H. Hawkline

H. Hawkline

L'importanza di essere gallese

intervista di Gianfranco Marmoro

Nei tuoi album le radici folk sembrano vicine a quelle di John Fahey, mentre gli elementi psichedelici sono più difficili da individuare. Quali sono i musicisti che hanno realmente influenzato il tuo approccio alla musica?
Ho ascoltato molto John Fahey nella mia tarda adolescenza e ancora lo faccio, “The Yellow Princess” è uno dei miei album preferiti e lo ascoltavo molto mentre realizzavo i primi due album. Sono un grande fan dei Beatles e dei loro album da solista. Paul McCartney in particolare: è difficile trovare canzoni brutte nei dischi dei Beatles (anche se so, che ce ne sono alcune), in tutti i loro lavori solisti alcune canzoni sono terribili, ma ci sono anche delle gemme. Penso che questo contrasto nei loro dischi da solista faccia spiccare ancor di più quelle più belle: una canzone di George come “Give Me Hope” si sarebbe persa in un album dei Beatles. Non penso inoltre che John avrebbe mai lasciato incidere a Paul “Monkberry Moon Delight”. Mi piace anche l'approccio di Bowie al lirismo, o quello dei Tronics alla casualità: registriamo e vediamo cosa succede (almeno questo è come suona). Ammiro anche musicisti come Gruff Rhys e Euros Childs, sembrano sempre avere un occhio al prossimo disco e sono in un costante stato di creatività.

Nelle trame apparentemente semplici di alcune tue canzoni, si nota una cura spesso maniacale del dettaglio, quasi come se tutto quello che realmente ti interessa fosse quello che sta intorno alla melodia delle tue canzoni.
La melodia è sicuramente la parte più importante per me, tende a essere quella che scrivo prima. Penso che tutto il resto dovrebbe servire per evidenziare la melodia quando necessario, e mi piace tagliare qualcosa nel mezzo, se sta diventando troppo noioso e squilibrato. Penso anche che semplificare la canzone sia il modo migliore per dar spazio ad aggiunte di melodie e rumori, per dare consistenza e profondità.

Spesso nei tuoi album è udibile qualche rumore che sembra catturato accidentalmente dal microfono: è una scelta ragionata o casuale?
Si tratta di una combinazione di entrambi, ad essere onesti. Quando io e Kris Jenkins abbiamo iniziato a incidere il primo album, abbiamo tenuto i microfoni accesi tutto il tempo per catturare eventuali errori o rumori che non erano intenzionali. Questo è qualcosa che ho ripetuto mentre completavo l'album con Stephen Black (Sweet Baboo). Molto spesso le parti di canzoni che mi piacciono di più sono gli errori.

La scelta di pubblicare vinili in edizioni limitatissime (150 copie) è dovuta alla realtà discografica moderna o è una scelta culturale ed elitaria?
È stata la scelta di un pragmatico. Quando ho pubblicato i primi due dischi nessuno aveva mai sentito parlare di H. Hawkline. Sembrava assurdo rilasciare 500 o più copie di qualcosa se non pensavo di poterli vendere tutti, 150 sembrava una cifra realizzabile. C’è voluto un anno per vendere ogni copia del primo Lp. Ricordo che all'epoca qualcuno mi ha accusato di essere elitario nel prendere questa decisione, anche se tutta la musica è comunque disponibile in digitale. Il solo pensiero di 450 album invenduti sotto il mio letto mi avrebbe portato alla depressione.


Come nasce la collaborazione con Cate Le Bon, quale suono volevi realizzare per “In The Pink Of Condition”?
Ho suonato la chitarra per Cate negli ultimi 3 o 4 anni e un po' anche in tutti i suoi dischi, nell'ultimo in particolare. Penso che sia una delle migliori in giro al momento, e chiederle di produrre era una bazzecola. Lei ha il talento di distruggere e ri-assemblare canzoni in un modo che né io né altri musicisti potremmo fare. Suona anche la chitarra come nessun altro e scrive i migliori riff: la punta delle sue 12 dita sono come il fosso di un oleoso avocado. Il suono del disco è tutto costruito intorno alla canzone “Everybody è In The Line”, volevo qualcosa di strisciante e, per mancanza di una parola migliore, groovy, che avesse il suono della sabbia tra le catene. Volevo che suonasse come quando correva Emil Zátopek.

Ritieni che Gruff Rhys abbia interpretato la tua musica nel modo giusto con la produzione di Black Domino Box o abbia travisato alcuni elementi del tuo approccio al pop psichedelico?
La produzione di Gruff su Black Box Domino era molto informale, mi ha aiutato molto con il suono della batteria e per gli arrangiamenti di alcune delle canzoni. Quando abbiamo registrato Black Domino Box e Ghouls eravamo stati in tour per molto tempo come una band, l'idea di quei dischi era quella di catturare il nostro suono dal vivo, con alcuni pezzi costruiti su misura. Penso che Gruff abbia le idee e la mentalità musicale giusta per far suonare bene qualsiasi cosa tu abbia in mente, ti guida in un modo completamente subliminale facendoti arrivare da solo alle sue stesse conclusioni.


Qualche critico ha citato i Felt come un possibile punto di riferimento, io trovo invece che il carattere visionario della tua musica sia più vicino a personaggi come Jonathan Richman o Ty Segall, in quali di questi musicisti trovi un po’ di te?
Ho sicuramente attraversato periodi diversi ascoltando molto Jonathan Richman e Kevin Ayers, ma il secondo in modo particolare: mi piacciono il registro in cui canta e anche le sue melodie. Entrambi possiedono un buon senso dell'umorismo.

Quanto è importante per te essere gallese, e quali sono le caratteristiche peculiari della tradizione pop-rock del tuo paese?
Mi sento molto fortunato a essere nato in Galles e per essere in grado di parlare gallese: tra tutti i luoghi e le lingue del mondo possibili, questo per me è come aver avuto un grande colpo di fortuna. È importante per me, nel senso che rappresenta chi sono, ma non ho alcun tatuaggio, sai? Penso che le band gallesi condividano un buon senso della melodia, nel complesso penso che siamo anche in grado di non prenderci troppo sul serio tutto il tempo.


Quali canzoni avresti voluto scrivere, e quale personaggio vorresti essere in un'altra vita?
In un'altra vita vorrei essere un contabile che gioca tennis da tavolo in modo semi-professionale durante i fine settimana, vorrei andare in Giappone una volta l'anno per partecipare a gare di cibarie, non vorrei mai vincere e sentirmi inadeguato come divoratore, per essere perseguitato psicologicamente dalla sconfitta ed essere infine spronato a essere il migliore contabile di tutto il Cardiganshire. Questo, oppure vorrei essere un falegname. Avrei voluto scrivere “Helpless” dei Cleaners From Venus e la Marsigliese.

Più che una domanda, una promessa. Ristamperai i primi due album per accontentare la richiesta del tuo pubblico, ora che finalmente la Heavenly ti ha aperto le porte del successo?
Ho parlato con Marco che gestisce la Shape Records, vedremo! Non sono ancora sicuro di quanto sia alta la domanda, a dire il vero! Forse potremmo pubblicarli entrambi in un doppio album in un'edizione di 300, se riusciamo a venderli tutti, chissà? Potremmo anche fare un cd. Sarebbe bello fare qualcosa con entrambi i dischi, ma non credo di avere una copia del mio primo album.

Ti piacerebbe suonare in Italia?
Naturalmente. Sono andato a Bologna molto tempo fa con Cate Le Bon, stava suonando a un concerto organizzato da un mio buon amico, Dr Kiro, l’Italiano più alto che sia mai stato in Galles. Penso che lo conosci. Penso che lo conoscano tutti, almeno lui diceva questo. Abbiamo mangiato il miglior cibo sia di mattina che di pomeriggio e di sera, e siamo andati in giro per la città. Mi piacerebbe suonare a Bari: puoi organizzarmi il mio tour di debutto per l’Italia?



Discografia
 A Cup Of Salt (Shape, 2010) 
 The Strange Uses Of Ox Gall (Shape, 2010) 
 Black Domino Box (Ep, Trash Aesthetics, 2012) 
 Ghouls (Ep, Trash Aesthetics, 2013) 
 Salt Gall Box Ghouls - An Anthology (Heavenly, 2014) 
In The Pink Of Condition (Heavenly, 2015)8
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video
 Black Domino Box (da Black Domino Box, 2012)                      
Ghouls (da Ghouls, 2013)   
Spooky Dog (da In The Pink Of Colour, 2015)
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