Dirk Serries

Dirk Serries

Luci e ombre tra ambiente e metropoli

intervista di Matteo Meda

La quarta ed ultima tappa italiana del tour dei Mono sta per avere inizio. Mezzago, paese nel cuore della Brianza, facile da raggiungere per chi ha una macchina ma oltremodo scomodo se si preferiscono i mezzi. Il Bloom, ovvero una delle location più interessanti ed attive dei dintorni milanesi, scelto per fare da sfondo alla forza dirompente del quartetto che più di ogni altro ha saputo rappresentare il post-rock ad Oriente. Mezz'ora prima dell'inizio dello show, un uomo con un cappuccio nero e una Gibson Les Paul si presenta sul palco, issando un autentico muro di feedback, drones e disturbi che ammalia e trascina un pubblico dapprima riluttante e incredulo in un viaggio intensissimo. Concluse le sue costruzioni metropolitane, Dirk Serries, l'ex vidnaObmana, appoggia la sua Gibson e ci rivela i dettagli di questa sua ennesima nuova pelle sonora.

Partiamo con una domanda sullo show che si è appena concluso: sei salito sul palco con una strumentazione piuttosto limitata, con la chitarra protagonista indiscussa. Puoi spiegarci come ottieni e riproduci i tuoi feedback dal vivo?
Sì, innanzitutto lo schieramento è chitarra, effetti e laptop. Su quest'ultimo c'è la banca dati dei suoni più profondi, che non posso ricreare con la chitarra, o almeno non con una sola chitarra. Per il resto, il suono parte dalla chitarra e arriva direttamente all'amplificatore. Il principale degli effetti è un looper, che estende seguendo un circolo la singola nota che proviene dalla chitarra. Il processo si svolge abbastanza lentamente, come una matassa sonora in movimento costante ma impercettibile, che però ha una sorta di vita propria fatta di una moltitutine enorme di suoni. Purtroppo molta gente non si accorge di tutto ciò, perché mi vede suonare ma non riesce a sentire la corrispondenza fra i miei movimenti e il suono. Questo è dovuto al fatto che la lentezza con cui i loop si estendono fa sì che ci si renda conto solo dopo qualche secondo del loro inizio. Effettivamente è un processo piuttosto strano per chi è abituato a vedere sunare la chitarra nella maniera tradizionale, dove ogni movimento del musicista fa immediatamente percepire un suono. Qui la costruzione è più complessa e va di texture in texture, come se ogni nota fosse mattone di un muro, che è poi il risultato finale.

"Microphonics" rappresenta la tua ultima frontiera sonora, dopo anni trascorsi a sperimentare con le forme più svariate dell'ambient music. Possiamo ancora parlare di ambient riferendoci a questa tua ultima estetica? E che relazione c'è fra "Microphonics" e il resto della tua produzione precedente?
Come tu già saprai, sono stato per molti anni vidnaObmana, poi Fear Falls Burning ed ora lavoro con il mio vero nome. Ho sempre trovato molto importante il fatto di rivedere me stesso, nella musica come nella vita: si nasce, si cresce, si matura, si progredisce, si continua sempre ad imparare. E questo potrebbe essere anche un buon riassunto della mia carriera: ho sempre voluto esplorare mondi diversi, e più ero soddisfatto di quel che ottenevo, più acquisivo confidenza nei miei mezzi e nel mio linguaggio sonoro. E così sono arrivato a sentirmi pronto a pubblicare dischi con il mio nome. Col passare del tempo, mi sono accorto anche che da quando ho iniziato a qualificarmi come Dirk Serries la mia musica ha iniziato a muoversi verso una sorta di commistione tra quel che erano stati vidnaObmana prima e Fear Falls Burning poi: la potenza e la profondità dei suoni di "Microphonics" suonano molto Fear Falls Burning, mentre le armoniche - ce ne si accorge poco, ma ne uso tantissime - sono più vicine a vidnaObmana! Solo che ora le riproduco con la chitarra, mentre come vidnaObmana suonavo esclusivamente tastiere, sintetizzatori ed effetti elettronici. Quando nascondi la tua musica dietro uno pseudonimo riesci a sentirti sicuramente più "protetto", ma al tempo stesso piazzi una sorta di barriera fra te e la tua musica. Ora che ho iniziato a usare il mio nome mi sento molto più in legame con la mia musica. Chi ascolta sa che questa è la musica di Dirk Serries, e riconoscere la mia persona in quel che faccio: è una filosofia completamente diversa.

Nei tuoi primissimi lavori eri alla ricerca di una forma di minimalismo nel contesto della musica industrial e le note con cui presenti "Microphonics" parlano di nuovo di ricerca sul minimalismo. Sei sempre stato interessato da questa forma musicale?
Si, certo! Non per criticare, ma personalmente credo che molta della musica che c'è oggi sia troppo "piena": mancano l'attenzione e l'interesse nei confronti del singolo suono e delle sue peculiarità. Nei "Microphonics" mi sono limitato a suonare una combinazione di pochissime note, cinque o sei al massimo. Eppure, lavorando su ognuna di esse, il risultato è un suono decisamente ampio! E questa è la mia concezione di minimalismo: il concentrarsi su pochi suoni particolari e l'esplorarli dall'interno. All'ascoltatore, questo da l'impressione che la musica rimanga altrettanto minimale, nonostante l'esondazione di suoni che la avvolge.

Cosa significa, esattamente, "Microphonics"?
La parola si riferisce ad una particolare esperienza con gli strumenti. Quando si hanno una chitarra e un amplificatore e si inizia a suonare con questi, man mano che vai avanti sia l'uno che l'altra si "scaldano", e con loro il suono che si riesce a produrre. Lo svantaggio di questo processo è che spesso subentrano alcuni disturbi sonori, che per molti sono indesiderati. A me invece piacciono molto, è un qualcosa che non dovrebbe esserci ma invece ti ritrovi e che contribuisce a creare l'estetica del tuo suono! La parola viene da questo, un "microphonic amplifier" (amplificatore microfonico, ndr) è un amplificatore che soffre di questi "disturbi sonori", con cui io adoro lavorare e che sono molto presenti in questi miei ultimi album.

Un concetto simile al glitch, dunque?
Sì, qualcosa del genere!

Perché hai scelto dopo anni passati dietro i synth di dedicarti alla chitarra?
Questa è un'ottima domanda, perché quando ho iniziato con vidnaObmana lavoravo solo con le tastiere. Poi, grazie a Steve Roach, ho iniziato ad avvicinarmi anche agli strumenti acustici - specie quelli legati ai suoni "tribali" - e infine ho conosciuto un musicista blues che abitava nel paese dove vivo e conosceva qualche mio lavoro. Era un grande collezionista e appassionato di chitarre, mentre io - specialmente all'inizio della mia carriera - odiavo le chitarre, le associavo esclusivamente al rock'n'roll e all'heavy metal. Ma come ho detto prima invecchiando si matura, e così mi sono "concesso" alla possibilità di scoprire questo strumento. E quel che ho trovato era che potevo produrre suoni che avevo sempre sognato di raggiungere con le tastiere ma che non ero mai riuscito a creare. A dire il vero, già negli ultimi lavori di vidnaObmana (gli ultimi tre capitoli della quadrilogia "An Opera For Four Fusion Works", ndr) avevo iniziato ad incorporare la chitarra, ma a livelli decisamente minimi. Da Fear Falls Burning in poi ho invece iniziato a lasciare le tastiere sullo sfondo in favore della chitarra come protagonista dei miei lavori.

vidnaObmana esiste ancora? Hai intenzione di riprendere in mano quel progetto o le sue sonorità?
No, no e no. vidnaObmana non tornerà mai più (ride). I miei lavori con quello pseudonimo continuano a vivere però: la Projekt Records li ha ristampati quasi tutti, recuperando in qualche compilation addirittura materiale proveniente dalle primissime cassette. Sam Rosenthal è un po' il protettore del mio passato musicale, e ha ancora centinaia di minuti di musica proveniente da quel tempo e rimasta inedita, che con tutta probabilità inizierà a breve a pubblicare. Ma nuovi brani a nome vidnaObmana non ce ne saranno, perché ora sento di essere solo e soltanto Dirk Serries e per quel che mi riguarda molti dei suoni di vidnaObmana li trovo anche negli stessi "Microphonics". Per questo stesso motivo, quando l'anno scorso mi sono accordato con Steve Roach per tornare a collaborare insieme dopo dieci anni, ho rifiutato immediatamente di pubblicare il disco (si riferisce a "Low Volume Music", ndr) come vidnaObmana. E se lo ascolti, sentirai che è un lavoro piuttosto diverso da quanto fatto in passato assieme.

Restando in tema, "Low Volume Music" come hai già detto tu è un album piuttosto diverso, quasi inaspettato visti i trascorsi della vostra collaborazione. Cosa è cambiato in voi durante i dieci anni che lo hanno separato da "Spirit Dome"?
Beh, io e Steve siamo sempre rimasti in contatto. Anche quando ho iniziato a lavorare a Fear Falls Burning, ci siamo sentiti e lui mi ha detto che quello non era proprio il suo stile e che la sua musica stava prendendo una direzione totalmente opposta rispetto alla mia in quel periodo. Così abbiamo deciso di non collaborare, ma quando abbiamo sentito che era arrivato il momento di tornare a lavorare insieme abbiamo subito deciso di provare a incentrare le nostre forze su un disco il più possibile "puro". Niente strumenti acustici, niente digeridoo, niente flauti, niente fujara, niente percussioni: solo gli elementi base di ciò che la musica ambient/atmosferica a nostro parere doveva essere, quindi tastiere e sintetizzatori. Non è un disco che abbiamo pensato con la pretesa di esplorare o scoprire qualcosa di nuovo, ma solo il frutto di ciò che ci sentivamo di fare e che ci piaceva fare in quel momento. Niente di innovativo, niente che possa sfidare canoni già percorsi. E questo è ciò che continueremo a fare, perché "Low Volume Music" sarà una serie che proseguirà con altri capitoli!

Come ti sei avvicinato all'ambient music? Steve è stato in tal senso anche una fonte d'ispirazione per te?
Beh, la fonte prima d'ispirazione è stato sicuramente Brian Eno, perché come tu saprai io in realtà provengo dalla scena industrial: i miei primi lavori su cassetta sono totalmente immersi nel clima noise. Poi ho scoperto Eno e ho iniziato ad interessarmi all'ambient, a dire il vero inizialmente non conoscevo nemmeno Steve: l'ho incontrato e scoperto quando sono arrivato alla Projekt (1992, ndr) e ho subito adorato alcuni suoi lavori - "Structures From Silence" su tutti - e il suo modo di combinare l'elettronica atmosferica alla musica acustica-tribale - per esempio in "Origins". Da quel momento in poi è diventato sicuramente una fonte d'ispirazione importante per me, perché mi ha fatto capire che esisteva una forma di ambient music in grado di andare oltre le sole tastiere!

E da questa "scoperta" è nato il capolavoro "Well Of Souls"...
Grazie per la definizione! Un elemento importante per quel disco sono state le differenze fra me e lui. Steve vive nel deserto dell'Arizona, per cui è quotidianamente circondato da spazi enormi e dalla natura, ed entrambe le cose giocano un ruolo cruciale nella sua musica. Per me non vale lo stesso, vivo in un paese in Belgio dove gli spazi sono molto piccoli, tutti si conoscono e al posto della natura ci sono i campi coltivati. Per questo motivo la percezione che Steve ha dell'ambient music è sicuramente molto più ampia della mia: se la mia idea può essere paragonata allo schermo di un televisore, la sua rassimila il maxi-schermo di un cinema. "Well Of Souls" combina bene queste due visioni: quella sconfinata e desertica di Steve e la mia, più "introversa" e vicina al minimalismo.

Un altro capolavoro l'hai centrato con Sam Rosenthal, fra l'altro!
Sì, "Terrace Of Memories"! Quel disco è nato da una collaborazione puramente postale. Con Steve ho registrato tante volte condividendo lo studio e gli strumenti, mentre con Sam è stato un invio e ritorno di nastri per posta, un'esperienza totalmente diversa.

Guardando al panorama odierno, chi sono i musicisti che preferisci? O più in generale, cosa ascolti?
Continuo ad ascoltare un sacco di musica diversa! Molti dei miei punti fermi sono rimasti tali, specialmente in ambito jazz: John Coltrane su tutti. Per quel che riguarda la produzione più recente, ci sono tanti ottimi nomi: Mogwai, This Will Destroy You, Sigur Rós, Jóhann Jóhannsson... Se invece parliamo di cose più vicine al pop, di sicuro gli Editors e un gruppo meno noto, i Twilight Sad, la cui particolarità è di cantare in scozzese. In generale dipende un po' dal mio umore: certe volte ascolto jazz, certe altre musica classica e certe altre ancora cose più sperimentali. In generale quel che cerco è sempre l'atmosfera.

Ultima domanda: sei qui con i Mono, a mio parere un'altra grande band non troppo distante da quelle che mi hai citato. Tu cosa pensi di loro?
Mi piacciono molto, hanno un sound sicuramente particolarissimo e fanno parte di una scena piuttosto definita, quella del post-rock, che ancora una volta ha a che fare in minima parte con l'ambient. Hanno una sorta di schema fisso nei loro pezzi, che è poi quello del classico "saliscendi" post-rock, a sua volta non così dissimile dai flussi dell'ambient più pura. In quest'ambito sono sicuramente fra le band più interessanti, anche perché portano dentro le strutture del post-rock anche elementi della loro tradizione: le melodie, se ci fai caso, seguono spesso la notazione giapponese. Sono anche delle gran belle persone, ed è grazie a loro se sono qui, perché sono stati loro a chiedermi di aprire queste serate. Posso solo essere felice per questo, perché chi fa musica come la mia trova sempre parecchie difficoltà a suonare dal vivo, ci sono poche location che sono disposte ad ospitare musicisti "sperimentali".

Discografia
 vidnaObmana
  
 Cassette
 The Ultimated Sign Of Burning Death (ltd, Therapie Organisatie, 1985)
 The Face That Must Die (ltd, Mechanical Orchestration Music, 1987)
 Deathcamber - Trancedeamed (ltd, Mechanical Orchestration, 1988)
 Experience Artaud - Soundtrack For Experimental Teathre (ltd, Mechanical Orchestration, 1988)
 Near The Flogging Landscape (ltd, Violet Class Oracle Tapes, 1990)
  
 CD & LP
 Gathering In Frozen Beauty (Decade Collection, 1989)
Revealed By Composed Nature (Decade Collection, 1990)
Passage In Beauty (Decade Collection, 1991)
 Refined On Gentle Clouds (Direction, 1991)
Shadowing In Sorrow (Decade Collection, 1992)
Ending Mirage (ND, 1993)
 Echoing Delight (Extreme, 1993)
 The Spiritual Bonding (Extreme, 1994)
 Still Fragments (ND, 1994)
 Memories Compiled (raccolta, Relics, 1994)
 Twilight Of Perception (antologia, Relics, 1995)
The River Of Appearance (Projekt, 1996)
The Trilogy (raccolta, Relics, 1996)
 Crossing The Trail (Projekt, 1998)
 Memories Compiled 2 (raccolta, Projekt: Archive, 1999)
 The Contemporary Nocturne (Hypnos, 2000)
 The Surreal Sanctuary (Hypnos, 2000)
 Subterranean Collective (raccolta, Projekt, 2001)
An Opera For Four Fusion Works - Act One: Echoes Of Steel (Hypnos, 2001)
 Tremor (Release, 2001)

Soundtrack For The Aquarium (Hypnos, 2001)
 Spore (Release, 2003)
Legacy (Release, 2004)
 Anthology 1984-2004 (Projekt, 2004)
An Opera For Four Fusion Works - Act Two: Phrasing The Air (Hypnos, 2004)
An Opera For Four Fusion Works - Act Three: Reflection On Scale (Hypnos, 2005)
An Opera For Four Fusion Works - Act Four: The Bowing Harmony (Hypnos, 2007)
1987-2007 Chasing The Odyssee (ltd, raccolta, Tonefloat, 2011)
  
  
 vidnaObmana & STEVE ROACH
  
Well Of Souls (Projekt, 1995)
Cavern Of Sirens (Projekt, 1997)
 Ascension Of Shadows/Somewhere Else (ltd, Projekt, 1999/Projekt, 2005)
 Circles & Artifacts (ltd, Contemporary Armonic, 2000)
 Live Archive (live, Groove Unlimited, 2000/Projekt, 2008)
 InnerZone (Projekt, 2002)
 Spirit Dome (Projekt, 2004/Projekt, 2008)
 The Memory Pool/Revealing The Secret (ltd, steveroach.com, 2008)
  
  
 ALTRE COLLABORAZIONI (vidnaObmana)
  
 Cassette & Split
 The Thunder Orchestra/Vidna Obmana (with The Thunder Orchestra, Ladd-Frith, 1986)
 Bleading Wounds/Only Fears Will Survive (with Neurotic Youth, Ladd-Firth, 1987)
 In The Mouth Of Reptile (with Recycled Body Program, ZNS Tapes, 1988)
 Untitled (with Big City Orchestra, Mechanical Orchestration, 1988)
 Statue Series (with Recycled Body Program & S.C.U.M., 4xcass, Seiten Sprung Aunhamen, 1989)
  
 CD & LP
 Compositions: Depression & Ideal (with PBK, Freedom In A Vaccum/PBK, 1989)
 Fragment 3 (with PBK, ND, 1991)
Terrace Of Memories (with Sam Rosenthal as Terrace Of Memories, Projekt, 1992)
 

Parallel Flaming (with Djen Ajakan Shean, Multimood, 1993)

Variations For Organ, Keyboards & Processors (with Willem Tanke, Multimood, 1999)

 

Spirits (with Jan Marmenut, Highate, 1999)

True Stories (with Jeff Pearce, Mirage, 1999)

 

Landscape In Oscurity (with Capriolo Trifoglio & Diego Borotti, Hypnos, 1999)

 The Shape Of Solitude (with Serge Devadder, Multimood, 1999)

Echo Passage (with Alio Die, Musica Maxima Magnetica, 2000)

 

Deep Unknown (with Barabban Lane, Barannanlane.com, 2002)

Tracers (with David Lee Myers, Klanggallerie, 2003)

 

Live (live, with Joris De Backer as Principle Of Silence, self-released, 2003)

 Gluttony (with Klinik, Hands, 2005)
 Greed (with Klinik, Hands, 2005)
  
  
 FEAR FALLS BURNING
  
 First By A Whisper, Then By A Storm (Ikon, 2005)
He Spoke In Dead Tongues (Ikon/Projekt, 2005)
 The Rainbow Mirrors A Burning Heart (Auf Abwegen, 2006)
 I'm One Of Those Monsters Numb With Grace (Equation, 2006)
The Carnival Of Ourselves (Tonefloat, 2006)
 The Infinite Sea Of Sustain (DVD, Soleilmoon, 2006)
 The Amplifier Drone (ltd, Tonefloat, 2006)
 When Mystery Prevades The Well, The Promise Sets Fire (Tonefloat, 2007)
 Once We All Walk Through Solid Objects (box set, ltd, Tonefloat, 2007)
 Frenzy Of The Absolute (Conspiracy, 2008)
 Disorder Of Roots (Tonefloat, 2012)
  
  
 COLLABORAZIONI & SPLIT (Fear Falls Burning)
  
 Untitled (split, with Z'EV, John Duncan & Aidan Baker, Die Stadt, 2005)
 We Have Departed The Circle Blisfully (with Nadja, LP, Conspiracy, 2006)
 Fear Falls Burning & Nadja (with Nadja, Conspiracy, 2007)
 Fear Falls Burning & Birchiville Cat Motel (with Birchiville Cat Motel, Conspiracy, 2007)
 The Eightfold Model (with Michael Beckett aka kptmichigan as Eightfold Model, Tonefloat, 2008)
The Tonefloat Sessions (with Theo Travis, Tonefloat, 2009)
Final + Fear Falls Burning (with Final, Conspiracy, 2009)
  
  
 DIRK SERRIES
  
Microphonics I-V (Tonefloat, 2008)
 Microphonics VI (LP, ltd, Tonefloat, 2009)
 Microphonics VII (LP, ltd, Tonefloat, 2009)
 Microphonics XII (LP, ltd, Tonefloat, 2010)
 Microphonics XIV (LP, ltd, Tonefloat, 2010)
 Microphonics XIX (LP, ltd, Tonefloat, 2011)
 Microphonics XX (LP, ltd, Tonefloat, 2012)
Microphonics XXI-XXV (Tonefloat, 2013)
 Stream Of Consciousness 130806 (LP, ltd, Tonefloat, 2013)
 Stream Of Consciousness 131006 (LP, ltd, Tonefloat, 2013)
 Stream Of Consciousness 131106 (LP, ltd, Tonefloat, 2013)
 Stream Of Consciousness 132406 (LP, ltd, Tonefloat, 2013)
 Stream Of Consciousness 131810 (LP, ltd, Tonefloat, 2013)
 Stream Of Consciousness 132010 (LP, ltd, Tonefloat, 2013)
 Stream Of Consciousness 131910 (LP, ltd, Tonefloat, 2013)
The Origin Reversal (Projekt, 2014)
 Unseen Descending & Lamentations (Consouling Sounds, 2015)
Disorientation Flow (Projekt, 2015)
  
  
 3 SECONDS OF AIR
(Dirk Serries, Martina Verhoeven, Paul Van Der Berg)

  
The Flight Of Song (Tonefloat, 2009)
 We Are Dust Under The Dying Sun (Tonefloat, 2011)
  
  
 THE VOID OF EXPANSION
(Dirk Serries & Tomas Järmyr)

  
Ashes And Blues (LP, Tonefloat: A New Wave Of Jazz, 2014)
  
  
 YODOK III
(Tomas Järmyr, Kristoffer Lo & Dirk Serries)
  
 Yodok III (LP, Tonefloat: A New Wave Of Jazz, 2014)
The Sky Flashes, The Great Sea Yearns (LP, Tonefloat: A New Wave Of Jazz, 2015)
 Live At Dokkhuset, Trondheim, October 23, 2013 (cass, live, Tonefloat: A New Wave Of Jazz, 2015)
 Live At De Singer, Rijkevorsel, June 13, 2014 (cass, live, Tonefloat: A New Wave Of Jazz, 2015)
  
  
 ALTRE COLLABORAZIONI (Dirk Serries)
  
 Anthems (with Robert MacManus as Black Fire, Heathen Skulls, 2009)
 Akhet (with Marc Verhaegen & Paul Van Der Berg as Akhet, Tonefloat, 2011)
 The Sleep Of Reason (with Jon Atwood, Tonefloat, 2012)
 Low Volume Music (with Steve Roach, Projekt, 2012)
In A Place Of Mutual Understanding (with Stratosphere, Projekt, 2013)
Transmission (with Teun Verbuggen as Art Of Cosmic Musings, Tonefloat, 2014)
 Cult Exposure (with John Dikeman, LP, Tonefloat: A New Wave Of Jazz, 2015)
 Live At Le Vecteur, Charleroi, October 23, 2014 (with John Dikeman & Teun Verbuggen, cass, live, Tonefloat: A New Wave Of Jazz, 2015)
Buoyant (with Rutger Zuydervelt, Consouling Sounds, 2015)
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