Domenico Crisci

Domenico Crisci

La nobile arte della techno

intervista di Giuliano Delli Paoli

Incontriamo in esclusiva Domenico Crisci, giovane dj-producer tra i più interessanti in circolazione nello sterminato firmamento elettronico tricolore. Un vero e proprio artigiano della buona musica techno come non se ne trovano più in giro, profondamente legato a un approccio produttivo scevro da digitalizzazioni e ausili computerizzati, tra oscuri voli sintetici e destabilizzanti bordate analogiche.

Caserta, Londra e Milano sono tre luoghi diversissimi.  Raccontami un po’ di questa tua escalation produttiva. Quanto hanno influenzato la tua musica le varie esperienze vissute in queste tre città?
Caserta ben poco, ahimè, però è da qui che è iniziato tutto ed è da qui che nel club di mio nonno ho avuto la possibilità di mettere i primi dischi davanti a delle persone. Poi c’era la vicina Napoli, dove la scena house e techno era una delle più importanti d’italia. Londra è stata ovviamente anch'essa importante, perché lì ho avuto l’opportunità di frequentare posti storici come il Lost, tanti altri house party ed "eventi" molto al limite dove si proponeva dell’ottima musica. Milano è stata invece una città maggiormente di studio. Ho avuto modo di focalizzare ulteriormente la mia attenzione sulla teoria audio, ma allo stesso tempo non posso negare che di cose interessanti accadevano e accadono.

Essere cresciuto in un ambiente familiare in cui la musica è estremamente presente è importante. Quando hai capito di poter seguire questo determinato cammino?
Di sicuro un “ambiente musicale” aiuta molto su questo non ci piove. Mio nonno era il proprietario di un locale qui in zona, si chiamava Hipe e ha ospitato tanti top dj. Chi è del posto e chi c’è stato sà di cosa parlo. Quindi sin da piccolo ho sempre avuto un profondo legame con questo genere musicale. Ricordo che abitavamo vicinissimi al club e quando c’erano le “serate” era veramente un delirio sia in pista, sia ai cancelli. Mi son rimaste impresse tante immagini, ma la cosa che non dimenticherò mai è l’eco della cassa che si sentiva in prossimità del club.

Come già espresso in sede di recensione, quella cosa chiamata techno sembra aver finalmente trovato diverse ariose scappatoie dagli innumerevoli centri di produzione computerizzata, atti a formulare una techno eccessivamente priva di intensità emotiva e asettica. Aggrapparsi come cozze allo scoglio a un modello detroitiano ormai saturo di idee e privo di nuove intuizioni è una scelta fin troppo comoda e mostra i primi veri segni di stanchezza di un settore che invece può ancora regalare nuove mutazioni, nuove emozioni. Quanto contano per te le “macchine” e un approccio creativo meramente analogico? In che modo ti accosti al laptop?
Il computer lo uso per la posta elettronica...

La L.i.e.s . di Ron Morelli raccoglie eccellenti produttori al suo interno ed è tra gli avamposti più intriganti della scena techno newyorkese (ma non solo) odierna. Com’è nato questo primo sodalizio produttivo?
Ron Morelli ha ascoltato la mia musica a casa di un mio amico a New York e si è messo in contatto con me.

E’ da poco uscito anche un tuo Ep per la neonata e intrigante Russian Torrent Versions (Beau Wanzer, Svengalisghost etc). Sono i primi passi per la futura stesura di un primo Lp?
Beh, pensare a un Lp è una cosa molto importante, dunque aspetterei un altro po' di tempo. C’è ancora tantissima strada da percorrere...

Nella tua musica è intuibile una circolarità che rapisce e disorienta, oltre a mostrare a più riprese (soprattutto attraverso il synth) una cupa e profonda evasione. Quando capisci che sta per arrivare il momento di incastrare un determinato flusso elettronico di contorno al beat (il quale sembra sempre suggerire un’intensa sensazione emotiva, un umore distante dal mero intrattenimento) alla sezione ritmica principale di ogni singola traccia?
Cerco semplicemente di chiudere gli occhi e immaginarmi uno scenario. Appena l'immagine appare chiara, riesco ad incastrare la melodia.

La title track che introduce "The Old Candelabra" induce in qualche maniera a un esotismo ritmico capace di rimandare finanche all'Arthur Russell "tribale" del progetto Dinosaur L.. Da dove nasce questa intrigante commistione “etnica”? 
Mah, in realtà è semplicemente il risultato di quello che sento dentro di me. Cerco di trascriverlo in modo pulito e puro senza processi artificiosi.

Cosa gira attualmente nel tuo lettore. Chi sono i tuoi fari?
Amo la musica concreta dei primi anni 50, come anche l’istituto di fonologia della Rai di Milano e la scuola di Colonia. Da sempre nel mio lettore gira musica degli anni 70/80, Einsturzende Neubauten, Psychic Tv, Diamanda Galas, Dead Can Dance e tanti altri sulla scia...

Programmi per il futuro?
Ci sono altri dischi in uscita e delle date molto importanti, tra cui il Berghain a dicembre e il Dude Club di Milano a gennaio.

Discografia
The Old Candelabra (L.I.E.S., 2014) 7.5
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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