Eleanor Murray

Eleanor Murray

Il suono della montagna sacra

intervista di Lorenzo Righetto e Vassilios Karagiannis

Prima di parlare della tua produzione attuale, mi piacerebbe tornare ai tuoi primi giorni da cantautrice. Qual è stata la prima canzone che hai mai scritto e perché l’hai scritta? Avevi già in mente che saresti stata una cantautrice?
La prima canzone che ho mai scritto fu una ninna nanna “a cappella” quando avevo circa dodici anni. Mi ricordo ancora la melodia e la maggior parte del testo. Parla di volare tra le nuvole, fino alle stelle, e lontano dal mondo. Penso di averla scritta in risposta alle emozioni di quell’età. Non avevo in mente di essere una cantautrice ai tempi, e neanche una cantante, se è per questo. Invece, mi ricordo che ero molto concentrata sul diventare una batterista. Solo quando imparai a suonare la chitarra, un paio di anni più tardi, ho preso in considerazione l’idea di essere una cantautrice.

Ci sono molti artisti che si definiscono folk, ma pochi possono dichiarare di usare parti di scrittura tradizionale folk – piuttosto che pop tout court – nella loro musica. Ti senti una di loro e ti va bene essere nella categoria del folk tradizionale?
Non vorrei che le mie canzoni fossero considerate “folk tradizionale” perché non vorrei che il mio processo di scrittura fosse limitato da quelle strutture cantautorali. Tuttavia decisamente utilizzo idee di testo e musica da quelle tradizioni e lascio che le canzoni si sviluppino da lì. Preferisco che rimangano nella struttura tradizionale solo se lo sento necessario per l’emozione della canzone. Amo il carattere della musica folk tradizionale ma adoro anche esplorare al di fuori di essa.

La tua carriera riflette, ciononostante, una crescita molto chiara nella scrittura e nella tua espressione artistica in generale. “Bury Me Into The Mtn” suona come il tuo disco più intimo e coinvolto – addirittura in qualche modo “irrequieto” in alcuni momenti. Ti riconosci in questa evoluzione? Il titolo è connesso a una sensazione personale?
Mi sono avvicinata alla scrittura di “Bury Me Into The Mtn” con l’intenzione di rimuovere me stessa dalle canzoni, in verità. I pezzi comunque riflettono le mie esperienze ed emozioni, ma meno letteralmente. Volevo che suonassero come se le avesse scritte un’altra persona. Questo suona comunque come il mio disco più coinvolto per questa ragione, per la quale ho scritto e riscritto più volte i pezzi. E penso che quell’irrequietezza sia influenzata dall’intimità e dal minimalismo degli arrangiamenti. Inoltre registrare in una chiesa vuota ha avuto la sua parte, decisamente.

Se i tuoi dischi precedenti potevano essere suonati in solitaria, con una chitarra acustica, senza problemi, mi sembra più difficile farlo per quest’ultimo – suona molto più collettivo e gli arrangiamenti sono sempre lì per un motivo, non solo per aggiungere dei suoni alle canzoni. Sei d’accordo?
Veramente a me pare il contrario! Il mio disco precedente, “Oh Thunder” aveva tanti altri musicisti e questo ha influenzato molto come l’ho portato in tour e l’ho interpretato dal vivo. Sentivo che potevo suonare solo poche di quelle canzoni da sola e per il resto avevo bisogno di una band di supporto per portarle a termine. In “Bury Me Into The Mtn” ho scritto e arrangiato le canzoni con l’intenzione di renderle indipendenti, di poterle suonare con una chitarra e basta. In questo modo, nel portarlo in giro da solista avrei avuto più canzoni da scegliere.

In questo disco hai collaborato con Phil Elvrum e i suoi musicisti. È una collaborazione nuova? Sono loro che hanno contributi allatmosfera inquietante che a volta si percepisce in Bury Me Into The Mtn?
È stata una nuova ed eccitante collaborazione lavorare con Phil Elvrum, Paul Benson e Allyson Foster in questo disco. Phil suona la batteria in “Great Carving”, mentre Paul fa la seconda voce. Paul e Allyson, inoltre, cantano in “Fourteen” e “Aurora”. Il resto degli strumenti sono suonati da me. Mi sono divertita molto a scrivere e suonare le altre parti di chitarra, che penso contribuiscano all’effetto inquietante. La bufera ha avuto la sua parte in questo, a suo modo.

Il disco è stato interamente registrato in una chiesa sconsacrata, si può sentire una bufera allinizio e durante alcune delle tracceè stata una scelta deliberata o solo unopportunità che è capitata?
Entrambe! In alcune canzoni, come “Louise”, il vento ha una bellissima parte, dato che registravamo live ed eravamo eccitati dal lasciare quelle tracce così com’erano. Abbiamo anche deciso di registrare il vento da solo e aggiungerlo alla traccia in seguito, come nell’inizio di “Aurora”. Quella bufera effettivamente ha influenzato e ha contribuito molto a questo disco.

Questa è una direzione – usare elementi più suggestivi nella tua musica – che vuoi imprimere alla tua musica? Forse prendendo qualcosa dal tuo side project post-rock, AANTARCTICA…
Aantarctica decisamente mi incoraggia a esplorare fuori dal seminato, cosa che apprezzo molto. Quindi sì, penso che più traiettorie ci sono per avvicinarsi a una canzone o a un album, meglio è!

In “Bury Me Into The Mtn” c’è una traccia sulla traduzione del Tao Te Ching di Ursula K LeGuin. È un riferimento casuale alla religione o filosofia orientale, o hai una connessione più profonda con quel testo?
Quando ero al college a Evergreen, ho passato un periodo di studi a leggere e comparare traduzioni diverse del Tao Te Ching. Quella di Ursula K LeGuin era di gran lunga la mia preferita. La poesia che lei vi ha portato ha instillato una nuova vita nella saggezza del testo che ho apprezzato molto. Qui arrivano i miei studi, anche se ho avuto in mano quel libro in periodi diversi della mia vita per aiutarmi a tenermi sui binari.

Puoi parlarci un po dei tuoi piani futuri? Un accordo con unetichetta? Un tour in Europa, magari?
Ho iniziato a comporre musica elettronica in un nuovo progetto dal nome Cavegreen. Abbiamo appena finito il nostro primo Ep e un video musicale, che usciranno il 30 marzo (2015). Sono molto entusiasta di esplorare questa direzione – è stato un piacere produrre musica da ballare! Potete sentirlo sul nostro nuovo sito.

Puoi dirci di più di questo progetto? Cosa ha ispirato questa svolta elettronica e questo lavoro in particolare?
Il progetto Cavegreen è stato ispirato dal desiderio di ritornare a un apprezzamento semplice ma sincero per la natura. Viviamo in un momento in cui tutto appare così “spiegato”, che è facile non accorgersi della natura misteriosa dell’esistenza. Questo progetto rappresenta un modo di esplorare e celebrare i misteri, le complessità e la bellezza del mondo; di ricordarci della nostra personale relazione con la natura e di re-immaginare il nostro posto nel più grande schema delle cose.
Per quanto riguarda la musica, è iniziato come una collaborazione in cui io mettevo in musica la poesia di Gianluca, alla chitarra. Ma poi un giorno, Gianluca suggerì che imparassi a fare qualche beat elettronico, ed eccoci qua!

Queste sonorità influenzeranno anche la tua carriera solista, e come?
Non ne sono sicura, ancora. Penso che potrebbero influenzare la mia carriera solista per il fatto che la mia attenzione potrebbe essere più concentrata sulle composizioni di Cavegreen, per il momento. Anche se credo sarebbe divertente remixare vecchie mie canzoni con qualche beat a un certo punto.

Discografia
 For Cedar (Anonymous Monk, 2008)7
 Little Warrior (Anonymous Monk, 2009)  
 Oh Thunder (Bicycle, 2011)7,5
Bury Me Into The Mtn (Self-released, 2013)8
   
 CAVEGREEN 
   
 Journey Of Return (Self-released, 2015)7 
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