Daniel Martin Moore

Daniel Martin Moore

E' solo una canzone e (non) puņ cambiare il mondo

intervista di Francesco Amoroso, Alessandra Reale

"Ci sono momenti in un match a tennis in cui la pallina colpisce il bordo della rete e per una frazione di secondo potrebbe andare in avanti o cadere indietro. Con un piccolo colpo di fortuna supera la rete. E vinci." Sebbene la citazione sia tratta da un film del cervellotico e assolutamente newyorkese regista Woody Allen, probabilmente se l'avessimo letta a Daniel Martin Moore, timido e allampanato giovane cantautore del Kentucky, egli non avrebbe potuto che concordare e, molto probabilmente, trovare notevoli similitudini con la propria vita, quantomeno artistica.
Si è trattato, in effetti, di un caso fortunato (o del destino?) se l'invio di un promo giunto nelle mani giuste, abbia portato il fino a quel momento sconosciuto cantautore a incidere il proprio esordio, "Stray Age",  per la Sub Pop.
E così, pur senza aver mai prima di allora pensato a intraprendere una vera e propria carriera artistica, la strada di Daniel, fino ad allora costellata di mille lavori e di viaggi per il mondo, era, inevitabilmente, segnata. Quella strada ha condotto Moore, a poco più di un anno di distanza dall'emozionate e fortunato esordio, all'incontro con Ben Sollee, acclamato violoncellista e autore, nel 2008, di un interessante esordio solista, "Learning To Bend". Da questo incontro è nato, nel volgere di pochi mesi, "Dear Companion", prodotto da Yim Yames e interamente registato nel Kentucky, patria di tutti e tre gli artisti.
L'album, che analizza il forte legame degli autori con la propria terra di origine, è stato concepito e realizzato soprattutto per portare alla ribalta il problema del "Mountaintop Removal (MTR)", dovuto al dissennato sfruttamento da parte delle compagnie minerarie delle montagne della regione degli Appalachi Centrali. Un atto d'amore verso la propria terra d'origine e un grido di denuncia contro l'indiscriminato sfruttamento della natura. E' di questo e di tanto altro che Daniel Martin Moore, disponibile e comunicativo come le sue canzoni, ci parla in questa intervista esclusiva.

Leggendo la tua biografia, tra riviste e web, sembra che la tua vita fino a ora sia stata davvero piena di avvenimenti e di importanti cambiamenti. Come hai iniziato a scrivere musica? Prima di firmare un contratto per la Sub Pop avevi mai pensato di diventare un musicista professionista?

Iniziare a scrivere musica deve essere stato un processo avvenuto piuttosto lentamente, e ci sono voluti molti anni affinché si sviluppasse. Mi sembra quasi di aver sempre fischiettato le mie melodie o canticchiato qualche motivo, almeno fin da quando mi ricordo. Ma deve essere stato quando una decina di anni fa ho cominciato a imparare a suonare la chitarra che ho iniziato ad aggiungere i testi e effettivamente a ricordare i motivi più a lungo di quanto ci impiegassi a fischiettarli.
Prima della Sub Pop credo di aver pensato ad essere un musicista in maniera molto vaga, mai seriamente. Mandai alcune registrazioni a quelli della Sub Pop, ma, in fondo, è solo adesso che sto cominciando a capire ciò che veramente vuol dire fare il mestiere del musicista.

Cosa c'è dietro la tua ispirazione? Da cosa nascono le tue canzoni? Inizi scrivendo un motivo sulla chitarra oppure arrivano prima
le parole?
L'ispirazione è un mistero, nella maggior parte dei casi. Comunque di solito comincio a fischiettare o canticchiare oppure mi viene in mente una singola frase, poche parole. Succede in entrambi i modi, a volte le parole prima e poi la musica, a volte è il contrario. E devo dire che l'uno e l'altro modo sono altrettanto frequenti.

Sei ancora giovane, ma la tua musica ha molti riferimenti ad artisti del passato - e non solo cantanti folk americani, ma anche band inglesi degli anni Sessanta. Non crediamo che sia un caso che tu abbia deciso di inserire una cover dei Fairport Convention nel tuo album d'esordio. Quali sono stati gli artisti che ti hanno influenzato di più?
Amo Sandy Denny, e in particolare la sua canzone "Who Knows Where The Time Goes?". Mi sembrava che fosse davvero in linea con il suono dell'album, e tutti erano d'accordo con la mia idea. Gli artisti che mi hanno influenzato sono talmente numerosi da non poterli contare, ma, giusto per citarne qualcuno:  Jean Ritchie, Johnny Cash, Lightnin' Hopkins, Wendell Berry, Bob Dylan, Dolly Parton, Li Po, Charles Mingus.

Quali sono state le tue sensazioni, durante le registrazioni finali delle canzoni che hanno composto il tuo primo album, "Stray Age", pensando che stavi facendo qualcosa di definitivo, qualcosa che non avresti potuto più cambiare? E come è stata la prima volta in uno studio di registrazione professionale?
La nozione di fare qualcosa di definitivo è di per sé difficile da pensare. Può essere paralizzante e io ho provato con molta forza a non pensare a ciò che stavo facendo in questi termini e continuo a provare ad avvicinarmi alla registrazione come se questa non fosse niente altro che la documentazione di un certo momento e di un certo periodo della mia vita (artistica). Questo pensiero è qualcosa che Joe Chiccarelli mi ha aiutato a sviluppare. La  prima esperienza in studio è stata un po' intimidatoria, ma anche piuttosto eccitante. E lavorare con Joe è stato il massimo.

Sei del tutto soddisfatto dei risultati di quelle registrazioni? Con Joe Chiccarelli (il produttore) eravate sulla stessa lunghezza d'onda? Se potessi tornare indietro apporteresti qualche cambiamento? Crediamo che il tuo album di debutto sia semplicemente perfetto, con arrangiamenti molto accurati e una grande attenzione ai dettagli, ma qual è la tua percezione?
Sono molto contento di "Stray Age" (e molto contento del fatto che vi sia piaciuto). Joe e io eravamo assolutamente in sintonia. Abbiamo passato molte, molte ore a parlare delle nostre speranze per l'album, e a confrontarci su quale avrebbe potuto essere la strumentazione che stavo cercando. Lui mi ha dato una mano a esprimere le canzoni in modi in cui io non avrei avuto la capacità di fare da solo, in casa, armeggiando con la mia chitarra. L'album è un'istantanea di dove io fossi come musicista al momento di quelle sessioni di registrazione e non ne cambierei una virgola.

Ben Sollee and Daniel Martin MooreQuando tutti si aspettavano il "difficile secondo album" hai dato alle stampe "Dear Companion", un progetto e un lavoro dove condividi la scena con un altro giovane musicista, Ben Sollee. È stata una mossa piuttosto anticonvenzionale per un giovane cantautore che sta lanciando la propria carriera musicale. Come è nata questa collaborazione? E dove vi siete incontrati?
Ben mi ha mandato un'e-mail alla fine del 2008, non appena ha ascoltato la canzone "Flyrock Blues" che avevo postato on-line. Stava già pensando al "mountaintop removal" (MTR) e aveva cominciato a scrivere qualcosa circa questo argomento, esattamente come me, e così suggerì che ci saremmo potuti incontrare la volta successiva in cui fossi andato a Lexington, KY, dove lui viveva. Abbiamo preso qualche caffè insieme qualche settimana più tardi, e abbiamo incominciato a parlare dell'idea di registrare qualcosa insieme. Nel periodo successivo l'idea ha preso corpo e ci siamo ritrovati a incidere questo album. È molto strano come a volte le cose possano funzionare.

Il tuo album di debutto e quello di Sollee sono piuttosto differenti. Come siete riusciti a combinare i vostri diversi approcci musicali e il vostro background? Anche se avete scritto insieme solo alcune delle canzoni di "Dear Companion", tutto l'album sembra molto coeso...
Una volta che abbiamo deciso di lavorare insieme, in realtà, è stato solo un problema di affinare e definire il nostro comune ambito di lavoro e le comuni radici che, per lo più, risiedevano nel nostro comune amore per le tradizioni musicali del Kentucky. Tutto il resto, poi, è andato a posto da solo.

Con quale criterio tu e Ben avete scelto le canzoni per l'album? E come sono venute fori le canzoni che avete scritto insieme? Chi ha scritto la musica e chi i testi?

Le canzoni sono semplicemente quelle che abbiamo scritto apposta per l'album o quelle cui stavamo pensando quando l'idea dell'album ha cominciato a svilupparsi. Per "Sweet Marie" Ben aveva già la musica pressoché pronta e abbiamo lavorato insieme sulle parole. Per la title track "Dear Companion" abbiamo scritto tutto insieme, parole e musica, in un pomeriggio, dopo le prove.

Come è stato coinvolto Jim James (My Morning Jackets, Yim Yames, Monsters Of Folk) nel progetto? Vi eravate mai incontrati prima? E come è stato collaborare con lui?
Ho conosciuto Jim proprio grazie a questo progetto. Collaborare con lui è stato grande: lui è davvero un produttore molto premuroso e ha portato una scrupolosa attenzione a tutto il lavoro che abbiamo fatto insieme.

Daniel Martin Moore, Ben Sollee e Jim James: tutte le persone coinvolte in questo progetto sono a casa tra le montagne del Kentucky e "Dear Companion" è nato proprio per protestare contro le avide e poco lungimiranti compagnie del carbone che distruggono queste montagne. Chiaramente tutto questo è qualcosa di cui non molti, al di fuori degli stati degli Appalachi, hanno sentito parlare. Pensi che "Dear Companion" possa portare un po' di visibilità a questa causa? Una parte dei proventi di questo album andranno ad "Appalachian Voices". Puoi dirci qualcosa su questa organizzazione?
Noi tutti, senza dubbio, speriamo che l'album possa portare un po' di consapevolezza circa questo problema, ed è infatti la ragione principale per la quale abbiamo realizzato questo progetto insieme. È stato per questo motivo che ci siamo associati con "Appalachian Voices". Loro sono un gruppo, responsabile del sito web ilovemountains.org, che fa un lavoro straordinario per far conoscere il problema del MTR. Inoltre focalizzano la loro attenzione sul trovare alternative, sul costruire delle comunità più responsabili e nel preservare la ricca eredità culturale della regione degli Appalachi.

Credi che, in un mondo sempre più cinico e dominato dal business, ci sia ancora spazio per il retaggio culturale della canzone di protesta che viene dagli anni Sessanta?
Forse. Gli affari sono affari, così, almeno finché qualcosa è popolare e vende, una grossa compagnia discografica continuerà allegramente a uniformarsi e a supportarla - la qualità e il messaggio non sono fattori di questa equazione, è solo un problema di soldi. Non è che le etichette negli anni Sessanta stessero tentando di fare qualche asserzione politica. Vendevano semplicemente milioni di dischi, e dubito che si interessassero troppo se a vendere fosse Bob Dylan o i Monkees. E non direi che il mondo sia poi così del tutto cinico. Ci sono ancora un sacco di persone che si preoccupano, che hanno scrupoli e attenzione e che vogliono essere coinvolte e lavorare per ideali più alti.

In questo momento stai girando gli Stati Uniti, in tour con Ben Sollee. Che ci racconti di questa esperienza? Avete programmato di venire in Europa? E che importanza dai alle esibizioni dal vivo?
Il nostro tour è stato davvero un'esperienza appagante. Sono riuscito a visitare molti posti dove non ero mai stato e a suonare per persone dall'animo gentile e, naturalmente, ho avuto l'opportunità di discutere del MTR in posti dove probabilmente non se ne sarebbe mai parlato altrimenti.
Ci piacerebbe molto venire in Europa e stiamo cercando di organizzare, ma siamo ancora una piccola "impresa", così non sono tanto sicuro che ci potremmo permettere il viaggio, ma ci stiamo provando.
Credo che le esibizioni live siano il modo migliore per sentire la musica, e più i locali sono piccoli e intimi, migliore possa essere questa esperienza.

L'inevitabile ultima domanda: quali sono i tuoi progetti per il futuro? Quando scriverai un nuovo album solista?
Beh, ho già un nuovo album pronto e finito! L'abbiamo registrato nell'agosto del 2009 ma non siamo ancora sicuri del quando verrà pubblicato, forse all'inizio dell'anno prossimo. Nel frattempo sto programmando di passare molto tempo con la mia famiglia quest'estate e penso di comprare una bicicletta nuova.
Vi ringrazio molto per le vostre domande e spero di incontrarvi in Italia al più presto.

Lo speriamo davvero anche noi, magari in un locale intimo e raccolto.


(07/04/2010)

Discografia
 Daniel Martin Moore (Ep, self-released, 2008)

7

Stray Age (Sub Pop, 2008)

8

 Dear Companion with Ben Sollee (Sub Pop, 2010)
 7
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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