitare qualsiasi tipo di posizione politica. Insomma, per quanto ci riguarda, nei paesi occidentali la musica difficilmente di questi tempi riesce ad avere un peso politico. Può funzionare, magari, solo a livello locale o in dimensioni molto ristrette e underground. Invece, in alcuni paesi tutt’alto che democratici come la Cina, le nazioni arabe o in Russia (in buona parte del mondo, a conti fatti!), la musica può sicuramente avere una certa importanza anche a livello politico (non si dimentichi, infatti, che in queste zone si può finire in prigione a causa di testi troppo espliciti!). 

Quali sono, dal vostro punto di vista, le differenze fra le webzine e le classiche riviste cartacee che si occupano di musica?
Non ci sono vere differenze, tranne che per la possibilità, che offrono le webzine, di poter commentare e discutere online recensioni, articoli e dischi. In fondo, si tratta sempre della solita battaglia tra materiali fisici e virtuali, così come avviene nel caso dei cd, dei libri o delle riviste. Il problema è ben noto: ciò che è virtuale può essere libero e questo significa che tutto ciò che è “fisico” scomparirà, anche se, alla fine, potremmo pagare quello che è virtuale… E’ un cambiamento che riguarda soprattutto i venditori e i consumatori, a causa dello sviluppo delle nuove tecnologie. Una specie di periodo di transizione.

Per concludere, aggiungete pure quello che vi pare…
Lo sappiamo tutti: questo mondo è pieno zeppo di merda, ma si può sempre godere di un trip spaziale ascoltando "Dédale"! Dunque, fatelo, che cazzo!

Discografia
 The Undertown Experiment (2003, autoprodotto) 6
 Smooth As A Riot (2006, autoprodotto)

6

Dédale (2012, autoprodotto)

7.5

pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

DaCast su OndaRock
Recensioni

DACAST

Dédale

(2012 - autoprodotto)
Il quintetto parigino in un torrido tripudio progressive mathcore

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.