Fiery Furnaces

Fiery Furnaces

Il blues come un gioco

intervista di Magda Di Genova, Michele Saran, Claudio Fabretti
Un'oretta prima del mio incontro con i Fiery Furnaces, vengo avvertita di un piccolo ritardo (da sommare al solito ritardo), quindi non mi resta che fare quello che viene meglio alle donne: shopping sfrenato. Matt (Eleanor ci raggiungerà più tardi) e io cominciamo la nostra chiacchierata commentando la mia fantastica biancheria rosa nuova e il disco ("Monsieur Gainsbourg Revisited") che ci ha portati a parlare di cose che forse a voi interessano più...

Matt: Che cd è? Oh sì, ne ho sentito parlare. Cat Power e Karen Elson! (che riprendono "Je T'aime… Moi Non Plus") Dev'ssere terribile. Hai già sentito il disco?
Non ancora, ma conosco la versione dei Placebo di "Ballade De Melody Nelson" e non ne sono entusiasta. Sai, è sempre stata una delle mie canzoni preferite in assoluto.
Matt: Be', per un disco del genere… Non puoi scegliere canzoni che la gente non conosce, altrimenti il pubblico potrebbe sentirsi offeso.
Ti piacciono le cover?
Matt: Ne abbiamo registrate alcune, ma normalmente non ne facciamo. Non mi piacciono molto, non ho nulla contro di loro e mi piacciono le canzoni folk e le persone che suonano in continuazione gli stessi brani, ma per il rock non penso sia divertente fare delle cover. E a te piacciono le cover?
Dipende: una cover inaspettata durante un concerto o una cover ogni quattro dischi può essere divertente, ma non mi fido troppo di rivisitazioni varie o di dischi che contengono solo cover. Sai, nella mia famiglia c'è una forte componente francese e i dischi di Gainsbourg sono sempre girati per casa: ho preso questo disco perché ero tremendamente curiosa.

Ad ogni modo, cominciamo l'intervista vera e propria. Mi rendo conto che sarai stufo di sentirtelo chiedere, ma mi spiegheresti da dove arriva il nome che vi siete scelti? 
Matt: Oh, il nome. Mi è capitato di guardare il film per bambini "Chitty Chitty Bang Bang" e, nel film, il ragazzo dice al padre: "Papà, bisogna mettere la macchina nella fornace" e ho pensato che fosse un bel nome per un gruppo.
C'è anche un richiamo biblico, è nella Bibbia e si riferisce al battesimo con il fuoco. Ho pensato che, anche grazie a questo, avesse un suono molto rock'n'roll e averlo visto in un film per bambini trovo che sia anche un po' buffo, quindi mi sembrava un'ottima combinazione di spaventoso e divertente.
Possiamo quindi dire che è comunque un nome positivo.
Matt: Direi che non è un nome negativo.
E non ha nulla a che fare con il film "Nightmare", come pensavo all'inizio. (sorridiamo)
Matt: No, nulla a che fare.

Ok. Un'altra domanda della quale sarai stufo: com'è stato collaborare con vostra nonna per "Rehearsing My Choir"?
Matt: È stato molto soddisfacente ed è andato tutto molto bene. Sai, la conosco benissimo e sapevo perfettamente come gestire la situazione.
Non ho scritto le parole per lei, ma per qualcuno come lei e a lei sono piaciute, quindi è stata una grande soddisfazione.
In studio, poi, le cose sono andate lisce come l'olio e lei era molto professionale.
Abbiamo registrato a Chicago, che è praticamente attaccata a dove vive la nonna e dove mia sorella e io siamo cresciuti. La mamma passava a prendere la nonna a casa per portarla in studio, poi lavoravamo per quattro ore e mia mamma la riportava a casa mentre noi andavamo avanti a lavorare. Non è stato come registrare puro rock'n'roll: è stato un ottimo uso dell'atmosfera familiare.
Mi viene in mente il classico pomeriggio domenicale, quando vai a trovare i parenti che adori.
Matt: Sì, la parte poco divertente della domenica: quella prima di tornare a casa, farsi una doccia e andare a divertirsi, ma ci sono stati momenti in cui è stato decisamente più divertente che uscire a bere qualcosa.
Immagino pensaste già da un po' di fare un disco con vostra nonna...
Matt: Assolutamente sì! Ho pensato che la sua voce in un disco rock sarebbe stata veramente molto interessante perché non è la classica persona che puoi incontrare in un disco rock, ma ha una presenza carismatica molto forte e una voce molto melodrammatica, e ha anche un atteggiamento molto buffo e un senso dell'umorismo molto diretto: avere tutto questo in un disco prettamente rock, secondo me, sarebbe stato perfetto.
L'intera atmosfera del disco dipende da come volevamo utilizzare la sua personalità: non dovevano essere le solite canzoni, ma canzoni che avessero una certa melodrammaticità. Abbiamo parlato molto del risultato che volevamo raggiungere e posso dire che il disco gravita attorno ad alcune storie vere e ad altre che ho inventato per lei.
Praticamente quello era il disco delle ragazze più mature, mentre " Bitter Tea" sarà il disco delle ragazze più giovani.

(Eleanor entra nella stanza)

Avete un background eclettico ed eterogeneo. Come si fonde con le vostre esperienze? Magari con i lunghissimi viaggi di Eleanor...
Eleanor: È difficile da discutere perché è qualcosa che semplicemente si camuffa con l'ordinario e che si gonfia nella tua testa. È un po' come pensare alla pelliccia di quel gatto o a quando, venendo qui, mi sono addormentata nel taxi…
Matt: Cos'hai intenzione di farne di queste esperienze?
Eleanor: Nulla! (sorride)
Matt: Sai, cerchiamo di abusare le nostre influenze musicali e sociali, cerchiamo di usare tutto quello che serve per ricavare una canzone che per noi è sorprendente o interessante.
Ci sono volte in cui non sappiamo come abbiamo cominciato a comporre un determinato brano: Eleanor scrive una canzone che può essere definita una specie di diario di viaggio, mentre io scrivo una canzone su di un personaggio che somiglia a Eleanor e fa un viaggio. Praticamente ci "alimentiamo" a vicenda.
Eleanor scrive canzoni sui suoi viaggi e io cerco di elaborarle "trasformandola" , per esempio, in un commesso viaggiatore.
A volte vuoi semplicemente scrivere di azioni che compi nell'ordinario o che ti accadono intorno. Altre volte preferisci scrivere dell'esatto contrario. Lo stesso avviene con il tuo percorso formativo: puoi imitare quello che è stato fatto per i dischi che ti piacciono e altre volte puoi fare l'esatto contrario di quello che è stato fatto per i dischi che ti piacciono.
O l'esatto contrario dei dischi che non ti piacciono.
(Eleanor sorride)
Matt: Sì, questo è un atteggiamento molto furbo (sorride).
Eleanor: Effettivamente ci sono tantissimi gruppi che mi fanno solo pensare: "Noi possiamo fare di molto meglio!"
Matt: Potrei essere molto critico su quello che ha appena detto Eleanor, ma per questo mi preoccupo solo dei dischi che adoro, così, quando il tuo disco è pronto, lo ascolti e pensi: "Ho fatto quello che volevo" ed è uno stimolo molto più positivo, per quel che mi riguarda.

Come lavorate su una canzone? Come avviene il vostro processo compositivo? Sto pensando a un brano particolare come "Blueberry Boat", per esempio.
Matt: Dunque… Quella canzone è nata dalle parole che avevo in mente e volevo che Eleanor fosse il Capitano di una nave da crociera. Ho scritto le parole e la musica è venuta fuori come una specie di motivetto vagamente blues che poi ha preso diverse direzioni.

Un vostro fan sfegatato mi ha chiesto di domandarvi se l'ascoltatore ha un ruolo nel processo compositivo.
Matt: …Beh, quando scrivi una canzone sei tu il primo ascoltatore e questo mi porta a essere piuttosto critico. Non in maniera negativa, ma in maniera forse più obiettiva: ti domandi come la canzone possa suonare in altre versioni e questo ti porta a sorprenderti proprio come ascoltatore.
Se per "ascoltatore" intende "noi", sì, ha un grande ruolo ed è l'unico ascoltatore del quale ti puoi veramente fidare. Nel caso ci sia una conversazione con qualcun altro, questa è una collaborazione.
Per noi il processo d'ascolto è molto importante.
Eleanor: E per quanto riguarda il pubblico?
Matt: Le persone esterne al gruppo usano la nostra musica come vogliono. Possono addirittura andare su internet e farla loro; possono accostare alle nostre canzoni delle storie diverse da quelle che ci siamo immaginati. Hai bisogno di rendere gli ascoltatori essenziali, quindi non solo noi in prima persona, ma anche gli altri e "guidarli" nell'associazione della storia o delle tue emozioni con la canzone.

Come riuscite a prendere le distanze per essere più obiettivi su una canzone che state scrivendo?
Matt: È un po' come avere un interruttore nella testa. A volte ci pensi in continuazione, altre volte è più difficile, quindi ti serve uscire per una passeggiata. Ma cambia in continuazione.
Per me, scrivere canzoni, è un espediente per non andare in pezzi: scrivi canzoni e poi decidi se quello che hai scritto è valido, un po' meno valido o addirittura imbarazzante. È molto importante essere in grado di avere una prospettiva esterna su un brano: non è affatto difficile scrivere una melodia o delle parole, quello che è difficile è capire se il risultato è abbastanza buono o no. Quando mi capita di "arenarmi", è proprio perché non riesco a comprendere bene la qualità di quello che ho scritto.

C'è una canzone che vi ha sempre ossessionati, sulla quale, magari, avete cercato ogni possibile variazione in termini di sensazioni o strutture armoniche?
Matt: Oh sì, io ho una canzone che mi accompagna da tutta la vita e sai qual è? "Singing in the Rain". … Anche "Raindrops Keep Falling On My Head"… Avevo un giocattolo, quando ero piccolo, che suonava "Raindrops Keep Falling On My Head", e nella mia testa cantavo "Raindrops Keep Falling On My Head" e "Singing In The Rain" allo stesso tempo, perché probabilmente confondevo i titoli.
Quando mi sono reso conto che sono due canzoni diverse, mi sono stupito di come due melodie potessero suonare contemporaneamente nella tua testa. È stata una lezione su come, effettivamente, si possono manipolare dei motivi, prima di allora pensavo solo a come si possono eseguire. Quando esegui un brano, lo suoni com'è scritto o come ti viene detto di suonarlo, ma da quel momento ho capito come farlo mio.
Potreste riproporre quello che Matt aveva nella testa quando era piccolo dal vivo, visto che prima parlavamo di cover.
Matt e Eleanor all'unisono: Sì.
Matt: In realtà aver visto "Arancia Meccanica" ha rovinato il rapporto che avevo con "Singing In The Rain" quando ero piccolo.

Negli anni 90, moltissimi musicisti hanno provato a infrangere i limiti del classico formato "canzone" attraverso le variazioni del pop, del post-rock e della sperimentazione. Sembra invece che negli ultimi anni - anche grazie ai vostri dischi - il classico formato "canzone" sia tornato a essere la struttura predominante. Pensate sia una qualche "rivincita" della "canzone"?
Matt: Penso che le persone che ora fanno rock siano più attente rispetto a qualche anno fa. Probabilmente è un atteggiamento negativo: ora si hanno delle aspettative.
…Per le nostre canzoni più lunghe, cerchiamo di sorprenderci e divertirci, sempre rimanendo molto rispettosi nei confronti del formato-canzone.
Le regole della canzone sono importanti ed è divertente giocarci, così come è interessante ascoltare i dischi degli altri e studiare il modo in cui sono state seguite o come le si siano infrante.
Penso che sia il minimo che la gente si preoccupi di seguire queste regole, anche in pieno rispetto della libertà di espressione, soprattutto nel rock: il rock non si basa sul fatto di suonare bene, ma sul fatto di fare rock in modo interessante. È interessante vedere come le persone giocano con le regole e quello che ne deriva.

Il vostro primo Ep è stato uno dei dischi pop più sorprendenti pubblicati negli ultimi anni. Come siete riusciti a produrre un disco tanto omogeneo con così tanti materiali? È stato semplice convincere l'etichetta discografica a pubblicare un lavoro così particolare?
Eleanor: È stato molto semplice perché non avevano nulla a che fare con il disco: abbiamo chiesto un prestito e l'abbiamo fatto tutto da soli. La casa discografica l'ha comprato quando era pronto. È stato bello perché l'abbiamo fatto esattamente come lo volevamo. Avevamo pochissimo tempo a disposizione, solo una settimana, e quando l'abbiamo spedito, ci siamo stupiti del fatto che a qualcuno fosse veramente piaciuto.
Matt: Avevamo queste canzoni che avevamo scritto insieme: Eleanor ha scritto le parole, mentre io avevo degli fogli sui quali avevo appuntato come, a grandi linee, dovevano suonare i vari brani. La maggior parte andavano bene, ma ne abbiamo stravolti un paio e poi andavano decisamente meglio. Abbiamo pensato molto a come doveva essere il nostro disco e siamo stati fortunati che sia venuto esattamente come volevamo.
Penso che avere un tempo e un budget molto limitati ci abbia aiutati a raggiungere questo risultato, perché non abbiamo perso tempo a sperimentare.
Eleanor: Erano canzoni che avevamo già suonato dal vivo e riprodurle in studio è stato molto semplice e terribilmente soddisfacente.
È stato bello uscire dallo studio con il cd pronto e dire: "Che bel disco abbiamo fatto!" Non abbiamo mai provato una sensazione del genere.

Pensate che il vostro Ep possa essere considerato come il vostro disco più "inglese", con tutte quelle melodie, l'atteggiamento vagamente glam-rock e un certo tipo di pop, magari perfino con qualche elemento progressive ?
Matt: Mmmmhhhhh… Sì e no, in un certo senso. Sì nel senso che siamo cresciuti negli anni 70 e 80, e da bambini ascoltavamo la radio e anche i gruppi americani suonavano come i gruppi inglesi: Queen, Led Zeppelin, Elton John… Pensa che ho scoperto che i Black Sabbath erano inglesi quando avevo sedici anni! Tutti questi gruppi inglesi erano stati "naturalizzati" dagli americani dopo tutti quei gruppi degli anni 60 e… sai, mi ricordo perfettamente di Elton John che cantava al Muppets Show!
Probabilmente sapevo inconsciamente che i Queen erano inglesi, perché li rapportavo alla Regina, ma Who, Rolling Stones, Led Zeppelin erano, per me, tanto americani quanto la torta di mele. Tutti quei gruppi erano inglesi in maniera strana o ovvia, ma ne è derivata una cultura anglo-americana piuttosto popolare.

Com'è la vostra attuale formazione dal vivo?
Matt: Ci accompagnano un batterista e un bassista, mentre io suono la chitarra e Eleanor canta. Prima suonavo anche le tastiere, ma ora suono solo la chitarra e questo rende i nostri concerti rumorosamente rock'n'roll. Per questo abbiamo riarrangiato tutte le canzoni che avevano moltissimi suoni campionati.

Ci sarà la possibilità di vedervi in concerto a breve?
Matt: Lo spero! Si parla di alcune date italiane durante l'estate.
Eleanor: Non abbiamo nessuna data confermata, ancora, ma speriamo di suonare in Italia molto presto.
Discografia
 FIERY FURNACES
 
   
 Gallowsbird's Bark (Rough Trade, 2003)

7

Blueberry Boat (Rough Trade, 2004)

8

Ep (antologia, Rough Trade, 2005)

7

 Rehearsing My Choir (Rough Trade, 2005)

7

 Bitter Tea (Rough Trade, 2006)

7

 Widow City (Rough Trade, 2007)

6,5

 Remember (live, 2cd, Thrill Jockey, 2008)

6,5

 I'm Going Away (Thrill Jockey, 2009)

5

   
 MATTHEW FRIEDBERGER 
   
 Winter Women/Holy Ghost Language School (859 Recordings, 2006)

5

 Solos (Self Released, 2011-2012)
 4
 

The Diabolical Principle (antologia, Self Released, 2012)

 
 Matricidal Sons of Bitches (Thrill Jockey, 2012) 5,5
   
 ELEANOR & MATTHEW FRIEDBERGER 
   
 Take Me Round Again (online, 2009)  4
   
 ELEANOR FRIEDBERGER
 
   
 Last Summer (Merge, 2011)
5,5
 Personal Record (Merge, 2013) 5
 New View (Frenchkiss, 2016)5,5
   
 SAQQARA MASTABAS 
   
 Libras (Joyful Noise, 2016)7
pietra miliare di OndaRock
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Bitter Tea

(2006 - Rough Trade)

FIERY FURNACES

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Il capolavoro in forma breve dei fratelli Friedberger

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Rehearsing My Choir

(2005 - Rough Trade)

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(2004 - Rough Trade)
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Blueberry Boat

(2004 - Rough Trade)
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