Eaves

Eaves

Il giovane saggio del countryside

intervista di Stefano Macchi

Parlare come un giovane uomo; scrivere e suonare come una papabile futura promessa del pop d'autore d'Oltremanica. Abbiamo fatto un paio di battute con Joseph Lyons aka Eaves che ha da pochissimo esordito sul palcoscenico mondiale con l'album "What Green Feels Like" per Heavenly Recordings. Ce lo ha raccontato a modo suo, intervallando riflessioni sulla vita, sui valori e l'emozione per le cose che accadono giorno per giorno, lasciandosi andare anche a qualche piccola indiscrezione sul prossimo disco. Prima di vederlo qui in Italia per tre date nel mese di luglio, provate a leggere e capire qualcosa di più sul personaggio che sta dietro a questo egregio esordio pop-folk made in Uk.

Caro Joseph, anzitutto piacere di conoscerti, seppur per vie digitali. Dove ti trovi in questo preciso momento?

Anche per me è stupendo conoscerti. Sono appena rientrato da una manciata di live session a Londra. Tornato a Leeds mi concedo Nirvana e spaghetti, un metodo imbattibile per il post-sbornia.

Eaves ha diversi significati: "Il bordo inferiore del tetto che sovrasta il muro; un bordo sporgente (come di una collina)". C'è un significato nel tuo moniker?
Nulla di eccentrico o diretto. Scoprii la parola per la prima volta in un breve racconto di Thomas Hardy. Non avevo colto il significato, ma pensai che fosse una parola bellissima, con un "sentimento di pioggia" tipicamente inglese. Stavo cercando un nuovo moniker e "Eaves" è arrivato, nel momento giusto.

Ascoltando il tuo album d'esordio, ho percepito una personale profondità: hai 23 anni e scrivi come un giovane uomo. Da dove arrivano le tue parole e i tuoi pensieri?
Devi solo farli crescere insieme alle esperienze e annotare quello che accade lungo il percorso. Non credo che abbia a che fare l'essere "profondi" per così dire, solo con l'essere onesti su come stai vivendo. C'è un sacco di gente in giro che indossa un velo per nascondere ciò che prova e sente del mondo che osserva. E' per lo più un appunto di ciò che vedo giorno per giorno, non proprio un sentimento diretto, ma più un accumulo di momenti in un lasso di tempo.

Nick Drake, Jeff Buckley, Neil Young... Ci puoi spiegare qualcosa in più delle tue influenze musicali? Stavo leggendo che hai ascoltato tanta musica metal e così via..
Il mio gusto musicale tardo-adolescenziale si è diviso tra quel songwriting e il rock più duro. Pearl Jam e Mastodon hanno avuto un fortissimo impatto su di me, così come Nick Drake o Nina Simone. Preferirei non essere considerato solo un tipo con una chitarra acustica, perché credo ci sia molto più di quello e certamente voglio spostarmi con la band dentro un suono più duro. Quella è la musica che amavo suonare quando ero bambino e ora ho finalmente una band che potrebbe portare quel suono alla ribalta.

Com'è vivere a Leeds? Quanto, secondo te, l'ambiente influenza le persone o gli artisti? Ti consideri un artista?
Credo che chiunque crei qualcosa sia un artista: scrivere un diario o scarabocchiare su un quaderno è lo stesso genere di produzioni paragonabili a forme d'arte quali la letteratura o la pittura, solo più crude e grezze. Ogni ambiente scalpella e modella un po' la persona che ci cresce dentro, almeno al punto da lasciarci qualcosa; è più difficile essere svincolato e ignorarlo piuttosto che abbracciarlo e cercare di capirlo.

Guardando la copertina del tuo album, troviamo cose e oggetti che sembrano appartenere a te o alla tua vita, è così? E' un piccolo spaccato della tua camera? E alla fine cosa significa "What Green Feels Like?"
Sono cresciuto con l'artista che ha creato la copertina (Sam Caldwell), ed entrambi abbiamo voluto che fosse personale, per creare una sorta di equilibrio con la musica. Tutti e due abbiamo raccolto oggetti della nostra infanzia, delle nostre famiglie e altre brevi storie: cose come il berretto di mio nonno, fotografie il giorno della sparatoria di Parigi. Non voleva rappresentare una stanza, stavamo solo giocando con le dimensioni degli oggetti e l'importanza che abbiamo dato alle cose che abbiamo preso è stata quella di chiederci perché erano così importanti per noi. Il titolo dell'album è per una battaglia che ho con me stesso tra voler vivere in città o in campagna: suppongo sia come essere consapevole di come le cose, così come i colori, possano riguardare le scelte che fai.

Il tuo stile fingerpicking porta alla memoria altri grandi compositori del passato: quali tipi di emozioni o sentimenti provi con i tuoi strumenti? Saresti capace di descriverceli?
Penso che se suoni la chitarra per rilassarti o come un altro modo per evadere dalla realtà, allora troverai sempre colori e suoni che riflettono quello da cui stai cercando di scappare. Le mie emozioni non sono tutte felici ma nemmeno tutte tristi, sono il grigio a metà tra il bianco e il nero. Io credo di avere sempre sentito di gravitare intorno a un suono più scuro in generale e immagino che lo stile del fingerpicking sia influenzato dai musicisti che amo, tanto quanto ogni connessione emotiva che ho con lo strumento. Puoi definire un modo di suonare nel senso che se è più difficile è probabile racchiuda maggiore passione rispetto a una canzone più leggera.

All'interno delle 9 tracce del tuo emozionante e sincero esordio ci sono canzoni a cui sei particolarmente affezionato? Perché?
Credo alle composizioni più lunghe e forti: "Dove In Your Mouth", "Hom-a-Gum" e "Purge". "Dove In Your Mouth" è stata l'ultima canzone che ho scritto per il disco e conduce a un nuovo tipo di stile con cui sto lavorando per il mio secondo album. C'erano altre canzoni che avevano questo tipo di suono che semplicemente non sono state finite abbastanza in fretta per registrarle. Mi sembrava importante giustapporre anche le altre canzoni intime: volevo un disco che avesse spazio e movimento per essere forte e tranquillo allo stesso tempo.

"Father, you're drunk.../ Mother an ocean...", canti in "As Old As The Grave". Hai vissuto momenti duri e difficili nella tua vita?
Vivo distante da casa e mi sono spostato dal luogo in cui sono cresciuto ormai da qualche tempo. Non vivo assolutamente in un ambiente che si potrebbe definire "turbolento", la vita mi va bene per ora. La mia educazione è stata dura, ma tutti hanno questi problemi in una forma o nell'altra: serve solo capire come migliorare la tua situazione o cercare altri posti per avere quello che ti serve in quel momento.

Sei partito con il tuo primo tour mondiale e immagino sia stato qualcosa di incredibile quando hai accompagnato Phil Selway nel suo ultimo tour, come è stato? Ci sarà qualche possibilità di vederti in Italia?
Stare in tour è decisamente nuovo per me, ma ne ho avuto un assaggio intenso durante l'ultimo anno, con grandi accompagnatori come Phil Selway, Nick Mulvey e Boy And The Bear. Partirò con il primo tour da headliner il 5 maggio, insieme alla mia band e, sì, ci saranno tre concerti in Italia a luglio: 8 e 9 a Unaltrofestival tra Milano e Bologna e il 10 allo Spilla Festival di Ancona. Sarà la prima volta per me, sono elettrizzato all'idea che verremo in Italia e sono certo che saranno concerti highlight di quest'anno, senza dubbio. Spero di conoscerti personalmente, credi si possa fare?
Ti ringrazio tanto per esserci conosciuti e spero di vederti presto.



Discografia
 What Green Feels Like (Heavenly Recordings, 2015)  7,5
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video
 Pylons (da What Green Feels Like, 2015)                      
Timber (da What Green Feels Like, 2015)   
Eaves su OndaRock
Recensioni

EAVES

What Green Feels Like

(2015 - Heavenly Recordings)
Nick Drake e Jeff Buckley nel corpo di un 23enne di Leeds, in un esordio convincente

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