Jonny

Jonny

Pane, zucchero filato e vecchie dame inglesi

intervista di Francesco Amoroso

Prendete due periferie dell'impero britannico: Scozia e Galles.
Prendete due musicisti e compositori di nobili ascendenze: Norman Blake dei Teenage Fanclub e Euros Childs già con i Gorky's Zygotic Mynci.
Mescolate con pane, zucchero filato, vecchie dame inglesi e danze cavernicole.
Aggiungete una bruciante voglia di fare musica insieme per divertirsi e divertire il pubblico.
Shakerate con chitarre acustiche, tastierine casio e armonie vocali quanto basta.
Infornate in sala d'incisione e, nel giro di poco tempo, avrete tra le mani un delizioso album dalle melodie zuccherose e coinvolgenti.
E' più o meno quello che è accaduto con il primo lavoro omonimo dei Jonny, band formata, "per puro diletto" da Norman Blake e Euros Childs che, a conferma della loro inguaribile voglia di suonare, si sono da poco imbarcati in un lungo tour europeo.
Abbiamo parlato di questo nuovo progetto, via telefono, con Norman Blake, subito prima del concerto dei Jonny in quel di Nottingham. Ne è venuta fuori una lunga chiacchierata, interessante e spensierata, che dimostra la straordinaria disponibilità e il genuino entusiasmo, che resiste all'usura del tempo, del musicista scozzese.


Tanto per cominciare puoi raccontarci dove e quando vi siete incontrati e quando è nata l'idea di un album insieme?

Io e Euros ci siamo incontrati nel 1997, quando la mia band, i Teenage Fanclub, e la sua, i Gorky's Zygotic Mynci sono stati in tour insieme. Ci chiesero di essere parte del loro tour e noi accettammo con entusiasmo, visto che siamo sempre stati fan della loro musica. E quello fu l'inizio di una vera e propria amicizia e così una volta Euros mi chiese di suonare la chitarra e cantare su uno dei loro dischi , "How I Long To Feel That Summer in My Heart", un grande album secondo me.
Poco dopo, poi, ho fatto addirittura un  breve tour con i Gorky's suonando con loro la chitarra.
Da allora ci siamo sempre tenuti in contatto in un modo o nell'altro: Euros veniva a trovarmi nella mia casa di Glasgow quando si trovava da quelle parti e, qualche volta, facevamo musica, così, per divertirci e passare il tempo.
Solo più tardi ci venne l'idea di incidere un sette pollici, ancora per puro divertimento, stamparne una piccola quantità, magari duecento, e dividerceli: cento per uno e ognuno di noi li avrebbe venduti ai propri concerti.
Solo che alla fine ci siamo un po' fatti prendere la mano e abbiamo continuato a lavorare insieme. Alla fine avevamo abbastanza canzoni per un album vero e proprio.
E così, quasi senza accorgercene, siamo finiti qui stasera a Nottingham a promuovere un album!

Questo progetto, quindi, è nelle vostre teste da più di dieci anni.
Beh, non direi. La nostra amicizia è nata da più di dieci anni, ma l'idea di fare qualcosa insieme risale, forse, al 2006 più o meno, quando incominciammo a pensare al singolo. In realtà, poi, abbiamo davvero cominciato a lavorarci solo l'anno scorso.

E da dove viene l'idea di chiamare la vostra "band" Jonny, senza l'acca? Nulla a che fare con il nomignolo spesso usato per i profilattici?
No, assolutamente! (ride) Beh, il nome viene da una fotografia. No so se hai presente la copertina dell'album: ci sono cinque tipi che si tirano su la maglietta e sul petto di ognuno di loro c'è dipinta una lettera a formare la parola JONNY. Il primo sulla sinistra è un artista di Glasgow. In realtà tutti e cinque sono artisti della scena di Glasgow, ma il primo da sinistra, Joseph Mann, ha un sito interessantissimo pieno di lavori di grafica, animazione e brevi video. Girando un po' sul suo sito ho trovato questa foto così strana. In quel periodo stavamo proprio cercando un nome per la band, così abbiamo pensato che avremmo potuto prendere i classici "due piccioni con una fava": nome della band e copertina del disco! Naturalmente abbiamo chiesto il permesso a tutte le persone ritratte nella foto e abbiamo ottenuto la loro approvazione.

Ci puoi descrivere quale è stato il processo che avete seguito per scrivere e registrare le canzoni che sono andate a comporre il vostro album?
Certamente! Alcuni dei brani sono composizioni originali che Euros aveva scritto qualche anno fa e che abbiamo poi inciso insieme. Per quanto riguarda le altre, invece, abbiamo usato un "metodo" molto rilassato: semplicemente noi due seduti intorno a un tavolo di cucina con un bel bicchiere di vino, una chitarra acustica e una piccola tastiera Casio. Abbiamo lasciato fluire le idee, abbiamo parlato degli argomenti più vari, confrontandoci anche su temi non musicali. Per esempio, a volte, è  bastato guardarci intorno: abbiamo visto del pane e ci siamo detti "perché non scriviamo una canzone sul pane?". E così sull'album è finita una canzone che si chiama proprio "Bread".
In ogni caso abbiamo lavorato molto insieme. Bastava che uno dei due avesse un'idea musicale, oppure venisse fuori con qualche verso, che ci mettevamo sotto e facevamo insieme tentativi per far germogliare quel seme.

E' un metodo molto diverso da quello che di solito usi per scrivere i tuoi pezzi per i Teenage Fanclub?
In un certo qual modo direi che è più rilassato e semplice. Il fatto di lavorare in due aiuta molto. Le idee arrivano più in fretta da due menti: se uno dei due è bloccato e non arriva neanche uno spunto, c'è l'altro pronto ad aiutare e il "lavoro" è più spensierato. Sia io che Euros, del resto, siamo abituati a lavorare in solitaria: lui ormai scrive e incide i suoi album da solo, io scrivo da solo i miei brani e poi li suono e ci lavoro con gli altri della band, ma scrivere a quattro mani è un'esperienza nuova per tutti e due ed è stato molto divertente. Probabilmente non è molto diverso da quello che facciamo con le nostre rispettive band, ma per noi lavorare come Jonny è stato piuttosto piacevole e liberatorio. Ci siamo potuti anche concedere delle libertà che forse non ci siamo mai presi prima. Ad esempio ci sono alcune canzoni molto umoristiche sull'album dei Jonny e questo genere di canzoni è difficile che trovino spazio nei dischi dei Teenage Fanclub, così come difficilmente potrai ascoltarle soprattutto negli album solisti di Euros, che sono piuttosto sentiti e autobiografici. Ma a entrambi piace anche un po' di sano divertimento nella musica e con i Jonny ci siamo permessi di essere più eclettici e anche un po' più egoisti, sentendoci autorizzati a fare qualsiasi tipo di canzone volessimo. C'è stata grande libertà di espressione e possibilità di seguire idee diverse.

E quale idea avete seguito per approdare a scrivere "Cave Dance" che mi sembra il brano più particolare di tutto l'album?
E' un'idea che è venuta fuori dopo un concerto. Eravamo lì con Euros che chiacchieravamo un po' di tutto ciò che ci passava per la mente e stavamo discutendo di cinema, di film che volevamo andare a vedere e di film immaginari. Ci chiedevamo quale potesse essere un buon nome per un film inesistente e per qualche motivo a me è venuto in mente che "Cave Dance" sarebbe potuto essere un gran film. Così abbiamo incominciato a parlare di una possibile colonna sonora e abbiamo pensato che sarebbe stato divertente incidere un brano lungo dieci minuti di "musica delle caverne". Come potesse essere questa musica era più difficile da immaginare, ma ero sicuro che avrebbe dovuto contenere del rock'n'roll. L'abbiamo concepita come una lunga jam, poi abbiamo anche aggiunto un po' di elettronica. Suonandola ci siamo divertiti molto e così da questa idea un po' folle è nato il brano.

Posso chiederti, visto che mi hai detto che sei un fan della loro musica, quale è la tua canzone preferita dei Gorky's Zygotic Mynci?
Beh, questa è una domanda piuttosto difficile, visto che ce ne sono così tante che mi piacciono. C'è un brano che si chiama "Lady Fair" (da "The Blue Trees", 2000, ndr) che penso sia una canzone deliziosa, ma anche la classicissima "Patio Song" (da "Barafundle", 1997, ndr). Davvero ce ne sono così tante che mi piacciono. Euros è un amico e credo scriva canzoni bellissime e sono davvero un grande fan della sua musica.

E la tua preferita dei Teenage Fanclub?
Rispondere a questo è ancora più difficile, perché sono coinvolto in prima persona. Posso magari dirti una canzone che amo particolarmente tra quelle scritte da Raymond (McGinley) e una di quelle scritte da Gerard (Love), perché scegliere tra le mie mi è impossibile. Stranamente il brano che preferisco di Raymond è una "b-side" che si chiama "Thaw Me" (dal singolo "Dumb, Dumb, Dumb", 2001, ndr), un brano che mi piace sempre recuperare. Quanto a Gerard vado più sul classico: "Sparky's Dream" (da "Grand Prix", 1995, ndr) è una canzone che mi piace tantissimo ed è sempre divertente suonarla dal vivo. E' stato bello registrare tutto quell'album e quella canzone (come tutte le altre di "Grand Prix") è ancora molto amata dal pubblico. In ogni caso devo dire che è sempre entusiasmente essere in una band con persone che scrivono canzoni così belle.

Hai quarantacinque anni adesso e Euros ne ha trentasei. Pensi che abbia ancora un senso arrivati alla maturità far parte di una pop band? Pensi che ci siano ancora ragioni, oggi, per fare musica pop?
Penso di sì, assolutamente. Tanto per cominciare il desiderio di scrivere una buona pop song non ti abbandona mai. E poi, come si dice, è solo il corpo che invecchia, la mente rimane la stessa. Mi ha sempre divertito pensare che, nel mondo dell'arte, in genere si considera che un artista invecchiando maturi e acquisti consapevolezza e personalità, mentre nel mondo della musica pop accade esattamente il contrario. E' strano... In realtà vale anche per i musicisti pop, anche loro maturano col tempo. Penso ad Alex Chilton. Lui era un grande chitarrista, è sempre stato un grande performer, un tipo davvero talentuoso. Ma se ascolti quello che faceva da ragazzino e quello che ha fatto dopo i Box Tops, con i Big Star, ti accorgi di quanto fosse più maturo. E credo che sia lo stesso per tutti. Insomma fate musica finché vi va, finché ne sentite il bisogno e ne avete voglia e chi se ne frega di tutto il resto!

Questo mi porta a chiederti se il tuo approccio con la musica, sia per quanto riguarda la scrittura che il suonare dal vivo, sia cambiato rispetto ai tuoi inizi con i Teenage Fanclub.
Beh, credo che la spinta principale che mi porta a fare musica sia sempre la stessa: mi piace la musica, mi piace ascoltarla, suonarla, scriverla. Non ho iniziato a fare il musicista per diventare famoso. Non ho mai pensato che entrare in una band potesse portarmi il successo. E' stata una cosa del tutto naturale. Ho solo seguito le mie inclinazioni. Ed è quello che faccio anche adesso. Ad essere sincero credo che, tutto sommato, sia più o meno lo stesso. Mi diverto. Mi piacciono ancora i tour, incontrare gente, parlare di musica.

Quindi ti piace ancora suonare dal vivo. Che cosa si deve aspettare chi viene ad ascoltare una performance dei Jonny?
Dal vivo siamo solo noi due, io e Euros, così suoniamo con un paio di chitarre acustiche, due piccole tastiere Casio e una drum machine. Facciamo tutto il tour in macchina, con un set up davvero minimale. Così è tutto più piacevole e divertente. Non ci vuole neanche molto per il soundcheck. E alla fine del concerto possiamo rilassarci e parlare con la gente sorseggiando un caffè.
Suoniamo un po' di brani dell'album, naturalmente, e qualche cover. E sì, faremo anche un paio di brani delle rispettive band, ma solo un paio, una dei Teenage Fanclub e una dei Gorky's, ma non di più! 

Che musica ascoltate in macchina, spostandovi da una località all'altra del tour?
Sentiamo un po' di tutto, anche la radio, ma BBC Radio 4, naturalmente. E poi tantissimo una raccolta delle canzoni del produttore Joe Meek, "Freakbeat" (Castle records 2006, ndr) e garage rock, "Pebbles" in particolare, e anche molto folk. Abbiamo gusti comuni con Euros e questo è un bene per i viaggi!

Quindi ascolti cose simili anche quando sei da solo?
Sì, più o meno. Ascolto anche altro, naturalmente: mi piace moltissimo Bert Jansch, ascolto le Shangri-La's, New York Dolls, The Stooges, ma anche Sly and The Family Stone oppure per passare a cose più recenti, amo gli Stereolab, e mi piace molto anche Joanna Newsom. So che molti hanno difficoltà ad apprezzare la sua voce. Diciamo che la si può amare o detestare. Io sono nel primo gruppo, ma capisco perfettamente anche chi la pensa diversamente.

Credi che la musica pop possa ancora avere una forte influenza sulla vita delle persone, così come accadeva negli anni 60 o 70?
Ne sono convinto! Una buona canzone riesce ancora a creare emozioni e smuovere i sentimenti della gente. E non importa neanche se sia una canzone scritta oggi o cinquanta o addirittura cento anni fa. Una buona canzone smuoverà sempre qualcosa nelle persone. Credo che la musica pop continui a essere importante. Che la musica tutta sia importante per le persone. Potresti immaginare un mondo senza musica? Sarebbe un posto davvero orribile!

(27/03/2011)

Discografia
  
Free Ep (Self Released, 2011)

7

 Jonny (Alsatian, 2011)

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