Hookworms

Hookworms

Gli artigiani del trasformismo

intervista di Stefano Bartolotta
L'uscita del terzo album degli Hookworms è stata l'occasione propizia per parlare al telefono con il chitarrista EO. Le sue risposte raccontano bene gli intendimenti iniziali della band nel realizzare il disco e le vicissitudini che ne hanno ritardato il completamento, svelando la vocazione a una continua metamorfosi del progetto.

Voi usate solo le vostre iniziali per dire chi siete, quindi vorrei capire se ci sono state modifiche nella formazione per questo album. So che c’è stato il cambio del batterista dal primo album al secondo, quindi vorrei capire se siete le stesse cinque persone dal secondo album a questo.
Sì, siamo gli stessi, però io usavo le iniziali SS, che sono le mie vere iniziali, ma ora le ho cambiate in EO. Le ho sempre volute cambiare fin dall’inizio, odiavo davvero tanto quelle iniziali, sono contento di essere riuscito a cambiarle ora.

Avevo intervistato JN, il batterista, la volta scorsa, e mi aveva detto che le canzoni nascevano abitualmente da un grosso lavoro sul ritmo, quindi vorrei sapere se per questo disco avete lavorato nello stesso modo oppure con modalità differenti.
Abbiamo lavorato in modo molto simile, nonostante i due dischi suonino piuttosto diversi, abbiamo iniziato da loop elettronici che avevano una forte componente ritmica, per esempio “Ullswater” ha un loop ritmico molto pronunciato, quindi abbiamo costruito le canzoni attorno a tutto ciò, esattamente come avevamo fatto per “The Hum”.

A quale punto della realizzazione dell’album avete deciso di suonare in modo così diverso rispetto al passato?
L’avevamo deciso fin dal principio di avere suoni molto più elettronici, e il nostro bassista, MB, ha un progetto solista chiamato XAM Duo, fa molto del lavoro sui synth, negli ultimi due anni si è costruito l’equipaggiamento, pezzo per pezzo, quindi abbiamo iniziato a registrare il disco due anni fa. La canzone con cui abbiamo iniziato è quella che ora si chiama “Opener”, che è la traccia numero 5 dell’album, e abbiamo immediatamente iniziato a usare molti synth e a passare attraverso tanti cambiamenti, volevamo allontanarci dallo psych-rock ed essere diversi, assolutamente.

Penso che si senta che il suono è molto diverso, ma si sente anche che si tratta sempre degli Hookworms. Sei d’accordo? Volevate fare qualcosa che comunque la gente avrebbe ricollegato agli Hookworms?
Non lo so, in realtà, secondo me, si capisce da come suona che siamo sempre noi, quindi sì, sono d’accordo su questo, ed era una cosa che volevamo.

La realizzazione del disco è stata molto lunga per colpa dell’alluvione che ha colpito il vostro studio nel 2015, ma so anche, avendo amici nella scena musicale di Leeds, che il vostro leader MJ è anche un produttore molto richiesto e apprezzato, e che produce musica per molte altre band a Leeds.
Esatto, avevamo iniziato in estate, e a dicembre è avvenuta l’alluvione nello studio di MJ, e ci sono voluti sei mesi per risollevarsi, e poi la sua priorità non era certo di registrare il nostro disco, aveva bisogno di fare soldi, per cui abbiamo passato un anno intero a non lavorare sul disco. Abbiamo poi ricominciato nel 2017 e da lì ne abbiamo registrato la maggior parte. Per lui è stato davvero un brutto colpo, molto, molto brutto.

Hai detto che il vostro bassista ha un progetto solista e che MJ è anche un produttore. E gli altri tre membri della band?
Il batterista, JN, è in diverse altre band, c’è una formazione a Leeds che si chiama Cowtown e lui suona con loro, poi fa una cosa elettronica che si chiama Game Program, poi è in un duo chitarra e batteria che si chiama Nope, loro sono molto bravi, ma comunque penso che i Cowtown siano la sua cosa principale a parte noi. Anche io suono in altri progetti, mentre JW, che ha fatto l’artwork per i nostri primi due dischi, lavora nel design, e per lui è una cosa piuttosto importante.

Sapevo che l’artwork dei dischi precedenti era stato fatto da uno di voi, quello che hai detto ora significa che stavolta avete usato una persona diversa?
Sì, abbiamo usato una persona diversa stavolta, penso che JW stesso volesse usare qualcun altro, e in effetti è uno dei suoi studenti; siamo rimasti davvero colpiti dal suo lavoro, è stato davvero bravo.

C’è qualcosa di diverso nell’album anche a proposito della struttura di alcune tracce, perché non ci sono gli stacchi strumentali che avevate intitolato con numeri romani presenti nei dichi precedenti, però secondo me c’è ancora un grosso lavoro sulla tracklist e su come ogni canzone si collega alla successiva.
Assolutamente, è una cosa molto voluta. Penso che le tracce strumentali fossero state messe in “The Hum” appositamente per collegare tra loro le canzoni, ma quando abbiamo fatto questo album, abbiamo deciso di fare dei cambiamenti, e questo era uno, per cui non abbiamo inserito tracce strumentali, ma la sequenza delle canzoni è ancora molto importante. MJ studia tantissimo questo aspetto, quindi il modo in cui le canzoni funzionano insieme è molto voluto, lui ci tiene sempre molto a questa cosa, è sempre un suo obiettivo.

Immagino che, quando usciranno le recensioni, verranno usati tantissimi nomi diversi di altre band come influenze. Vi piace questa cosa o preferireste che chi scrive descrivesse com’è effettivamente il suono senza fare name dropping per far capire al lettore il contenuto dell’album?
Non mi dispiace affatto questa cosa, mi rendo conto che, per descrivere come suona la nostra musica, si debbano usare dei riferimenti, e penso che abbiamo apprezzato alcuni accostamenti che sono stati fatti in passato con altre band. Alcune volte le persone non colgono nel segno, ad esempio siamo stati accostati spesso agli Hawkwind e in realtà nessuno di noi li ha mai ascoltati. Ma penso che vada bene usare dei riferimenti per descrivere la nostra musica. Sto provando a pensare a gruppi a cui abbiamo pensato mentre facevamo questo disco...

Io penso che in alcune canzoni si senta il lato più rock dei Primal Scream, e ho anche pensato agli Stone Roses in alcuni momenti, mentre alcune armonie mi hanno fatto venire in mente i Beatles.
MJ ascolta abbastanza i Beatles, quindi su quella parte hai probabilmente ragione, però penso che la maggior parte della musica a cui pensiamo sia americana, sono certo che non siamo influenzati da nessuna parte del britpop, non abbiamo mai ascoltato gli Stone Roses, o gli Oasis, pensiamo a musica americana per la maggior parte del tempo.

Parlando dei vostri concerti, per prima cosa speriamo che veniate in Italia, ma, in generale, con tutti i cambiamenti che avete fatto in questo disco, cosa possiamo aspettarci dai vostri live?
Suoneranno molto simili alla nostra musica vecchia, suoniamo ancora molto forte, quindi, anche se la musica ha un suono pop per molti aspetti in questo album, pensiamo che i nostri concerti saranno ancora molto ruvidi. Abbiamo anche proiezioni ora mentre suoniamo, quindi crediamo che sarà un’esperienza piuttosto intensa, inoltre nei nostri dischi ci piace unire le canzoni, quindi faremo lo stesso quando suoneremo dal vivo.

(1/4/2018)

***

La libertà del do-it-yourself

Con l'occasione dell'uscita del secondo disco "The Hum", abbiamo raggiunto al telefono il nuovo batterista JN. La linea era molto disturbata ed è caduta diverse volte, però siamo comunque riusciti ad avere risposte interessanti, che mostrano come i cinque inglesi stiano sfruttando tutta la libertà concessa dall'avere la fortuna di poter fare tutto da soli per nutrire la propria creatività.

Ho letto nella presentazione di questo nuovo disco che il cambiamento di stile rispetto al debutto è dovuto principalmente al nuovo batterista, cioè a te. Ti chiedo quindi di dirci come sei entrato nella band e come hai sentito di dover mettere il tuo stile nel suonare la batteria al servizio della band stessa.
Il batterista originario aveva lasciato la band subito dopo aver registrato il primo disco. Loro comunque avevano in mente per il prosieguo della loro carriera un batterista che avesse uno stile punk-rock, che è il mio. Avevo conoscenze in comune con il gruppo e mi è stato chiesto di entrarne a far parte, e io all’inizio in realtà non ero così sicuro di poter mantenere il mio stile con loro, temevo che anche io avrei dovuto cambiare un po’. Invece mi sono reso conto presto che l’energia che ci metto era proprio quello che serviva alla band.

Ho l’impressione che le canzoni del gruppo nascano quasi spontaneamente nel momento in cui suonate tutti insieme in sala prove, che non ci sia un classico songwriting.
Noi impieghiamo un sacco di tempo a lavorare sulle parti ritmiche, poi da lì effettivamente il resto delle canzoni nascono tramite jam session. Ci possiamo permettere di impiegare molto tempo a costruire le canzoni suonando tutti insieme perché abbiamo un nostro studio. Nello studio registrano anche altre band, come ad esempio i Joanna Gruesome, però visto che è nostro, per noi starci tanto tempo non significa dover spendere dei soldi e abbiamo quindi la libertà mentale di poter sempre cercare nuove idee senza fretta, e lo stesso vale nel caso in cui vogliamo cambiare qualcosa che abbiamo già fatto, possiamo permetterci con la massima libertà di costruire e modificare.

Secondo me, il maggior miglioramento di questo disco rispetto al debutto è nelle parti tranquille. Qui, infatti, c’è un suono molto più dettagliato e dinamico, grazie soprattutto alle linee di tastiera, mentre nel primo disco quei momenti secondo me erano un po’ troppo statici, dato che si appoggiavano unicamente a un suono e all’atmosfera che creava. Se sei d’accordo con me, ti chiedo di dirmi qualcosa in più su queste parti.
Sì sono d’accordissimo, trovo che gli interlude, così noi chiamiamo queste parti di cui parli, siano molto più dinamici rispetto al debutto. Secondo me la cosa è avvenuta naturalmente, non siamo stati molto a pensarci, semplicemente ora la band suona insieme da più tempo e ha anche una strumentazione molto più ampia rispetto a prima, quindi questo miglioramento è venuto naturale.

I testi quando arrivano nelle canzoni? Immagino siano l’ultima cosa che viene aggiunta, quando la parte musicale è finita del tutto.
La parte vocale rappresenta una vera e propria seconda fase nel nostro processo di realizzazione e di registrazione delle canzoni. Il nostro cantante si fa un’idea dei testi mentre la canzone viene costruita, ma non tira fuori niente prima che tutto il resto sia completamente pronto. In ogni caso, anche il fatto che lui li sta elaborando durante le creazione della canzone non influenza in nessun modo la strada che la canzone stessa prende mentre la stiamo costruendo. Quando tutto è pronto, lui arriva e ci presenta il testo che ha scritto.

Nella nostra recensione del primo disco, il collega, oltre ad averne parlato in termini positivi, ha anche posto l’accento sulla parte grafica, dicendo che quasi quasi l’avrebbe comprato solo per la copertina. C’è effettivamente attenzione all’aspetto grafico da parte vostra o in realtà non lo ritenete così importante?
No no, per noi è super-importante. Già mentre stiamo creando le canzoni lavoriamo in parallelo alla grafica. Il nostro chitarrista è un grafico molto dotato e lavora all’artwork di molti altri dischi, oltre a quelli dei nostri. Siamo molto fortunati nell’avere una persona così brava da questo punto di vista all’interno della band.

Per quanto riguarda i vostri live, ho avuto la fortuna di vedervi all’End Of The Road festival lo scorso settembre. In realtà ho visto solo metà concerto perché suonavate in contemporanea con gli Horrors e ho deciso di fare metà e metà, ed entrambi avete fatto ottimi set secondo me. Ho avuto l’impressione che comunque sul palco poniate maggiormente l’accento sulle parti più potenti piuttosto che sugli interlude. Sei d’accordo?
Sì, sono d’accordo, dal vivo vogliamo avvicinarci un po’ di più all’idea di punk-rock rispetto ai dischi. Noi ci divertiamo molto a fare gli interlude in studio, però ci rendiamo anche conto che dal vivo dobbiamo accorciarli. Purtroppo devo dirti che all’End Of The Road la gente è stata un po’ troppo tranquilla, di solito c’è molta più energia da parte del pubblico durante i nostri concerti.

Forse perché, trattandosi di un festival, non c’erano solo vostri fan a vedervi ma soprattutto gente magari solo curiosa di ascoltarvi, e poi lì i volumi non possono essere troppo alti, dato che i palchi non sono distantissimi tra loro.
Sì, hai ragione, però non siamo comunque abituati a un pubblico così calmo come è stato lì, noi vogliamo dare energia e tensione per tutto il tempo. Noi comunque anche dal punto di vista dei live non abbiamo paura di cambiare qualcosa, se ci rendiamo conto che non ha funzionato particolarmente.

Ho visto che c’è una data di lancio del disco a Leeds il 15 novembre, poi immagino che girerete la Gran Bretagna. Sai già se sono previste anche date europee e magari italiane?
Ancora non lo so, quello che so è che ci abbiamo messo tanto lavoro nel fare questo disco e quindi ora abbiamo tanta voglia di andare in giro a suonare il più possibile.

Discografia
 Pearl Mystic (Gringo/Goodfellas, 2013)
The Hum (Domino Publishing/Weird World, 2014)7,5
Microshift (Domino, 2018)7,5
pietra miliare di OndaRock
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