Espers - Greg Weeks

Espers - Greg Weeks

I sospiri delle pietre

intervista di Roberto Mandolini

Greg Weeks comicia la sua carriera di musicista sul finire dello scorso decennio, pubblicando il suo esordio discografico sulla indie americana BaDaBing. "Fire In The Arms Of The Sun" è un album che mostra chiaramente le influenze del giovane cantautore americano, innamorato tanto del folk inglese (Nick Drake e Comus) quanto dei grandi nomi della canzone d'autore più "noir" (Leonard Cohen e Nico). "Awake Like Sleep" (BaDaBing 2001) continua il discorso intrapreso con il disco precedente, mentre il mini "Bleecker Station" (Ptolemaic Terrascope, 2000) mostra un lato ancora più intimo e a tratti decadente dell'arte di Weeks. Ancora un Ep, "Slightly West", licenziato questa volta per la spagnola Aquarela, lascia presagire la svolta che di lì a qualche mese prenderà forma nel disco d'esordio degli Espers. Abbandonato in parte il folk classico, infatti, Weeks si immergerà in un suono psichedelico più visionario e sognante, pubblicando da qui in poi dischi imperdibili sia a nome Espers che con il suo nome di battesimo.

Ciao Greg, dove vivi ora, sempre a New York?
No, ora sono a Philadelphia, un posto molto piu' tranquillo...

Un meraviglioso album omonimo, poi un "mini" pieno di formidabili cover e in questi giorni l'attesissimo secondo (ancora) omonimo album.
A parte il 7" "Riding", hai pubblicato altro materiale a nome Espers?

Solo una canzone che si chiama "Under The Waterfall" pubblicata su una compilation per il Million Tongues Festival del 2004.

Greg Weeks e gli Espers sono la stessa cosa?
No, sono entità separate...

Ma tu scrivi le canzoni e curi gli arrangiamenti...
...insieme a Meg Brooke. Fino ad oggi abbiamo fatto tutto noi due negli Espers: abbiamo scritto le canzoni del nostro primo album e quelle del disco appena uscito. Ma in futuro anche gli altri componenti del gruppo parteciperanno più attivamente alla stesura delle canzoni. Comunque non c'è dubbio che tutti i musicisti coinvolti nelle registrazioni hanno sempre contribuito agli arrangiamenti, sia delle cover che degli originali.

Come mai ti è venuta l'esigenza di un gruppo nonostante la tua carriera solista?
Il motivo è semplice: volevo evitare il rischio di autocelebrarmi nell'egocentrismo di una carriera solista confrontandomi con la realtà di un gruppo. In più stavo anche pensando di allontanarmi dalle atmosfere acustiche dei miei primi dischi per qualcosa di più elettrico e psichedelico.

Raccontaci qualcosa di ognuno dei tre album degli Espers.
"Espers I" sarà sempre ricordato con amore dal mio cuore. Si è trattato di una trasformazione, un riallineamento che ha interessato molte sfaccettature della mia vita. Quel disco ha cambiato la mia vita per sempre. "The Weed Tree" è stato registrato in 22 ore, molto meno dei 2 mesi che ci siamo presi per il disco successivo. Il nuovo "Espers II" è stato paragonato al "Live At Pompei" dei Pink Floyd dai nostri ingegneri del suono.

Come mai avete pensato a un album di cover così eterogenee (Durutti Column, Nico e Blue Oyster Cult)?
Gli Espers nascono come sintesi di musicologie precedenti, e per noi quindi aveva perfettamente senso realizzare un disco (il primo di molti, spero) che esplorasse il modo in cui diverse influenze musicali potessero essere distillate in un unico stile personale. Il punto in comune di tutte le canzoni, infatti, è come sono state filtrate e rilette dal gruppo.

Sostanzialmente diverso l'approccio per il nuovo album...
Sì, sul nuovo disco ci sono sette lunghe composizioni costruite con particolare attenzione per i suoni d'ambiente e per le melodie. Le abbiamo registrate come fossero delle esplorazioni. L'ordine delle tracce fa assomigliare il lavoro più a una novella o a un film, che a un disco di canzoni. C'è tanto di introduzione ("Dead Queen"), evento principale di crisi ("Widow's Weed"), e quindi un lungo viaggio fatto di alti e bassi, fino al climax dell'ultima traccia "Moon Occults The Sun".

Cosa pensi della scena new/weyrd/prewar/folk?
Mi piace tutto di quella scena. E' gente onesta che fa cose positive per il benessere spirituale di tutti noi.

Conosci Devendra Banhart personalmente? E' davvero quell'amore di ragazzo di cui si è innamorata Vashti Bunyan?
Devendra è una persona unica. Così come lo è Vashti. Puoi credere benissimo a tutto quello che loro dicono.

Una curiosità: molti dei dischi originali di folk viaggiano a cifre stratosferiche, ben sopra i 300$. Compri rarità del genere?
Neanche per sogno!

Verrete a suonare in Italia?
E' il nostro sogno venire in Italia. Io voglio incontrare personalmente tutti i miei idoli prog come Saint Just, Mauro Pelosi, Osanna, Pfm, Dalton, Quella Vecchia Locanda, Goblin, Biglietto Per L'Inferno...

Discografia
 GREG WEEKS

 

  

 

 Fire In The Arms Of The Sun (Secret Sister, 1999)

 

 Bleecker Station (Ep, Keyhole / Ptolemaic Terrascope, 2000)

6,5

 Awake Like Sleep (Ba Da Bing, 2001)

6

 Slightly West (Ep, Acuarela, 2002)

6

 Blood Is Trouble (Ba Da Bing, 2005)

7

 The Hive (Wichita, 2008)

6,5

  

 

 ESPERS

 

  

 

Espers (Locust, 2004)

8

 The Weed Tree (Locust, 2005)

7,5

 II (Drag City, 2006)

7

 III (Drag City, 2009)

 7

 

 

 
 HELENA ESPVALL  
   
 Nimis & Arx (Fire Museum, 2005)

6

 Helena Espvall & Masaki Batoh (Drag City, 2008)

7

   
 MEG BAIRD, HELENA ESPVALL, SHARRON KRAUS  
   
 Leaves From Off The Tree (Bo' Weavil, 2006)

6,5

   
 MEG BAIRD  
   
 Dear Companion (Drag City, 2007)

7

   
 THE BAIRD SISTERS  
   
 At Home (Self released, 2003)

7

 Lonely Town (Tune Core, 2008)

6,5

pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Espers - Greg Weeks su OndaRock
Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.