Faust

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Cronache da una disconnessione

intervista di Antonio Ciarletta, Filippo Neri

CRONACHE DA UNA DISCONNESSIONE

di Antonio Ciarletta

In occasione dell’uscita di “Disconnected”, collaborazione tra Faust e Nurse With Wound, abbiamo ricontattato Jean Hervé Peron, per avere le sue impressioni sul disco in questione e sul nuovo corso della band. Disponibile come al solito, Jean Hervé ha parlato a tutto campo, non risparmiando qualche silenzio diplomatico nonchè qualche frecciata all’ex sodale Joachim Irmler…

Mi piacerebbe iniziare parlando dell’ultimo periodo dei Faust. Cosa spinse te, Zappi e Irmler a riformare il gruppo all’inizio degli anni ‘90?
Ooops falsa partenza. Non commento questa domanda.

Perché negli anni 80 non eravate attivi. Cosa successe?
Fummo buttati fuori dalla Virgin, per il nostro cattivo comportamento suppongo, o perché non stavamo facendo ciò che Richard Branson voleva noi facessimo. Così finimmo l’ultimo tour senza   Sosna e Irmler, che erano già fuoriusciti dal gruppo. Io mi innamorai di una bellissima signora neozelandese, così rimasi a Londra per un po’. Mi piacerebbe ritrovarla, fu una buona amica. Quindi ci rincontrammo nel sud della Germania dove organizzammo alcuni festival e concerti abbastanza oscuri, non utilizzavamo il nome “Faust”, ma suonavamo….alla fine eravamo attivi, ma evitavamo la stampa e la stampa ci ignorava (ride ndr)

I “nuovi” Faust hanno un’intensa attività dal vivo, con una grande risposta da parte del pubblico. Cos’è cambiato nel modo di relazionarvi con esso, rispetto agli anni 70?
Zappi ed io abbiamo sempre amato suonare per il pubblico e condividere con loro la nostra      musica…non Irmler. Addesso che Irmler non è più nel gruppo, le cose sono più facili e più divertenti. Ci aiutiamo a vicenda, accettiamo e supportiamo le idee di ognuno di noi, ci divertiamo, divertiamo, divertiamo (ripetuto tre volte ndr). Non ci sono più conflittualità al nostro interno. Suoniamo cose improvvisate, dada e astratte, divertenti. E stiamo avendo la grande occasione di lavorare con persone di un certo spessore come Amaury Cambuzat, James Johnston, Geraldine Swayne, The Ectogram, Colin Potter, Geoff Leigh, Lucienne Lassalle, Andrei Liles, Ken Matsutani, Rye, Zoe Skoulding. Essi condividono il nostro amore per la musica improvvisata e ci fanno partecipi della loro arte, che ci ispira tantissimo.
Io e Zappi non prestiamo molta attenzione al denaro. In passato tutto ciò non era possibile senza fare discussioni,  entrare in conflitto, senza che vi fossero cattive vibrazioni

"Rien" del 1994 è un grande album. Cos’era cambiato nel vostro approccio alla composizione rispetto agli anni ’70? Qual ruolo ha l’improvvisazione?
Devo ammettere che in passato non ero troppo a mio agio con l’improvvisazione. Poi Zappi mi ha aiutato a trovare confidenza con questo tipo di situazione, e mi ha mostrato come godere della musica improvvisata. Quindi  ha accettato il mio desiderio di suonare cose più compiute. Adesso siamo in grado di combinare entrambi gli approcci e la cosa ci riesce naturalmente. Mischiamo l’improvvisazione e vecchie cose dei Faust in relazione a ciò che sentiamo di fare al momento dello show, quindi ne parliamo con i nostri musicisti. Abbiamo un approccio completamente libero alla cosa, e penso che il pubblico lo senta.

L’attuale incarnazione dei Faust comprende Amaury Cambuzat. Come siete entrati in contatto? Conoscevi la musica degli Ulan Bator?
Olivier Manchion degli Ulan bator venne a farci visita a qualche concerto dei Faust, a Koeln penso, nel 1996. Prima di ciò non conoscevo gli Ulan bator. Suonammo insieme con loro (Zappi e io, non Irmler) a Metz nella primavera del 1997, in occasione del Musique Volantes, in un posto  piccolissimo. Più tardi, nel 1997, quando lasciai il gruppo, gli Ulan Bator supportarono i Faust per alcuni concerti. Nel 2004, io e Zappi fummo di nuovo insieme nei Faust, e Zappi  mi propose di chiedere agli Ulan Bator (Oliver e Amaury) di unirsi a noi di nuovo. Così andammo in tour insieme e fu un successo. Più tardi Oliver lasciò il gruppo perché diventò padre e formò una famiglia. Amaury è un grande musicista e una persona affidabile,  finché ha deciso recentemente di lasciare il gruppo senza fornirci spiegazioni, un giorno prima del nostro tour negli Uk

Qual’era il ruolo di Cambuzat nei Faust?
Suonava chitarra e tastiere, e qualche volta cantava. Portò molte buone vibrazioni nel gruppo.

Kraut-rock. Pensi fosse un termine  appropriato per descrivere i musicisti e i gruppi tedeschi degli anni ’70? Esiste il kraut-rock come genere nel 2007?
Negli anni 70 "kraut-rock" fu utilizzato per descrivere un tipo di musica (tedesca principalmente ), che gli inglesi non riuscivano a comprendere all’inizio. Poi cominciarono ad amarla moltissimo. I “Krauti”, rifiutavano di rifarsi a qualunque forma di rock americano. Per questo riuscimmo a creare un stile davvero peculiare che si sganciava da quegli stilemi. Lo chiamarono, per l’appunto, “kraut”.
Oggi, i tempi sono diversi e “kraut” non significa niente.

Parliamo di “Disconnected”. Cosa significa un nuovo album dei Faust nel 2007?
Non so cosa significhi per il resto del mondo, ma per i Faust significa molto: è il primo lavoro in studio da “You Know Faust” del 1997! Dopo facemmo uscire solo dischi live e di remix. Abbiamo invitato Amaury ad unirsi a noi in studio per 5 giorni. Avevamo tutti una tremenda energia derivante dall’ultimo tour che ha avuto molto successo, così decidemmo di registrare molto materiale nuovo. TUTTO fatto di improvvisazioni.

A cosa si riferisce il termine “Disconnected” Perché questo nome?
Non voglio rubare la tua immaginazione… dimmi tu cosa provi quando dici “Disconnected”. Ti senti a disagio? Ti piace essere “connesso”? O preferisci essere “disconnesso”? In realtà la scelta del nome è stata spontanea, e la parola non si riferisce a nessun significato specifico. Penso, comunque, sia davvero suggestiva.

Pensi che “Disconnected” sia un album di kraut-rock? Come lo descriveresti?
Sì, certamente… è puro kraut-rock!
“Disconnected” è parte di un progetto più ampio che consiste nel presentare nuovi lavori realizzati con diversi produttori/collaboratori. Questo è stato realizzato con Nurse With Wound (Steve Stapleton e Colin Potter), ed è estremamente soggettivo, da interpretare…
Il prossimo, che seguirà a breve, sarà “oggettivo“ come una documentazione. Non chiedermi di descrivere la mia musica…”Disconnected” è come un bagno caldo, come perdersi nella foresta, come svegliarsi presto, come graffiare la testa di qualcuno. Ok!?

“Disconnected” è per l’appunto una collaborazione con Nurse With Wound, che è un grande fan dei Faust- Di chi è stata l’idea di collaborare alla realizzazione di un disco?
L’idea è stata di Fabio Vercoquin, un esperto di musica italiano, e mio personale amico. Ha sempre desiderato che i Faust collaborassero con Nurse With Wound. Gli amici dei Faust, sul nostro forum (www.faust-pages.com), mi hanno ripetutamente chiesto/proposto di collaborare con Nurse With Wound. Così mi sono convinto.

Cosa puoi dirmi del processo di composizione dell’album? Com’è stato collaborare con Stapleton?
Processo di composizione? Ok, tu suoni musica per tutta la tua vita, quindi entri in uno studio dove, ancora, suoni musica. Questo è! La musica suona nella tua testa e lasci che dalla testa passi agli strumenti…
E’ stato estremamente semplice collaborare con Steve e Colin. Sono entrambi  pazzi ed esperti. Non c’era bisogno che parlassimo, eravamo sulla stessa lunghezza d’onda.

I Faust hanno avuto una grande influenza sulla musica industriale. Cosa pensasti quando negli anni ’80 alcuni gruppi industriali e della neue deutsche welle utilizzarono le vostre idee?
mmmm….Non me ne ero mai accorto (sorride, ndr).

Lasciami fare un paio di domande polemiche….La prima: nel numero 276 di The Wire appare una missiva piuttosto stizzita di Hans Joachim Irmler, in cui afferma che tu e Zappi avete formato una nuova incarnazione dei Faust senza spiegarli niente. Cosa puoi dirmi a proposito di questa situazione?
No comment.

La Seconda: sul sito di Nurse With Wound, Stapleton e Colin Potter si dicono “impressionati” e “sgomenti” di aver trovato un’edizione limitata del disco con una traccia in aggiunta.    E’ questa la ragione delle due versioni di “Disconnected”?
Guarda, è stata una buffa, scherzosa incomprensione. Nurse With Wound e Faust sono musicisti estremamente anarchici, che hanno un profondo rispetto reciproco. Qualcuno ha frainteso lo scherzo…  Prova ad andare sul sito di Nurse With Wound, e vedrai che è tutto chiarito.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Respirare e muovere ciò che ho dentro.

Molte grazie Jean Hervé...
Grazie a te e ai tuoi lettori per l’interesse che avete per la nostra musica. Ti ho inviato una copia di “Disconnected”, così potrai trovare le risposte ad alcune delle domande che hai posto.

(12/09/2007)

***

ACROBAZIE DI UN KRAUT-ROCKER

di Filippo Neri

I Faust sono attualmente attivi in due distinte reincarnazioni. Delle due, quella che vede coinvolti Jean Hervé Peron e Werner "Zappi" Diermaier è la formazione che può vantare la maggiore rappresentanza di membri originari del gruppo (l'altra vede impegnato il solo Hans-Joachim Irmler).
Impossibilitato, per motivi tecnici e di tempo, a realizzare l'intervista in occasione del loro concerto a Catania (unica data italiana, in occasione del So Far Festival), mi sono messo d'accordo con Peron per fargli avere le mie domande via e-mail. Ed ecco il risultato di questa chiacchierata "informatica".


Jean Hervé, comincerei facendo un passo indietro nel tempo, se sei d'accordo. Come è nata la tua vocazione per la musica?
Mia madre ha sempre cantato e mio padre suonava il violino… Fu assolutamente naturale per me essere attratto dal mondo del suono. Vivevamo in un piccolo paese e la mia famiglia era abbastanza coinvolta nella vita della comunità, cosicché io fui in costante contatto con bande, musicisti, feste, balli, parate e anche con la chiesa (entrambi i miei genitori, mio fratello e mia sorella erano comunisti! Perciò, perché mi portavano in chiesa?)

Ti va di raccontarmi il tuo primo approccio come musicista?
Cantando! Da bambino. In tutti gli eventi familiari come matrimoni, comunioni (eccoci ancora con la chiesa!), natali, funerali, mi chiedevano sempre di cantare: così mi mettevo in piedi sul tavolo e cantavo, niente chitarra, niente altro: solo la mia voce di bambino. Ricordo che smettevano tutti di chiacchierare e mi ascoltavano. Ora, in molti concerti, la gente continua a parlare e a bere mentre io canto. Questo mi rattrista.
Più avanti mia madre mi costrinse a imparare la teoria musicale - molto gracie amor-mama. Così non ho imparato nessuno strumento all'inizio, solo la teoria.
Alla fine mi fu chiesto di optare per uno strumento: scelsi il corno e poi la tromba. Suonavo nelle bande della mia scuola di musica: una con un repertorio "classico" e l'altra era una banda marciante!
Infine creai un mio complesso: un dixieland combo.
Imparai per conto mio a suonare la chitarra e fondai altre band: rock and roll, folk.
Un giorno, dissi ai miei amici che avrei lasciato il mio paese natale e non sarei tornato fino a che non fossi diventato famoso (sorride)… Lasciai Cherbourg e partii verso Amburgo. Poco dopo suonavo in un gruppo che più avanti sarebbe diventato i Faust.

Cosa ti ha attratto verso questa professione?
La risposta è complessa e uno non sa bene perché fa una determinata cosa o un'altra.
In parte perché per me è una bellissima sensazione dare musica agli altri, condividerla, produrla.
In parte perché sono un egocentrico e mi piace che le cose succedano per opera mia.
In parte perché era divertente, con le ragazze, le droghe e i viaggi.
In parte perché posso esprimere cose che sono buone per me o buone per gli altri.
Sono un comico: questo mi rende felice e infelice al tempo stesso.

La leggenda dei Faust ha inizio a Wümme, luogo in cui passaste i primi anni in quasi totale isolamento. Cos'era Wümme?
Un paesino estremamente piccolo, costituito solo da poche costruzioni - alcune erano fattorie, una di queste era una sorta di bar - tutte disseminate su una lunga strada dritta. L'edificio dove vivevamo noi era una scuola, in precedenza. Adesso è una casa di riposo per anziani. Che sia un segno? (sorride)

Che atmosfera si respirava, sia dal punto di vista umano che da quello tecnico-compositivo?
"Umanamente" vivevamo in parziale isolamento. Di tanto in tanto ricevevamo la visita di Uwe (Nettelbeck, il creatore/produttore dei Faust, ndr), di amici. Niente Tv, niente radio. Ci piaceva. Volevamo che fosse così. Di tanto in tanto c'erano orge con donne e droghe, poi passavamo settimane mangiando cibo macrobiotico e facendo esperimenti musicali.
Durante il periodo di Wümme perdemmo ogni contatto con la realtà sia per la situazione che per le droghe. È una cosa bella e brutta. Fu necessario e inutile nel contempo.
Il rapporto tra i membri dei Faust era ovviamente intenso. Eravamo sei musicisti - Arnulf Meifert, Gunther Wüsthoff, Hans-Joachim Irmler, Jean-Hervé Peron, Rudolf Sosna e Werner Diermaier - e un ingegnere, Kurt Graupner. E due o tre cani. Più tardi anche il nostro roadie Ruud Bosma.
Qualche volta era come un monastero, qualche altra come un bordello.
Quando ci ripenso, ammetto di essermi divertito, davvero tanto. Ero totalmente felice, totalmente soddisfatto.
Vivevamo molto spesso nudi, pensavo fossimo tutti fratelli… Ho impiegato decenni per capire come in realtà non fosse così.
Anche tecnicamente era un paradiso: eravamo equipaggiati con uno studio di registrazione davvero ganzo e avevamo il miglior ingegnere del suono del mondo! Non posso darti dettagli perché non mi sono mai curato molto delle raffinatezze tecniche, ma sì, eravamo privilegiati.

A questo periodo risalgono delle importanti collaborazioni…
Sì. Tony Conrad, Slapp Happy, Tomorrow's Gift, Moon, Yello… li conosci? Tony Conrad e Slapp Happy son sicuro di sì. Anche gli Yello. I Moon erano una band che un giorno si presentò a Wümme: suonavano rock. Mi chiesero di cantare, ma non funzionò… non ricordo molto in realtà…
I Tomorrow's Gift erano una band che potresti conoscere sotto il nome di "Relase Orchestra", comunque non collaborammo con loro, registrarono solamente e poi se ne andarono. Erano nostri amici. Fammi pensare, chi altro?
Per me, le registrazioni più interessanti furono quelle con Mr. Conrad, consolidarono e influenzarono la mia successiva attitudine nei confronti della musica.

Nel 1973 vi fu la rottura con la Polydor e foste costretti ad abbandonare gli studi che, immagino, sentivate ormai vostri, dopo averci lavorato così a lungo e così a stretto contatto. Come avvenne il passaggio alla Virgin?
Sai, sono francese. Non capivo molto come stessero andando le cose e nemmeno mi interessava. Mi accorsi comunque che avevamo finito i soldi nel momento in cui cominciammo a mangiare cibo per cani, che pure mi piaceva. Poi mi accorsi che tutti stavano andando via e così feci pure io.
Confesso che non capii cosa stesse succedendo: troppa droga. Alla fine Wümme divenne un luogo triste, l'attrezzatura sparì, qualcuno di noi se ne era andato. Penso di essere rimasto proprio fino all'ultimo minuto col nostro roadie Ruud Bosma. Ma forse mi sbaglio, è passato troppo tempo.
Ricordo che dovemmo suonare per Simon Draper (uno scout della Virgin all'epoca).
Ricordo che poco dopo eravamo al Manor (lo studio di registrazione della Virgin nell'Oxfordshire) con Mike Oldfield… poi partimmo in tour in giro per il Regno Unito, vivevo lì con una donna neozelandese.

Come cambiarono le vostre abitudini compositive e di vita?
Beh, avevamo così tante idee risalenti al periodo di Wümme che non fu assolutamente un problema riprenderle per lavorarci su. Perfino adesso, ogni tanto, ripenso a quante idee di Wümme non sono state pienamente sviluppate!
Quando arrivammo agli studi al Manor, ci organizzammo come al solito: alcuni temi improvvisati e registrati in presa diretta e alcune "canzoni" che ricordavamo.

Dall'isolamento a condividere uno studio con il gotha della musica. Ti viene in mente qualche episodio in particolare, magari anche divertente?
Sì, Mike Oldfield si metteva spesso a quattro zampe sotto il tavolo dove mangiavamo e ci abbaiava contro. Così lo prendevamo a calci, che poi era quello che facevamo ai nostri cani quando ci abbaiavano contro. Che gioco ridicolo, non so proprio perché abbaiasse! Humor inglese? Complesso di inferiorità?
Ma anche l'incontro con Kevin Ayers e Daevid Allen, l'incontro con Chris Cutler…
Suonare nudo a Londra, con un braccio rotto ad Oslo, lasciare il palco tra le fiamme in Galles… il consueto stile di vita rock and roll, suppongo.

Il primo lavoro pubblicato per la Virgin fu "The Faust Tapes". Mi spiegheresti il processo che ha generato un'opera così estrema?
Non ne ho idea. Come ho detto prima, non mi importava granché di questo aspetto dei Faust. Mi interessavo di più a far musica, alle donne e ai cani.

La decisione di metterlo in vendita al prezzo di un singolo fu un'imposizione dell'etichetta?
Non saprei. Immagino sia stata una trovata ingegnosa per fare pubblicità! Funzionò. Vendemmo molto e raggiungemmo immediatamente una certa notorietà.

Rimanendo ai primi anni della vostra carriera, circolano delle strane leggende sulle vostre prime esibizioni dal vivo. Mi riferisco in particolare a quella di presentazione del primo Lp ad Amburgo…
Un bellissimo flop. In realtà non eravamo molto preparati dal punto di vista tecnico: volevamo la quadrifonia sul palco, ma non l'avevamo mai provata tecnicamente prima.
Il tutto risultò veramente molto "dada": uno splendido pubblico ad Amburgo, l'intero mondo della stampa pop, interi carichi di attrezzatura e alla fine nulla funzionò… fantastico! Uno dei migliori eventi di non-performance/decostruzione di tutti i tempi.

Chiusa la breve parentesi con la Virgin, non prima di aver dato alle stampe uno splendido disco come "Faust IV", siete scomparsi totalmente dalle scene. È stata una vostra decisione o, in un certo senso, vi siete sentiti costretti a mollare tutto a causa delle esigenze del mercato discografico?
Sono molto contento che tu apprezzi "Faust IV".
Fummo semplicemente cacciati via dalla Virgin! Rifiutammo qualsiasi compromesso e ci fecero fuori… Rudolf se ne andò, e con lui lo spirito dei Faust sparì per tre quarti. Finimmo un tour senza di lui, invitando Uli Trepte e Peter Blegvad (già membri, rispettivamente, di Guru Guru e Slapp Happy, ndr), e questo è quanto!
Più tardi ci recammo a Monaco per registrare insieme, ma la Virgin rifiutò i nastri e si rifiutò anche di pagare il conto dello studio di registrazione, il che portò a qualche complicazione…

Non si sa praticamente nulla delle attività da voi intraprese tra il 1973 e il 1990. Raccontami di come avete fatto a sopravvivere…
Ho avuto regolari attività respiratorie e intestinali.

Che ricordi hai di Rudolf Sosna?
E' un genio. Lui è i Faust. Quando suonava aveva un'aura dorata che lo circondava. Alla fine della sua vita era solo, lo abbandonammo perché era difficile far fronte alla sua malattia. Avrei dovuto aiutarlo. Mi dispiace Rudolf, perdonami.

Il 1990 è l'anno del vostro ritorno in grande stile, le registrazioni di Amburgo e Londra sono dei documenti straordinari. L'interessamento dell'etichetta Table of the Elements produsse anche "Rien", con la possibilità di collaborare con mostri sacri del calibro di Jim O'Rourke e Keiji Haino. Come avvenne il tutto?
Il concerto di Amburgo avvenne perché Zappi e io decidemmo di tornare a suonare. Il tutto si svolse nel giro di quarantotto ore. Londra seguì con lo stesso spirito.
Dopo fummo contattati da Jeff Hunt (il boss di Table of the Elements, ndr), non sono sicuro di quali fossero le sue reali motivazioni, non importa… comunque parlammo di una serie di concerti negli Stati Uniti, così alla fine Zappi e io partimmo in tour. Incontrammo gli AMM (grandi musicisti), Keiji (Haino, ndr), i Gate, i Sonic Youth e, ovviamente, Steven Lobdell. Chiesi a Steven di unirsi ai Faust per le successive tournée europee.
Jim O'Rourke svolse il lavoro di mixing sull'album "Rien" che in pratica era una raccolta di una serie di registrazioni dal vivo del tour statunitense e di una sessione in studio con Keiji, Steven, Thurston Moore, Michael Morley, chi altro? Jim fece un ottimo lavoro in quell'occasione.

Veniamo finalmente al presente. Sei tornato, dopo qualche anno, a far gruppo con Zappi. Un nuovo tour, due nuovi compagni - mi riferisco ovviamente a Olivier Manchion e Amaury Cambuzat - un nuovo cofanetto. Se non sbaglio è una collaborazione che affonda le radici negli anni 90…
Sì, Zappi e io fummo invitati a suonare a Metz nel 1996 da Olivier e Amaury, membri degli Ulan Bator. Mi piacciono questi due ragazzi. È bello suonare con loro. Sono sinceramente e profondamente impegnati nella loro arte.
Dopo otto anni di separazione dai Faust, Zappi e io ci siamo cercati lo stesso giorno e nello stesso minuto! Abbiamo registrato una sessione chiamata "Trial And Errors 2005". Mi piace.
Da allora abbiamo continuato a lavorare insieme. Lui ha i suoi interessi (realizza video e registra musica nel suo studio-scantinato), io i miei (adesso con www.art-errorist.de) e mi diverto.

In una recente intervista radiofonica ti ho sentito particolarmente divertito da un aneddoto: siete universalmente conosciuti come un gruppo kraut, ma attualmente siete tre francesi e un austriaco…
Oh sì: saremmo una "band tedesca", cosa che mi fa ridere sempre…
Per quanto mi riguarda mi sento più che altro un cittadino di questo pianeta e non mi interessa poi tanto il luogo da cui la gente pensa che io provenga.
Sono felice di non dover imparare il francese e sono contento di essere nato in questo posto, ma, a parte tutto, di che nazionalità sarò quando rinascerò?

C'è un luogo cui vi sentite particolarmente legati come gruppo?
Sì! Voglio andare in tour, sempre, in giro per il mondo!

Ho assistito al vostro concerto di Catania, il terzo dei Faust in Italia, anche se per te credo fosse la prima volta.
Ti sbagli! Nei miei anni "beatnik", intorno al 1969, ho suonato migliaia di volte in giro per le strade italiane, riscuotendo un discreto successo (sorride). Ma ovviamente hai ragione, i Faust hanno suonato altre due volte in Italia, senza di me.

Che sensazioni hai provato? È diverso dal suonare nelle High-Lands scozzesi, piuttosto che in Germania o in qualsiasi altro posto?
Catania è stata per me un paradiso e un inferno. Ci vorrebbero molte parole per descrivere ogni sfumatura delle emozioni che ho provato. Posso dirti di essermi parecchio emozionato per il calore della gente, per la loro attenzione e i loro incoraggiamenti. Il pubblico è stato semplicemente grandioso e ci ha accompagnato per tutto il concerto. L'organizzazione ha però messo a dura prova la mia pazienza. (sorride)
Abbiamo avuto a che fare con ogni genere di pubblico, da quando abbiamo iniziato come Faust: metterei Catania nella top-ten. Le prime cinque file erano così entusiaste, mi hanno fatto dimenticare tutti i dispiaceri che avevo in testa.
Il pubblico alle latitudini estreme (così al nord come al sud) sembra essere molto più entusiasta, molto più emozionale…
In generale, posso affermare che la Germania non è il luogo ideale per i Faust… forse non piacciamo molto ai tedeschi.

Nell'occasione è stato molto eccitante stare in prima fila a partecipare, anche fisicamente, al vostro spettacolo. Schegge, la luce accecante della saldatrice, lamiere divelte. Secondo te, la distruzione è un processo di sfogo che si esaurisce nell'atto stesso o è capace di generare qualcos'altro?
Non capisco la domanda… proverò a rispondere e spero sia d'aiuto.
Credo che i conflitti possano essere generativi.
Credo che la distruzione sia l'inizio della costruzione, che a sua volta è l'inizio della distruzione, che è l'inizio…
Io costruisco suoni quando distruggo cose…
In ogni caso il mio scopo non è quello di distruggere. Si tratta più che altro di un sentimento di "inserimento", "avvicinamento", "diventare un tutt'uno"… è d'aiuto?

Sì, hai colto alla perfezione lo spirito della domanda.
Tanto per restare in tema, i vostri concerti più recenti propongono un mix piuttosto equilibrato di improvvisazione e vecchi successi. Per il futuro, siete più orientati a percorrere questa strada, dedicandovi alle esibizioni dal vivo e all'improvvisazione, o ci sarà spazio per tornare alla composizione in studio?

Sì. Va bene suonare canzoni del repertorio perché il pubblico vuole che sia così ed è giusto soddisfarne i desideri. Anche per me è molto bello suonare vecchie canzoni tentando di iniettarvi una nuova linfa vitale, per ricrearle, in un certo senso.
D'altra parte, le improvvisazioni sono parte essenziale della nostra musica. Non possiamo farne a meno.
Personalmente mi piace molto l'idea di collaborare sul palco con altri musicisti, dà un tocco di imprevedibilità alle nostre performance.

C'è un album, tra tutta la vostra discografia, cui sei legato in maniera particolare o che, semplicemente, ti piace di più?
"You Know FaUSt"
È l'ultimo album dei Faust.
È stato suonato con gioia, divertimento, amicizia, intensità. È stato registrato da amici, prodotto dalle nostre amate mogli. Distribuito da un'etichetta che apparteneva alle nostre amate mogli. La musica era davvero buona. Lo spirito è quello dei Faust, come nel primo album.
Così "You Know FaUSt" chiude la storia dei Faust.
Quelle che seguono sono solo le derive dei Faust. Sono quel che sono, ma non sono i Faust.

Che musica ascolti attualmente?
Ogni sorta di promo-cd degli artisti che parteciperanno al mio festival d'avanguardia che si terrà dall'1 al 3 settembre di quest'anno (2006, a Schiphorst, cittadina a metà strada tra Amburgo e Lubecca, ndr).

Ci sono degli artisti con cui ti piacerebbe collaborare?
Molti. Anche animali o cose. Non posso nominarli tutti. I nomi non hanno importanza.

Una domanda che in molti ti avranno fatto, ultimamente. Cosa ne pensi delle possibilità delle tecnologie informatiche?
Fantastiche. Mi ci è voluto del tempo per rendermi conto delle potenzialità delle tecnologie digitali, almeno per l'elaborazione della musica. Per la composizione? Non è certo "la mia tazza di tè", ma riconosco la legittimità del creare coi computer. Gli strumenti musicali, d'altra parte, sono sempre stati un prodotto parallelo della tecnologia: adesso viviamo nell'era dei micro-chip e dei processori…"digitalizziamoci"! (il gioco di parole è intraducibile, ndr).

E dello scambio di file in rete? Credi che sia dannoso per il mercato discografico o, al contrario, utile per la diffusione della musica?
Per adesso accetto il fatto che non possa essere evitato e non mi preoccupo più di quanto possa essere pericoloso per i miei introiti, per il semplice motivo che non faccio soldi con la mia musica (sorride).
Alcune volte cerco di convincermi che sia un bene che la nostra musica possa essere condivisa da molte persone che non devono necessariamente pagare per averla… almeno fin quando arrivano il conto dell'assicurazione della macchina o le tasse…

Tornerete in Italia?
Penso che torneremo in Italia molto presto. Come dite voi? "Que sera sara".
A proposito, ho una domanda da farti: significa "quel che sarà, sarà" oppure "chi sarà, saprà"?

Significa "quel che sarà, sarà". Grazie mille Jean Hervé!
Grazie a te per il tuo interessamento verso la nostra musica.

traduzione a cura di Elisa Goolvart

Discografia
Faust (Recommended, 1971)

9

So Far (Recommended, 1972)

7,5

 The Faust Tapes (Cuneiform, 1973)

8

Faust IV (Virgin, 1973)

9

The Faust Concerts, Vol. 1 (Table of The Elements, 1994)

7,5

The Faust Concerts, Vol. 2 (Table of The Elements, 1994)

7

 Rien (Table of The Elements, 1995)

6,5

 Untitled (1996)

6,5

 You Know Faust (Recommended, 1996)

7,5

 Edinburgh (Klangbad, 1997)

6,5

 Faust Wakes Nosferatu (Think Progressive, 1997)

6

 Ravvivando (Klangbad, 1999)

6

 The Wümme Years - 1970/73 (5xcd, Recommended, 2000)

9

 The Land of Ukko and Rauni (live, Ektro, 2000)

6

 Freispiel (Klangbad, 2002)

5,5

 Patchwork 1971-2002 (Staubgold, 2002)

5

 Collectif Met(z) 1996-2005 (3xcd+vcd) (2005)

6,5

 Disconnected (with Nurse With Wound, Art-errorist, 2007)

7

 C’est Com... Com... Complique (Bureau B, 2009)

5,5

 Faust Is Last (Klangbad, 2010) 5,5
 Something Dirty (Bureau B, 2011)4
 j US t (Bureau B, 2014)6
 Fresh Air (Bureau B, 2017)7
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