OndaRock

Jonathan Wilson

Jonathan Wilson

Il suono del canyon

intervista di Lorenzo Righetto

Chi avrebbe mai detto che Laurel Canyon, uno di quei posti in cui il fascino bohemiènne è stato soppiantato da piani di investimento immobiliare, potesse tornare a essere un punto di riferimento per la musica americana indipendente? Certo è presto per dirlo, ma se c'è un artista che può rinverdire i fasti di Love, Buffalo Springfield e che ha consumato i dischi di Joni Mitchell (tra i quali l'emblematico "Ladies Of The Canyon") e di Graham Nash, questi è Jonathan Wilson. Produttore e musicista prima ancora che cantautore, Wilson può essere considerato uno degli ultimi (?) grandi appassionati del suono, fortemente radicato nella grande tradizione americana. Si è lanciato da poco, con "Gentle Spirit", nell'avventura solista, ma già la scena non pare più la stessa.


Come presentazione di te stesso, ci puoi parlare un po' dei Muscadine, la tua prima band?
I Muscadine hanno rappresentato un periodo speciale per me. Era una band groovy, e quello fu un tempo davvero istruttivo. Dai primi dischi, che furono le mie prime produzioni in studi professionali veri e propri, alla baraonda della major, rimborsi spesa, cene costose, storie di rock and roll... Fu l'inizio. Le canzoni erano buone, fra l'altro...

Entrambi i tuoi dischi sono usciti qualche anno dopo la loro registrazione, addirittura... Solo una coincidenza, o hai una ragione specifica per questo fatto? Sei selettivo nel firmare per un'etichetta?
Sono molto, molto selettivo nel firmare contratti con le etichette. È una brutta faccenda, se non la sbrighi come si deve. Infatti ho rifiutato quattro o cinque offerte per "Gentle Spirit", alcune di queste da delle major, offerte che sapevo sarebbero state disastrose per il disco. Trovare la Bella Union è stata una benedizione, è la migliore etichetta del pianeta...

jonathanwilson_vHai detto anche, riguardo all'ultima traccia sul disco, "Valley Of The Silver Moon": "È un pezzo sul mondo musicale moderno, che non comprende quanto ho da offrire come artista, e sulla lotta che questo ha creato". Cosa intendi con questo?
Beh, ho sempre registrato parecchi dischi e canzoni, cose che sapevo avrebbero trovato un'orbita nell'universo un giorno, a un certo punto, non sapevo bene quando. Ci sono stati momenti difficili, molte lune più buie di quella che ora brilla.

Penso, in ogni caso, che "Gentle Spirit" sarebbe potuto uscire nel 2011, nel 1998 o nel 1976 e comunque avere un impatto sulla scena musicale. Semplicemente perchè, a mio parere, è uno di quei dischi che quadrano nell'inflazionata espressione "instant classic". È il tuo obiettivo quando ripensi alla tua musica, a quello che fai?
Di sicuro scelgo sempre linee classiche, colori classici. Cerco di prendere decisioni che portino la musica un passo avanti pur mantenendo le tradizioni che tengo in maggior considerazione.

Chi sono, a tuo parere, i giovani artisti che possono essere considerati "classici" nella scena attuale?
Bonnie Prince Billy, Vetiver, Fleet Foxes, Benji Hughes, Dawes.

"Gentle Spirit" è il tuo passo definitivo verso una carriera solista, o continuerai con la produzione di materiale di altri artisti e, più generale, con le tue collaborazioni?
Si tratta senza dubbio del mio passo definitivo verso una carriera solista. Il mio lavoro di produttore dovrà defilarsi rispetto a questa era di esibizioni, di viaggio per me. Ho fatto diversi dischi schiena contro schiena in studio, mi sto prendendo un attimo di respiro da quell'esperienza per un minuto...

Molti musicisti e amici hanno collaborato alla produzione di "Gentle Spirit", nonostante sia tu di solito a scrivere ed eseguire tutte le parti strumentali. Sono venuti a suonare quello che avevi in mente e basta o ti hanno aiutato a dare forma alle canzoni?
Diversi pezzi hanno portato espressioni diverse. Ognuno ha contribuito con parti individuali magnifiche, tanto che la personalità abbonda per tutto il disco. Sul resto ho sgobbato in silenzio per qualche anno.

Trovi che questa tua ampia conoscenza musicale e strumentale sia uno stimolo o una limitazione alla tua musica, alla sua composizione?
Non potrei mai sentirla come una limitazione, ho così tante idee in testa sulle quali aspetto di lavorare, abbastanza per una vita intera di sicuro... Il fatto che suoni diversi strumenti certamente impronta e definisce il mio sound e i miei dischi.

Ti sei riferito, come specifico obiettivo nella produzione di "Gentle Spirit", al "suono del canyon", dato che stavi registrando il disco nel mitico Laurel Canyon. Puoi spiegare l'espressione a un ascoltatore italiano, o europeo in generale?
Il canyon è un certo modo di sentire. Anche se sei a un miglio o poco più da Los Angeles o dalla Sunset Strip, ti trovi in un bozzolo naturale di libertà e l'energia creativa è davvero attiva. È un posto unico, pieno di profumi, sebbene oggi sia costruito e molto costoso. C'è una nuova razza di piazzisti per ricchi proprietari, un continuo innalzamento del valore delle proprietà, a causa del passato rock and roll del canyon. È molto difficile per un artista viverci, punto, gli affitti sono fuori dalla realtà. Se sei furbo, però, potresti trovare il tuo perfetto, piccolo bungalow all'ombra di un eucalipto.

jonathanwilson_viParli del concetto di "Gentle Spirit" con le seguenti parole: "L'album tratta del trovare un po' di tempo per, sai, dare all'umanità qualche tipo di colonna sonora rivestita di reverenza". È una cosa piuttosto rara nell'ambienta cantautorale odierno, nel quale tutti tentano di sfruttare i sentimenti più introspettivi , cercando di comprimere il mondo in una stanza. Il tuo disco ha, invece, una certa attitudine spirituale lennoniana, panica, specialmente nella title track che apre il disco. Trovi che questo sia un "marchio di fabbrica" della tua musica?
Questa è una grande osservazione e una domanda pazzesca, ti becchi il premio per la domanda dell'anno con questa per me. Non so cosa darei perchè una spiritualità panica, lennoniana fosse un marchio di fabbrica della mia musica. So che c'è del potere nella pazienza, nel respiro. I grandi poeti, musicisti e pittori mi hanno insegnato questo.

Ti sei riferito a "Gentle Spirit" come a un disco inteso specificamente per il vinile, un formato che supporti esplicitamente. Parlando al produttore che c'è in te, puoi spiegarci come "un disco inteso per il vinile" viene prodotto in studio? Che tipo di attrezzatura hai usato?
Usiamo catene di segnale analogiche con un occhio al premio al termine del viaggio, che sarà un bel vinile da 180 grammi. Registriamo su nastro da due pollici, facciamo il missaggio su analogico da un quarto di pollice. Su macchine Studer e Ampex, mastering doppio del disco, uno solo per il vinile, uno per il digitale, ecco come l'abbiamo fatto. I nastri master dritti in Neumann Lathe, quello aggiunge profondità, forse un'esperienza più "tattile" di essere lì durante le sessioni, etc. La scommessa, se si segue  il modo col quale intendo che il disco venga fatto suonare, cioè su un giradischi con un sistema ben fatto, è che prenda vita.

Ti ringraziamo per l'intervista e speriamo di strapparti la promessa di un concerto in Italia!
Grazie a voi, sul serio. Di sicuro sarò in Italia nel 2012!