Hexvessel

Hexvessel

I druidi della psichedelia

intervista di Lorenzo Righetto
Come se già non bastasse il ribollente "No Holier Temple", disco che, quest'anno, ha proiettato gli Hexvessel sulla bocca di chiunque segua con un minimo interesse la non poi fertilissima scena neo-folk, conoscere anche solo per mail Khvost, ossia Mat McNerney, profugo dalla Cornovaglia in Finlandia, fa capire veramente che ci si trova davanti a un mistico, una persona che ha totalmente introiettato un'idea, una filosofia di vita.
Il paganesimo come rapporto con la natura, in opposizione all'umanesimo delle "nuove" religioni monoteiste; la musica come viaggio spirituale, di scoperta di sé. Una meta infrangibile, da raggiungere in mezzo alle tormente della musica contemporanea. Con una compagna speciale: la Svart.

Ciò che mi ha impressionato delle tue precedenti interviste è che hai trovato, in Finlandia, nuove fonti di ispirazione: un interesse per il paganesimo, su tutto, oltre che il fascino della natura del luogo, naturalmente. Esiste lì, davvero, una cultura permeata dalle religioni del passato? È qualcosa che propelle la scena neo-folk finlandese, come i Tenhi per esempio?
Lo stile di vita qui è più basato sulla connessione con la natura e la foresta – dall’industria della carta e delle foreste e le persone che ci vivono a quelle che raccoglie bacche e funghi in autunno.Ci sono addirittura delle parole della lingua che vengono dalla vecchia religione, come la parola “tuono”, ukkonen, che deriva dal dio del cielo, Ukko. Tutti celebrano il giorno di mezz’estate nella vecchia maniera nei loro cottage estivi al lago, nella natura.
Non saprei se questo sia un propellente della scena neo-folk finlandese, ma è qualcosa che ci ispira. Non è che esista una scena del genere vera e propria qui, o perlomeno nessuna che conosciamo o a cui siamo connessi. Non ho mai ascoltato niente dei Tenhi, quindi non posso rispondere per loro. Non sono per una musica nazionale, romantica, nè per la sua idea, perché, sebbene nutra un affetto speciale per la Finlandia, il rapporto con la natura e le credenze sono le stesse in tutta l’Europa settentrionale. È solo che l’uomo nel suo stato naturale rimarrà sempre vicino al mondo della natura. Tutti i nostri problemi iniziano quando cerchiamo di separarci da quest’ultimo.

Il contatto con questa nuova cultura ha formato la tua musica? Come?
Non è che sia proprio una cultura nuova – il modo di vivere è sempre stato parte di me e della cultura che apprezzo. Penso che sia nel nostro sangue, nella nostra ascendenza. Penso che andando in Finlandia, dove la natura è incontaminata e ci sono aree selvagge più vaste, più disabitate, fosse più facile indulgere in queste fascinazioni.
Siamo pagani, lo siamo sempre stati ed è ciò che dovremmo rimanere se vogliamo sostenerci. Qui sono più libero di fare il tipo di musica che faccio, le ha dato un significato, un proposito.Ha liberato la musica e l’ha lasciata aperta a tutte le influenze – la natura ci libera dal peggio del nostro spirito umano.

Hai dichiarato che “le canzoni sono state scritte specificamente per essere convogliate da un gruppo”, e in effetti “No Holier Temple” suona più coeso del tuo debutto “Dawnbearer”. Qual era il background dei tuoi musicisti? È stato difficile unirli al tuo? Che tocco hanno apportato alle tue canzoni?
Sono stati i primi musicisti coi quali ho lavorato che si avvicinassero alla musica con spirito davvero aperto, piuttosto che suonare esattamente ciò che avevo scritto o avendo la musica di qualcun altro in mente. Volevano solo improvvisare insieme, si concentravano sulla sensazione, sul convogliare qualcosa, piuttosto che copiare o suonare in un certo modo. Lasciavano la musica essere ciò che deve diventare. C’è una connessione spirituale con la musica, piuttosto che seguire le note. Alcuni musicisti imparano a suonare come altri musicisti, ma questi ragazzi vogliono essere solo sé stessi, senza ego. Questo è qualcosa di magico che puoi ancora trovare in Finlandia, gente senza le stronzate dell’ego che si trova nelle città europee più grandi. La gente, a Londra, sono troppo concentrate sulla cultura popolare e sull’essere qualcun altro. C’è troppa pressione sociale che ti spinge a comportarti in un certo modo.

Il background della mia band è la scena psichedelica di Tampere; alcuni vengono dai Dark Buddha Rising, che seguivo parecchio. Non si è trattato di unificare il nostro stile, sapevano ciò che volessi fare e sapevo cosa volessi da loro. Fu una cosa piuttosto intuitiva, non era un mettere tutto insieme, sapevamo istintivamente che avrebbe funzionato. Doveva essere così.

Come metteresti in relazione i vostri due dischi, da qualsiasi punto di vista?
Entrambi sono album folk, ma suonati da prospettive diverse. “Dawnbearer” è una visione interiore, che guarda da fuori a dentro. Riguarda una rivelazione personale, un risveglio. “No Holier Temple” è più obiettivo, uno sguardo dall’interno all’esterno. È più che altro una visione del mondo, la ricerca di un punto di vista comune, persone che si connettono nello stesso tipo di risveglio.

Ciò che ho trovato interessante di “No Holier Temple” è la varietà di influenze e di sfumature. Suona davvero come qualcosa che un amante del metal, un giovane hipster e un vecchio hippie potrebbero apprezzare allo stesso tempo – e lo intendo come complimento, naturalmente. Sembra come se David Tibet suonasse con gli Opeth e insieme facessero cover di folk psichedelico inglese degli anni 60. Allo stesso tempo, non trovi che sia un problema, a volte, non avere un pubblico specifico? Vi sentite parte di una scena?
Il punto di uscire dalla scena popolare attuale era proprio quello di crearne una nuova – questo è l’inizio di qualcosa. Lo sentiamo, e così le persone intorno a noi. Speriamo di essere parte di qualcosa di nuovo – di gente influenzata da generi diversi, che è di solito più aperta di mente nel fare musica. Ma molta di quella che esce è è influenzata più che altro dal suono dei 60/70 e non dal vero stile di vita, dalla cultura. Vogliono solo essere alla moda. Era importante, per noi, che includessimo anche l’aspetto sociale e filosofico – non solo ricreando un certo sound. L’umanità si stava attrezzando verso un modo di pensare che tornava agli anni 60, e a noi piacerebbe che tornasse, che risorgesse. Siamo parte di un nuovo movimento e ne siamo la punta. Si tratta di creare qualcosa di nuovo piuttosto che rimanere attaccati a cose più vecchie, e stiamo invitando altri a unirsi. Non siamo veramente avanguardia, ma piuttosto una reazione allo stato del mondo attuale. Sarebbe bello poter dare una voce, un significato alle persone, piuttosto che rappresentare una semplice curiosità. Ci sono troppe di quelle band in giro, le trovo facilmente deperibili.

hexvesselnewA questo proposito, come vi trovate con la Svart?
La Svart si impegna a pubblicare musica di qualità con qualità. Credono in ciò che fanno e gli importa, ascoltano e vorrebbero cambiare il modo in cui le etichette discografiche lavorano con le band – il che è molto importante, secondo me, di questi tempi. Si sentono un’estensione della band, il che è essenziale. L’etichetta si sente parte di ciò che facciamo e hanno la possibilità di interagire con ciò che facciamo. Quando parliamo di marketing, possiamo farlo in modo onesto, senza spingere o strizzare l’occhiolino alla gente perché comprino il nostro prodotto, ma davvero dicendo loro di che si tratta, ai nostri termini. La Svart è un’etichetta a cui la gente può credere.

Penso che un segno distintivo delle cose che piacciono alla comunità metal (Tom Waits, Wovenhand) sia una forte tendenza alla rappresentazione, il che talvolta porta le persone a vedere le band metal e quelle associate come un po’ finte e ridicole. Riconosci questo come un possibile pericolo nel fare la tua musica? Qual è il segreto, per voi, per suonare naturali, veri?
Per suonare vero, naturale devi essere vero e naturale. È importante che, qualsiasi cosa tu faccia, la faccia col cuore. Le grandi band metal, pur avendo testi semplicistici, generici o infantile, vincono sempre se ci mettono il cuore in ciò che fanno. Non penso che gli ascoltatori siano così stupidi da giudicare le band in modo così critico – ascoltano col cuore e alle persone piace ciò che le tocca. È importante fare le cose con onestà, l’intrattenimento puro è un’altra cosa. Un grande esempio sono gli Autopsy, che hanno testi ridicolmente splatter, al punto di essere infantili, ma lo fanno con tale sentimento da farlo risaltare sempre.

Si tratta di essere un parafulmine e un conduttore, devi solo canalizzare cosa è giusto per la musica. Siamo esseri fisici, per cui non possiamo fare molto di più, e il nostro suono è il nostro, si connette con altre persone se sono fatte fisicamente allo stesso modo o inclini ad ascoltare – a volte tocchi qualcosa e, come cantautore, sei costantemente in cerca di come fare le cose nel modo più onesto possibile. La cosa peggiore per me, come cantautore, sarebbe essere accusato di essere affettato o di dire cose irrilevanti.
Se fai le cose onestamente e con un cuore puro, allora credo che tu debba essere preparato al fatto che le persone lo possano trovare troppo, che ne rimangano respinti o nauseati. Alle persone non piace trovarsi davanti la verità e le loro emozioni, ma io cerco sempre una strada, nelle mie canzoni, di arrivare dove mi ero prefissato nel modo più semplice e diretto. Penso che “Imagine” di John Lennon sia l’esempio massimo di una canzone onesta, che va dritta al cuore, tanto che non potrò mai capire come mai chiunque non venga toccata da essa, tuttavia esistono persone che trovano la canzone… Immagino che il traguardo più grande per noi sia riuscire ad acquisire un pubblico nel quale molte delle persone che ci ascoltano non abbiano mai ascoltato niente del genere, riuscire ad aprire delle menti.

A proposito di rappresentazione, avete girato un buon numero di video per le canzoni di “No Holier Temple”, tutte che trattano di qualche tipo di rituale boschivo. Puoi dirci qualcosa dell’idea che c’è dietro ognuno di loro e della loro realizzazione? Quanto è importante la componente visuale nella tua musica?
Scrivo testi, quindi penso sempre visivamente – i testi sono già visuali. Veniamo dall’era visuale ed è così che funzionano le nostre menti, per cui è importante dare alle persone un qualche tipo di piattaforma dalla quale sognare. Mi piace davvero tutto l’aspetto dei video dei fan, che la gente faccia dei video di canzoni che apprezzano, è qualcosa a cui le band dovrebbero dedicarsi di più. È un aspetto così importante della cultura di una band che le persone le attribuiscano un certo immaginario, che la esplorino visivamente, associando qualcosa che amano con la musica che amano.
Penso che trattiamo i video offrendo un solo aspetto – come vediamo le canzoni – e vorremmo che diventasse un dialogo, nel quale le persone rispondono indicandoci a cosa pensano quando ascoltano le canzoni. Ero abituato a costruirmi nella testa i miei video personali, sarebbe interessante vederne il corrispettivo reale. Non penso che i video siano un modo per far interessare le persone alla tua musica, ho sempre sentito la musica degli Hexvessel come una colonna sonora. È bello che la gente la pensi allo stesso modo.

“Woods To Conjure” è stata ispirata direttamente da Dave Foreman e ciò che ha detto dell’andare nella foresta, delle nostre ragioni per farlo, se ci andiamo solo per rilassarsi, perché è pittoresca; lui ne parla come se fosse molto di più e noi volevamo mostrare, nei nostri video della foresta, una contemplazione della nostra relazione con essa. Siamo completamente connessi al nostro ambiente, a ciò che ci circonda, ma temo che le persone abbiano perso la comprensione di questa connessione. Speravamo che questo film avrebbe dato alla gente sentimenti contrastanti, in senso positivo.
“His Portal Tomb” non riguarda la natura in modo ovvio, ma lo fa nel senso di essere tutti parte intrinseca del nostro ambiente, poi per via di temi come morte e rinascita di esseri umani, poi perché parla di tutto il ciclo della vita terrestre. Volevo esplorare l’idea della morte e della vita aldilà di essa, cosa i nostri sogni e le storie dicono di essa e del suo vero significato. “Sacred Marriage” è una canzone scritta da un’artista di nome Carolyn Hiller, una delle prime musiciste ad aprirmi la mente al paganesimo. Nelle sue canzoni invoca gli dei della natura e io volevo esplorare non solo la canzone ma la storia di due giovani persone in un’avventura in una foresta, che hanno un risveglio spirituale venendo a conoscenza degli dei pagani. Volevo guardare all’interazione tra innocenza e risveglio spirituale, all’equilibrio di luce e oscurità e come queste due cose siano la stessa.

Come si traduce tutto questo nella vostra espressione live? Proiettate qualcosa?Vi piace interpretare anche fisicamente le canzoni?
Non mi piace la parola “rituale”, direi piuttosto “convogliare”, dato che, come nel nome “veicoli”, emanando delle lunghezze d’onda fuori da noi. Vorrei tanto che non fosse solo guardare una band ma che il pubblico venisse e danzasse e ne fosse parte. Dopo aver suonato black-metal per tanti anni mi ero davvero stancato dell’immaginario, non sento più di dovermi nascondere sotto un mantello o il trucco. Le esibizioni migliori, per me, sono i concerti illuminanti a cui ho assistito, nei quali me ne vado con qualche nuova conoscenza di me, o riesco a sognare di cose all’infuori di me, non cose di grande intrattenimento nelle quali paghi per essere intrattenuto. Si tratta molto più di trovare qualcosa dentro di noi e nel pubblico che di intrattenere.

Molta della vostra estetica e della vostra poetica si basa sulla spiritualità pagana e sulla sua religione. Mi ha incuriosito il personaggio che invitate ad adorare: Carl Sagan, se non mi sbaglio. Puoi parlarci un po’ di lui e del perché è così importante per te?
Sagan era un’icona del pensiero positivista riguardo all’umanità e alla scienza, era un pensatore “positivo” del futuro. Ammiravamo il modo in cui ci riempiva di meraviglia su temi che spesso possono essere orrendi, terrificanti, o semplicemente troppo difficili da capire. Penso che vediamo un’appartenenza comune in ciò che stiamo cercando di fare e ciò che cercava di fare Sagan. Molte band giocano con l’oscurità del paganesimo, oppure usano il mondo dell’occulto per dare una patina di stile alla loro musica alla moda.
Stiamo cercando davvero di aprire le menti a cosa il paganesimo significa davvero – ciò che Sagan e noi cerchiamo entrambi di dire è che ci sono etichette per cose che le persone non comprendono e sono spesso usate come maschere per nascondersi o impaurire le persone. Il vero paganesimo, come la vera scienza, non è una credenza, è una ricerca di conoscenza e della nostra connessione con l’universo.

La reverenza per la natura è certamente un punto centrale del paganesimo e, quindi, del neo-folk in generale. Vi riferite in particolare al famoso naturalista John Muir come fonte di ispirazione. Puoi dirci cosa vi interessa particolarmente del suo lavoro?
Era un uomo solo contro il mondo. Aveva degli obiettivi piuttosto diretti ed è riuscito a raggiungerli. Aveva una visione incredibile ed è pazzesco quanto dobbiamo ora, tutti, a un solo uomo. Muir ci prova che, se mantieni intatti i tuoi valori e ciò in cui credi, sei in grado di fare qualcosa di positivo, non solo per un decennio ma per molte generazioni a venire.

Sembra che ci siano poche informazioni sui vostri prossimi tour. Puoi svelarci qualcosa dei vostri piani?
Faremo un piccolo tour europe coi Sabbath Assembly, per cominciare, e durante il 2013 cercheremo di girare il più possibile! Grazie per l’intervista!
 
 
 
Discografia
 Dawnbearer (Svart, 2011)

7,5

No Holier Temple (Svart, 2012)

7,5

 Iron Marsh (Ep, Svart, 2013)

7

 When We Are Death (Century Media, 2016)

4

 

 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

I Am The Ritual 
(videoclip, da Dawnbearer, 2011)

Invocation Summoning
(videoclip, da Dawnbearer, 2011)

Woods To Conjure
(videoclip, da No Holier Temple, 2012)

Dues To The Dolmen
(videoclip, da No Holier Temple, 2012)

A Letter In Birch Bark
(videoclip, da No Holier Temple, 2012)

His Portal Tomb
(videoclip, da No Holier Temple, 2012)

 

 
Hexvessel su OndaRock
Recensioni

HEXVESSEL

When We Are Death

(2016 - Century Media)
Un inatteso ritorno depotenziato per la band psych-rock anglo-finlandese

HEXVESSEL

Iron Marsh

(2013 - Svart)
Un Ep fiabesco e diversificato per la band di Capitano Kvohst

HEXVESSEL

No Holier Temple

(2012 - Svart)
Processioni druidiche nel sophomore della band anglo-finnica

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.