James Blackshaw

James Blackshaw

Fingerpicking per estasi sognanti

intervista di Antonio Ciarletta

In pochi dischi, il giovane musicista inglese ha già raggiunto il vertice dell'attuale scena fingerpicking. Lo abbiamo intervistato in esclusiva, in occasione dell'uscita del suo sesto disco da solista, "The Cloud Of Unknowing".

Mi parli dei tuoi inizi? Quando (e perché) hai iniziato a suonare questo genere di musica?
Forse l'evento scatenante è stato "The Dance Of Death And Other Plantation Favorites" di John Fahey, fattomi ascoltare da un amico all'età di 16 o 17 anni circa. All'epoca suonavo in un paio di band, e ne rimasi davvero affascinato. Ho anche assistito a una sua esibizione, con Derek Bailey a supporto, al Queen Elizabeth Hall di Londra nel 1999, e ne rimasi stregato, dato che avevo avuto modo di ascoltare solo i suoi primi lavori. Me ne innamorai. Nel 2002 mi sono ritrovato senza band, così un giorno, da solo, ho riascoltato i pochi lavori di Fahey in mio possesso. Mi piaceva quel suono grezzo e l'idea che così tanto poteva essere tirato fuori da una chitarra senza l'accompagnamento di altri strumenti. Tutto ciò aveva senso per me, e così ho iniziato a suonare la chitarra acustica, facendo uso di accordature aperte e concentrandomi sul "fingerpicking", in uno stile che sto sviluppando sin da allora. Ho trovato questa situazione davvero gratificante: poter costruire da solo pezzi completi, anche se scarni, minimali e con poco altro a supporto.
Ho cominciato a suonare la 12 corde solo pochi mesi dopo aver iniziato con la 6 corde. La prima volta che ho avuto occasione di prenderne in mano una, mi è sembrato tutto così naturale, e sapevo che si sarebbe adattata perfettamente al tipo di composizioni che avevo in mente di scrivere. Lo strumento sembra quasi che suoni da solo. Gli overtones e gli armonici che produce guidano il mio modo di suonare, non il contrario. Volevo fosse davvero così, volevo concentrarmi sulla tecnica della mano destra molto più di quanto faccia la maggior parte dei chitarristi e usare accordature aperte, come se invece stessi suonando un pianoforte a coda in una sala immensa o in una chiesa. Poi ho iniziato ad avvicinarmi alla musica indiana, ai compositori di drone-music e ai minimalisti, che mi hanno influenzato molto.

Sei inglese. Pensi esista una differente sensibilità nel suonare questo genere di musica tra inglesi e americani?
Penso che essere inglese possa forse significare essere meno interessati o, per meglio dire, essere non direttamente influenzati dalla musica folk americana, dal blues, dal country etc. rispetto ai chitarristi americani. Apprezzo quel genere di musica, ma penso di non essermici mai sentito in totale simbiosi. In effetti, i compositori europei hanno avuto un'influenza molto maggiore su di me e, da ancora più, la musica asiatica e mediorientale, per fare un esempio.

Che mi dici del pre-war folk blues? Pensi che nella tua musica ci sia comunque una componente blues?
Haha... come ti dicevo sopra penso di no. Personalmente non traggo molta ispirazione dal blues, anche se questo non significa che non mi piaccia del tutto. Mississippi John Hurt è probabilmente il mio artista preferito.

Che cosa mi puoi dire della nuova fingerpicking era? Di artisti come Basho-Junghans, Harris Newman, Glenn Jones, Jack Rose? C'è qualcuno di loro con cui senti di avere maggiori affinità dal punto di vista stilistico?
Rispetto tantissimo gli artisti che hai appena menzionato. In effetti, conosco Jack e soprattutto Glenn molto bene. Sono brave persone. Per come la vedo io, quasi certamente ci siamo appassionati alla solo-guitar dopo aver ascoltato gli stessi dischi, specialmente quelli della Takoma, di Robbie Basho e John Fahey in modo particolare. Penso comunque che tutti noi stiamo provando a sviluppare uno stile personale. Forse vedo maggiori somiglianze tra la mia tecnica e quella di Steffan Basho-Junghans. Credo sia un grande. Ma, ripeto, penso anche che siamo alquanto diversi e questo volerci a tutti i costi associare non è sempre giustificato - per esempio, puoi comparare la musica da pianoforte di Charlemagne Palestine ai piano-rags, non so, di Scott Joplin, solo perché entrambi suonano lo stesso strumento senza accompagnamento?

D'accordo, John Fahey, Robbie Basho, Charlemagne Palestine, Arvo Part, Krzysztof Penderecki, ma nella tua musica c'è una sorta di religiosità ascetica, sullo stile della musica classica Hindustani e di artisti come Ali Akbar Khan, Pandit Pran Nath etc. Ti piace quel genere di musica?
Sì, e mi ha influenzato molto quando ho iniziato a registrare, specialmente la musica Carnatica dell'India meridionale - la Veena music è una delle mie preferite – ma in misura molto minore in questo periodo. Suonare i raga comporta una disciplina davvero rigorosa, non ho idea di come suonarne uno, senza considerare le centinaia esistenti. Quindi l'idea di essere un "chitarrista raga", come ho sentito dire da alcuni, è davvero ridicola. Penso che queste influenze si manifestino in modo astratto nella mia musica. Di recente, ho tratto ispirazione molto più da compositori europei, ma l'amore per la musica asiatica in generale - non solo indiana, ma anche la musica guzheng cinese, la musica di corte giapponese e coreana, i gamelan indonesiani etc. - avranno quasi certamente sempre una grande influenza sul mio approccio alla composizione.

Credi che la tua sia musica psichedelica?
Credo che la psichedelia sia legata a una certa scuola e a una particolare era musicale, e anche se ascolto e amo molto psych 60 e 70, non penso che la mia musica sia particolarmente retrò o nostalgica. Non posso negare gli effetti estetici che quel tipo di musica ha avuto su di me, ma in questo momento penso di dirigermi verso nuove direzioni. La psichedelia implica anche essere sotto l'effetto costante di allucinogeni mentre suono o imploro gli ascoltatori di apprezzare la mia musica (ndr, scrive proprio così: …"or I implore the listener to in order to appreciate my music"). E questo non è il mio caso! Preferirei descrivere la mia musica come "estatica" – stati mentali indotti artificialmente ed estasi sognanti indotte naturalmente non dovrebbero essere confusi!

Che differenza c'è tra suonare una 6 e una 12 corde. Perché preferisci la dodici corde?
Quando per la prima volta ho avuto l'occasione di suonare una 12 corde, mi è sembrato molto naturale e sapevo che si sarebbe adattata perfettamente al tipo di composizioni che volevo scrivere - lo strumento suona quasi da solo… (e ripete quanto detto alla fine della prima domanda, ndr)

Che ruolo gioca l'improvvisazione nel tuo modo di fare musica?
Direi che il 99% della mia musica è composta per cui molto poco è lasciato all'improvvisazione, sebbene inizialmente è da lì che molto di ciò che scrivo inizia a prendere forma. Non penso di essere un fanatico dell'improvvisazione e anche la maggior parte della musica che amo ascoltare tende a essere frutto di composizione. Direi che prima di registrare un pezzo, la struttura può essere abbastanza aperta a differenti interpretazioni - per ciò che concerne il tempo, le ripetizioni e qualche volta la melodia - ma una volta registrato, le cose tendono a non subire variazioni. È importante per me fare affidamento su strutture ben precise, il fatto che io possa poi decidere di cambiarle in un qualsiasi momento è secondario.

Parliamo del tuo nuovo album "The Cloud Of Unknowing", perché questo titolo?
È un riferimento letterario a "The Cloud Of Unknowing", un testo mistico cristiano del XIV secolo, inteso come una sorta di "chiave" della musica stessa. Voglio che la gente scelga il significato che sente più affine a sé, e tratta del conflitto tra fisico e metafisico, della continua ricerca che la gente fa di qualcosa di trascendentale o completamente inesplicabile, allo scopo di dare un senso al caos e alla bellezza di cui sono fatte le nostre vite.

Mi sembra che "The Cloud Of Unknowing" sia più ottimista e allegro di "O True Believer".
Davvero? Penso di non aver mai cominciato a lavorare a un album con l'intenzione di farlo allegro o triste, o dai toni cupi o leggeri. Ma, a dire il vero, ho avuto un'impressione opposta alla tua riguardo "The Cloud Of Unknowing". Riascoltandolo ora, suona come "disturbato", sebbene non necessariamente in senso negativo. Non so. Non ricordo di essere mai stato molto felice nella mia vita privata durante la realizzazione di un album - credo sia più una questione di interpretazione personale! Penso che sentimenti come gioia e malinconia siano comunque sempre molto interrelati, non puoi avere l'uno senza l'altro e qualche volta provi entrambi i sentimenti insieme. È una sorta di strana area grigia.

Mi pare che la terza traccia, "Clouds Collapse", sia molto desertica e bluesy se vuoi, visionaria ecco.
In effetti, quello è stato un esperimento in studio, un'improvvisazione che sentivo potesse funzionare all'interno del contesto dell'album. Ho completamente scordato la mia chitarra e ho usato un microfono a contatto, e alcuni pedali. Il suono, simile a quello di un'arpa, che si ascolta sopra è di una specie di strumento europeo chiamato clavicembalo, ma accordato in una scala che ho sentito precedentemente nella musica dell'isola di Okinawa, in Giappone e a Java. Volevo che suonasse come qualche strana, desolata orchestra gamelan, qualcosa d'inquietante, un piccolo caos in mezzo alla bellezza.

In "Stained Glass Window" si sentono arrangiamenti di violini e suoni orchestrali. Potrebbe la tua musica evolvere in questa direzione?
Sì, penso che potrebbe… vedremo!

Com'è cambiata la tua musica da "Celeste" a "The Cloud Of Unknowing"?
Penso di aver trovato un stile personale, e di sentirmi molto più a mio agio con lo strumento. Adesso ho una visione musicale molto definita, sebbene questo non sia di per sé positivo o negativo. È difficile essere obiettivi, a dire la verita!

Quali sono i tuoi album preferiti e cosa stai ascoltando in questo periodo?
Michael Gordon - "Decasia OST", Toshi Ichiyanagi - "Opera From The Works of Tadanori Yokoo", Jozef van Wissem - "A Rose By Any Other Name", Morio Agata - "Otome no Roman"... E ne avrei molti altri da menzionare!

(05/07/2007)

Discografia
Celeste (Celebrate Psi Phenomenon/ Barl Fire Recordings, 2004)

7,5

 Lost Prayers & Motionless Dances (Digitalis Industries, 2004)

7

 Davenport/ James Blackshaw (split cd-r, Static Records, 2005)

6,5

 Sunshrine (Digitalis Industries / Bo'Weavil Recordings, 2005)

6

O True Believers (Important / Bo'Weavil Recordings, 2006)

8

 Waking Into Sleep: Goteburg (live, Kning Disk Live, 2006) 
 The Cloud Of Unknowing (Tompkins Square, 2007)

7

 Litany Of Echoes (Tompkins Square, 2008)

6,5

 The Glass Bead Game (Young God, 2009)

7

 All Is Falling (Young God, 2010) 6,5
 Love Is The Plan, The Plan Is Death (Important, 2012)

6

 Fantômas: Le Faux Magistrat (Tompkins Square, 2014)

4,5

 Summoning Suns (Important, 2015)

7

pietra miliare di OndaRock
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