Dva Damas

Dva Damas

Visioni notturne dal pianeta dark

intervista di Daniela Masella
I Dva Damas sono Joseph Cocherell e Taylor Burch. Progetto interessante e di non recentissima formazione (suonano dal 2003), i Dva hanno accompagnato in questo inizio autunno il tour europeo di Tropic of Cancer. In occasione del concerto su Roma, abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con Taylor, voce del duo e spalla - eccezionalmente per queste date - di Camella Lobo. Lunghi capelli neri, occhi scuri ma affabili, Taylor da vicino appare completamente differente da quando è sul palco, dove suona con aplombe, fredda e catatonica, senza alcuna interruzione di sorta, osservando un indefinibile punto perso nello spazio davanti a sé. Voce pacata ma decisa, Taylor si esprime con umiltà e onestà, rivelando in questo modo le sue piccole verità e lasciando riflettere su come anche un sound profondamente dark possa in realtà essere percepito come “very funny”. Questione di punti di vista.

Allora cominciamo dal nome “Dva Damas”, da dove viene fuori?
E’ giusto un nome che ero solita utilizzare quando ero più piccola per chiamare un sacco di cose e poi quando cominciai a fare musica decisi di applicarlo anche come nome della band.
 
Io so che è un nome che viene fuori da una sorta di slang anglo-russo utilizzato in “Arancia Meccanica”…
Sì, certo, proprio per questo. Quando lessi il libro di Anthony Burgess, rimasi particolarmente impressionata da come suonava quello strano linguaggio e “dva damas” era una di quelle parole che m’impressionò di più.
 
Credevo che avessi delle origini russe?
Non che io sappia no. E’ possibile però, ma non saprei dirti (ride).
 
Quando hai cominciato a suonare come Dva Damas?
Io ho cominciato a registrare delle canzoni alla fine credo del 2003 e sempre in quell’anno abbiamo cominciato con il mio amico Scott e Joe (Joseph Cocherell) a fare dei live insieme per le feste di alcuni amici.
 
Ma cosa vi ha spinto a suonare proprio questo specifico tipo di musica?
Beh, sai io in questo senso mi sento come se stessi donando il mio più onesto contributo artistico, è un qualcosa che esce fuori da sé, è parte del mio universo non potrei suonare altrimenti.
 
Generalmente la vostra musica viene definita come una sorta di psycho-wave, un sound non lontano dal “motorik” dei Neu! o Kraftwerk, ti riconosci in queste affermazioni o no?
Quando utilizzano termini tipo psycho-wave o psychobillly, io ho paura di non capire esattamente a cosa si stiano riferendo e da dove questi termini vengano fuori, a cosa realmente siano rapportati. Io non riesco a definire la mia musica e - come credo la maggior parte degli artisti - ho dei problemi a utilizzare delle etichette. La mia musica per esempio può essere definita dark, ma al tempo stesso io la trovo decisamente divertente per altri versi. Quindi credo che dare delle definizioni sia solo una limitazione.
 
In questo momento stai portando un tour in giro per l’Europa con Tropic of Cancer, com’è cominciata questa vostra collaborazione?
Beh, ho incontrato Camille tempo fa e cominciammo a suonare insieme perché avevamo degli amici in comune e cosi anche noi siamo ora diventate delle vecchie amiche. Più che un rapporto professionale è un’amicizia.
 
Cosa mi dici invece dell’universo immaginario di Dva Damas: per esempio sul vostro primo album “La Face” c’è un immagine di copertina molto suggestiva di una donna nuda a mezzo busto con un teschio di animale sul volto e poi invece per l’ultimo album “NightShade” avete scelto uno stile molto più minimal. Sono queste scelte grafiche correlate in un certo qual modo alla musica che proponete?
Beh, per quel primo album ci fu un gran lavoro di grafica ma io ero responsabile solo per la back cover. Poi per quelli dopo, come “NigthShade" abbiamo scelto una linea più minimal perché volevamo che già solo vedendo la copertina dell’album, fossimo direttamente identificati con la nostra musica: cosi trovi solo la scritta Dva Damas che emerge dal fondo, senza alcun altro elemento di distrazione. Dunque, un lavoro più semplice graficamente ma più vicino al nostro sound.
 
E ora state lavorando a un nuovo album?
Sì sì, ci stiamo lavorando e la maggior parte dei pezzi che abbiamo suonato questa sera sono come un insieme immateriale di quello che poi porteremo in sala di registrazione.
 
Qual è invece in assoluto un pezzo che ti piace suonare sul palco?
Ultimamente mi piace veramente un pezzo che stiamo suonando in live e che si chiama “Black Vision Part.2”. Sì, oggi come oggi è senza dubbio il mio pezzo preferito.
 
E appunto cosa ne pensi invece della dimensione “live”? Magari la vostra è un tipo di musica che richiede una dimensione più intimistica.
No, mi piace molto suonare dal vivo. Lo trovo molto divertente e molto meno noioso che suonare sempre su Los Angeles. Ci diverte e dà la possibilità a più gente di scoprirci.
 
Se la tua musica fosse scelta per un film, che genere di film sarebbe?
Questa è una domanda difficile. Non lo so. Ma credo che sarebbe sicuramente un film d’azione. Sì, un film d’azione ambientato nel prossimo futuro.
 
Cosa pensi invece della scena darkwave europea?
Non lo so. Sono veramente pessima in questo genere di cose.
 
Ok, allora cambiamo domanda: in generale qual è il tuo artista preferito?
Uguale non ho un unico artista. Voglio dire non posso dirtene uno solo, potrei dartene alcuni. Mi piacciono un insieme d’artisti da Martin Denny a David Bowie e a Nick Cave, potrei spaziare veramente da un genere a un altro, perché per me è in realtà la combinazione di tutti questi artisti e dei loro lavori a ispirarmi quindi veramente non posso dire che ce ne sia solo uno in assoluto.
 
Ok capisco, ultimissima domanda allora per curiosità personale: quanti anni hai?
Ne ho appena compiuti 24.
Discografia
 Dva Damas (10", Downwards, 2010)
 Le Face\Dva Damas (7", Psychic Handshake Recordings)
Nightshade (Downwards America, 2013)
pietra miliare di OndaRock
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Recensioni

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