Grimoon

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Sette vite in Super8

intervista di Michele Saran

Dalla scrittura di canzoni per gioco al tour con i Black Heart Procession, dai primi microfilm amatoriali alla monumentale "Neera", dalle prime intese artistiche tra Solenn Le Marchand e Alberto Stevanato alla Macaco Records, fino allo studio di registrazione e alla "co-housin" nella campagna veneta: la storia, la passione e l'ascesa dei Grimoon in un pugno di domande-risposte.


Ciao Grimoon (Solenn e/o Alberto), come va?
Solenn e Alberto: tutto bene, pronti per partire in tour!

Siete già discretamente conosciuti per molteplici, variegati e piacevoli motivi, ma possiamo ripercorrere brevemente le tappe essenziali della vostra genesi (non ultima quella relativa alla scelta del nome)?
Solenn: nel 2002 Alberto e io abbiamo iniziato molto lentamente e timidamente a scrivere dei brani assieme, a metà 2003 ci ha raggiunti Claudio con fisarmonica e piano, e a fine anno sono arrivati anche Andrea al violino, Erik al basso e Samuele alla batteria. Ad aprile 2004 è uscito il nostro demo “Demoduff” e sono iniziati i concerti. Nel 2006 abbiamo pubblicato “La Lanterne Magique”, nel 2008 “Les 7 Vies Du Chat”, e nel 2010 “Super 8 + Neera”.
Grimoon era il nome di un mio gatto, tutto grigio e grande dormiglione. Il nome intero sarebbe “gris moon”, dove “gris” sta per “grigio” in francese e “moon” per “luna” in inglese. Dunque “luna grigia”.

Qual è, nello specifico, il vostro intento? A cosa pensavate mentre scrivevate le vostre prime canzoni (poi confluite nel primo demo “Demoduff”, ndr)?
Solenn: all’inizio era tutto un gioco, io non avevo mai suonato in vita mia… scrivevo un po’ ma non mi ero mai nemmeno avvicinata a un microfono e ai tasti bianchi e neri! Poi un giorno Alberto mi ha chiesto una mano per scrivere dei testi per uno dei gruppi con cui suonava all’epoca, i Libra. E un giorno ho scritto in francese e ho "dovuto" cantare. Da lì sono nate le prime nostre canzoni, e da lì a poco abbiamo deciso di chiamarci Grimoon. 
In principio c’era il gioco, la spensieratezza... poi i brani ci piacevano e abbiamo avuto voglia di vedere come andavano le canzoni suonate con un gruppo. Suonavano bene… allora siamo andati avanti e abbiamo registrato “Demoduff”, che in origine non doveva neanche uscire: era una sorta di provino, che ci è piaciuto e quindi l’abbiamo pubblicato con la nostra etichetta, la Macaco Records.
Alberto: Io suonavo con i Libra, un gruppo rock. Quando portavo delle canzoni lente venivano scartate o non capite e nel corso degli anni tutti questi “scarti” hanno creato un piccolo repertorio con il quale io e Solenn siamo partiti. Poi abbiamo fatto molto tutti assieme agli altri componenti scelti tra le migliori realtà musicali vicine.
Fin dall’inizio volevo una formazione di questo tipo, sapevo che per la mia attitudine poteva funzionare. Pochi accordi, molto cuore e tanta fantasia. Pensavo a una band ricca di suoni in modo da poter colorare le nostre canzoni.

Quale esperienze vi sono confluite? E come sono stati i due bagagli, quello dei gruppi precedenti di Alberto (Libra, Travolta) e quello di Solenn?
Alberto: con i Libra ho lavorato e suonato molto, ho fatto esperienze importanti e ho collaborato  con musicisti molto bravi. E’ stata la mia base per molto tempo. Con l’ultimo disco "Il viaggio di zebra" avevamo raggiunto la maturità per essere credibili e consapevoli di quello che stavamo facendo. Poi le cose non sono andate come credevo. All’epoca suonavo con Libra, Travolta e Grimoon e volevo formare un collettivo musicale dove si potesse suonare assieme e crescere in un gruppo allargato anche con nomi differenti. Abbiamo creato anche la Macaco. Ma non è andata così! Sono nate incomprensioni e gelosie. A un certo punto ho capito che dovevo fare strada da solo e lavorare sul progetto Grimoon dove, assieme a Solenn e agli altri, abbiamo una visione più costruttiva e meno hobbistica della musica.
Solenn non era una musicista ma era giovane, piena di energia e immaginazione. Lei sogna ad occhi aperti, ma è anche determinata e ha una visione della cultura molto appassionata. Non sapeva suonare ma poco importava, amava i film e la musica. Voleva vivere in maniera alternativa e ci siamo impegnati per far questo. Anche adesso la nostra vita sono la musica i cortometraggi.

E con quale intento avete poi “radunato” gli altri componenti della band?
Quando organizzavamo assieme a tanti altri musicisti del veneziano "I martedì al Vapore (rassegna storica di musica indie, ndr), ho avuto la possibilità di conoscere molti gruppi. Quindi quando è stato il momento di creare il gruppo avevo già molte conoscenze. Poi lo spirito con il quale sono nati i Grimoon era sperimentale. Fin dall’inizio ci siamo trovati per dar vita a dei pezzi chitarra e voce. L’esperimento è stato magico, le canzoni crescevano e l’entusiasmo era elevato. Dopo un anno abbiamo deciso di diventare un gruppo. Io personalmente ho sempre immaginato i Grimoon come un collettivo, e non a caso il nucleo base si è spesso allargato a molti musicisti. Ultimamente partecipa anche il bravissimo cantautore Alessando Grazian nella veste di pianista e chitarrista. L’intento è quello di arrivare a un gruppo molto numeroso.

E poi c’è la passione per l’arte cinematografica, la video-arte, e le sue connessioni con il fatto musicale e la canzone. Cosa viene per primo, secondo voi, cinema o musica? Credete in una forma spontanea di associazione tra le due dimensioni?

Solenn: per noi in primis c’è l’arte e l’atto della creazione e dell’espressione, che poi si dirama in varie sfumature. Il cinema e la musica sono nella vasta sfera delle cose che ci affascinano da molto tempo. Nei Grimoon è arrivata prima la musica, anche se il cinema è sempre stato lì in agguato. Tanto che già dal primo concerto avevamo un cortometraggio per ogni canzone.

Da sempre ogni canzone di ogni vostro disco è dunque accompagnata da un videoclip, o meglio da un micrometraggio di vostra realizzazione e produzione. Di solito da chi e come parte l’idea? Ci raccontate qualche aneddoto su tecniche e making of dei vostri video?
Solenn: di solito le idee arrivano da Alberto e da me. Non c’è una regola precisa per immaginare le storie, capita che le idee spuntino da sole, altre volte invece bisogna scervellarsi! Normalmente nascono prima le canzoni e poi i video. Ma non sempre è stato così.
Qualche aneddoto… vediamo… premetto che ci è capitato di tutto! Noi giriamo in digitale o super 8, dal vero o in animazione quindi le tecniche sono molte e cambiano molto le cose dall’una all’altra. Per la realizzazione dei nuovi video ci sono successe cose divertenti, per modo di dire. Per esempio, il video di “Orfeo” è stato lunghissimo da girare in confronto agli altri (3 giorni di sole riprese, che son pochi ma avevamo anche altri 11 video da realizzare in 2 mesi!). Le posate cadevano in continuazione e giravamo in spazi molto stretti. E’ stato un inferno! Invece il video della canzone “La Ballade Du Pecheur Aveugle” è stato girato in 5 ore con la sabbia. Non avevamo idee per quel video, ma da tempo volevo provare l’animazione di sabbia. Abbiamo costruito una lavagna luminosa e ho iniziato a giocare con la sabbia e le luci. In 4 ore avevo girato il video: mi sono divertita molto a farlo! Un altro aneddoto divertente riguarda le riprese di “Mille Lumières”. Il video racconta la storia di un postino per i morti. Una scena è stata girata davanti a un cimitero in un paesino del trevigiano, di notte. Eravamo terrorizzati che qualche macchina si fermasse o che arrivasse la polizia prendendoci per vandali che girano nei cimiteri di notte… invece la scena in bici a Venezia di notte è stata piuttosto divertente da girare.

I vostri micro-video sono dunque popolati da personaggi puramente inventati, o animati da (o modellati su) semplici oggetti della vita quotidiana, ma sono nondimeno carichi di struggente, vivo romanticismo. Sono, secondo voi, dei preludi all’impegno magistrale che sottende a “Neera”, il vostro primo lungometraggio?
Solenn: tutta la nostra attività cinematografica nasce da una grande voglia di “fare con poco”. E questo è senz’altro alla base sia dei nostri corti che di “Neera”. Artigianato cinematografico: inventare e inventarsi… nei corti ci piace molto usare oggetti comuni: è sorprendente vedere come possono acquistare un’identità mettendo loro due occhi e una bocca! In “Neera” siamo andati un po’ oltre, abbiamo usato molte maschere (anche queste ci piacciono parecchio) ma pochi oggetti comuni, anche se poi tutto è stato fatto a mano a partire da cose riciclate (costumi etc). 
Ma più che gli oggetti e le tecniche penso che in “Neera” si affaccia (in un modo diverso in confronto ai corti) sempre il lato romantico e surreale che caratterizza buona parte della nostra ricerca artistica.
Alberto: I video sono ormai parte integrante del nostro spettacolo. Li portiamo sempre con noi… sono il 50% della nostra arte. Il progetto è nato così e così deve continuare… Suonare senza video per noi è come andare in giro senza una scarpa. Poi farli è divertente. Io da piccolo ero appassionato di modellismo e a 37 anni mi diverto come allora a costruire miniature, pupazzi ecc. I nostri video sono romantici ma anche giocosi.

Autentica primizia d’inventiva e snodi letterari, surrealismo e mitologia, “Neera” è, a nostro parere, un must della produzione indie contemporanea. Quanto e come vi ha tenuto impegnati?
Solenn: “Neera” è stato un lavoro colossale. 2 settimane di riprese con giornate da 20 ore di lavoro, ma soprattutto sei mesi di scrittura e preparazione e due mesi di preproduzioni, senza contare poi la postproduzione che è durata altri due mesi. Lavoravamo continuamente… tra l’altro l’attività del gruppo non si è fermata durante quei mesi quindi non c’era tempo per molto altro! Negli ultimi mesi prima delle riprese facevamo 30 cose contemporaneamente… organizzazione (cast, riprese, location…), maschere, disegni, costruzioni, scrittura dei dialoghi, costumi, e tanto altro. Io ero sempre al telefono o a parlare con qualcuno… era un periodo estremamente faticoso ma anche meraviglioso! Un gran bel lavoro di gruppo! E sto iniziando a pensare al prossimo…

I vostri video sono ovviamente visibili a ogni vostro concerto, oltre che liberamente disponibili via sito web, ma avete mai pensato di raccoglierli e pubblicarli su supporto Dvd?
Solenn: è in programma a breve…
Alberto: ci abbiamo pensato e forse lo faremo..ma non è la stessa cosa che vederli dal vivo assieme a noi. Noi dal vivo li commentiamo li presentiamo, vivono con noi in quel momento. Da soli sullo schermo si svuotano della magia del live. Non sono video televisivi. Se ci pensi bene noi in sei anni con una produzione di più di 30 corti non siamo mai stati capaci a fare un video per la tv che ci rappresentasse. Non ne siamo capaci!
Quindi se li metteremo in un dvd lo vogliamo fare con delle spiegazioni di come costruiamo i burattini, a cosa ci gira per la testa etc.

Scombiniamo il punto di vista. Avete mai pensato a una sonorizzazione di un cortometraggio, di uno spettacolo teatrale, o di una produzione video altrui?
Solenn: non abbiamo mai avuto occasione… anche per gli innumerevoli impegni con le cose nostre (video, film, concerti, scrittura brani nuovi), ma l’idea ci piacerebbe!
Alberto: Bello... magari in futuro…

Siamo tornati quindi alla musica: come mai questo stacco di umore tra le esuberanze (e i numerosi ospiti) di “Les 7 Vies Du Chat” e l’atmosfera raminga (e le ospitate più mirate) di “Super 8”? Forse un approdo a un qualcosa di maggiormente personale?
Alberto: volevamo fare un disco più personale… che concludesse anche questo ciclo delle orchestrazioni. In futuro vogliamo fare qualcosa di diverso, ci stiamo già pensando.

L’influenza della chanson, o comunque di una scrittura importante e autoriale, è davvero prominente in “Super 8”. Come la rendete dal vivo? Avete qualche accorgimento particolare rispetto ai liveset per “Les 7 Vies”?

Alberto: Suonare questo disco non è stato facile all’inizio ma adesso stiamo suonando tutte le canzoni meno una. Per rispettare alcuni arrangiamenti del disco abbiamo coinvolto Grazian che con il piano e chitarra elettrica aiuta a rendere più ricco il nostro sound. Le armonie di violino e i synth sono alla base di questo lavoro ma ci sono anche molti interventi di archi, piano, chitarra elettrica che dal vivo suona Alessandro.

La scoperta e la collaborazione con Manuok ha fruttato diverse cose per voi e la vostra realtà. Com’è avvenuta?
Solenn: nel 2006 abbiamo aperto due concerti di The Black Heart Procession e Scott (Mercado, aka Manuok, ndr) suonava il basso con loro. Abbiamo comprato il suo disco e ci siamo innamorati della sua musica. Così siamo rimasti in contatto con lui e abbiamo fatto uscire il suo secondo disco in Italia con la Macaco Records. Poi ci sono stati due tour europei fatti assieme e una grande amicizia che ha portato e porta tuttora molti frutti, non ultimo l’uscita di “Super 8” e il tour dei Grimoon negli Stati Uniti previsti questo ottobre.
Alberto: Scott è la persona che vorresti sempre vicina. E’ stata una fortuna averlo a fianco in tour e nel disco. Ha un grande cuore, una cultura e una sensibilità musicale particolare. Come lui anche Giovanni Ferrario.

La Macaco Records, la label di vostra fondazione, ha l’onore e l’onere di elargire realtà misconosciute del sottobosco italico e non. Ci potete anticipare qualche novità prossima ventura?

Solenn: la prossima uscita sarà proprio il terzo disco di Manuok “The Old Horse” quest’estate! Poi ci sono altre cose in arrivo ma è presto per parlarne:
Alberto: nei prossimi mesi continueremo anche a sostenere i Margareth che sono un bellissimo gruppo per il quale abbiamo moltissima stima.

Il vostro “trasloco” nella campagna veneta di crew e studio di registrazione è un’ottima prosecuzione del discorso. Cene e concerti importanti, vita e arte, natura e musica. La possiamo definire come una confluenza radicale e veritiera di tutti gli elementi del vostro percorso?
Solenn: sì, la campagna in cui viviamo ci rappresenta molto e ci permette di fare proprio quello che ci piace: organizzare degli eventi, socializzare con un sacco di persone nuove, avere lo spazio necessario per provare e fare riprese etc. Senza contare che abbiamo anche la fortuna di vivere in un gran bel posto con delle persone meravigliose e innumerevoli animali attorno a noi!
Alberto: La co-housing Rio selva è la nostra casa adesso, siamo stati fortunati ad avere questa occasione. E’ un progetto di vita comunitaria che da molte soddisfazioni ma che ha i suoi impegni. Vivere assieme è bello, è l’alternativa all’individualismo e alla solitudine. Insieme si possono costruire molte più cose belle perché sono condivise. Certo che abbiamo sempre molte cose da fare adesso!

Avete girato e girate tuttora molto, anche all’estero. Il secondo sodalizio con i Black Heart Procession ha portato a un nuovo minitour (maggio 2010), dopo quello del 2006. Quali sono i vostri prossimi spostamenti?
Suoneremo nel sud Italia a luglio, poi il primo agosto al Magnolia di Milano e quindi ai Giardini Sospesi di Padova, il 21 agosto.

Discografia
Demoduff (Macaco, 2004)6,5
 La Lanterne Magique (Macaco, 2006)5
 Les 7 Vies Du Chat (Macaco, 2008)6
Super 8/Neera (Macaco, 2010)
6,5
Le Déserteur (Macaco, 2012)6,5
 Vers La Lune (Vaggimal, 2015)6
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