Foreign Fields

Foreign Fields

Le increspature della nuova musica popolare

intervista di Lorenzo Righetto
Esauriamo subito la domanda su Bon Iver. La storia della registrazione di "Anywhere But Where I Am" coincide in qualche modo con la creazione di "For Emma": il fatto che vi trovavate in un ufficio abbandonato del Wisconsin, senza riscaldamento, prima di tutto. Pensi che questo genere di informazioni "collaterali" siano importanti per capire cosa ci sia dietro alla musica?
Sì, penso che sia importante per le persone capire da dove vieni, quando non fai cose così tradizionali. Beh, forse non "importante", ma aggiunge qualcosa. Aggiunge all'esperienza che vorremmo far avere a tutti coloro che ci ascoltano - metterli in un luogo. Vogliamo che il disco serva da veicolo alle colline ondulate dell'inverno del Wisconsin. Non ha niente a che fare con Bon Iver come artista, ma più come persona. Sono sicuro che è cresciuto spalando la neve nelle più fredde notti d'inverno, proprio come noi. Quando tutto appare di vetro.

Avete poi completato l'album nel vostro studio di Nashville. Avete lavorato su canzoni "nude" - per intenderci, chitarra e voce - o avevate perlomeno in mente, già, come sarebbero stati gli arrangiamenti? Alla fine gli arrangiamenti più classicamente "folk" sono piuttosto rari in "Anywhere But Where I Am"...
Ognuna delle nostre canzoni è nata da una parte di chitarra, o di pianoforte. Direi che più o meno tutte sono state scritte in un formato "nudo", con voce e chitarra. Dove, penso, ci differenziamo dal folk tradizionale è nel fatto che, se pensi a questa forma nuda come allo scheletro della canzone, poi io ed Eric ne rompiamo ogni osso, insieme, prima che il pezzo sia finito.
Macabro, forse, ma la descrizione si adatta a come ogni canzone che scriviamo passi attraverso un cambiamento anche radicale, durante la registrazione.

La musica di "Anywhere But Where I Am" cambia parecchio da una traccia all'altra, ma sembrate attingere, in particolare, dall'ambient e dalla musica cinematica in generale, come il post-rock, piuttosto che dal folk o dalla musica roots. Si tratta del riflesso della combinazione di voi due, uno - Brian - il cantautore, l'altro - Eric, che ha studiato "Colonne Sonore" - l'arrangiatore?
Sai, una delle ragioni per cui chiamiamo questo disco "folk" è perché queste erano le nostre intenzioni, inizialmente. Sia ad Eric che a me piace creare paesaggi sonori, anche se lui è il "tecnico". Non sono sicuro di considerarmi il "cantautore", dato che gran parte dell'album è stata scritta collettivamente. Per inciso, questa è una delle cose più difficili da fare, per me - trovarmi in un posto con un'altra persona e scrivere qualcosa insieme, ma sappiamo entrambi di riuscire a scrivere le canzoni migliori quando siamo entrambi pienamente coinvolti. Ci complementiamo e giochiamo intorno ai nostri punti di forza e debolezza per tutto "Anywhere".

Anche il vostro stile lirico sembra cambiare parecchio lungo il disco, dal triste racconto di  "Where The Willow Died" all'impressionistica "From The Lake To The Land", fino a tracce più confessionali come "Fake Arms". Come lo spiegheresti?
Sai, non credo che i testi siano qualcosa a cui Eric ed io pensiamo molto prima che la canzone sia scritta. Molto del nostro sforzo va nei testi durante il processo creativo, ma questi sono sempre subordinati alla musica. I nostri pensieri si esprimono più in quest'ultima.
Ciò che mi attrae, personalmente, verso la musica è trovare l'idea, l'emozione nella musica stessa. Uno dei pezzi più potenti in questo senso che ho mai sentito è "Light Through The Veins" (puoi sentirne una parte nell'introduzione di "Life in Technicolor" dei Coldplay; il pezzo è di Jon Hopkins, ndr). Mi parla più di quanto possano fare le parole.

foreignfields_iiQuale indicheresti come il sentimento principale del disco? Avete scelto un titolo molto esistenziale, che implica un'insoddisfazione perenne, un bisogno di uno spostamento nello spazio, ma forse anche nel tempo...
Proprio così. Il titolo dice tutto di come abbiamo iniziato l'album, e di come l'abbiamo finito. Ci ha portato a Nashville. Eric ed io abbiamo entrambi questa sensazione insinuante, che non siamo dove dovremmo essere. È la ricerca della felicità, che si incrina. Per me personalmente, in ogni caso, portare questo alla luce, ed esserne cosciente per un anno intero, ha portato questa sensazione a una sorta di "chiusura". È bello accontentarsi di dove ti trovi.

Ciò che mi piace davvero della vostra musica è la nostalgia che emana. Prendi questi versi, ad esempio: "Come sono? Più alto?", che mi suona come una sorta di confronto tra se stessi e il mondo. È una cosa generata da qualche evento specifico o una riflessione generale sulla condizione umana?
Ho scritto "Taller" appena trasferitomi a Nashville. Riguarda il mio viaggio personale nel muovermi dal Wisconsin a Chicago, poi a Nashville, poi di nuovo a Chicago, e di nuovo a Nashville. Ogni spostamento mi è parso qualcosa che avrei dovuto fare: lo sentivo giusto, definitivo. Mi sentivo più felice nel lasciarmi qualcosa alle spalle.
Ma capii, arrivando a Nashville, che si trattava di una gioia temporanea, quella di trovarsi in un posto nuovo e sentirsi come se si iniziasse qualcosa da capo. Così da poter essere più felice di prima. "Taller" parla della realizzazione di provare a costruire la propria crescita da soli. Non puoi trasferirti da qualche parte e aspettarti di sentirti più realizzato. Questo succede anche quotidianamente. Ho capito che la scala della felicità è molto molto piccola.

Ti sei mai posto il problema del fatto che la musica "folk" dovrebbe parlare dei problemi materiali delle persone? Consideri ciò che fate "folk", in generale?
Non ci ho mai pensato, no. Forse dovrei fare qualche ricerca sulla storia del folk. Sai, è qualcosa con cui stiamo avendo a che fare (intendo se ci consideriamo folk o no). Direi di no, non nel senso tradizionale del termine. Non sono sicuro di dove si adattino artisti con cui ci allineiamo (Patrick Watson, Bon Iver, King Creosote, e poi Bjork e Steve Reich).

Ascoltando il vostro disco si percepisce chiaramente che seguite attentamente la musica contemporanea. Trovate che ci sia la stessa tendenza, nelle altre band americane, di unire musica folk (o intimista, in generale) e cinematica, come modo di espandere le proprie emozioni? Pensi che sia un adattamento della musica roots americana a quanto fatto da altre band nel passato recente, su tutte i Sigur Ros?

Sì, penso proprio di sì. Non saprei dire delle band americane, direi proprio le band in generale. C'è sempre qualcosa di nuovo da esplorare, nella musica. Capita solo che ci piaccia inoltrarci in spazi ampi, illimitati.

Vi ho visto esibirvi al South By Southwest con altri compagni. Qual è la formazione live dei Foreign Fields?
Sono contento che tu me l'abbia chiesto! Suoniamo con alcuni dei migliori musicisti che abbiamo mai visto. Nathan Reich suona la chitarra e canta. Nate Babbs è il nostro batterista dal vivo, viene da Minneapolis, e la nostra aggiunta più fresca è Clayton Fike, che suona il basso, il synth e canta.

Il South By Southwest ha anche segnato l'endorsement di Adam Duritz (Counting Crows) per la vostra musica, che vi ha anche scelto come spalla per la sua band nel suo ultimo tour. Puoi dirci come è successo e come si è sviluppata la cosa?

Adam, e tutti i Counting Crows, sono stati pazzeschi con noi. Adam, nello specifico, ci ha aiutato oltre quanto riesca a spiegare (fino a: "Adam, non sappiamo cosa fare con questo album... Ma vogliamo promuoverlo, cosa ne pensi?"). Andare in tour con loro è un vero onore. Ce l'hanno fatta, hanno successo da vent'anni - un traguardo per il quale dobbiamo batterci.
È arrivato alla nostra musica attraverso Sean Moeller di Daytrotter. Gli è piaciuto davvero cosa avevamo da dire con la nostra musica ed è da allora che siamo in contatto!

Avete iniziato come un progetto digitale, distribuito autonomamente su Bandcamp. Solo adesso state pubblicando copie fisiche di  "Anywhere But Where I Am". Siete intenzionati a proseguire senza un'etichetta?
Ci piace dove siamo ora. La gente scopre la nostra musica quotidianamente e ci sembra grandioso poter prendere delle decisioni e muoverci in base ad esse a nostro piacimento. Detto questo, stiamo ricevendo delle offerte e potremmo allinearci a chiunque creda in noi.

Quali sono i vostri piani attuali? Verrete in Europa?
Ci stiamo preparando proprio adesso [maggio 2012, ndr] al tour coi Counting Crows, che inizierà tra un paio di settimane. Dopo di esso, speriamo di tornare in qualcuno dei "mercati" nei quali passeremo durante il tour. Speriamo di partire presto per l'Europa!
Discografia
Anywhere But Where I Am (autoprodotto, 2012)

7,5

pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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Recensioni

FOREIGN FIELDS

Anywhere But Where I Am

(2012 - Self-released)
Un altro bon (h)iver nel Wisconsin alla base di un piccolo capolavoro alt-folk

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