Hildur Guđnadóttir

Hildur Guđnadóttir

La regina delle nevi

intervista di Matteo Meda
Per quanto non risieda in Islanda da dieci anni, Hildur Guðnadóttir è forse il volto più noto della musica colta dell'isola. Cresciuta di pari passo con lo sviluppo di Kitchen Motors - l'associazione culturale tuttofare che ha costruito, mattone su mattone, l'evasione dai propri confini dell'Islanda musicale - la giovane violoncellista ha presto trovato un importante sponsor in quell'autentica istituzione vivente che è Jóhann Jóhannsson, da cui ha ereditato fra le altre cose il fervente eclettismo creativo. Così oggi Hildur riesce a condurre in parallelo una carriera solista improntata sulla sperimentazione elettroacustica, le tante performance offerte a gallerie e realtà legate all'arte contemporanea, le svariate collaborazioni in veste di strumentista con parecchie realtà connazionali e la partecipazione al disegno, sempre più collettivo, dei múm. In occasione dell'uscita di "Saman", suo terzo album pubblicato dalla blasonata Touch, abbiamo raggiunto, non senza difficoltà, l'impegnatissima compositrice via mail, per tracciare con lei uno schizzo a matita della sua poliedrica carriera artistica.

Una piccola curiosità per cominciare: un coraggioso avventore dei commenti via Facebook alle nostre recensioni ha tirato fuori tempo fa una perla nonsense, dicendo "Hildur è l'Islanda"... Non ho ben capito che intendesse, ma pare sia uno che vive lì e ne sappia. Tu che ne pensi?

Semplice: nessun uomo è un'isola!

Ricollegandoci a questo, che rapporto hai con la tua terra natale?
Amo molto l'Islanda e la sua gente, ma sono anche parecchio in disaccordo rispetto a come vanno le cose lì per molti versi. Non vivo in Islanda da una decina d'anni, e guardando come la nazione si è evoluta in questo lasso di tempo non credo che tornerò a viverci mai più.

In questi anni ho avuto spesso occasione di intervistare artisti islandesi e quando chiedevo loro cosa pensassero di quell'aura di magia che sembra circondare tutto quanto venga dall'isola, molti mi rispondevano che non era nulla di reale, ma al tempo stesso qualcosa su cui tutti i musicisti del posto hanno costruito gran parte della loro fortuna europea. Tu come la vedi?
Credo che tutti gli artisti islandesi si sentano porre ogni volta questa domanda in ogni santa intervista, e io personalmente non ho una risposta da dare. Non credo che noi ci si veda misteriosi o che altro, è solo un'immagine che si è creata al di fuori. Peraltro sarebbe assurdo che qualcuno veda sé stesso misterioso, perché ognuno di noi è perennemente con sé stesso! Capisco che dall'esterno possa sembrare strano sentire così tanta musica proveniente da una nazione così piccola, ma alla fin fine se ci fai caso si tratta spesso delle stesse persone che ruotano attorno a parecchie band!

Più in generale, cosa ne pensi di tutta questa musica islandese diffusasi in Europa?
Penso sia molto importante per noi musicisti trovare posto fuori dall'Islanda e ampliare il nostro seguito. Penso anche che viaggiare sia importantissimo e se lo facessimo tutti di più, capiremmo il mondo un po' meglio.

Parlando un po' del tuo ultimo lavoro, “Saman”, ho letto che si tratta di una ricerca sulla risonanza sonora. Puoi spiegarci un po' meglio i suoi presupposti?
La voce umana e il violoncello hanno un range di frequenza molto simile, e ho trovato affascinante l'idea di poterli mixare l'uno con l'altro, così che potessero davvero immergersi l'uno nell'altra come fossero una cosa sola.

L'interazione tra suono e voce ha sempre fatto parte della tua musica. Ma qui, sembra avere un ruolo decisamente centrale, sbaglio?
No, è vero. Nei miei ultimi due dischi la voce è decisamente predominante rispetto ai lavori precedenti. Credo di essere in un momento in cui ho una particolare urgenza di usare le parole, e questa potrebbe essere una ragione per ciò.

Il disco sembra per altro vertere su un mood piuttosto oscuro e oppressivo, forse per via del ricorso piuttosto diffuso a sequenze atonali. Si tratta di una conseguenza del concept di cui abbiamo parlato prima, o è parte di una scelta stilistica precisa?
Non ragiono mai in termini di "scelte stilistiche" quando compongo. Negli ultimi anni la mia musica ha assunto un carattere sempre più atonale, ma questo non perché io sia depressa o cosa. Anzi, sono piuttosto allegra il più delle volte!

Il titolo, tradotto, significa "insieme". Si tratta di un collegamento con l'idea dell'unisono voce-violoncello?
Sì, esatto. Ma il disco affronta anche altre tematiche come il ritorno a casa, e il trovarsi a casa guardandosi in faccia, trovando pace in sé stessi.

Ho trovato piuttosto difficile collegare la copertina - che sembra preannunciare un lavoro molto più orientato all'ambient music - con la natura sperimentale del disco. Cosa rappresenta questo artwork?
Dovresti chiederlo a Jon (Wozenkroft, artista e fotografo nonché boss di casa Touch, ndr) che ha scattato la foto. Io credo comunque che inquadri la natura del disco piuttosto bene, mostrando l'incontro-fusione di due diversi elementi - nel caso specifico, acqua e vegetazione - e come le linee che le dividano si distorcano dopo l'incontro. Nel mio caso il riferimento è ai due strumenti con cui ho lavorato al disco: è lì, quando la voce si ferma, che il violoncello prende il sopravvento.

Sembra che tu ti sia concentrata un po' di più sul versante più ostico della tua musica, e un po' meno su quello evocativo. "Without Sinking", per esempio, era forse un disco meno elaborato ma più emotivo, sentito. Sei d'accordo?
No, assolutamente no, è l'esatto contrario. "Saman" semmai è un disco più emotivo, per così dire, datoché tratta di esperienze molto personali attraverso i testi. "Without Sinking" era più libero, più aperto alla percezione. Ma francamente non credo sia troppo importante paragonarli, né produttivo: ogni mio lavoro esprime il mood in cui mi trovo quando lo realizzo, e non avrebbe senso svegliarsi la mattina e chiedersi se ci si sente in un certo modo perché ci si era sentiti in un altro modo dieci anni prima!

Che ruolo svolge il violoncello nella tua musica? Usi il violoncello per comporre?
Un ruolo enorme, essendo lo strumento che ho suonato per tutta la mia vita, e dunque un'influenza decisiva sulla mia percezione della musica, e sul mio modo di scrivere. A volte compongo usando il violoncello, sì, ma non sempre.

Dunque che altri strumenti usi?
Tutto ciò che mi viene in mano: arpa, piano, vibrafono, strumenti ad arco e ovviamente il laptop.

Due anni fa hai pubblicato quello che secondo me resta il tuo vertice discografico, "Leyfðu Ljósinu". Un disco curiosamente nato da una performance di quaranta minuti. Possiamo definirla composizione o era totalmente improvvisata?
No, era già piuttosto strutturato prima di registrarlo ed eseguirlo. Ci sono alcuni elementi improvvisati, ma non molti. Ho dovuto registrarlo tutto di fila, essendo in surround e avendo lo spazio circostante un'importanza siderale sul suono. Per questo non potevo apportare alcuna rifinitura in fase di missaggio, anche nel caso in cui avessi deformato la percezione spaziale. Alla fine ho dovuto arrivare a trenta tentativi prima di trovarne uno di cui fossi pienamente soddisfatta.

Tutti i tuoi dischi sono usciti su Touch. Come sei arrivata a lavorare con quest'etichetta e cosa pensi di loro?
Ho conosicuto Jon tramite il mio amico Jóhann Jóhannsson, che ha mandato loro un demo senza che io lo sapessi, facendo sì che Mike (Harding, co-fondatore di Touch e curatore musicale, ndr) mi contattasse in quanto interessato a pubblicarlo. Non era ancora il momento giusto, ma decidemmo che il mio lavoro successivo sarebbe uscito per Touch, e così fu per "Without Sinking" e per tutti i seguenti. Mi piace molto lavorare con loro, sono persone oneste e meravigliose. Mi fido completamente di loro e mi sento a casa, quindi non vedo ragioni per andare altrove. Ci sono un sacco di persone losche nel music business, e mi sono imposta come regola quella di non lavorare con persone che non conosca e di cui non mi fidi completamente.

E cosa mi dici della tua esperienza coi múm? Hai cominciato con loro come strumentista di supporto, come sei arrivata a entrare nella band a tempo pieno?
Ho suonato con tutti loro ben prima che si associassero e si chiamassero múm. Lavoro a tutt'oggi con loro, e poi sto lavorando con Örvar (Smárason, ndr) al progetto di una band tutta nostra. Credo che il mio legame artistico con loro proseguirà finché una delle due parti non smetterà di far musica.

Cosa pensi di aver portato loro e cosa loro hanno dato a te?
Suppongo di aver portato loro un po' di allegria, che si sente molto a partire da "Go Go Smear The Poison Ivy", il disco a partire dal quale ho iniziato a lavorare con loro. Avevano già scritto gran parte della musica, quindi non credo il mio arrivo abbia avuto a che fare con la cosa, non del tutto almeno. Ma il fatto di essere amici da sempre ha probabilmente fatto emergere in loro il lato scherzoso di ciascuno: è un continuo farsi scherzi e prendersi in giro quando siamo insieme! Loro a me hanno dato molto, talmente tanto che non saprei davvero come spiegarlo in una frase.

A cosa stai lavorando in questo periodo?
Ad un sacco di cose! Sto sviluppando un nuovo strumento musicale assieme all'amico Hans Jóhannsson, una sorta di violoncello elettroacustico. Sto iniziando anche a lavorare su una performance che dovrebbe assomigliare a un'opera breve, o a qualcosa del genere. Infine, sto registrando e lavorando ad alcune colonne sonore con Jóhann Jóhannsson. E poi tante altre cose, tanti abbozzi sparpagliati qua e là.
Discografia
 

HILDUR GUÐNADÓTTIR (CD & LP)

  
 Mount A (as Lost In Hildurness, 12 Tónar, 2006/as Hildur Guðnadóttir, Touch, 2010)
Without Sinking (Touch, 2009)
Leyfðu Ljósinu (Touch, 2012)
 Saman (Touch, 2014)
  
  
 COLLABORAZIONI (CD & LP)
  
 Good Sound (with Dirk Dresselhaus/Schneider TM as Mr. Schmuck's Farm, Oral, 2005)
In Transmediale (with Angel, Oral, 2006)
 Second Childhood (with BJ Nilsen & Stilluppsteypa, Queckslber, 2007)
 Nacre (with Charles Matthews, MP3, TouchRadio, 2009)
 Composition For Halldorophone#5 (with Halldór Úlfarsson, DVD, ltd, Fabrikken For Kunst Og Design, 2009)
Pan Tone (with Haushcka, Sonic Pieces, 2011)
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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Recensioni

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Without Sinking

(2009 - Touch)
Un’immersione nell’impalpabile densità delle nuvole, sulle note del violoncello dell’artista ..

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