Gary Numan

Gary Numan

Metamorfosi di un Numanoide

intervista di Marco Bercella, Veronica Rosi
E' stato uno dei padri spirituali dell'ondata new wave, versante synth-pop, inglese. L'icona annoverata tra i "figli di David Bowie " prima, e stella polare di un'intera generazione di rapper, poi. In mezzo, una messe di tributi che dai Nine Inch Nails , passando per Marilyn Manson , portano ai Basement Jaxx e alle Sugarbabes.
New wave , hip-hop, industrial e persino easy-pop da classifica: vi sono pochi musicisti, nella storia della musica popolare recente, che possono vantare una simile eterogeneità di tributi ricevuti. Sarebbe stato facile, con un simile palmares, cui si aggiungono un certo numero di hit e qualche album da classifica, presentarsi davanti all'intervistatore a mostrare i muscoli. Invece ci troviamo a chiacchierare con un simpatico ragazzo, invecchiato ma non troppo, più preso a schermirsi che a rivendicare meriti propri. E che preferisce indugiare sui periodi più bui della sua trentennale carriera, anziché assumere le pose da attempata rockstar.
E i concerti londinesi sold out dei primi anni 80? E la popolarità che in quel periodo, in Inghilterra, toccò vertici impensabili? E "Are 'Friends' Electric"? Tutte circostanze da ascriversi alla casualità, neanche fossero state vissute da altri, in un tempo lontano e indefinito. Insomma, è stata solo una questione di fortuna. Niente di più, o quasi.
Gary Anthony James Webb ci accoglie sul pullman che lo sta portando in giro per il suo tour europeo, in bermuda e t-shirt rigorosamente neri. Disteso, sorridente e disponibile, ma con una luce negli occhi come di chi se l'è vista davvero brutta. Oltre a farci raccontare tutto il resto, cerchiamo di capirne i motivi in quest'intervista che il "fu" numanoide concede in esclusiva a Onda Rock.


Gary, iniziamo dalla fine: puoi dirci qualcosa sul tuo ultimo album, "Jagged"? Le sonorità sono molto scure, direi dark-industrial...
Finire l'album ha richiesto ben cinque anni e mezzo di lavoro, tra una pausa e l'altra. Abbiamo iniziato alla fine del 2000, e nel frattempo ho avuto due bambini. Volevo che fosse dark, pesante e aggressivo, e anche più elettronico del precedente; volevo che avesse un'atmosfera industrial, ma che contenesse anche melodie cristalline. Non desideravo suoni e rumori inquinati, ma un lavoro piuttosto semplice, all'antica.

Trovo che ci sia una certa continuità tra questo disco, "Pure", e "Hybrid", almeno come atmosfere. Il mix chitarre-drum machine è molto più vicino ai Nine Inch Nails che ai Tubeway Army. Come mai la musica del Gary Numan di oggi suona così apocalittica?
Perché mi piace. Non amo la musica felice, non la ascolto. Non mi piacciono le canzoni sdolcinate, con i testi e ritornelli in rima, le trovo scontate e irritanti.

Non ascolti musica pop? Eppure hanno fatto versioni pop, delle tue vecchie canzoni!
Accade spesso. Altri usano la mia musica, ma io non la sento pop, per me la mia musica è più elettronica. Ad esempio, i Basement Jaxx...

Stai parlando di "Where's Your Head At"! (brano che si basa su un campione di "M.E.", ndr)
Sì, ma per me quella non è pop-music, è dance! Per me pop music sono i Westlife. Quello che mi piace davvero è Marilyn Manson.

Tu e i Kraftwerk , unici tra i musicisti bianchi, siete stati capaci di influenzare la musica nera americana. Penso ad Afrika Bambaataa, ma anche a molti tuoi sample utilizzati da gruppi hip-hop. Ho sempre trovato curioso questo fenomeno, in quanto si parte da mood parecchio distanti. Come lo spieghi?
Non ne ero a conoscenza. Fino a sei-sette anni fa non avevo capito cosa stesse succedendo, poi Afrika Bambaataa mi ha raccontato quello che si viveva a Detroit in quegli anni: falò nelle strade, macchine fatte a pezzi, un'atmosfera pesante, insomma...

Una specie di rave hip-hop...
Sì, ma con armi da fuoco vere. Comunque, ero colpito dal fatto che lui (Kevin Donovan, ndr) usasse le mie cose: era musica molto inglese, e bianca. Loro erano corpulenti gangster neri, mentre io ero truccato: fantastico! Il merito è suo, perché, avendo un gusto musicale ad ampio spettro, è riuscito a rielaborare la mia musica, che ha quindi raggiunto un pubblico più ampio.

In tempi recenti è stato riconosciuto da più parti il tuo contributo alla storia della musica popolare; tuttavia c'è stato un momento, negli anni Novanta, in cui davvero ogni cosa degli 80's era dimenticata. Come hai vissuto quel periodo?
Per me, i primi anni Novanta sono stati un periodo davvero di merda. La musica che facevo era sempre peggiore. Le cose andavano già male, e hanno continuato a peggiorare: la mia carriera, che era iniziata piuttosto bene, era compromessa. Quando ho cominciato a fare musica, mi piaceva comporre, volevo essere parte del mondo musicale; una volta raggiunto il successo, specialmente in Inghilterra, cominciai a scrivere canzoni non per amore della musica, ma perché volevo che la mia carriera restasse a galla, e la casa discografica contenta. Questo è un motivo sbagliato per scrivere canzoni, ma io l'ho assecondato almeno fino al 1992, quando sono uscito con un disco talmente brutto che non piaceva neppure a me. Ero finito, non avevo identità, e non sapevo cosa cantare. Nel frattempo, anche la mia vita privata andava a rotoli: non avevo un soldo, ero indebitato fino al collo.

Come hai fatto a risollevarti?
Ho incontrato Gemma, mia moglie. E` stata fantastica, è riuscita a farmi capire cosa avevo perduto senza dirmi cosa dovevo fare. Non ho mai pensato di avere una bella voce.

Davvero?
Sì, e non ho mai imparato a suonare bene la chitarra né la tastiera, e non ero affatto sicuro di me come compositore. Pensavo d'essere stato solo fortunato. Non bravo, ma fortunato: mi sentivo come se dovessi dimostrare alla gente di meritare il successo che avevo già avuto. Non ho mai superato questa fase, e quindi, quando la mia carriera era in discesa, ho cominciato a voler registrare in studio con bravi chitarristi e tastieristi, e cantanti che sapessero cantare. In questo modo, lo spazio che aveva Gary Numan nei dischi cominciò ad assottigliarsi sempre di più; è stata mia moglie a dirmi che anche se la mia musica non piaceva a me, piaceva ai fan, e quindi perdendo il mio stile avrei perso anche loro. Questo mi portò, nel 1994, a fare un album, "Sacrifice", che registrai in casa con strumenti di seconda mano, dal momento che non avevo né soldi, né un contratto discografico. Ho cantato e suonato tutto io, e mi sono divertito molto.
Il risultato è stato molto pesante, e molto industrial-rock: musicalmente fu un completo cambio di direzione, e ho capito che quello sarebbe stato ciò che avrei fatto in futuro. Mi sembrava di essere tornato agli inizi, quando non avevo una carriera, e non avevo una casa discografica. Mi ero rassegnato a trovarmi un lavoro, e ho considerato il disco come un hobby. Avevo seicentomila sterline di debiti; i miei mobili erano stati pignorati, il mio divano non aveva cuscini e mi sedevo su un pezzo di legno. Quando concedevo interviste in casa, la gente pensava fossi eccentrico: era molto imbarazzante!

Gary, ti senti ancora un'icona?
No. Sicuramente non qui, forse in Inghilterra, un po'.

A Londra ti riconoscono quando cammini per strada?
Sì, molte persone. Ma questo è un tour molto difficile: abbiamo cominciato in Olanda, ad Amsterdam, e quella data è andata molto bene, c'era molto pubblico. Poi ci siamo spostati in Germania, e c'erano molte meno persone dell'ultima volta, è stato seccante: una volta lì avevo molto successo.

Perché non sei venuto in Italia negli anni Ottanta? Sono venuti gli Ultravox , e molti altri...
Non lo so, semplicemente non l'ho fatto. Allora, non mi piaceva andare in tour. Avevo poca fiducia in me stesso, e non mi piaceva stare sul palco. Non mi piaceva la mia voce, non sapevo cosa stessi facendo, mi sentivo davvero male. Inoltre, non sapevo ballare.

Era fico che tu stessi immobile davanti al microfono!
Io mi sentivo orribile, davvero! Il trucco, i palchi pieni di luci al neon, le pose immobili erano tutti stratagemmi per lasciare che l'attenzione si focalizzasse altrove, sullo show. E, ad ogni modo, il più lontano possibile da me e della mia timidezza.

Sei contento di essere in tour in Italia?
Erano sedici anni che non venivo in Europa. E` bello essere qui, ma nessuno viene ai concerti. Nessuno! Giusto un centinaio di persone. E le poche persone che vengono non conoscono affatto le mie cose nuove, ma chiedono le canzoni del '79, dell'80: non sono fan vecchi, ma di vecchia data. Mi vengono a vedere per le canzoni dei miei esordi. Non c'è logica tra la musica che faccio io adesso e le persone che vengono al concerto. E` strano, perché i Nine Inch Nails e altri gruppi famosi hanno fatto le mie canzoni, ma nessuno sembra sapere chi sono e che tipo di musica faccio. La cosa mi secca abbastanza.

Si è creato un gap...
Ciò mi fa pensare che questo tipo tour non sia la cosa giusta da fare. Dovrei andare a un festival: lì ci sono decine di migliaia di persone, e anche se non sono lì per me, quantomeno verrebbero a sapere chi sono, il mio nome, quello che faccio. Ho bisogno di essere visto da più persone possibili, è l'unico modo che ho per farmi conoscere per quello che suono ora. Sono anche disposto a fare da spalla per qualcuno. Sono in mezzo a questo problema, e devo capire come risolverlo, se tornare ancora qui possa avere qualche senso.

Hai sempre prestato molta attenzione alla tua immagine, spesso unendola inscindibilmente alla tua musica. C'è un pensiero, dietro tutto questo?
Ora non ho più un'immagine così personale, ne ho una più generica. Semplicemente, mi vesto di nero... prima, io pensavo fosse molto cool. In parte, era anche per la mancanza di sicurezza di cui soffrivo. E` come quando da bambino, giocando ai cowboy, metterti il cappello in testa ti faceva sentire più reale; così quando volevo essere una popstar, le luci e il costume mi aiutavano a sentirmi tale: ma dentro non mi sentivo assolutamente così. Anche sul palco, avevo bisogno del trucco, perché sono molto timido, molto calmo se mi vedi nella mia vita, fuori.
Solo perché si diventa una popstar, non significa che si è nati per esserlo: alcune persone sembrano naturali sul palco, tipo Steven Tyler, e poi ci sono le persone come me, che stanno in un angolo, silenziose. Io sono nato per lavorare in banca, questa è la verità...

In un'altra intervista hai dichiarato che hai cominciato facendo punk con i Tubeway Army perché all'epoca era l'unico modo per pubblicare un disco. Puoi parlarci della scena punk e di cosa accadeva in Inghilterra?
A me, in realtà, piacevano solamente i Sex Pistols. Se ci fai caso, solo il punk dei Sex Pistols era veloce, mentre quello d'altre band era più lento, simile al rock tradizionale. Non mi piacevano i Ramones e soprattutto non mi piacevano i Clash. Però, grazie al fenomeno punk, ogni giorno spuntava una nuova etichetta e la possibilità di pubblicare un disco nuovo, poiché tutte le etichette volevano una band punk. Quindi, noi tre formammo una band; abbiamo scritto qualche canzone e ottenuto un contratto. Abbiamo pubblicato un paio di singoli, solo per farli contenti: ma io ho sempre saputo che non avrei voluto fare punk, volevo fare qualcos'altro. Ma ancora non sapevo che questo "qualcos'altro" era l'elettronica.

Dunque, come hai scoperto l'elettronica?
E` stato un caso. Una volta andammo in studio per registrare, e la band prima di noi aveva lasciato un sintetizzatore in un angolo. Era un mini-moog: non ne avevo mai visto uno prima. E` rimasto lì per tre giorni, e alla fine ho voluto provarlo; non sapevo come settarlo, l'ho solamente acceso e ho sentito questo suono molto potente. Il nostro album era fatto interamente di chitarre, e io ho sostituito il loro suono con quello del sintetizzatore. Quando ho presentato alla mia casa discografica un album semi-elettronico, mi hanno detto semplicemente: "No". Tuttavia, non avevano altri soldi: avevano investito tutto quanto avevano su di noi, e quindi dovettero pubblicarmelo lo stesso. Se avessero avuto più soldi, l'album non sarebbe mai stato pubblicato. In seguito, ho scoperto tutte le band che facevano elettronica, come gli Human League.

Il synth-pop è sbarcato in Inghilterra grazie a gente come te, gli Ultravox, gli Orchestral Manoeuvres In The Dark, gli Human League. Parlaci un po' di quella scena: band che facevano musica sperimentale ebbero successo, una situazione molto diversa dall'odierna...
Si è trattato di una delle pochissime scene musicali che il pubblico apprezzò prima della stampa musicale. Al momento della mia prima intervista, ero già in testa alla classifica da tre settimane: non mi volevano intervistare, perché alla critica non piaceva la musica elettronica; dicevano che si trattava di robaccia fabbricata con le macchine, che la vera musica era quella suonata per davvero. Non capiviano cosa stessa accadendo. E` stato un periodo fantastico. Più o meno ci conoscevamo, nel mio primo tour gli Omd facevano da spalla. E` successo tutto molto rapidamente, da un giorno all'altro i biglietti dei concerti si esaurivano in poche ore, tutti volevano conoscermi...

Hai idea di come questo sia potuto succedere?
Credo che quello che è successo non abbia avuto niente a che fare con la musica, o con il talento. Sono accadute due grandi cose: all'inizio, avevo una band completamente sconosciuta che stava con un'etichetta molto piccola, ma quest'etichetta era distribuita da Warner Brothers. Qualcuno alla Warner decise di pubblicare il mio quarto singolo, "Are 'Friends' Electric", che era anche il mio secondo singolo elettronico, poiché prima facevamo punk. E quel qualcuno di Warner Brothers decise anche di farne un picture disc. Ne sono state stampate ventimile copie, e vendute solo tremila. C'è da chiedersi chi abbia deciso di stampare ventimila copie di una band sconosciuta: è una decisione molto impegnativa da prendere, un rischio enorme. I picture disc sono molto costosi da stampare, figuriamoci per una band ignota, senza un hit alle spalle, che suonava un genere completamente diverso. Quella fu una grande opportunità: la gente comprava il disco non per la musica che vi era incisa, non l'ascoltavano neanche, ma perché si trattava di un pezzo da collezione. Lo compravano, ma non lo suonavano. Non sapevano neanche chi fossi!

Com'era fatto?
Su un lato c'ero io a mezzobusto, sull'altro un grande occhio... ai tempi, c'era un programma in tv, "Top of the Pops", lo conosci? Ora non è più molto importante, ma allora, se tu andavi a "Top of the Pops", eri automaticamente famoso, se ci vai ora non sei nessuno (il programma ha chiuso pochi mesi fa, ndr). Con quel singolo da ventimila copie, noi eravamo alla posizione 78: in basso, ma meglio di niente. A "Top of the Pops" c'era un momento chiamato "Bubbling under", dove avrebbero parlato di un singolo non nelle prime quaranta posizioni; quella volta, in virtù del picture disc, ero io. Quindi, da sconosciuto, senza una posizione in classifica, ero a "Top of the Pops"!
Dopo quella volta, balzammo al numero uno. E` andata così: la musica non c'entrava proprio niente! Andammo a "Top of the Pops" perché... ascolta, eravamo o io coi Tubeway Army, o i Simple Minds, credo che io fossi alla posizione 78 e loro 79, eravamo più o meno insieme, e qualcuno a "Top of the Pops" pensò che Tubeway Army fosse un nome più interessante di Simple Minds. Credo che i Simple Minds sfondarono un anno più tardi.

Solo per via del nome?
Quindi: picture disc, che non aveva niente a che fare con la musica; il nome Tubeway Army, che non c'entrava niente con la musica; nessuno aveva nemmeno sentito la canzone, quella che andò a Top of the Pops. Non ho mai pensato di essere bravo.

Solo fortuna?
Assolutamente!

Avrai pensato: "Almeno ho avuto la giusta idea per il nome della mia band"!
Quando scrissi il pezzo "Are 'Friends' Electric", in realtà erano due canzoni messe insieme. Avevo uno spunto di canzone che faceva così: "Da da da da da" e non sapevo assolutamente che farci, e ne avevo un'altro, che faceva: "Dadadadada"; una sera tentai di finire la prima, senza riuscirci; allora cominciai a suonare la seconda, e mi accorsi che andavano bene insieme! Così ho portato a compimento entrambi gli spunti, fondendoli. E` per questo che è lunga cinque minuti. Non è certo una gran maniera di comporre. Oltretutto, all'inizio la melodia era diversa (canta una melodia lineare, ndr), finché suonandola alla tastiera una volta sbagliai nota, e mi accorsi che la nota sbagliata suonava meglio di quella originale (finge di suonare la tastiera, l'errore e l'illuminazione; risate, ndr).
In definitiva: non ero capace di comporre, non ero capace di suonare, picture disc, cioè colpo di fortuna, "Top of the Pops", altro colpo di fortuna, e sono famoso! Come puoi diventare presuntuoso se ti capita una cosa del genere? Mi sono sentito solamente fortunato; non bravo, ma fortunato.

Noi pensiamo che diverse cose che hai composto siano grandi!
Credo che molte canzoni che oggi sono considerate dei classici siano in effetti state composte per caso, più o meno alla stessa maniera. Se io fossi stato un bravo tastierista - e invece non ho mai preso una lezione di piano in vita mia - probabilmente non avrei mai composto una canzone come "Are 'Friends' Electric".

Se dovessi consigliare tre tuoi album a un ascoltatore che non conosce affatto Gary Numan, quali sceglieresti?
"Replicas", "Telekon" e "Pure".

(Si ringrazia Roberto Medri)
Discografia
 TUBEWAY ARMY

 

  

 

Tubeway Army (Beggars Banquet, 1978)

7,5

Replicas (Beggars Banquet, 1979)

9

 

 

 GARY NUMAN

 

  

 

The Pleasure Principle (Beggars Banquet, 1979)

8,5

Telekon (Beggars Banquet, 1980)

7,5

Living Ornaments 1979-80 (Beggars Banquet, 1981)

7

 Living Ornaments 1981 (Beggars Banquet, 1981)

6

 Dance (Beggars Banquet, 1981)

6

 I Assassin (Beggars Banquet, 1982)

6,5

 New Man Numan (anthology, Tv, 1982)

 

 Warriors (Beggars Banquet, 1983)

5

 The Plan 1978 (Numa, 1984)

6

 Berseker (Numa, 1984)

5,5

 White Noise - Live (Numa, 1985)

 

 The Fury (Numa, 1985)

4

 Strange Charm (Numa, 1986)

4

 Exhibition (Beggars Banquet, 1987)

 

 The Peel Sessions (live, 1987)

 

 Metal Rhythm (Illegal,1988)

4,5

 The Skin Mechanic (I.R.S., 1989)

 

 Outland (I.R.S., 1991)

4

 Machine + Soul (Numa, 1992)

4

 Document Series Presents (Document, 1992)

 

 The Best Of Gary Numan (Beggars Banquet, 1993)

 

 Dream Corrosion (Numa, 1994)

 

 Sacrifice (Numa, 1995)

5

 The Premier Hits (PolyGram, 1996)

 

 The Best Of Gary Numan (Emporio, 1997)

 

 Exile (Cleopatra, 1998)

5

 The Radio One Sessions (Strange Fruit, 1999)

 

 New Dreams For Old (anthology, Eagle, 1999)

 

Pure (Eagle, 2000)

6,5

 Down In The Park: The Alternative Anthology (anthology, Castle, 1999)

 

 Disconnection (3 cd box set, Essential, 2002)

 

 Exposure: The Best Of Gary Numan 1977-2002 (anthology, Jagged Halo, 2002)

 

 Scarred (Eagle, 2003)

 

Hybrid (Halo, 2003)

7

 Jagged (Halo, 2006)

5

 Dead Son Rising (Mortal Records, 2011)

7

Splinter (Songs From A Broken Mind) (Cooking Vinyl, 2013)

7,5

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