Greater Pacific

Greater Pacific

Le calde mareggiate dell'anima

intervista di Lorenzo Righetto e Gabriele Benzing
Iniziamo dagli inizi del tuo percorso musicale: quando e come ti sei reso conto di voler fare il musicista?
Mi è sempre piaciuto ascoltare musica e suonarla. Ma prima del 2005 circa non sapevo di poter scrivere canzoni che piacessero alla gente. È stato un viaggio divertente.

I Greater Pacific sono emersi da un’esperienza precedente, che va sotto il nome di Travel By Sea. Puoi dirci qualcosa di quella band e di come si differenzia dall’attuale?
I Travel By Sea nacquero nei primi del 2006, fondati da me e da un mio amico, Brian Kraft. Finimmo il primo album senza mai incontrarci di persona. Tutto venne fatto via mail o sms. Dopo aver completato il nostro secondo Lp, fummo abbastanza fortunati da avere nella band John Phinney e Mike Cusick, che sono adesso nei Greater Pacific.
John e io decidemmo nel 2010 di registrare alcune canzoni sotto quel nome. Non eravamo sicuri del risultato, ma ora è il nostro progetto principale e qualcosa che ci diverte molto.

Avete scelto, come altri artisti della vostra etichetta, un nome che richiama un posto specifico, il “Pacifico Maggiore”. È una scelta personale, o un modo per esprimere visivamente la poetica – o, più semplicemente, l’atmosfera – della vostra musica?
Onestamente, mi venne in mente il nome un giorno e mi piacque il suono. Mi sembrava descrivesse bene il sound che avevamo scelto, così lo tenemmo. Viviamo nella California meridionale, che è vicina all’Oceano Pacifico, che ha sempre ispirato la mia vita e il mio cantautorato.

Nella vostra musica emergono i classici elementi dell’Americana, specialmente nella scelta degli strumenti. Ma, allo stesso tempo, siete riusciti a costruire attorno ad essi il nostro sound peculiare, soffuso. Come avete fatto?
John Phinney: Una parte importante del concept dietro al sound è la minimalità. Dare spazio alle parti musicali e non aver paura di avere meno giocatori in campo. Cerco davvero di complementare le parti vocali, costruire intorno la strumentazione. Il mio approccio alla pedal steel e al banjo è stato dettato dal sound che avevo scelto e dalla scrittura di Kyle, che è nella vena del folk americano.
Amo e rispetto la pedal steel più country e il banjo suonato in stile bluegrass, ma non credevo che questi stili potessero far emergere completamente l’emozione delle canzoni (eccezion fatta per “Someday Soon”, nella quale mi do in effetti a un arrangiamento di pedal steel più country). Kyle ha una voce speciale e per me ha l’impatto maggiore quando risalta rispetto agli strumenti. Cerco di usare questi ultimi per accompagnare le ondate dei sentimenti che vengono dalle sue parti.

Dal vostro Ep “Rainfall”, avete fatto dei passi decisivi verso una produzione migliore, pur mantenendo le peculiarità, il calore del vostro sound. Potete dirci qualcosa della registrazione e della produzione di “Incandescent”?
John: Kyle e io registriamo separatamente, la maggior parte delle volte. Fa le sue parti di voce e chitarra acustica nel suo studio e me le manda via Internet. Ho registrato e mixato “Rainfall” usando Pro Tools con un DIGI 001 e un G3 Mac Blue & White. C’erano dei limiti a quello che quel sistema poteva fare, in termini di numero di tracce e potenza di processamento. “Rainfall” era, inoltre, più un’esplorazione di stili, miscelava il nostro Americana con elementi moderni, come tocchi di sintetizzatore, chitarre shoegaze, accordi in Maj7 alla Bacharach, collage sonori, delay dub, ecc. Prendevo ogni traccia e la producevo singolarmente, non con un concetto di band alle spalle, perchè al tempo questo era molto vago. È stato divertente accostarsi a queste cose da diverse angolazioni di produzione e sperimentare. Il sound della band si evolse da quella sperimentazione e dai concerti seguenti.
Per “Incandescent” avevo strumenti di registrazione leggermente migliori (il mio G3 era morto proprio nel momento in cui iniziammo le registrazioni) e un’idea più precisa del sound della band. Dopo aver prodotto “Rainfall”, c’erano aree in cui volevo migliorare la qualità del suono rispetto all’idea di un sound più scarno – così feci un lavoro più informato e consistente. Il mio approccio, come produttore dei Greater Pacific, è lasciare alla canzone dettare l’arrangiamento. Di solito cerco di creare piccoli momenti musicali di bellezza e struggimento, ma non so mai davvero quali strumenti siano più efficaci in una determinata canzone. Posso iniziare a lavorare a una canzone con gli strumenti in mente, ma non sempre funziona come me lo immagino.

greaterpacific_ivGeneralmente il nostro processo lavorativo funzionava così: Kyle mi mandava una demo, poi ne discutevamo l’arrangiamento e allora gli avrei mandato una traccia pilota. Kyle mi mandava le sue parti di voce e chitarra acustica e da lì avrei costruito gli altri strumenti, le parti musicali, per mandare a Kyle un mix “in progress” per vedere se gli piacesse quel che stavo facendo. Dopo aver deciso che avevamo qualcosa che ci piacesse, avrei reso partecipi gli altri musicisti (Gretchen Lieberum per le armonizzazioni femminili, Rob Smaw per le armonizzazioni maschili o per il basso, Tomas Croucier per il basso e Mike Cusick per la batteria).

La copertina di “Incandescent” mostra un dipinto di Karl Haglund. Come mai l’avete scelto e cosa significa per voi?
Conosco Karl da parecchio tempo e amo il suo lavoro. Gli ho chiesto se si sarebbe prestato a fare qualcosa per l’artwork del nostro disco. Gli ho mandato le canzoni e lui ha ideato il dipinto che vedete ora sul disco. Non gli ho dato nessuna idea... E ci piace molto quello che ne è uscito. Penso che funzioni bene col sound del disco e sono molto contento che lui ne faccia parte.

I tuoi temi lirici esplorano situazioni quotidiane, piccole epifanie, qualcosa di radicato profondamente nella cultura anglosassone, specialmente in quella americana. Ti sei mai chiesto perché, se sei d’accordo?
Cerco di scrivere canzoni che tocchino l’ascoltatore in qualsiasi contesto abbia senso per lui. Dargli una qualche forma di sentimento che sia in relazione con le loro vite. Cerco di rifuggire dallo scrivere canzoni che rendano ovvio quello che sto cercando di dire. Vorrei lasciarle aperte all’interpretazione.
La maggior parte delle mie canzoni parte da poche parole buttate lì, intorno alle quali costruisco qualcosa. Raramente faccio delle correzioni a quello che scrivo, in genere dopo cinque minuti la canzone è finita. Se devo ritornarci, in genere non sopravviverà ai tagli.

Cosa pensi della scena folk/Americana presente? Ti senti parte di essa? Ci sono artisti che apprezzi particolarmente?
Penso che ci sia più qualche grande band che suona musica folk/Americana, ma è una scena difficile da penetrare. Mi sembra che, se non sei un nome conosciuto, vieni ignorato. In effetti non riesco veramente a trovare dei nomi folk/Americana che siano emersi recentemente. C’è questa cosa dei Mumford And Sons che sta funzionando, ma non li vedo davvero appartenenti alla scena. Sono più una band pop.
Le mie band preferite di adesso sono: i Centro-Matic/South San Gabriel, Elephant Micah, AA Bondy, Dolorean, Jeffery Foucalt, Phosphorescent e Richard Buckner.

Nel 2007, hai preso parte come Travel By Sea all’album di tributo a Sparklehorse “That Horse Yonder”. Pensi che le canzoni di Mark Linkous abbiano avuto un’influenza sul tuo cantautorato?
Sì, senza dubbio, Mark è sempre stato un’ispirazione per me e per le mie canzoni. Fummo onorati di partecipare a quell’album. Brian Kraft fece un ottimo lavoro nel rendere nostra quella canzone. Penso che sia una delle migliori cose registrate dai Travel By Sea.

Come vivete la relazione con le performance dal vivo?
Abbiamo messo insieme una grande band per gli spettacoli dal vivo (Kyle – voce e chitarra, John - pedal steel, ukelele, chitarra e tastiere, Rob – voce, basso e chitarra, Shannon Hurley – voce e tastiere e Mike - batteria), così se qualcuno ha sentito la nostra musica su disco e viene a sentirci non rimane deluso.
Discografia
 Rainfall (Ep, Yer Bird, 2011)

7

Incandescent (Yer Bird, 2012)                       

7.5

pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video
   

Distance
(da "Rainfall", 2011)

And You All Remain With Me
(da "Incandescent", 2012)

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Recensioni

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Incandescent

(2012 - Yer Bird)
L'Americana "soft" di una delle band di punta della Yer Bird, all'esordio su Lp

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(2011 - Yer Bird)
La soft americana del nuovo progetto pubblicato dalla Yer Bird

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