Esben And The Witch

Esben And The Witch

Poesia di un deserto oscuro

intervista di Michele Guerrini

I ragazzi di Brighton sono riusciti a creare un immaginario denso e immersivo nell'arco di soli due affascinanti dischi, in cui frenesia post-punk, esoterismo, romanticismo e poesia oscura si sono fusi con rara sensibilità.
Li troviamo per un'intervista via mail poco dopo l'uscita del nuovo "Wash the Sins Not Only The Face", album in cui lo stile dei Nostri si è ancora più raffinato, riuscendo a descrivere un arco lisergico-spirituale complesso, dalle parole vibranti e dai ritmi ipnotici.

Ciao ragazzi e grazie per il vostro tempo! Mi piacerebbe partire direttamente parlando delle vostre origini, da che tipo di esperienza e gusto artistico provenite e come vi siete incontrati…

Tutto è iniziato quattro anni fa. Daniel e Io (Thomas, ndr) cominciammo a comporre per drum machine e chitarra, e la cosa procedeva piuttosto bene, Sperimentavamo cercando di trovare qualcuno capace di cantare ma non era molto facile; Rachel era una nostra vecchia conoscenza e così le chiesi se avesse voluto partecipare, e per fortuna accettò. Noi non abbiamo un grande background musicale, alcuni test di pianoforte andati male, un paio di scheletri nell’armadio di Daniel ma è meglio non parlarne.
Tutti noi abbiamo gusti simili per la musica, il cinema e la letteratura. Ovviamente questo ci aiuta molto per la composizione, e per far passare bene il molto tempo, giorni e giorni talvolta, che spesso condividiamo.

Perché avete scelto una favola danese a rappresentare voi e la vostra musica?
Innanzitutto perché ci piaceva come suonava come nome di una band. Il nick ha preceduto l’arrivo di Rachel; io e Daniel ci imbattemmo nella storia, la leggemmo e ci piacque molto l’immaginario e l’idea sovversiva che possedeva: una vicenda disturbante non si sa come mascherata da racconto per bambini.
È una cosa strana scegliere un nome per un progetto. All’inizio non ci presti troppa attenzione, perché non hai scelto il nome pensando che tu possa arrivare a interessare abbastanza gente che ti venga a chiedere di spiegare la tua scelta… ha senso? A quel tempo io e Daniel operavamo fuori dal suo appartamento, giù davanti al mare, sembrava difficile pensare al di là di quelle quattro pareti.

Violet Cries”, il vostro album di debutto, è un’opera magica in cui fondeste post-punk, influenze gotiche, in uno stile chiamato da voi “nightmare pop”… che cosa c’era dietro quell’Lp e la sua oscurità? Quale immaginario?
Siamo stati, e siamo tuttora, spesso accostati a una tematica “oscura”. Detto questo non penso che sia da considerarsi sempre legata alla tristezza o al macabro. Noi vediamo speranza e bellezza in questi elementi e anche questo va a formare la nostra musica e i nostri testi. L’album fu ispirato da moltissime cose, tra cui ovviamente i paesaggi e il mondo naturale ebbero una parte essenziale. "Violet Cries" fu più una colonna sonora per una tundra coperta di neve, mentre "Wash The Sins Not Only The Face" si situa in un caldo, surreale, deserto, paesaggio. Musicalmente, il post-punk è sempre stato un genere che ci ha affascinato, e sono sicuro che ha influenzato la maniera con cui ci approcciamo agli strumenti. Il gotico non so quanto, non saprei parlarti molto di musica gotica infatti.

Penso che più che radici musicali, il vostro suono sia stato fortemente influenzato dalla letteratura, dalla pittura e cinematografia. Che ne pensate? Quali sono stati i romanzi, i film e gli artisti che hanno vi hanno segnato?
Sicuramente! Negli anni sicuramente troppi da elencare. Personalmente JG Ballard è stata un’ispirazione permanente, come i film di David Lynch. Di recente ho visto "Twin Peaks" per la prima volta, che tu ci creda o no, e non so perché non l’avessi fatto prima. È veramente magnifico. Adoro come Lynch affianca la vita quotidiana e l’apparente banalità accanto il sovrannaturale. Quando vuole esserlo, è terrificante grazie alla sola giustapposizione. Funziona perfettamente. Noi abbiamo lavorato in maniera simile con la nostra musica, cercando di includere le nostre personalità per dare più rotondità alle canzoni. Speriamo che questo si evidenzi nel nuovo album, canzoni come "Smashed To Pieces In The Still Of The Night" racchiudono insieme distruzione, speranza, bellezza e riflessione. Sembra un po’ “grandioso” detto così, ma è questa l’idea comunque.

La guerra che circonda le parole di “Marching Song” è situata nel presente o nel passato? È una visione del nostro mondo?
L’ho sempre immaginata come una visione di un altro tempo, di un mondo diverso. Immagino che gli altri due potrebbero dire qualcosa di leggermente diverso ma noi non discutiamo sempre di queste cose. Ovviamente abbiamo un consenso generale riguardo il significato delle composizioni, ma i dettagli specifici sono qualcosa che è meglio lasciare alla nostra immaginazione. Così risulta più come una naturale fusione delle nostre tre menti. Quando penso a “Marching Song” penso alla forza in contrapposizione delle avversità, la resilienza. Due tratti che abbiamo sempre voluto celebrare nella nostra musica.
In “Warpath”, al contrario, voi parlate di estizione, di un paradiso clandestino… Perché avete voluto esprimere questo senso di urgenza, di distruzione imminente?
L’ho chiesto a Rachel e si è messa a ridere, mi ha detto che lei era veramente molto fuori di sé quando scrisse quelle parole. Penso che lo stesse dicendo in maniera un po’ mascherata, ma credo tu possa comunque capire la situazione.
L’imminente distruzione è quel sentimento universale in cui ogni cosa è in rovina e tu desideri cancellare via… Parlando come persona che ha passato tanto tempo in compagnia di Rachel, posso dirti che non è una persona che passa necessariamente un periodo di riflessione quando si sente giù, offesa. “Warpath” dimostra quanto le parole, i testi siano molto personali per lei.

Nella vostra musica c’è una forte atmosfera rituale, qualcosa di liturgico che appare spesso in entrambi i vostri Lp, vi è una relazione con la religione e la spiritualità?
Siamo interessati a come le idee, le storie prendono vita nelle religioni, nelle diverse fedi. E sebbene sia chiaro che stiamo lontani dall’iniziare un culto o qualsiasi cosa del genere, c’è una piccola somiglianza. Cerchiamo di creare un mondo profondo che circondi le canzoni. Lo facciamo in diverse maniere, illustrazioni, video, titoli e l’immaginario più generale che informi e affianchi la musica. Noi tutti sentiamo che sia importante dare origine a qualcosa in cui la gente possa perdersi e trarne ispirazione […].

Più che nel vostro debutto, la componente esoterica è presente in "Wash The Sins Not Only The Face", che cosa è cambiato in voi e nella vostra visione artistica nel frattempo?
Era proprio nostra intezione rendere "Wash The Sins..." qualcosa di più inclusivo. Sentivamo che nel passato ci eravamo focalizzati troppo sull’esoterico e volevamo provare a scrivere canzoni dal senso più universale, meno difficili. Che ciò sia avvenuto o meno dipende dalla visione di ognuno. "Violet Cries" voleva essere un denso, difficile ascolto, ma questa volta abbiamo voluto intraprendere un senso di calore e spazio che non c’era prima. Può forse non apparire subito evidente giacché le canzoni variano molto di più rispetto al debutto, ci vorrà del tempo.

Riguardo il nuovo album… è composto di canzoni ofeliche come “When The Head Splits” o “Shimmering”, mentre dall’altro lato ci sono pezzi più orientati all’elettro-dark, alternative-rock (“Putting Down The Prey”, “The Fallo f Glorieta Mountains”) o un favoloso punto di unione etereo di queste influeze (“Deathwaltz”)… così tante facce, così tante anime…
È esattamente la cosa che cercavo di spiegare un momento fa! Le composizioni del nuovo disco sono molto più varie delle precedenti. È stato ispirato da lunghi viaggi nel deserto, surreali paesaggi e un senso di dualità. Tutte le canzoni sono in qualche maniera legate a una o tutte queste cose. L’album inizia con “Iceland Spar” che cerca il grido di battaglia all'inizio di una spedizione, il sole nascente della mattina su un terreno straniero. L’album è un viaggio attraverso questa terra, strane visioni e incontri che si susseguono durante il giorno, e finisce con “Smashed To Pieces…” che disegna il momento in cui le luci si abbassano e te incontri il tuo doppelganger (il tuo doppio).

Lo stile vocale di Rachel… c’è qualcosa di vicino al romanticismo di Emily Bronte o Emily Dickinson, un’atmosfera molto poetica dentro…
Rachel leggeva molta poesia durante il periodo di scrittura del nuovo disco. Era molto interessata a Sylvia Plath, TS Eliot piuttosto che a Emily Bronte. L’elemento poetico nei testi è un elemento che consideriamo importante tutti e tre. Riguardo lo stile direi che siamo più vicini a P J Harvey e a Michael Stipe come punti di ispirazione. Ricordo “Daysleeper” risuonare più di una volta nelle due settimane di registrazione del cantato.

Vecchia, banale, domanda ultima. Quali sono i vostri progetti futuri?
L’obiettivo è iniziare il tour il mese prossimo. Siamo tutti eccitati all’idea di tornare in viaggio, ha veramente un buon influsso sull’assetto mentale. È stato veramente un periodo strano aspettare la data di pubblicazione del disco, ovviamente era già stato concluso da un bel po’ e c’è voluto molto poco perché partissimo di testa. Ora stiamo cercando di ottenere qualche rielaborazione delle nostre canzoni, come la versione di Dave Sitek di “Deathwaltz”. Anche i Teeth Of The Sea ne stanno preparando una e ne siamo entusiasti; siamo loro ammiratori e stiamo pianificando un certo tipo di collaborazione live che avrà risvolti intriganti.
Per il resto speriamo di incontrarci da qualche parte quest’anno per farti vivere l’esperienza dell’incarnazione live di "Wash The Sins Not Only The Face".

Discografia
 33 (2009, autoprodotto)

 

 Lucia, at the Precipice  (7", Too Pure, 2010) 
 Hexagons Ep (Matador, 2011)

 

Violet Cries (Matador, 2011)

7,5

Wash The Sins Not Only The Face (Matador, 2013)7,5
A New Nature (Nostromo, 2014)7,5
Older Terrors (Season Of Mist, 2016)7
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Chorea
(videoclip da Violet Cries, 2011)

Marching Song
(videoclip da Violet Cries, 2011)

Deathwaltz
(videoclip da Wash the Sins not Only The Face

Esben And The Witch su OndaRock
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(2013 - Matador Records)
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(2011 - Matador)
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