Dresden Dolls

Dresden Dolls

Nel teatrino del punk cabaret

intervista di Magda Di Genova
Speravo di incontrare sia Brian che Amanda per questa intervista, ma Amanda non è disponibile. Insisto per riuscire a porgerle una sola, unica domanda. Una sola unica domanda da porre a lei e solo a lei: ad una donna che non spreca il suo tempo per radersi le gambe o le ascelle, ma che si disegna con cura le sopracciglia usando l'eyeliner. La promoter sembra essere commossa e mi promette di fare del suo meglio. Intanto incontro Brian e mi fa molto piacere: innanzitutto mi dice che gli piace il vestito che indosso, poi sorride moltissimo, mi fa ridere facendo faccette buffe e la sua parlantina è sciolta. Nonostante sia forse l'uomo più magro che abbia mai incontrato, ammetto che Brian sia un uomo decisamente molto bello e se "pensate di aver visto un paio di occhi più verdi - Sicuramente non li avete visti vicino" a lui.

"Yes, Virginia…", il vostro ultimo disco, è molto diverso dal precedente. Ci sono così tante differenze che forse dovremmo spezzettarlo per analizzarlo appropriatamente. Partiamo dal titolo: "Yes, Virginia…". Quale importanza date alla lettera di Virginia O'Hanlon?
Penso che fondamentalmente riassuma l'attitudine del gruppo, il modo in cui ci sentiamo. È come un sentimento filosofico: molte di queste canzoni trattano di sfide, conflitti e situazioni confuse - che ognuno ha nella propria vita - e il titolo è un riferimento storico a un certo tipo di speranza che abbiamo, che prevale. È quello che, nella vita, fa sì che la razza umana continui a esistere, altrimenti saremmo tutti degli insulsi limoni. C'è sicuramente qualcosa che permette alla razza umana di trovare sempre qualcosa di buono nella vita, ma mi rendo conto che la gente sta diventando sempre più cinica, apatica e confusa.
La musica è una di quelle poche cose che porta allegria alla gente, cantare è un rito unificatore, non ha importanza quale sia la tua origine politica o geografica.
Siamo tutti più simili che diversi ed è importante non dimenticarlo mai.
Mmmh… Però trovo che "Yes, Virginia…" abbia qualcosa di cinico…
Sicuramente, ma è importante non soccombere.

E non c'è dubbio che stiamo parlando di un disco politico. D'altronde abbiamo capito che lo sarebbe stato quando è uscito il dvd... addirittura la copertina ne è una conferma.
È importante che le persone imparino a pensare con le loro teste e a non essere come pecore in un gregge lasciandosi influenzare troppo da quello che viene detto da varie celebrità, politici o altri. Nel momento in cui decidiamo di suonare una canzone come "War Pigs" non possiamo non dire: "La prossima volta che andate a votare, pensate bene alle conseguenze del vostro voto" o anche in una canzone come "Delilah", basata sulle emozioni di una ragazza e la brutta situazione in cui si trova con un'amica. Queste canzoni potranno essere direttamente politiche o meno, sicuramente l'influenza che hanno varia in relazione a dove le proponi, e hanno sicuramente un impatto più forte che sentirsi dire: semplicemente: "Pensi questo o questo?".

Avete mai pensato di trasferirvi altrove?
Certo! È ovvio! (ride) È decisamente demotivante sentirsi sempre meno potenti come cittadini americani ogni volta che una situazione mette alla prova la nazione. Ogni giorno che passa mi sento sempre più preso in giro dal nostro governo, come ad esempio quando George Bush ha spudoratamente imbrogliato per essere eletto e nessuno ha fatto nulla per impedirglielo. O gli scontri che ci sono stati a Seattle per la manifestazione contro la Wto, dove i dimostranti sono stati aggrediti e hanno respirato un sacco di gas e ora, in ogni dimostrazione che viene organizzata negli Stati Uniti, tutti sono intimoriti e nessuno si ribella più. O ancora l'innondazione di New Orleans: era una zona povera e abitata da gente di colore che è stata totalmente ignorata. Migliaia di persone sono morte, mentre avrebbero dovuto essere aiutate. È un vero schifo, ti fa sentire completamente… solo. Non credo che sia un comportamento che si possa associare solo agli Stati Uniti: potrebbe succedere ovunque nel mondo e se pensi che le cose in Europa o in Australia possano essere migliori, ti sbagli.

Continuiamo, in un certo senso, a parlare di politica: in "Yes, Virginia…" avete re-inciso "Mrs. O" (quella "O" sta per Olocausto e il brano era originariamente contenuto nel disco dal vivo "A Is For Accident"), perché?
Trovo che inserirla in un disco che già contiene svariati tabù - come sesso, alcol, invidia - sia forse una scelta un po' pericolosa.

"A Is For Accident" era un disco che abbiamo messo insieme mentre stavamo terminando il nostro album di debutto perché la gente non faceva che chiederci quando sarebbe stato pronto. È così che "A Is for Accident" è stato pubblicato: dovevamo far uscire qualcosa per darci quegli otto mesi di tempo per far uscire il nostro primo disco. Si trattava sostanzialmente di alcune canzoni che conoscevamo come "Bank Of Boston Beauty Queen" e "Christopher Lydon" e che ci divertivamo a suonare. Non volevamo concentrarci troppo su di loro, volevamo solo dar loro una forma e man mano che andavamo avanti, ci siamo resi conto che stavamo ancora suonando "Mrs. O" durante i nostri concerti e che era una canzone molto dura, così abbiamo deciso di re-inciderla per questo nuovo disco, per darle una rappresentazione ancora più forte.

Il vostro album di debutto, " Dresden Dolls ", è uscito nel 2004…
L'abbiamo pubblicato indipendentemente negli Stati Uniti nell'ottobre 2003 e 6 mesi più tardi è stato ristampato dalla Roadrunner per il mercato internazionale.
Quindi un po' è anche per questo che ha impiegato quasi due anni per avere il successo che poi ha avuto.
Immagino di sì. Abbiamo dovuto tenere tantissimi concerti per farci conoscere.

Il vostro motto è "Punk-cabaret is freedom", ma un verso di "Sing" è: "Life is no cabaret".
(sorride) Be'… lo spirito del punk-cabaret è che sai di poter essere tutto quello che sei. In realtà, Kurt Cobain diceva: "Il punk è libertà", e Amanda ha elaborato quell'affermazione e l'ha fatta sua, come una sorta di continuazione.
In un certo senso, lo spirito di quello che facciamo è che puoi fare quello che ti senti di fare e quando ti senti di farlo e non sentire il bisogno di essere qualcosa che non sei: si tratta di onestà nei propri confronti.

Due pezzegolezzi che forse sono solo leggende metropolitane:
1. Dicono che hai frequentato una scuola di mimo.

No. Mai. Guardavo un mucchio di cartoni animati e il Muppets Show ed è per questo che mi vengono le facce buffe. Tutto a causa dei cartoni animati e di Jim Henson.
Quindi questa è una leggenda metropolitana.
Sì.
2. Avete cominciato a truccarvi prima dei concerti semplicemente perché non avevate nulla da fare.
No. No, no. Non perché non avevamo nulla da fare: non volevamo truccarci di proposito perché volevamo che la gente si concentrasse sulla musica che suonavamo. Abbiamo cominciato a truccarci per divertimento. Una sera abbiamo tenuto uno spettacolo insieme alla Burlesque Troupe e abbiamo pensato che vestirci nel loro stile fosse più fruttuoso per il gruppo che dannoso. Era ovvio che fosse utile e molto divertente, quindi abbiamo deciso di andare avanti.
Anche questa, quindi, è una leggenda metropolitana.
Sì.

Parliamo un po' di "Paradise", il dvd.
Penso che "Paradise" sia un ottimo modo per far capire a tantissima gente da dove arriviamo, com'è una giornata tipo nella vita dei Dresden Dolls sia a casa che in tournée, con tutti gli imprevisti possibili.
È importantissimo anche lo spettacolo dei nostri fan. È anche un bellissimo modo per far sapere come sono i nostri concerti, di quello che io e Amanda facciamo sul palco: siamo solo noi due che suoniamo, senza troppi fronzoli.
Trovo che l'essenza di tutto questo sia ben rappresentata nel dvd senza sembrare un reality Tv.

Navigando sul vostro sito, date l'impressione di essere degli anti-divi. Mi riferisco alle sezioni dedicate alla stampa che vi stronca e alle mail di odio che ricevete, per esempio, ma anche alla sezione "Karaoke Veritée" (loro versioni personali di video-clip per canzoni di altri artisti). Sembra, veramente, che non sentite il successo che avete.
Be'… Credo. Forse.
Forse, semplicemente, non lo prendiamo troppo sul serio. Abbiamo pensato che alcune mail di odio fossero piuttosto divertenti e anche certi articoli che parlavano male di noi. Poi, sai, devi considerare che nel momento in cui leggi un articolo negativo su di te e lo posti sul sito, questo ti solleva dalla tensione. Se da una parte è divertente, dall'altra è anche corretto: non abbiamo uno di quei siti in cui si dice solo: "Visto quanto siamo fichi?" Presenti l'intero spettro di quello che la gente pensa di noi.
Brian, quando leggi un articolo critico nei tuoi confronti, ti rattrista?
Certo, è chiaro! Ora però non leggo più quello che scrivono su di noi, perché diventa tutta spazzatura nella mia testa, sia che ci sia scritto: "I Dresden Dolls sono il miglior gruppo di sempre" che: "I Dresden Dolls fanno completamente schifo". So quello che mi piace e quello che voglio fare col gruppo e basta.
Torniamo al vostro sito, dove invitate il pubblico a registrare i vostri concerti e poi a condividere queste registrazioni.
La gente lo farebbe comunque, ci limitiamo a dire che per noi va bene. Pensiamo anche aiuti il gruppo: la gente che non ci conosce saprà come suoniamo dal vivo.

Anti-divi, quindi, però avete ispirato le Leaving Dead Dolls: quelle che vi rappresentano si chiamano Jack e Jill e costano un occhio!
Sì, è strano. Il ragazzo che si occupa del nostro merchandise ha detto: "Dovremmo venderle anche noi!" e un minuto dopo l'abbiamo sentito esclamare: "Nooo!"
Sapevate che vi avrebbero usato per la loro collezione? Vi hanno chiesto il permesso?
Sì, lo sapevamo, ma no (sorride), non hanno chiesto il permesso.
Comunque penso che il nostro look sia piuttosto comune: non siamo stati noi a inventare il cappello a bombetta o i collant a strisce, molte persone li hanno usati prima di noi e molte altre li useranno. Non la trovo una sorpresa enorme.

State lavorando a una piéce teatrale, ora.
Sì.
Me ne parli?
Nooii… non sappiamo ancora come sarà. L'idea si sta sviluppando in questo periodo. Sarà una sorta di collaborazione tra i Dresden Dolls, lo sceneggiatore e il regista e… durerà un'ora e mezza e ci saranno delle parti recitate e delle improvvisazioni musicali e… ci sarà del dialogo con il gruppo… nessuno sa cosa ne verrà fuori!

Coachella, Rockskilde, Glanstonbury, Fuji Rock, solo per menzionarne qualcuno. Vi piace suonare in festival?
Assolutamente no (sorride). Quando lo fai praticamente tutti i giorni, specialmente in un paese europeo freddo e piovoso, è orribile. Sei sempre rinchiuso in questa specie di container… Di solito suoniamo nel pomeriggio, quando il tempo è sempre peggiore e sembra una cosa molto commerciale: "Salite sul palco, suonate e scendete". Uno ogni tanto può essere divertente: il Fuji Rock è stato fantastico, ma non lo rifarei ogni giorno. È sicuramente un bene farli, ma preferisco tenere veri e propri concerti.
Cosa mi dici del pubblico?
Non riesci a interagire molto con gli altri. Sono sicuro che per i concerti più importanti, per gli ultimi tre gruppi, sia diverso, ma quando siamo noi a suonare, la maggior parte delle persone guarda il palco e chiede: "Chi diavolo è questo?". Non è molto gratificante.

I vostri video sono sempre molto particolari. Vi piace girare video?
Sì! Ci piace girare video, è divertente, e lavorare con Michael Pope è fantastico.
Il video che abbiamo girato per "Sing" è stata un'esperienza meravigliosa: tutte le persone che hanno aiutato a girare i video per "Coin-Operated Boy" e "Girl Anachronism" e tutte le altre persone che si sono aggiunte in quei tre giorni… Un'esperienza davvero molto bella: per una volta ci siamo seduti in disparte e abbiamo osservato gli altri creare questo video bellissimo.

Amanda si avvicina nel preciso istante in cui metto via il registratore. Prendo la borsa, rovescio tutto il suo contenuto sul tavolo e finalmente trovo l'anello verde di plastica che cercavo: "Amanda, mi rendo conto che non è prezioso o costoso e ti confesso che l'ho rubato settimana scorsa, ma… mi vuoi sposare?" Amanda indossa il mio anello verde di plastica e si guarda la mano con le dita ben aperte: "Mi piace questo anello, quindi la risposta è sì!". Wow! Ora sono fidanzata!

(Milano, 1° giugno 2006)
Discografia
 DRESDEN DOLLS  
   
 A Is For Accident (live, 2004)

 

The Dresden Dolls (8Ft., 2004)

7

 Paradise (Dvd live, 2005)

 

 Yes, Virginia… (Roadrunner, 2006)

7

Live At The Roundhouse (Dvd live, 2007) 
 No, Virginia... (Roadrunner, 2008) 
   
 AMANDA PALMER  
   
 Who Killed Amanda Palmer (Roadrunner, 2008)7
 Amanda Palmer Performs the Popular Hits of Radiohead on Her Magical Ukulele (autoprod., 2010)4
 Amanda Palmer Goes Down Under (Liberator, 2011)5
 Theatre Is Evil (8 Ft., 2012)6,5
   
 EVELYN EVELYN 
   
 Evelyn Evelyn (Eleven, 2010)6
pietra miliare di OndaRock
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Recensioni

DRESDEN DOLLS

Yes, Virginia

(2006 - Roadrunner)

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(2004 - 8ft Records)

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