Graham Nash

Graham Nash

Dal folk alla Luna

intervista di Giuseppe Filigi

A pochi giorni dal suo arrivo in Italia, dove porterà lo spettacolo “An Intimate Evening of Songs and Stories” per 5 tappe tra il 30 giugno e il 5 luglio (Val di Fassa, Recanati, Roma, Pistoia e Milano) accompagnato dai fidi Shane Fontayne (chitarra e voci) e Todd Caldwell (tastiere e voci), abbiamo raggiunto telefonicamente Mr. Graham Nash, vera e propria leggenda vivente della musica pop. Una carriera monumentale, che abbraccia oltre 50 anni di ininterrotta attività musicale, dagli esordi nel 1962 con gli Hollies fino alla più recente fatica discografica solista, “This Path Tonight”, risalente al 2016. Con nel mezzo il sodalizio con David Crosby, Stephen Stills e Neil Young, che ha consolidato il suo talento assicurandogli fama eterna.
Graham Nash è anzitutto un songwriter di prima categoria, un compositore sopraffino, un musicista in grado di dare forma definitiva a piccoli gioielli di musica pop: canzoni che rimarranno nel cuore e nella testa di milioni di persone per sempre, e che non si finisce mai di riscoprire e apprezzare. Doni preziosi che soltanto i più grandi, come un Paul McCartney o un Brian Wilson, hanno saputo consegnare all’umanità. Per questo motivo abbiamo deciso di evitare le ovvie domande sulla carriera - sulla quale è stato scritto veramente tanto nel corso degli anni - concentrandoci invece sugli aspetti più “tecnici”, quelli che investono direttamente il processo compositivo e la realizzazione di una canzone.


Buongiorno Mr. Nash, lei è universalmente riconosciuto come uno dei songwriter più grandi di tutti i tempi: ci può svelare qualche segreto relativo al suo approccio al processo compositivo?
Anzi tutto quando inizio a scrivere devo necessariamente sentire prima “qualcosa” nel mio cuore e nella mia anima. Deve maturare una certa “emozione” dentro di me, prima che la possa tramutare in una canzone. Può essere anche sufficiente una singola parola per far detonare l’intero processo.

Quando scrive preferisce preservare la spontaneità - cercando di portare a termine una canzone nel più breve tempo possibile - oppure “costruire” nel tempo, ritornandoci a distanza di giorni o mesi?
Mi è capitato di scrivere in tutti i possibili modi attraverso i quali si può dar vita a una canzone. Durante la mia carriera ho usato qualsiasi tecnica di scrittura. Per esempio “Just A Song Before I Go” e “Our House” sono state entrambe scritte di getto, in un'ora o giù di lì. Ma per una canzone come “Cathedral”, dove parlo della relazione dell'uomo con Dio, beh, penso di averci messo le mani sopra per un periodo lungo almeno tre o quattro anni prima di riuscire a conferirle la forma desiderata. Visto l'argomento che stavo trattando, ci tenevo in modo particolare che ogni singola parola fosse quella giusta.

Le capita quindi di ritornare su un'idea anche a distanza di molto tempo?
Assolutamente sì. Credo di avere perennemente almeno una ventina di frammenti musicali che mi ronzano in testa, di continuo, in attesa di poter essere utilizzati come parti di canzoni.

Quando compone le capita mai di provare la sensazione di aver già scritto la stessa cosa in passato? Faccio un esempio: sta lavorando a una parte che le piace molto, ma ha la netta impressione di essere già andato in quella direzione altre volte. Allo stesso tempo però ci tiene così tanto a quella parte da non avere alcuna intenzione di scartarla. In casi come questo, qual è il trucco per riproporla in una veste nuova e fresca?
Beh, a volte può anche bastare una rielaborazione della metrica per far suonare nuovo un frammento che evoca qualcosa che è già stato scritto in passato. Sai, tutti coloro che non scrivono musica, che sono solo ascoltatori, di solito hanno una percezione del songwriting come di un qualcosa di particolarmente misterioso. Questo è il motivo per il quale durante i miei concerti mi soffermo spesso a raccontare di “come” ho scritto certe canzoni: come ho scritto “Our House”, ad esempio, oppure cosa provavo quando è nata “Teach Your Children”, o cosa esattamente è accaduto quando mi è venuta fuori “Just A Song Before I Go”. Mi piace rendere i miei ascoltatori edotti sulle storie che ci sono dietro i miei pezzi. In ogni caso ci tengo che i miei fan vengano ripagati in pieno quando hanno speso il loro denaro guadagnato con fatica per acquistare i biglietti per assistere a un mio show. Voglio che siano soddisfatti. E mi accorgo di esserci riuscito quando scorgo i sorrisi alla fine del concerto. Se vedo la gente sorridere, so che ho fatto bene il mio lavoro.

Quali sono gli elementi fondamentali della canzone pop perfetta?
Una melodia e un testo che non puoi dimenticare. E il “mood” adatto per accompagnare entrambi.

Come si bilanciano i ruoli fra musica e parole?
Ho scritto canzoni in ogni modo possibile e immaginabile. Ho scritto canzoni dove le parole sono venute prima, ma anche altre dove è stata la musica a nascere per prima. Ho messo insieme idee che ho avuto la settimana scorsa con altre che ho avuto ieri. Mi ritengo semplicemente un musicista che prova a esprimere i propri sentimenti. E fortunatamente in questo paese mi è permesso di farlo.

Qual è invece il ruolo delle armonie vocali? Pochi possono competere con lei sulla materia. Quando è necessario “fermarsi” con le tracce vocali? Quando si inizia a correre il rischio che troppe voci possano snaturare e, conseguentemente, perfino rovinare una canzone?
Come fermarsi per tempo l'ho imparato nel corso degli anni. Diventa normale, dopo anni e anni di attività di registrazione, imparare a fermarsi al momento giusto. L'esperienza mi ha insegnato che il segreto è cercare di presentarsi musicalmente nella maniera più semplice possibile. Un buon esempio di quello che sto dicendo può essere la canzone “Myself At Last”.

Le mie canzoni preferite del suo repertorio sono: “Pay You Back With Interest”, del periodo Hollies, e “Our House”. In particolare, della prima mi ha sempre affascinato il modo in cui il ritornello letteralmente “esplode”. Esempi di pura perfezione pop. Cosa ci può dire in proposito?
Wow! “Pay You Back With Interest” è veramente un'ottima scelta! Mi ha sempre fatto impazzire il modo in cui termina quella canzone, con Bobby Elliot, il batterista degli Hollies, che suona uno swing sui piatti!

E qual è la sua canzone preferita di Graham Nash?
Beh, potrei dire che la mia canzone preferita è la canzone che ho appena finito. Potrebbe sembrare un’affermazione banale e scontata, e sono sicuro che la stragrande maggioranza dei musicisti darebbe la stessa risposta, ma posso assicurarti che è esattamente così. Tutte le altre canzoni per me sono “vecchie”: non potrei mai avere verso di loro lo stesso trasporto emotivo che ho per quelle alle quali sto lavorando oggi.

Uno sguardo sul presente: quali sono i suoi ascolti attuali? Si tiene al passo con le ultime tendenze musicali?
Negli ultimi anni sono stato coinvolto al 100% con l'archivio CSN e CSNY e la mia attenzione è stata totalmente rivolta al lavoro di riqualifica e catalogazione di quel materiale, ma ovviamente la buona musica saprà sempre come trovarmi. Mi ha colpito in maniera particolare il video di Childish Gambino “This Is America”: lo trovo un notevole lavoro sia dal punto di vista musicale che visivo.

Secondo la sua opinione, l'età influisce sulla creatività? Se così fosse, come e quanto influisce?
Come dicevo prima, nel mio particolare caso, attualmente cerco di esprimermi nella maniera più semplice possibile. E’ difficile scrivere canzoni semplici, non è così facile come potrebbe sembrare. Ritengo importante catturare l'attenzione dell'ascoltatore fin dalle prime battute di una canzone. Non ho grande considerazione per le canzoni dove riesci a capire soltanto alla fine di cosa si stia parlando!

La affascina ancora il processo di registrazione della musica?
Sono il tipo di musicista che vuole essere presente durante ogni singolo step del processo di creazione della musica: dal momento dell'incisione delle prime tracce fino al mastering finale. Ogni fase deve essere condotta alla perfezione. Controllo personalmente persino la qualità del vinile sul quale verranno incise le mie canzoni!

Si annoia mai in studio di registrazione?

No. Assolutamente no! Non mi è mai successo nella vita di annoiarmi in studio. E' un posto magico, dove un musicista crea musica. E' ben più di un luogo interessante: lo definirei un posto sacro. Lo studio di registrazione è la connessione tra il mio cervello, le mie canzoni e il mio pubblico.

Mr. Nash, dopo tutti questi anni, e dopo così tanti successi, c'è ancora qualcosa che vorrebbe fare nella sua vita e che non ha ancora avuto l'occasione di fare?
Certo. Vorrei andare sulla Luna.

Sarà quindi la Luna la prossima fermata del viaggio? Una risposta che in parte ci spiazza, e conferma Graham Nash come inguaribile sognatore.
Nash, come dicevamo, nei prossimi giorni aprirà dall’Italia un tour europeo che lo vedrà protagonista sino a fine luglio, toccando anche Germania, Lussemburgo, Svizzera, Olanda, Svezia, Belgio, Inghilterra e Irlanda. Per i mesi di settembre e ottobre è già prevista una nuova sfilza di date negli States, a conferma dell’immutata vitalità di un uomo che sta veleggiando verso il settantasettesimo compleanno. Un’icona dell’artigianato pop che, sia da solo, sia in compagnia delle leggendarie band delle quali ha fatto parte, ha sempre inseguito una visione - artistica e musicale - tanto coerente quanto rivoluzionaria.


(L’autore dell’intervista è da sempre chitarrista e principale compositore dei Senzabenza)

Discografia
 Songs For Beginners (Atlantic, 1971)

 

 Wild Tales (Atlantic, 1974)

 

 Earth & Sky (Capitol, 1980)

 

 Innocent Eyes (Atlantic, 1986)

 

 Songs For Survivors (Artemis, 2002)

 

 Reflections (antologia, Rhino, 2009) 
 This Path Tonight (Blue Castle, 2016) 
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