Hookworms

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La libertÓ del do-it-yourself

intervista di Stefano Bartolotta
Con l'occasione dell'uscita del secondo disco "The Hum", abbiamo raggiunto al telefono il nuovo batterista JN. La linea era molto disturbata ed è caduta diverse volte, però siamo comunque riusciti ad avere risposte interessanti, che mostrano come i cinque inglesi stiano sfruttando tutta la libertà concessa dall'avere la fortuna di poter fare tutto da soli per nutrire la propria creatività.

Ho letto nella presentazione di questo nuovo disco che il cambiamento di stile rispetto al debutto è dovuto principalmente al nuovo batterista, cioè a te. Ti chiedo quindi di dirci come sei entrato nella band e come hai sentito di dover mettere il tuo stile nel suonare la batteria al servizio della band stessa.
Il batterista originario aveva lasciato la band subito dopo aver registrato il primo disco. Loro comunque avevano in mente per il prosieguo della loro carriera un batterista che avesse uno stile punk-rock, che è il mio. Avevo conoscenze in comune con il gruppo e mi è stato chiesto di entrarne a far parte, e io all’inizio in realtà non ero così sicuro di poter mantenere il mio stile con loro, temevo che anche io avrei dovuto cambiare un po’. Invece mi sono reso conto presto che l’energia che ci metto era proprio quello che serviva alla band.

Ho l’impressione che le canzoni del gruppo nascano quasi spontaneamente nel momento in cui suonate tutti insieme in sala prove, che non ci sia un classico songwriting.
Noi impieghiamo un sacco di tempo a lavorare sulle parti ritmiche, poi da lì effettivamente il resto delle canzoni nascono tramite jam session. Ci possiamo permettere di impiegare molto tempo a costruire le canzoni suonando tutti insieme perché abbiamo un nostro studio. Nello studio registrano anche altre band, come ad esempio i Joanna Gruesome, però visto che è nostro, per noi starci tanto tempo non significa dover spendere dei soldi e abbiamo quindi la libertà mentale di poter sempre cercare nuove idee senza fretta, e lo stesso vale nel caso in cui vogliamo cambiare qualcosa che abbiamo già fatto, possiamo permetterci con la massima libertà di costruire e modificare.

Secondo me, il maggior miglioramento di questo disco rispetto al debutto è nelle parti tranquille. Qui, infatti, c’è un suono molto più dettagliato e dinamico, grazie soprattutto alle linee di tastiera, mentre nel primo disco quei momenti secondo me erano un po’ troppo statici, dato che si appoggiavano unicamente a un suono e all’atmosfera che creava. Se sei d’accordo con me, ti chiedo di dirmi qualcosa in più su queste parti.
Sì sono d’accordissimo, trovo che gli interlude, così noi chiamiamo queste parti di cui parli, siano molto più dinamici rispetto al debutto. Secondo me la cosa è avvenuta naturalmente, non siamo stati molto a pensarci, semplicemente ora la band suona insieme da più tempo e ha anche una strumentazione molto più ampia rispetto a prima, quindi questo miglioramento è venuto naturale.

I testi quando arrivano nelle canzoni? Immagino siano l’ultima cosa che viene aggiunta, quando la parte musicale è finita del tutto.
La parte vocale rappresenta una vera e propria seconda fase nel nostro processo di realizzazione e di registrazione delle canzoni. Il nostro cantante si fa un’idea dei testi mentre la canzone viene costruita, ma non tira fuori niente prima che tutto il resto sia completamente pronto. In ogni caso, anche il fatto che lui li sta elaborando durante le creazione della canzone non influenza in nessun modo la strada che la canzone stessa prende mentre la stiamo costruendo. Quando tutto è pronto, lui arriva e ci presenta il testo che ha scritto.

Nella nostra recensione del primo disco, il collega, oltre ad averne parlato in termini positivi, ha anche posto l’accento sulla parte grafica, dicendo che quasi quasi l’avrebbe comprato solo per la copertina. C’è effettivamente attenzione all’aspetto grafico da parte vostra o in realtà non lo ritenete così importante?
No no, per noi è super-importante. Già mentre stiamo creando le canzoni lavoriamo in parallelo alla grafica. Il nostro chitarrista è un grafico molto dotato e lavora all’artwork di molti altri dischi, oltre a quelli dei nostri. Siamo molto fortunati nell’avere una persona così brava da questo punto di vista all’interno della band.

Per quanto riguarda i vostri live, ho avuto la fortuna di vedervi all’End Of The Road festival lo scorso settembre. In realtà ho visto solo metà concerto perché suonavate in contemporanea con gli Horrors e ho deciso di fare metà e metà, ed entrambi avete fatto ottimi set secondo me. Ho avuto l’impressione che comunque sul palco poniate maggiormente l’accento sulle parti più potenti piuttosto che sugli interlude. Sei d’accordo?
Sì, sono d’accordo, dal vivo vogliamo avvicinarci un po’ di più all’idea di punk-rock rispetto ai dischi. Noi ci divertiamo molto a fare gli interlude in studio, però ci rendiamo anche conto che dal vivo dobbiamo accorciarli. Purtroppo devo dirti che all’End Of The Road la gente è stata un po’ troppo tranquilla, di solito c’è molta più energia da parte del pubblico durante i nostri concerti.

Forse perché, trattandosi di un festival, non c’erano solo vostri fan a vedervi ma soprattutto gente magari solo curiosa di ascoltarvi, e poi lì i volumi non possono essere troppo alti, dato che i palchi non sono distantissimi tra loro.
Sì, hai ragione, però non siamo comunque abituati a un pubblico così calmo come è stato lì, noi vogliamo dare energia e tensione per tutto il tempo. Noi comunque anche dal punto di vista dei live non abbiamo paura di cambiare qualcosa, se ci rendiamo conto che non ha funzionato particolarmente.

Ho visto che c’è una data di lancio del disco a Leeds il 15 novembre, poi immagino che girerete la Gran Bretagna. Sai già se sono previste anche date europee e magari italiane?
Ancora non lo so, quello che so è che ci abbiamo messo tanto lavoro nel fare questo disco e quindi ora abbiamo tanta voglia di andare in giro a suonare il più possibile.

Discografia
 Pearl Mystic (2013, Gringo/Goodfellas)
 The Hum (2014, Domino Publishing/Weird World)7,5 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

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Recensioni

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